A.M.I.

26/04/2010

A.M.I.

Emersione di una grande domanda

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A.D.S., con un pugno di altri coraggiosi,  ha fondato a Milano nel settembre 2009 l’Associazione Mariti Italiani. Questo il mio saluto.

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Saluto la nascita dell’AMI come un fatto che – S.E. & O. – non ha precedenti. Letteralmente: non ha precedenti nella storia umana (chi può smentirmi lo faccia senza indugio). Ciò indica, per sé solo, che qualcosa di grandioso, di inaudito è accaduto dall’epoca di Cro-Magnon.

Il risultato delle trasformazioni intervenute è che gli uomini si interrogano sul significato di una delle condizioni più importanti della loro vita. Andando subito al cuore dell’interrogativo, si tratta di riconsiderare, soppesare e quindi rendere cosciente, la valenza psicologica della posizione maschile nella coppia eterosessuale.

Cosa ci sta a fare il maschio nella coppia? Questa è la domanda. Interrogativo che è tanto più significativo in quanto emerge silenziosamente, spontaneamente, quasi inconsciamente e si fa strada con candido e temerario coraggio nelle pieghe del caos psichico contemporaneo. Un’emergenza rivelatrice.

Domanda che viene dopo – e ne compendia – molte altre. Ha senso la coppia etero? Non possono forse le donne autosostenersi psicoaffettivamente una volta raggiunta l’autosufficienza economica? Che bisogno c’è di un partner? Da dove vengono le pulsioni femminili alla formazione della coppia con quello che viene ormai dipinto come il competitore, se non addirittura il nemico? Da dove quelle maschili, date le odierne condizioni? Quali il peso, il ruolo, la funzione della presenza maschile in quella dinamica? E così via.

Ora, è banale che la relazione di coppia  non appartiene né all’una né all’altra delle due parti. Le comprende, le supera, le coinvolge e in qualche modo le governa. E’ ormai banale riconoscere che il tutto è più della somma delle parti. Qualcuno però (E. Morin) ci ricorda che quel tutto è anche meno della somma. Ciò perché i partecipanti alla relazione devono rinunciare a qualcosa, patiscono dei limiti che isolatamente non subirebbero. Dunque la formazione della coppia rappresenta un salto qualitativo rispetto alla vita da single. Non è esagerato dire che trascende i suoi componenti.

Che ci sta a fare il maschio in quella relazione, oggi?

Va da sé che i presupposti dell’esistenza della coppia etero consistono nella diversità e al tempo stesso nella complementarietà dei diversi orientamenti psicologici (di cui le differenze fisiche non sono che simboli evocativi). Orientamenti  e polarità che sono stati tratteggiati sin dai tempi antichi e sui quali la riflessione degli uomini di questa generazione ha puntato l’attenzione. Sono dunque i nuovi fattori intervenuti (autonomia economica e autocrazia riproduttiva femminili) a porre la questione del senso della presenza maschile. Le ragioni di questa, non potendo trovarsi in motivazioni ormai decadute, devono essere di ordine meramente psicologico.

Si apre dunque la possibilità/necessità di scandagliare i confini dell’universo psicoemotivo femminile,  di tracciarne le frontiere dell’autosufficienza psicologica,  ossia, letteralmente, di disegnare la forma della psiche femminile perché solo ai confini di essa può emergere e si può quindi rinvenire il bisogno della presenza maschile. Confini che descriveranno anche il valore e le funzioni delle potenzialità maschili in quella relazione, benché né le une né le altre si esauriscano nel rapporto di coppia (vi è infatti anche altro nel  mondo e nella vita). Limiti che comunque indicheranno la natura, il grado e la robustezza della relazione della moglie moderna con il marito, perché è qui che la relazione è cambiata. Sono infatti cambiate (forse si sono depurate) le ragioni  per le quali le femmine diventano mogli, non i motivi per i quali i maschi diventano mariti.

Ora, non vi è motivo di ritenere che quelle vocazioni  psicologiche, quelle polarità  che furono individuate “ab antiquo” non siano le medesime di oggi pur se chiamate ad operare in condizioni diverse e forse stravolte. Miti e filosofia, psicologia e antropologia ci forniscono una adeguata analisi di quelle dinamiche. Là andremo a prendere gli spunti per definire questa nuova condizione.

Non ci basta più sospettare, credere, immaginare di avere un valore, di adempiere ad una funzione, di soddisfare dei bisogni. Ormai disincantati, vogliamo sapere quali siano e che pregnanza abbiano quei bisogni che rendono preziosa la nostra presenza. Vogliamo l’elenco dei perché.

Per vostra iniziativa viene così posta pubblicamente la domanda sulla valenza della posizione maschile nella coppia. Cosa posso,  cosa devo e cosa ho il diritto di dare in questa relazione? Cosa posso aspettarmi di ricevere?

Insomma, sono davvero amato e, se sì, perché lo sono?

Ecco la nuova grande domanda.

A Lei la risposta.

Complimenti a voi,  con felicitazioni e auguri.

Rino Della Vecchia – Belluno 18/1/2010

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Ci si chiederà dove sia il portale web dell’A.M.I., che pure c’era. Domanda lecita. Ma quell’avventura si dibatte nella temperie e nelle tempeste di questa stagione storica. Perciò, ogni cosa a suo tempo.


Una lotta disperata…

17/04/2010

Ricevo e pubblico

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Buonasera, sono per caso finito nel vostro sito seguendo un link di MetroMaschile mi pare…

Chissà se leggerà un uomo o una donna, se sei una donna almeno non pensare sia un maschilista anch’io perché oltre ad essere la solita stronzata banale a cui ormai non sapete fare più nient’altro che appellarvi a quello, ti giuro che non è assolutamente così …capitooooooo?????

Sono un Ragazzo di 28 anni (quindi anche io ho ahimè il peccato originale di essere nato tale e quindi considerato colpevole a priori).

Volevo solo dirvi, per quanto sia inutile,  che purtroppo è tutto vero,  è in atto da decenni una demonizzazione della figura maschile, perché la donna capisce che in quel modo tutto le sarà dato sempre più…

Tantissimi esempi (come gli ingressi gratis e sconti per loro, la colpevolezza dell’intero genere maschile ad ogni atto di cronaca nera fatto da un maschio) sono per me sempre causa di enorme sofferenza e autosvalutazione, sono stato in cura anni e anni da psicologi e psichiatri anche per questi motivi, ma ancora non riesco a percepire anche solo minimamente un tocco di amore da parte loro verso il nostro genere…  quando l’uomo invece è sempre dietro a fare l’esatto opposto (mitizzarle, glorificarle, sacrificarsi per loro)…

Il clima c’è e si sente, pur volendo far passare noi che odiamo loro come con libri tipo “Uomini che odiano le donne” (che non ho letto anche per non soffrirne ed essere turbato, ma comunque ipotizzo già il titolo cosa parli… certo perché comunque allora non ne scriviamo uno anche al contrario però ???)

Ovviamente a tutte queste mie parole… non si viene creduti in buona fede e pensando che in realtà ho solo buone intenzioni e il sogno di un vero mondo con una vera parità fra le visioni dei sessi!… si arriverà chiaramente alla solita banale, superficiale conclusione… sia da uomini (alcuni) sia ovviamente dalle donne di essere maschilisti e sessisti, quando in realtà io per primo ci ho sempre solo sbavato dietro fino dalle scuole Elementari, quando le vedevo in classe o ancora per strada mi muoio dentro per la dolcezza che mi esprimono e l’amore che quasi automatico mi verrebbe voglia di far vedere per  loro (anche se sapendo appunto come pensano di noi e come fanno… non faccio altro che guardarle purtroppo forzatamente in cagnesco e con gli occhi un po’ cattivi, anche se dentro di me ci muoio e non vorrei… ma veramente non riesco almeno a far vedere amore per chi non ne ha certo per me o il mio genere…).

(Ovviamente non generalizzo, è per far capire) le mie critiche non sono mai alle loro azioni ma sempre solo alle loro dichiarazioni, stufo stufo e arcistufo di dover soffrire dentro di me tutte le volte che… apro un giornale… accendo la tv.. accendo la radio… internet e i post delle varie Ragazzine/Ragazze  su facebook dove ad esempio scrivono che non capiamo un cazzo, che per stare insieme ad un uomo ci vuole la stupidità ecc…

Domani mi devono operare al setto nasale… sinceramente a volte penso che sarebbe meglio rimanessi sotto i ferri piuttosto che vivere in un mondo che mi odia così tanto!…

Se una volta era giusto il “buono” femminismo, non l’ho mai messo in dubbio, ma:

1°) le cose sono cambiate abbastanza direi!!! (anzi ora moltissimi  privilegi sono per le donne!)

2°) per quanto si vorrà ancora andare avanti così??? io sono nato nel 1981!,  non nel 1950… e le nuove generazioni che colpa hanno? che colpa abbiamo?

3°) tanto purtroppo non cambierà secondo me molto… il mio è più che altro uno sfogo per la mia ormai spesso inutile esistenza piena di fallimenti, e per questione di principio e di vere credenze che ho, mi tiro la zappa sui piedi da solo benissimo senza problemi!… ormai purtroppo la società, l’immagine sociale, tutto è dalla loro parte… e questo ovviamente contribuisce al mio sentirmi in uno stato oltre che depressivo di forte rabbia e amareggiato per una sensazione di essere venuto tradito da chi da piccolo mi ha fatto credere che ero anche io come tutti gli  altri… che mi avessero detto almeno fin dall’inizio che non potevo essere del valore delle donne essendo nato da maschio una volta diventato adulto… perché purtroppo gli anni passano… se da bambini si è ritenuti uguali alle femmine ora sto per arrivare ad un età dove a priori sarò visto in un modo meno ingenuo e innocente rispetto a loro, e questo aumenta sempre più il mio sentirmi tradito a priori da questo mondo in generale…

Ci sono cascato anche io a definirle Superiori o a volerle aumentare di valore nel passato (quando invece loro fanno l’esatto contrario… e continua a far male)… finquanto una volta cresciuto un po’ non mi accorsi che da loro tutti i santi giorni non veniva altro che… l’esatto contrario verso il mio genere che ahimè purtroppo, volente o meno ne faccio parte anche io!!!

Forse avrei anche continuato a ritenerle così (anche solo perché mi piace far contente se posso le persone con complimenti soprattutto se del sesso opposto… come dovrebbero fare le donne con noi penso)… se non ci fossero state troppe, troppe e ancora oggi troppe volte trafiletti e messaggi profemminismo che ovviamente non ritengo giusto come non ritengo giusta nessuna forma di prevaricazione su altri generi (se il razzismo è  proibito perché le donne possono esserlo con gli uomini??? me lo potete dire per favore???).

Una lotta disperata… partiamo dalla posizione del “cattivo…” come fosse un film… peccato che la vita non sia un film!!! ognuno è un mondo.


Come potremo in questa maniera, in quest’epoca con i media così di parte cambiare le cose???

Auguri e Saluti, sperando che magari questa lettera venga  vista da qualcuno o qualcuna però veramente intelligente che possa prender spunto per farla leggere o sentire su qualche media e cominciare a voler portare finalmente il dibattito alla gente comune e cercare di voler cambiare la società poco a poco creando magari  organizzazioni statali o simili assolutamente fatte da persone di entrambe  i sessi, di mentalità aperta, senza preconcetti, e che abbiano studiato la materia per poter indirizzare gli stati e la società dando indicazioni giuste di modelli veri e giusti ai media, non come vogliono proporci da decenni a questa parte cristo santo!!! (ma finché si continueranno a vedere programmi come il GF o vedere le veline sculettare davanti ad Ezio Greggio e Iacchetti… purtroppo poco cambierà per me!!!).

😦

(Anonimo – 13 aprile 2010)


Aurora sul Niente

12/04/2010

Nuove fiabe spagnole

Zapatero abolisce le fiabe classiche ( maschiliste) e ne inventa di nuove.

Quelle vecchie, misogine, hanno il difetto di non presentare le donne astronaute, dirigenti d’azienda, docenti di cosmologia, generalesse con 10.000 uomini sull’attenti.

E poi c’era il Principe Azzurro. Intollerabile. Veramente, c’è ancora. Eccolo: un giorno bussa alla finestra di Alba Aurora, offrendosi di salvarla da un mago cattivo o da un mostro. «Io non ne conosco – è la risposta sprezzante – Ma se anche così fosse, me ne sarei liberata da sola!”

Uno dei gravi difetti delle fiabe è che in molte di esse l’uomo protegge e salva la donna da un qualche grave pericolo e supera prove difficili per conquistarla.

Ora, se il maschio ti salva vuol dire che hai bisogno di lui e da questo tuo bisogno egli ricava un valore. E’ precisamente questo suo valore che deve venire distrutto. “Chi credi di essere? Credi che io abbia bisogno di te? Mi mantengo da sola, mi riproduco da sola e mi salvo da sola!”. L’effetto è devastante. Neppure la criminalizzazione più feroce e la colpevolizzazione più subdola producono lo svuotamento di un simile proclama.

L’umiliazione è bruciante, radicale, da far tremare. L’uomo viene finalmente costretto a vergognarsi del proprio slancio, della propria generosità. Del suo donare.

Il rovesciamento della generosità maschile in “offensivo paternalismo”, in “sciovinismo maschilista” è di vecchia data. Già la Gianini-Belotti titolò un suo pamphlet con un beffardo “Prima le donne e i bambini!” traducendo il sacrificio maschile in un insulto alla Donna.

Era un sussurro. Oggi il maschio viene finalmente collocato di fronte al valore che ha per la Liberata: nessun valore. Conscia della sua potenza, non glielo sussurra più: glielo grida, glielo sputa letteralmente in faccia. Affinché tremi sull’orlo dell’abisso: il nulla del suo disvalore.

Perdere la vita a suo favore è per la Liberata un’intollerabile offesa perciò ha rovesciato le parole di Cristo: “Nessuno ha amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici”. Oggi sappiamo che nessuno ha odio più grande dell’uomo che rischia la vita per una donna. Credevamo fosse amore …era misoginia. Nientificazione finale.

Ed è il risveglio, l’alba di una nuova coscienza.

Ora, come eludere le domande: ha ancora senso sostituire la femmina nel pericolo o donarle qualcosa? L’autonomia psicoemotiva maschile è oggi compatibile con la proiezione verso la donna? Il corteggiamento ha ancora aspetti dignitosi? Su cosa può basarsi la relazione F/M una volta venuto meno il simmetrico bisogno? Cosa possiamo inventare per far credere ai nostri figli che sono graditi? I Due hanno ancora un destino comune o è giunta l’ora – già preconizzata – del distacco finale?

Infine, è forse su questo Niente che la nuova aurora albeggia in Occidente?

RDV


I maschi sono mortali

02/04/2010

Se i maschi fossero mortali, si capirebbe.

Sarebbe chiaro il perché di questo creare, inventare, scoprire, realizzare, costruire. Sfidare il tempo tentando in ogni modo di lasciare qui qualcosa che, prima di loro, non c’era. Un’impresa, un’opera, un insegnamento, una scoperta, un’invenzione. Un aforisma o una barzelletta. Una trovata.  Grande, piccola o minima. Infinitesimale ma non preesistente. Qualcosa che, almeno per un attimo, sfidi il Nulla da cui vengono e verso cui vanno, sollevandosi da lì con orgoglio prometeico.

Si capirebbe perché abbiano inventato i princìpi, la fedeltà alla parola data, i giuramenti, l’imparzialità, la lealtà. Idealità costose, create apposta per poter sacrificare qualcosa di sé – o la propria interezza – e gettarla in faccia al Nulla, quello che dai bassifondi grida: “Non pagare  e non rischiare,  non regalare e non sprecarti giacché da me sei uscito e a me tornerai! A che ti vale?”.

Si capirebbe perché abbiano inventato la rinuncia, l’ascesi, il sacrificio: supremo oltraggio alla Contingenza che ordina di godere il godibile e divorare il divorabile. “Siete lassù una volta sola: approfittatene, idioti!”.

Sdegnosi, rispediscono al mittente il vergognoso imperativo per disertare dal quale bruciano l’esistenza in microsecondi di follia. Meglio morire per niente che omaggiare la meschina immortalità del Nulla.

Braccati dall’effimero, anziché abbuffarsi, questi pazzi digiunano. Potevano transitare innocenti ed invece hanno inventato la Colpa.   Gelosi della più pura tra le torture che si infliggono, se la tengono stretta.

Ammirevole insania di Dei in miniatura.

Pagare dei prezzi in questa vita come se ve ne fossero altre, come se si fosse eterni, significa fingere di esserlo. Divina insolenza, geniale trovata che esorcizza la fine immanente, la scomparsa che incombe.

Traditori dell’ordine cosmico, anelanti all’Olimpo,  hanno inventato lo Spirito per sollevarsi per un istante dalla Materia imperitura – madre dell’eterno niente – che li deride, per salvarsi per sempre in un lampo d’immortalità. I Transeunti.

Se davvero fossero mortali sarebbe chiaro perché vogliano ad ogni costo essere eterni per un istante.

RDV