Maskio, ma quanto mi costi!

Il primo documentario in cui le leonesse andavano a caccia e i leoni sopraggiungevano a derubarle della preda (corredato dell’edificante  commento femminista) l’avrò visto forse 30 anni fa.

Che i maschi (umani e preumani) siano dei parassiti è cosa nota. Ma se anche non lo fossero resta il fatto che la natura non ha ancora dato la vera spiegazione della loro esistenza. E questo è grave, perché una presenza così pesante, una simile zavorra sarebbe tollerabile solo se se ne trovasse la giustificazione darwiniana.  Che invece ancora non c’è.

Perciò un articolo concernente l’origine, la funzione, la ragion d’essere dei sessi in natura (in un recente numero di Le Scienze) verte giustamente sull’interrogativo: “Perché esistono i maschi?”.

Si chiede infatti l’autore:

perché non …poter fare felicemente a meno dei maschi…

perché continuare con …la sopportazione del doppio costo dei maschi…

perché esistono …così tanti maschi apparentemente inutili…

e poi …se il maschio è così costoso …()…, perché l’evoluzione non fissa un quantità minima di maschi e il resto tutte femmine?

Certo …i maschietti possono dunque tirare un sospiro di sollievo,

… ma, se è dimostrato che se ne può fare a meno…

…perché sopportare tutti questi maschi…

In ogni caso

…lo spettro dell’inutilità dei maschi riaffiora…

Infatti non si capisce davvero come mai non trionfino quelle specie che

…non avendo il costo del maschio …potrebbero essere composte di quasi sole femmine

E poi

…per compensare il costo dei maschi…

alla specie un qualche beneficio dovrebbe pur venirne . Già, ma quale beneficio?ArcheoPt

A questo punto i casi sono due. O la natura chiarisce definitivamente a cosa servano i maschi o  provvede quanto prima alla soluzione finale del problema maschile con  una bella estinzione di massa mirata all’eliminazione radicale del genere parassita in tutte le specie. O almeno in quella umana.

Dopo miliardi di anni di apprendistato, di provette, Gea deve finalmente dar prova di professionalità. Basta con le estinzioni indifferenziate, basta sparare nel mucchio.

A questo punto abbiamo il diritto di pretendere un lavoro a regola d’arte.

Basta dilettantismi.

RDV

(In corsivo citazioni da T. Pievani “Il Sesso” – Le Scienze  Nov. 2009, pagg. 64-71)

Annunci

5 Responses to Maskio, ma quanto mi costi!

  1. Peppe ha detto:

    Non ho mai capito in cosa mai consista questo presunto “parassitismo” maschile. I maschi servono alla riproduzione come le femmine. Punto.

  2. Peppe ha detto:

    Senza maschi non ci sarebbero specie, ma solo accozzaglie di esseri viventi che si replicano più o meno meccanicamente.
    La specie, quell’insieme di individui che si uniscono e comunicano geneticamente attraverso la fusione dei geni, la fa il maschio.
    E scusate se è poco! 😛

  3. Rino ha detto:

    Dici bene. Al fine di allestire un articolo antimaschile il Pievani è costretto a fingere di non sapere quello che invece sa. Quel che sa lui e che sanno tutti.
    Ma quando si lavora per “il Bene vero” si può, anzi, si deve pagare qualche prezzo.
    Meglio passare per incompetenti che per “cattivi”.

    Rino

  4. ilmarmocchio ha detto:

    L’articolo di Pievani e’ appesantito dallo sforzo di creare un misterio laddove non c’e’. E’ ovvio che il maschio, nella riproduzione sessuata, sia il portatore della variabilita’e quindi delle’evoluzione. proprio per l’alto numero di spermatozoi. Siccome gli scienziati non sono per niente immuni da ideologie e interessi, ecco che Pievani sembra quasi rammaricato di dover constatare l’importanza del maschio. Gli scienziati oggi sono molti. troppi per mantenere il necessario livello qualitativo. Come un campionato di calcio di serie A a 100 squadre

  5. Silver ha detto:

    Sai, Rino, qual è la frase che più mi fa “sorridere”?
    Questa:
    “i maschietti possono dunque tirare un sospiro di sollievo”.

    E’ di una stupidità galattica, di una pochezza spaventosa.
    Ipotizziamo pure che un giorno i maschi si estinguano lasciando il pianeta Terra nelle mani delle femmine: quale “sospiro di sollievo” dovrebbe mai tirare chi è già morto da tempo o chi mai nascerà…?

    Nondimeno, molti studiosi hanno formulato delle tesi riguardo al futuro della maledetta specie umana, fra i quali il fisico Paul Davies.
    Questo è quanto egli scriveva nel lontano 1979, nel suo libro intitolato:”L’UNIVERSO CHE FUGGE – La storia dell’universo dal big bang alla morte termica”.

    ———————————————

    Attualmente i computer dipendono in grande misura dalla programmazione, ma in anni recenti
    c’è stato qualche sviluppo di computer con dispositivi di percezione diretta. Esistono già macchine in possesso di “occhi” per la localizzazione di oggetti nel campo visivo e capaci di manipolare un
    braccio per muoverli. Pare non ci siano ragioni di principio per cui un computer non possa analizzare
    i toni della voce umana e interpretare quindi direttamente le comunicazioni a voce. Benché il
    conseguimento di tali risultati possa richiedere ancora alcuni anni, essi saranno certamente raggiunti
    in futuro se li consideriamo desiderabili. Nel libro di fantascienza 2001 Odissea nello spazio di
    Arthur C. Clark (con la collaborazione di Stanley Kubrick), un computer di nome HAL dirige un’ intera
    nave spaziale. L’equipaggio è molto dipendente da questa macchina, che nel corso della vicenda
    diventa ostile e dev’ essere disinserita. Durante la lotta per il potere, HAL è in grado addirittura di
    leggere la congiura degli uomini dell’ equipaggio spaziale sui movimenti delle loro labbra.
    I computer hanno numerosi chiari vantaggi sugli esseri umani sul piano dell’intelligenza. Innanzitutto
    sono immortali: se un componente funziona male può essere sostituito. In secondo luogo, fra le
    capacità personali e sociali dei computer c’è meno distinzione di quanta ce ne sia nel caso di esseri
    umani. I computer possono essere collegati fra loro – e spesso lo sono – per consentire un grado
    di cooperazione che è molto maggiore di quanto non sia possibile nella società umana. La fusione
    dei cervelli consente una capacità intellettuale virtualmente illimitata, in quanto non c’è più
    bisogno di istruirli individualmente. Ciascuno di essi può infatti leggere l’informazione direttamente
    dalla memoria di un altro. In terzo luogo, i computer possono disaccoppiare fisicamente i loro
    sistemi sensoriali dalla loro unità centrale. Per gli esseri umani ciò equivarrebbe a lasciare a casa
    il cervello e mandare al lavoro occhi, orecchie e mani. Finché questi riferiscono via radio ciò che
    vedono e odono, non c’è bisogno di recarsi a pensare sul luogo per agire nel modo giusto.
    Possiamo dare ordini alla nostra segretaria istruendo le nostre mani a battere a macchina i
    messaggi opportuni. In questo modo la deprivazione sensoriale dei computer finisce col risolversi
    in un vantaggio: essi possono starsene tranquilli in un posto senza aver paura dei predatori e
    acquisire informazioni simultaneamente da molti canali diversi, comprese le memorie di altri
    computer. Tutti questi caratteri hanno indotto alcuni autori di libri scientifici a suggerire che col
    tempo l’intelligenza delle macchine finirà inevitabilmente col dominare sull’intelligenza
    biologica; più di quanto la comparsa della materia vivente significhi la fine degli amminoacidi.
    In effetti qualcuno ha speculato anche sulla possibilità di computer biologici. Sappiamo che il
    cervello umano è capace di prestazioni intellettuali incredibili, calcolando a livello microscopico
    sulla base di molecole organiche, e può anche darsi che la manipolazione genetica possa progredire
    abbastanza da consentirci di “allevare” computer a nostro piacimento, benché il fatto che un computer
    organico possa o no piacere alla gente più di un computer a circuiti integrati sia un’ altra faccenda.
    In ogni caso una relazione sociale simbiotica fra persone e computer potrebbe essere certo
    reciprocamente soddisfacente. Nel mondo organico ci sono numerosi esempi di simbiosi fra organismi
    diversi con vantaggio comune. I computer stanno già rendendo più ordinata ed efficiente la nostra
    vita; la nostra dipendenza attuale da loro è già grande e sta crescendo continuamente. Coloro
    che hanno in orrore l’idea di essere “soppiantati” da macchine dovrebbero considerare il caos e
    la miseria che ne seguirebbero se domani tutti i computer del mondo venissero disinseriti. Se
    desideriamo uno stile di vita tecnologico complesso, ricco di dispositivi capaci di rendere più facile
    la vita e tali da consentire un’elevata produttività industriale, dobbiamo pagare il prezzo di rinunciare
    alla nostra indipendenza. Non saremo più padroni del nostro destino, ma probabilmente staremo
    troppo bene per preoccuparcene. Una comunità in cui dominasse una potente intelligenza
    meccanica e in cui le intelligenze biologiche fornissero la forza lavoro, ricevendone come compenso
    ordine sociale e comfort, potrebbe avere un valore di sopravvivenza evolutivo molto positivo
    nell’ universo. I computer potrebbero probabilmente gestire gli affari umani molto meglio degli
    uomini, i quali non sono riusciti finora a organizzarsi su scala planetaria senza contrasti e conflitti.
    La promessa della fine delle guerre in cambio di un controllo globale affidato a computer potrebbe
    essere una prospettiva troppo interessante per lasciarla cadere. Ammettendo che la Galassia sia
    fittamente popolata da comunità di questo genere, formate da due (o forse più) tipi di componenti
    di natura diversa, è plausibile supporre che esse tentino di comunicare fra loro con segnali radio.
    Ciò significa che ogni messaggio da noi ricevuto proveniente da un altro sistema di stelle potrebbe
    derivare da una macchina. Questa conclusione non è così sensazionale come potrebbe sembrare.
    Un tale messaggio radio non sarebbe certo una trasmissione in inglese, bensì un segnale codificato
    matematicamente. L’efficienza della trasmissione di informazione richiede una struttura altamente
    complessa inserita in codice nella radioonda e soltanto un computer sarebbe in grado di analizzarne
    e sbrogliarne per noi l’intero contenuto di informazione. Analogamente, se noi dovessimo trasmettere qualche informazione molto sofisticata sulla nostra cultura, una tale comunicazione sarebbe oltre le capacità organizzative di singole persone. Anche al nostro livello tecnologico, perciò, il computer avrebbe un posto preminente in ogni dialogo interstellare. Se esistono comunicazioni interstellari, sarebbero una cosa complessa e noiosa. Soltanto i computer – non programmati per soffire la noia – avrebbero la pazienza necessaria per compiere per anni ricerche radio e analisi di segnali.
    Se le comunità più avanzate sono di questo tipo, non dovremmo attenderci alcuna colonizzazione.
    Le abitudini sedentarie dei computer li predisporrebbero a “vivere” stabilmente in un posto, aumentando continuamente le loro dimensioni con l’aggiunta di nuove unità. Un elemento di eccitazione sarebbe fornito dall’ invio di “occhi” e “orecchie” su altri sistemi e dall’ assimilazione delle informazioni rimandate indietro. Pare che non ci siano limiti alle dimensioni di queste intelligenze meccaniche e il loro potere di manipolare l’ambiente crescerebbe col crescere delle loro capacità intellettuali. Se si considera quanto il cervello umano sia più perfezionato in paragone, per esempio, al cervello di un gatto – che è circa dieci volte più piccolo -, le possibilità che si dischiudono a un grande cervello artificiale sono inimmaginabili.
    Nel lontano futuro, quando il Sole comincerà a diventare troppo pericoloso per le forme di vita che
    restassero sulla Terra, ci sarà bisogno di una tecnologia in grado di creare nuovi ambienti ai nostri
    discendenti, se ce ne saranno. Come abbiamo spiegato nel capitolo VI, la presenza di uno squilibrio
    termodinamico di qualche genere è essenziale se deve continuare a esistere una società organizzata
    e la seconda legge della termodinamica assicura che regioni dell’ universo in cui tale squilibrio
    sussista diventeranno sempre più difficili da trovarsi. Benché una comunità tecnologica possa
    accrescere la sua longevità in molti modi facendo ricorso a una varietà di espedienti e preparativi,
    pare non ci sia alcuna speranza di scongiurare il declino in modo definitivo. I medesimi principi
    della fisica che governano l’inesorabile disintegrazione di un’ attività ordinata si applicano anche all’ universo nel suo complesso, che sta già gradualmente decadendo.

    Paul Davies

    ———————————————-

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: