Uomini e padri – intervento a Montichiari

Qui il mio intervento alla Festa della Paternità organizzata da V. Spavone della Gesef nel settembre 09 a Montichiari di BS. E’ un po’ lungo ma lo lascio come è.

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Negli ultimi 50 anni abbiamo assistito a molti sconvolgimenti in quasi ogni ambito della vita. Uno dei più rilevanti coinvolge la posizione reciproca degli uomini e delle donne. Essi hanno molte cause. Vediamone alcune per grandi linee, senza pretendere qui di stabilire quale sia preponderante o decisiva, in una stringatissima riflessione, che non pretendo sia condivisa da tutti.

Un’occhiata ai mutamenti socioeconomici.

A partire dalla II Guerra Mondiale l’economia dell’Occidente è passata progressivamente dall’impiego intensivo della forza fisica in ambienti pericolosi e rischiosi ad attività prive di rischi e dove la prestanza fisica maschile non è più necessaria. Questo in soldoni.

Infatti, alla fine della II Guerra Mondiale, prima negli Usa e poi altrove, milioni di posti di lavoro si aprono per le donne nel settore impiegatizio privato e pubblico, nell’educazione, nella sanità e nell’assistenza e poi si espandono con il crescere dei servizi ed infine esplodono con l’apparire della società dell’informazione degli ultimi 20 anni. Oggi, come un tempo, non ci sono donne nei cantieri, nelle cave e nelle miniere, sui porti e nel mare, ma ci sono donne in ogni attività compatibile con la costituzione fisica femminile e con l’orientamento psicologico ad evitare il rischio.

Questo fatto è rivoluzionario. Mai nella storia era accaduto che le donne potessero svolgere la quasi totalità delle attività maschili e potessero così mantenersi da sole.

L’umanità è così entrata in una nuova  era in cui le donne ‑ per la prima volta da sempre – hanno la possibilità di mantenersi senza il contributo maschile. E’ la ben nota e celebrata “emancipazione femminile”. L’indipendenza dagli UU. Una vera e propria nuova libertà. Ottima cosa davvero per esse.Ma cosa comporta per gli uomini?

Considerato che l’apporto economico maschile è sempre stato determinante e che in esso gli UU trovavano valore e prestigio agli occhi delle DD, ora cade su di loro una prima pesante mazzata. Perché, ci piaccia o meno, tutti sentiamo che quando gli altri non hanno bisogno di noi il loro interesse nei nostri confronti cala paurosamente e forse si azzera. E’ vero che l’amore dovrebbe essere privo di calcoli, eppure sentiamo che se siamo inutili perdiamo valore e restiamo senza mezzi per relazionarci alla pari con gli altri.

Autoriproduzione femminile.

Ma a quel primo colpo se ne aggiunse presto un secondo. Parlo della possibilità per le donne di riprodursi da sole. Di mettere al mondo figli senza il contributo maschile.

Si incominciò con le banche del seme e la riproduzione assistita, con tutte le sue stravaganti possibilità, che aprì l’era dell’indipendenza riproduttiva femminile. Con le banche del seme e la riproduzione eterologa la dipendenza dal genere maschile nel suo complesso permaneva ma scompariva quella dal singolo maschio. Che non è cosa da poco.
E’ vero che le due tecniche non hanno diffusione di massa ed è pure vero che la fecondazione eterologa è stata vietata in Italia, e che quindi esse hanno essenzialmente un significato simbolico. Ma è proprio questo ciò che conta. Ciò è più che sufficiente per cambiare la nostra visione del mondo e le scale di valori. Basta la percezione di una nuova possibilità e che qualcosa diventi possibile per rivoluzionare i rapporti.
Come se non bastasse, si è aperta poi un’altra inaudita possibilità, l’autoriproduzione femminile attraverso la clonazione  che permette alle donne non solo di generare senza rapporti ma anche senza il liquido seminale. Di recente si è persino  riusciti a produrre spermatozoi direttamente da cellule femminili.  Siamo dunque giunti all’autogenesi femminile del mondo. Cose mai viste né mai immaginate sulla faccia della terra. Perciò praticate tanto o poco, legali o illegali, quelle possibilità rappresentano la seconda stangata sul valore degli UU.

Su questo scenario già compromesso si innestano poi nuovi costumi e nuove leggi. Citerò solo  l’aborto. Quale che sia l’opinione che se ne ha, un fatto è innegabile: qui come in tutto l’Occidente la parola del padre e  la volontà paterna non contano nulla né in un senso né nell’altro.  Voglia o non voglia, possa o non possa, tutto ciò non ha la minima importanza. Il padre subisce la decisione della donna, quale che sia. Subisce e tace.

Ora, se il valore di una persona, di un gruppo è manifestato dal valore della sua volontà si può – si deve – finalmente dire che il valore degli uomini è pressoché nullo.

Strumenti di lotta. MontiFoto2

In questo quadro – già pesantissimo – si innesta poi l’opera di quel grande racconto, di quella nuova ideologia che si chiama femminismo. Teoria e pratica della lotta per la liberazione delle donne, si dice.

Ma le lotte si conducono con delle armi, con degli strumenti che sono (o meglio sarebbero) costituiti dalla forza, la ricchezza e il potere. Ma le donne non tengono in mano alcuna di quelle armi.

Come appena detto, le leggi sull’aborto che espropriano gli uomini di ogni diritto sono state votate in tutto l’Occidente da assemblee maschili. Lo stesso dicasi per la legislazione sulle separazioni, sulle quote, lo stalking, etc. Gli uomini hanno votato contro se stessi: cosa ve li ha costretti? Come spiegare che senza mezzi, senza potere politico e istituzionale, senza prestanza fisica, senza partiti, senza sindacati, senza scioperi, senza fucili, le donne abbiano ottenuto conquiste di cui comprensibilmente si gloriano?

Con una lunga e dura battaglia svolta sul piano culturale, agendo in una dimensione psicologica ed emotiva. Una dimensione assolutamente immateriale. Attraverso una battaglia (una guerra) morale e psicologica.

Il pestaggio morale

Combattuta come? Costruendo un grande racconto, una nuova storia universale nella quale si parla delle donne e degli uomini in questo modo: solo bene delle prime e solo male dei secondi. Solo e sempre bene delle prime, solo e sempre male dei secondi.

Secondo questo grande racconto – la GNF – la storia dell’umanità è storia dell’oppressione maschile sulle donne, storia della misoginia, della volontà malvagia degli uomini. Storia del dominio, dello sfruttamento, dell’umiliazione, dell’oltraggio e dello stupro, storia insomma dell’ “…universale usurpazione maschile”. Tutte le istituzioni sociali e tutte le creazioni dello spirito, tutta la cultura e la morale, tutte le religioni, i miti e i costumi, tutta l’economia e tutta la vita collettiva, familiare ed individuale sono state create dai maschi per i propri interessi e a detrimento delle donne e, con esse, dei deboli e degli innocenti. La storia è dunque storia dell’odio degli uomini contro le donne. Storia della misoginia. Questo è il nucleo della propaganda femminista.

L’intera storia è stata riscritta in un racconto che mentre celebra le DD colpevolizza, umilia, deride, criminalizza l’intero genere maschile. E’ ciò che gli inglesi hanno definito male-bashing: il pestaggio morale antimaschile.

Di questo processo che dura da decenni senza incontrare resistenza, si possono dare letteralmente infiniti esempi. Due casi sono illustrati nei fogli che abbiamo distribuito di cui uno relativo a quel che accadde proprio qui nel bresciano anni fa con i manifesti antipaterni a voi ben noti. Il movimento maschile e quello dei padri  hanno raccolto un numero sterminato di questi “casi”.

Una propaganda di tale tipo contro qualsiasi altro gruppo sociale sarebbe giustamente inconcepibile. Contro gli UU invece la si pratica senza colpo ferire e senza scrupoli. Anzi è diventata benemerita. Il pestaggio morale antimaschile è lo strumento della lotta del femminismo contro gli uomini.

Ho detto “contro gli UU”? Sì, contro gli uomini. Non contro il maschilismo, la misoginia, il patriarcato etc. No: contro gli uomini. Le manifestazioni di questo pestaggio parlano chiaro: l’obiettivo è la distruzione psicologica dell’intero genere maschile. Né giustizia, né equità, né parità, né amore: queste sono maschere. L’obiettivo è la subordinazione psicologica e morale degli uomini. Un obiettivo inconfessabile, si capisce.

Dopo decenni di assoluto silenzio, solo da una decina di anni qualche piccolo gruppo e qualche singola personalità hanno incominciato a parlare nelle poche sedi in cui non vengano censurati.

Il padre

Se l’uomo è ormai il nemico, il padre sarà il nemico numero uno. Mi sembra ovvio. Screditato e umiliato, criminalizzato e colpevolizzato sino al punto di venir rappresentato come il massimo pericolo per i figli e la famiglia, gli è stato proposto il solo ruolo compatibile con i nuovi tempi: quello del mammo. Termine che da solo è un vero trattato.

Sulla condizione odierna del padre – dentro la famiglia o nella separazione – il nocciolo dell’interpretazione che propongo è che non si tratta di un problema isolato, non è una questione limitata ai ruoli in famiglia, non è determinata dalle leggi e dalla giurisprudenza, ma si inquadra pienamente nella dimensione di quel conflitto tra i sessi di cui ho tratteggiato alcune cause e caratteri.

In particolare i padri separati – una vera massa di dolenti quando non addirittura di disperati – vedono le cause delle loro disgrazie nelle leggi e nella giurisprudenza. Comprensibile, ma limitato, perché o loro volta le leggi sono invece effetti di altre cause, sono il prodotto  dei valori (stravolti) dell’intera società. Non solo italiana.  Le disgrazie che li colpiscono  non sono meteoriti interplanetarie, sono frutti avvelenati di una mala pianta che deve essere sradicata.

Pur colpite da un  ostracismo pluridecennale le associazioni dei padri separati, lavorando quasi nel sottosuolo, sono riuscite ad ottenere l’affido condiviso, come da tempo avviene in altri paesi. Parziale, poco e male applicato, frutto di una legge che deve essere rivista e di cui questa sera altri parleranno con precisa competenza. Ma ciò dimostra che la notte profonda,  almeno su questo fronte, è alle spalle e che si intravedono le luci dell’alba. Forse la stagione peggiore per i padri separati è passata. Ciò prova che non si tratta di un destino ineluttabile. Che le cose possono cambiare.

La lezione del Titanic

Quella che va sotto il nome di QM – la condizione attuale degli UU – li riguarda tutti, in alto come in basso, giacché li colpisce tutti, ma è un fatto non li colpisce tutti nello stesso modo. Se tutti i padri separati sono potenziali oggetti di esclusione e di ricatti e tutti sono riducibili al ruolo di  bancomat, quelli che vanno in rovina sono coloro che non possono permettersi di dimezzare lo  stipendio e andarsene a vivere altrove con il rimanente.

Si sa che i nuovi barboni sono per lo più padri separati, ma è anche vero che tra di essi non ci sono dei notai. Se è vero che i morti sul lavoro sono tutti maschi è anche vero che essi tutti appartengono ai bassi ceti e ai lavoratori manuali. Se è vero che l’abbandono scolastico colpisce per lo più i ragazzi senza padre è anche vero che colpisce quelli della base sociale, come denunciava don Milani 40 anni fa, nel suo, non dimenticato “Lettera ad una professoressa” (o lo abbiamo dimenticato?).  Se è vero che la microdelinquenza è agita da un gran numero di ragazzi (per lo più senza padre) è anche vero che riguarda esclusivamente quelli dei ceti inferiori. Ogni repressione politica e sociale e ogni giro di vite nei comportamenti vanno a colpire i maschi, ma prima di tutto quelli che stanno in basso e i loro figli.

MontiFoto3E’ la lezione che ci ha lasciato il Titanic. Dalla cui tragedia si salvò la maggioranza delle donne e la minoranza degli uomini. La maggioranza di quelli della  1° classe e la minoranza della 3°.

Dove ci sono rischi fisici, sociali, civili, commerciali e legali là ci sono gli uomini. E quando accadono tragedie pagano gli uomini e tra essi quelli delle classi basse. Verità dure ma verità vere.

Siamo chiamati ad nuova presa di coscienza che ci obbliga a riconoscere entrambe quelle verità. Solo su di esse si può fondare la nascita di un nuovo umanesimo, mirato a ridurre il numero dei tormenti e dei tormentati, delle calamità pubbliche e delle tragedie private.  Per un futuro almeno un poco migliore del presente, sulla strada indicata tra gli altri da quel grande maestro dell’umanesimo cristiano che è stato il già citato don Lorenzo Milani. Quella che è stata la sua speranza non può e non deve abbandonarci.

RDV

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