Amnesty rettifica ma non si pente

Dopo aver assunto con acritica cecità e contribuito a propagandare la menzogna galattica da cui poi ha preso le distanze, l’associazione,  da sempre scrupolosissima nelle indagini e nella documentazione delle sue sacrosante denunce, non ha però avuto il coraggio di scusarsene.

D’altra parte, in questo caso, colpiti dai dati infamanti (che alimentano la misandria) sono gli uomini.  E bisogna riconoscere che è imbarazzante scusarsi di qualcosa di fronte ad essi.

Quella forza che trascinò Amnesty nell’errore è la stessa che tuttora le impedisce di chiedere scusa apertis verbis.

La natura e l’origine di quella forza ci sono ben note.

RDV
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Amnesty International ammette che la violenza domestica non è la prima causa di morte per le donne: comunicato di Amnesty International

(http://asiapacific.amnesty.org/library/index/engACT770012004)

ERRATA CORRIGE

La campagna globale di Amnesty International contro la violenza sulle donne ha fatto uso dell’affermazione, attribuita al Consiglio Europeo, secondo cui:

“la violenza domestica è la prima causa di morte e disabilità per le donne fra i 16 ed i 44 anni e causa più morti e malattie del cancro e degli incidenti stradali”. Questa affermazione non corrisponde ai dati cui si riferisce.

Viene quindi cancellata dal materiale di A.I., per venire rimpiazzata dalla frase seguente:

“Secondo uno studio del 1994 basato su dati di una proiezione della Banca Mondiale, fra le 10 cause e fattori di rischio considerati per la morte e la disabilità di donne fra i 15 ed i 44 anni, lo stupro e la violenza domestica erano cause maggiori del cancro, incidenti di veicoli a motore, guerre e malaria.” [Lori L. Heise, Jacqueline Pitanguy e Adrienne Germain, 1994, Violence against Women: The Hidden Health Burden (World Bank Discussion Paper 255), World Bank].

La frase usata da A. I. è dovuta al Consiglio Europeo, raccomandazione 1582 del 27/9/2002  che a sua volta è senza referenza.  Questa frase e varianti simili sono state usate da vari gruppi nel mondo: organizzazioni femministe, organizzazioni di salute pubblica, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.  È stata variamente attribuita alla Banca Mondiale, all’Organizzazione Mondiale per la Sanità, da A.I., e dal Consiglio Europeo.

La fonte originale di questa affermazione sbagliata è: Lori L. Heise, Jacqueline Pitanguy e Adrienne Germani.

Amnesty International  5 Marzo 2004

16 Responses to Amnesty rettifica ma non si pente

  1. Silver ha detto:

    Sessualmente, è ovvio, i sessi non sono uguali. È esattamente il maggior potere sessuale della donna che spesso fa temere a un uomo di essere rifiutato, tanto da indurlo a ricorrere a qualche drink in più per soffocare la paura. In sostanza, il potere sessuale della donna spesso induce l’uomo a bere; il potere sessuale dell’uomo raramente induce lei a bere. Se mai esiste una prova del potere di lei su di luì, è il fatto che ci si aspetti da lui che spenda il suo denaro per comprarle dei drink, senza che lei contraccambi. In breve, molti uomini si sentono «sotto l’influenza» nel momento stesso in cui vedono una bella donna.
    La legislazione del «sotto l’influenza di…», o della personalità multipla, ha un potenziale enorme di ritorsione sulle donne. Le donne acquistano profumi che permettono di assoggettare gli uomini all’influenza. Le donne se la ridono del poco cervello dell’uomo peraltro ben fornito di pene. Abbiamo visto che quasi tutte le culture hanno rafforzato la dipendenza degli uomini dalle donne giovani e belle. Negli uomini, ben più che nelle donne, le capacità mentali scemano quando si trovano «sotto l’influenza» di una bella donna.
    È davvero paradossale che in un’epoca in cui sempre più responsabilizziamo le persone e le riteniamo colpevoli se guidano in stato di ubriachezza, riteniamo le donne meno responsabili se bevono e hanno rapporti sessuali. Ovviamente, se una beve e fa del sesso, sono fatti suoi. Ma se beve e pretende di essere stata violentata, allora fa torto a un uomo. E talvolta lo danneggia per tutta la vita. E quindi è responsabile per aver bevuto e aver denunciato uno stupro quanto un automobilista per aver bevuto e provocato un incidente.[27]
    La differenza tra una donna che dice «sì» o «no» è importantissima quando l’alcol entra in gioco. Un uomo dovrebbe essere considerato responsabile se una donna che ha bevuto continua a dire «no» sia con il linguaggio verbale sia con il linguaggio del corpo.
    O almeno dovrebbe essere ritenuto più responsabile se lei dice di «no» dopo aver bevuto.
    Finché la società continua a incitare gli uomini a fare i commessi viaggiatori del sesso, è sessista da parte della società mettere in galera solamente gli uomini che riescono a vendere bene. Non mettiamo in carcere gli altri commessi viaggiatori se pagano dei drink ai clienti e riescono poi a trasformare un «no» in un «può darsi» e poi in un «sì». Se il cliente sceglie di bere troppo e poi il «sì» risulta una pessima decisione, nei guai finisce il cliente, non il commesso viaggiatore. Ci aspettiamo che gli adulti si assumano le loro responsabilità.

    L’uomo ingiustamente accusato è un uomo violentato?
    La donna che afferma di essere stata stuprata va ascoltata, sostenuta, creduta e aiutata a tornare a un’esistenza in cui riesca di nuovo ad aver fiducia. L’essere umano, se ferito, ha bisogno di essere ascoltato e amato più di qualsiasi altra cosa al mondo, soluzione dei suoi problemi inclusa.
    Se un uomo afferma di essere stato ingiustamente accusato di stupro, ci sta dicendo anche di essere stato violentato. È stato accusato di essere uno degli individui più sgradevoli della Terra. Anche se l’accusa gli viene rivolta da un’adolescente che confessa di aver mentito prima che si arrivi al processo, la vita di un uomo può essere rovinata per sempre. Come nel caso di Grover Gale.
    Una tredicenne della Carolina del Nord accusò Grover Gale di averla violentata per ben quattro volte.[28] Nei trentasei giorni che Grover restò in galera, perse il lavoro, si coprì di debiti, non fu più in grado di pagare l’affitto di casa e rischiò il divorzio. Poi la ragazzina, il cui nome non è mai apparso sui giornali, ritrattò, ammise di essersi inventata tutto, e disse che aveva voluto soltanto attrarre l’attenzione del suo fidanzatino diciassettenne.[29]
    Ma quando Grover fu scarcerato e rientrò a casa, scoprì che suo figlio aveva paura di abbracciarlo. Ovunque si recasse in città, la gente lo chiamava «molestatore di ragazzine», «violentatore». Qualcuno gli sputò perfino addosso. E la famiglia fu costretta a trasferirsi altrove. Se ne andarono in un altro Stato, si sistemarono in una cittadina in cui nessuno sapeva nulla di lui. Sono passati due anni e quelle accuse ancora sono un tormento: gli resta infatti un debito di 15.000 dollari, contratto per far fronte alle varie spese processuali, per pagare l’avvocato e gli affitti arretrati.
    Grover non sa se citare in giudizio la ragazza o dimenticare. Se cerca di dimenticare, sente salire dentro di sé la collera. Talvolta esce di casa come una furia, balza in macchina e a tutta velocità imbocca una strada qualsiasi, diretto da nessuna parte. Preme l’acceleratore e va, finché non riesce a calmarsi. «Da allora sono distrutto», dice. La moglie non riesce a parlare di quelle accuse, o ad ascoltarlo quando ne parla lui, senza piangere.[30]
    Grover ha perduto vita e moglie. È stato violentato. Eppure non può permettersi di andare in analisi, né lo Stato gliela pagherebbe. Gli stessi psicologi temono di essere chiamati in causa come corresponsabili: «Se lo tratti come uno che non è uno stupratore e poi stupra qualcuno, puoi essere citato in giudizio per non averlo sottoposto a un trattamento adatto, perché in quanto psicologo avresti dovuto sapere».[31]
    Dopo le accuse, nessun processo può cancellare l’ombra che segue un uomo ovunque egli vada. Tuttora il dottar William Kennedy Smith viene raramente chiamato «dottore». Quando fu accusato di violenza, il suo incarico all’University of New Mexico Hospital fu momentaneamente sospeso. Comprensibilissimo. Ma quando fu dichiarato non colpevole, l’università non riuscì a decidere se ridargli o no l’incarico.[32] L’ombra lo seguiva anche dopo il processo.
    Ma Grover Gale è forse un’eccezione? Non sono forse rare le false accuse di stupro?

    Sono rare le false accuse di stupro?
    Con grande disappunto scoprimmo che almeno per il 60 per cento le accuse di stupro erano false.
    Dottor Charles P. McDowell,
    Supervisory Special Ageot, U.S. Air Force.
    Office of Special Investigation[33]
    Dalle indagini condotte dall’U.S. Air Force su 556 casi di presunto stupro, si scoprì che nel 27 per cento dei casi le donne alla fine ammisero di avere mentito (prima della prova con la macchina della verità, o dopo, non avendola superata).[34] Poiché altri casi erano meno sicuri, furono esaminati da tre professionisti indipendenti, che per l’indagine si basarono su venticinque elementi comuni alle donne che avevano ammesso di avere mentito. Se tutti e tre avessero concluso che le accuse di stupro erano false, il caso sarebbe stato classificato come falso. (Le donne non rischiavano nessuna condanna, poiché si trattava semplicemente di uno studio.) Quale fu la conclusione? Per un totale pari al 60 per cento le originarie accuse di stupro erano false.
    Il dottor McDowell, che era responsabile delle indagini, era stato tra i primi a prevedere che le accuse lanciate da Cathleen Crowell Webb contro Gary Dotson erano sicuramente false, come infatti risultò. La Webb rimase talmente impressionata dalla sua analisi che la pubblicò in appendice al suo libro, Forgive Me.[35] Tuttavia il dottor McDowell era restio a pubblicare i dati risultanti dalle indagini, poiché temeva che fossero significativi soltanto all’interno dell’ambiente militare, e fuorvianti al di fuori. Esaminò pertanto gli archivi della polizia in due città del paese. Il 60 per cento fu confermato, ma le città vollero restare nell’anonimato per timore di eventuali ripercussioni politiche.
    Generalmente contee e città non aprono gli archivi al pubblico. Se ciò accade, di solito si scopre che si classificano come «infondate» (e non false) le false accuse di donne che ammettono di aver mentito, esattamente come nei casi in cui non ci sono prove, o prove insufficienti per aprire un processo. Quando il Washington Post ottenne da alcune contee dello Stato di Washington l’apertura degli archivi, si scoprì che due delle contee più estese, Prince George nel Maryland e Fairfax in Virginia, avevano rispettivamente registrato il 30 e il 40 per cento di casi di accuse false o «infondate».[36] (Le false denunce per furti, furti con scasso e furti d’auto si aggirano invece tra l’1 e il 5 per cento.)[37]
    Questi dati sono in contrasto con gli Uniform Crime Reports dell’FBI – che i media hanno ampiamente pubblicizzato – secondo i quali soltanto il 9 per cento delle accuse di stupro sono false o infondate?[38] No. L’FBI conosce il numero delle donne che hanno affermato di essere state violentate, ma non se lo stupratore è stato poi dichiarato colpevole o innocente. Nel 47 per cento dei casi, il presunto stupratore non era neppure stato identificato o trovato, e se era stato scoperto, le prove a carico erano risultate insufficienti per passare al suo arresto.[39] Nel restante 53 per cento dei casi furono arrestati, ma l’FBI non viene informata della conclusione dei processi, e dunque non sa se gli imputati sono stati alla fine giudicati colpevoli o innocenti.[40] In breve, per quanto ne sa l’FBI, la percentuale delle false accuse potrebbe andare da 0 a 100.
    Se ogni uomo ingiustamente accusato è in sostanza emotivamente violentato, una falsa accusa spesso crea anche una violenza a livello economico. Nel 1993, una donna mentì affermando di essere stata violentata nei locali del Nordstrom’s. Furono cambiati i sistemi di sicurezza in ben settantadue negozi della stessa catena, in dieci Stati, prima che i test di laboratorio scoprissero la prova di una palese contraddizione nel racconto della donna (tanto che questa finì con l’ammettere di aver mentito).[41] La reputazione della vittima {Nordstrom’s) per due settimane fu danneggiata poiché tutti i media parlarono della storia, senza peraltro citare in nome della donna, che rimase segreto. E il procuratore distrettuale si rifiutò di proseguire. Nessuno risarcì Nord-strom’s. E nessuno risarcisce i clienti dei negozi Nordstrom’s che pagano per quella falsa accusa.
    L’unica cosa che sappiamo per certo, quindi, è che le false accuse non sono una rarità, che sono dì per sé una forma di stupro e che politicamente sono una patata bollente. In politica ci vorrebbe indubbiamente una donna di enorme integrità per affrontare la questione. Ma l’esatta percentuale delle false accuse è di secondaria importanza. Di primaria importanza è che giudice e giuria si rendano conto che tutti e due i sessi possono essere vittime; che nel caso del date rape potrebbe in realtà trattarsi di fraintendimento; una donna può sentirsi intimorita a muovere un’accusa sincera; che la vita di un uomo può essere rovinata (perdita del lavoro, della moglie e dei figli) anche se è poi dichiarato non colpevole; che entrambe le parti devono dunque essere processate (mentre ora le leggi concernenti i casi di stupro proteggono la femmina molto più che il maschio).

    Perché mai una donna formulerebbe una falsa accusa di stupro?
    Quando per la prima volta sentii parlare di date rape e della possibilità che le accuse fossero false, la mia reazione personale fu questa: «Molti giovani non sanno quando un ‘no’ è da prendersi sul serio; per giunta, che cosa mai spingerebbe una donna a lanciare una falsa accusa se non c’è almeno un po’ di verità?» Ma quando il governatore di New York si lasciò ingannare dall’affermazione di Tawana Brawley di essere stata vittima di violenza di gruppo (e invece si trattava soltanto, come risultò poi, di una scusa), e il governatore dell’Illinois rifiutò a Gary Dotson la riapertura del caso quando, anni dopo, i test del DNA virtualmente ne provarono l’innocenza, compresi che dovevo modificare il mio punto di vista. E cominciai pertanto a considerare i possibili moventi che spingono a formulare false accuse.
    L’indagine condotta dal Washington Post rilevò un’ampia gamma di moventi.[42] Assai comune risultò il rancore contro ex boy-friend. L’ex fidanzato di Kathryn Tucci passò trecidi mesi in carcere prima che lei lo discolpasse. (Per Kathryn la pena fu un periodo di servizio civile.) Forse era comune soprattutto il bisogno delle ragazzine di trovare una scusa per i genitori se erano arrivate a casa tardi, avevano passato tutta la notte fuori o erano incinte.
    Una donna accusò il fattorino che consegnava quotidianamente i giornali di averla stuprata puntandole addosso una rivoltella, per giustificare il ritardo al lavoro. Era la seconda falsa dichiarazione in un anno. La prima volta era andata liscia, e così aveva pensato che anche la seconda non avrebbe avuto conseguenze. E invece le conseguenze ci furono: qualche seduta dallo psicanalista.[43]
    Soltanto lo studio condotto dall’Air Force presenta un elenco sistematico dei moventi:

  2. Silver ha detto:

    Perché negli ultimi dieci anni sono sorte tutte queste complicazioni? Vediamo un po’…

    La politica che fa del «date rape» un’epidemia, e dell’uomo l’unico responsabile
    Moltissime donne, la metà circa della popolazione femminile, vengono violentate o sono vìttime di tentativi di stupro almeno una volta nella vita[11] In condizioni dì predominio maschile, se il sesso è normalmente una cosa che gli uomini fanno con le donne, interpretare un «sì» come un segno di consenso è da scriteriati.[12]
    Catharine MacKinnon, l’unica possibilità per l’NBC di analizzare le udienze del processo Clarence Thomas, con Tom Brokaw come moderatore
    La massima esperta legale del paese per i casi di stupro, la femminista Catharine MacKinnon, afferma che il «sì» di una donna non può essere considerato sincero. Perché no? Perché è costretta a dire «sì» al fine di sopravvivere.[13] Se si può parlare di stupro anche quando una donna dice «sì», è comprensibile che la MacKinnon concluda dicendo che una buona metà della popolazione femminile è soggetta a stupro o a tentativi di stupro nel corso dell’esistenza.
    Lo studio sponsorizzato da Ms. e ampiamente citato dai mass media,[14] secondo il quale un 25 per cento delle donne erano state violentate già nel periodo in cui frequentavano il college, ricorreva a questa domanda per ottenere quel 25 per cento:[15]
    Avete avuto un rapporto sessuale indesiderato perché sopraffatte dalle insistenze e dalle pressioni di un uomo?[16]
    Notate che queste donne non si definivano violentate ma semplicemente sopraffatte. Una avrebbe potuto sentirsi «sopraffatta» perché temeva di perdere il ragazzo opponendo un «no». Quindi forse avrebbe potuto dire «sì» per tenerselo. Solamente quando allarghiamo la definizione di stupro fino a comprendere donne che forse hanno detto «sì», scopriamo un «aumento» negli stupri.
    Come faccio a sapere che queste donne non si definivano necessariamente violentate? Nel 42 per cento dei casi, queste donne dissero di aver fatto del sesso con quegli uomini una o più volte anche dopo.[17]
    Ovviamente, nonostante tutto, continuiamo a esigere dagli uomini iniziative e prestazioni sessuali, ma li definiamo stupratori se poi se la cavano in modo eccellente.
    La verità è che entrambi i sessi prendono parte all’attività sessuale indesiderata. Una femminista abbastanza coraggiosa da sottoporre domande di ampio respiro a entrambi i sessi, rimase davvero stupita nello scoprire che il 94 per cento degli uomini e il 98 per cento delle donne affermavano di aver avuto attività sessuali indesiderate al tempo del college.[18] Ma ancor più sorprendente fu la scoperta, riportata dal Journal of Sex Research, che il 63 per cento degli uomini e il 46 per cento delle donne dichiaravano di aver sperimentato rapporti indesiderati.[19] Secondo la definizione femminista dello stupro come sesso indesiderato, virtualmente tutti sono stati violentati. Ed ecco che allora lo stupro comincia a sembrare un’epidemia. Ed ecco come lo stupro, per giunta, viene banalizzato.
    Una mia amica, dopo aver letto queste note, disse: «Non riesco bene a immaginare i motivi concreti per cui un uomo non voglia avere rapporti sessuali con una donna». Ma perché? Uno studente universitario talvolta teme il rapporto se intuisce che per la donna significherà l’avvio di un legame impegnativo. Ma poi ha quel rapporto, perché è stato lui a sollecitarlo prima che lei chiarisca senza ombra di dubbio che lo ritiene impegnativo, e nel momento dell’eccitazione e della passione non sa come fare a dire di «no», nonostante la trappola in agguato. In effetti, è proprio questo scenario – con l’uomo che il giorno dopo non chiama per timore di essere coinvolto, e la donna che si sente rifiutata perché dopo il rapporto lui si è ben guardato dal telefonare – che induce la donna a sentirsi «violentata» e talvolta a denunciare l’evento come stupro.
    Anche gli uomini, come le donne, spesso non vogliono avere il primo rapporto sessuale mentre sono ubriachi o esausti, ma talvolta non si sottraggono per tema che lei si senta rifiutata.
    Allora, qual è la frequenza dello stupro? La risposta migliore viene dall’indagine condotta a livello nazionale nelle famiglie, in cui alle donne, coperte dall’anonimato, fu chiesto se erano state violentate e anche se avevano denunciato l’incidente alla polizia. Risultò che per un terzo le donne non denunciarono l’avvenuto stupro alla polizia; all’incirca la metà non denunciò tentativi di stupro.[20] Quando a queste aggiungiamo le donne che hanno sporto denuncia, scopriamo che circa una donna su venticinque è vittima di uno stupro nell’arco dell’esistenza, e circa una su ventitré è vittima di un tentativo di stupro.[21]
    Le definizioni sempre più ampie dello stupro influenzano in qualche modo i risultati dei più obiettivi studi governativi? È possibile. Per esempio, prima dei processi per date rape contro William Kennedy Smith e Mike Tyson, il dipartimento della Giustizia aveva rilevato che il tasso di stupri e dì tentativi di stupro era diminuito tra il 1973 e il 1988 del 33 per cento (da 1,8 donne su 1000 a 1,2 su 1000).[22] Dopo quei processi, quando le donne cominciarono a considerarsi violentate se si sentivano costrette, il dipartimento della Giustizia rilevò il primo aumento di stupri e di tentativi di stupro.[23]
    Le leggi contro lo stupro un po’ troppo generalizzato sono come i limiti di velocità troppo ristretti: facendo di tutti dei trasgressori, rendono meno responsabili coloro che davvero e gravemente trasgrediscono. Ma le leggi per chi supera i limiti di velocità se non altro si applicano sia agli uomini sia alle donne. Le leggi secondo le quali chiunque dia un appuntamento a una donna può essere uno stupratore si applicano invece solo al sesso maschile. Sono leggi sessiste. Le leggi che prevedono un’ampia definizione per lo stupro sono simili alle leggi sui limiti di velocità valide per gli uomini, in assenza di limiti di velocità per le donne.
    Di fronte a un’esagerazione dell’aumento degli stupri, aumenta in modo esagerato la paura delle donne che percorrono una strada di sera. E aumenta esageratamente la loro sfiducia negli uomini. In breve, l’esagerazione si ritorce sulle donne. L’esagerazione fa il gioco della politica, forse, ma è un veleno per le donne che vogliono amare un uomo. Sfruttare le donne a vantaggio della politica non è esattamente la mia definizione di liberazione.

    Un uomo può essere legalmente accusato di stupro se ha un rapporto sessuale con una donna che dice «sì»?
    «Wisconsin, 1990. Mark Peterson è ritenuto colpevole di violenza sessuale contro una donna la quale, affermano i medici, ha quarantasei personalità.[24] Costei aveva affermato che una delle sue personalità, una bambina di 6 anni, l’aveva poi informata del rapporto sessuale avuto. Quindi accusò Mark Peterson di averla aggredita. Sei delle varie personalità furono chiamate a deporre; quattro prestarono giuramento. La donna riconobbe che la personalità che aveva fatto del sesso – la personalità che ‘amava divertirsi’ – non si era opposta.»
    Allo scorno si aggiunse la beffa: la stampa nazionale presentò Mark come un criminale. Nella sua comunità gli resterà il marchio dell’uomo accusato di stupro. In qualsiasi indagine riaffioreranno i suoi precedenti penali e dovrà dare delle spiegazioni. Il nome della donna non è invece apparso sui giornali. Gli uomini del Wisconsin non sanno se la donna con la quale stanno per avere un rapporto è proprio quella, o una come lei.
    Un conto è aspettarsi che un uomo scopra quale «no» significa davvero «no», e un conto è aspettarsi che un uomo scopra quale «sì» significa davvero «sì». E non solo ci aspettiamo che lo scopra: lo condanniamo come un criminale se non lo sa.
    La personalità multipla è forse la metafora di una nuova realtà? Ebbene sì. Campus considerati «progressisti», da Berkeley ad Harvard e Swarthmore, consentono alla donna ubriaca di affermare, il mattino dopo, di essere stata violentata, anche se la sera prima aveva detto «sì»![25] Provate a pensare a una donna che sta in compagnia di vostro figlio, beve qualche drink, fa con lui tutto il sesso che vuole e poi, la mattina dopo, pretende di esser stata violentata perché la sera prima si trovava sotto l’influenza dell’alcol ed era stata una personalità diversa a dire «sì».
    La MacKinnon, la National Clearinghouse on Marital and Date Rape e altre femministe si propongono ora di estendere la cosa oltre il campus, inserendo i provvedimenti nel codice penale.[26] È legalmente ammissibile? Sì. In molti Stati le leggi dicono che una persona non può ritenersi consenziente se si trova «sotto l’influenza» – se ha capacità intellettive ridotte.
    Non appena una donna afferma che il suo «sì» non era un vero «sì» perché lei era «sotto l’influenza», si aprono le cataratte. Già abbiamo visto come la «depressione postpartum» di Sheryl Lynn Massip fosse diventata una giustificazione legalmente valida dell’infanticidio. E lo stesso accade se una donna dichiara che si è sentita violentata perché era sotto l’influenza di un divorzio traumatico, della morte di un figlioletto o dello stress. Persino l’accenno a una relazione di lunga durata fatta dall’uomo la sera prima può averla posta «sotto l’influenza». («Quando la mattina dopo non ha chiamato, ho capito che aveva mentito. Non sarei mai andata a letto con lui se non avessi pensato che desiderava un legame: quella sera ero sotto l’influenza di quell’uomo che mi diceva di amarmi. Ha mentito: mi ha violentata.»)
    In un’epoca di parità, rendiamo lei non responsabile perché aveva bevuto e lui responsabile anche se aveva bevuto. È ben strano che il femminismo si faccia paladino di questa nuova ineguaglianza.

  3. Silver ha detto:

    IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell

    Non è il ruolo maschile che deve cambiare, visto che è l’uomo a stuprare?
    Punto di vista prevalente. Negli incontri, il problema è costituito dal ruolo maschile, perché a violentare sono gli uomini e non le donne.
    Il mio punto di vista. Il problema non è nei ruoli: i ruoli dei due sessi portano ai problemi dei due sessi – il problema della violenza per le donne e i problemi come il rifiuto, l’impari responsabilità, l’impostura e le menzogne dei primi incontri per gli uomini.
    «Date rape»
    Ecco come i ruoli maschile-femminile, e migliaia di anni di selezione sessuale, portano al problema del date rape per le donne. Il ruolo sociale:[8]
    • Rafforza nei ragazzi la dipendenza dal sesso con le ragazze, mentre mette in guardia le ragazze dal sesso con i ragazzi. A tutti dice che il sesso è sporco e pericoloso (herpes, AIDS) e poi…
    • Dice ai ragazzi: «Sarete voi ad assumervi la responsabilità per queste ‘porcherie’», il che fa sì che si diffidi dei ragazzi e si opponga loro un rifiuto.
    • Invece di accettare a livello personale i rifiuti, un giovane impara a trasformare la donna in un oggetto sessuale: è meno doloroso essere rifiutati da un oggetto.
    • L’oggettificazione la fa sentire alienata, il rifiuto lo fa sentire ferito, arrabbiato e impotente. Quando rifiuto e identità sessuale vanno di pari passo, seminiamo i semi della violenza, specie tra i ragazzi che non hanno nessuna fonte di potere. La violenza e l’oggettificazione rafforzano i presupposti iniziali: il sesso è sporco e pericoloso, e gli uomini non meritano fiducia.
    Da tutto ciò consegue che un uomo viene rifiutato a livello sessuale finché non si dimostra degno di fiducia per «non aver corso dietro al sesso», ma viene sessualmente ignorato finché «corre dietro al sesso».
    Notate bene che si tratta di un processo bisessuale, non unisex. Se vogliamo metter fine al date rape, dobbiamo anche metter fine alla «passività» delle donne. A questo punto, le donne conservano l’antica opzione di essere passive e prendere iniziative indirette, e intanto conquistano la nuova opzione di prendere iniziative dirette. Non ci si aspetta comunque che siano le donne a cominciare. Né viene detto loro che c’è qualcosa che non va se non lo fanno. Così le donne conquistano opzioni nuove, ma senza nessuna aspettativa. Gli uomini conservano le antiche aspettative, ma senza opzioni nuove. Fatta eccezione per l’opzione della prigione se esercitano il loro vecchio ruolo in modo maldestro.
    Se l’etichetta «stupro ai primi approcci» ha aiutato le donne a definire l’aspetto più traumatico di un incontro dal punto di vista femminile, gli uomini non possiedono etichette che li aiutino a definire gli aspetti più traumatici di un incontro dal loro punto di vista. Ovviamente, l’aspetto più traumatico è attualmente la possibilità di essere accusati di stupro da una donna con la quale pensavano di far l’amore. Se gli uomini volessero dare un nome agli aspetti peggiori del tradizionale ruolo maschile, potrebbero definirli «rapina», «rifiuto», «responsabilità», «impostura», «menzogne».
    Rapina, rifiuto e responsabilità nei primi incontri
    L’aspetto peggiore di un incontro dal punto di vista di parecchi uomini è quella sensazione di essere vittime di una rapina avallata dalle usanze: saranno loro a tirar fuori il portafogli, a dare il denaro a lei, e il tutto si chiamerà appuntamento sentimentale.
    Per un giovane, gli incontri peggiori sono quelli in cui ha la sensazione di essere derubato e rifiutato. I ragazzi rischiano anche la morte per evitare un rifiuto (per esempio, entrando nell’esercito). Serate che costano denaro… e poi un rifiuto: ecco la versione maschile del date rape.
    Molti cominciano a contestare l’aspettativa fuori discussione per cui gli uomini si devono assumere un’impari responsabilità per ricevere un impari rifiuto. Tuttora scoprono che, quando compare il conto, le donne scompaiono nella toilette. Gli uomini non hanno ancora spiegato al mondo quanto l’aspettativa che siano loro a pagare li spinge a mestieri e professioni che non amano ma che rendono di più, e che ciò provoca stress, infarti e suicidi. Sanno soltanto che le donne hanno la possibilità di chiedere e la possibilità di pagare, e che dagli uomini tuttora ci si aspetta che chiedano e che paghino.
    Impostura e menzogne ai primi incontri
    Se un uomo che ignora il «no» verbale di una donna si rende colpevole di stupro, allora una donna che dice «no» con il linguaggio verbale ma «sì» con il linguaggio del corpo si rende colpevole di impostura. E la donna che continua a mostrarsi pronta al sesso dopo aver detto «no» si rende colpevole di menzogne.
    Le donne si comportano così? Secondo due femministe la risposta è affermativa. Circa il 40 per cento delle donne che studiano al college ha ammesso di aver detto «no» al sesso anche «quando intendevano dire sì».[9] Anche nel mio lavoro con circa 150.000 persone tra uomini e donne – la metà circa single – la risposta è risultata positiva. Quasi tutte le single riconoscono di aver accettato di tornare nella camera di un ragazzo «solo per parlare», sensibili tuttavia già al primo bacio. E quasi tutte ammettono di aver di recente detto qualcosa di simile: «Ci stiamo spingendo troppo in là», mentre le labbra continuano a baciare.
    Abbiamo dimenticato che quando non si parlava ancora di stupro e di impostura, sì diceva che era eccitante. Forse non a caso i romanzi rosa scritti dalle donne non si intitolano Si fermò quando dissi «no». S’intitolano Dolce amore selvaggio,[10] con la donna che rifiuta la mano dell’amante gentile che la salva dallo stupratore e sposa l’uomo che ripetutamente e selvaggiamente la violenta. È proprio il tema del «matrimonio con il violentatore» che ha fatto di Dolce amore selvaggio un best seller. Ed è Rhett Butler, che porta sul letto la recalcitrante e urlante Rossella O’Hara, l’eroe delle donne – e non degli uomini – in Via col vento (il romanzo più venduto di tutti i tempi, alle donne). È importante che i «no» di una donna siano rispettati e che i «sì» di una donna siano rispettati. Ed è anche importante – quando i «sì» non verbali (le bocche ancora unite) sono in conflitto con i «no» verbali – che un uomo non sia messo in galera per aver ascoltato i «sì» e non i «no». Forse cercava soltanto di diventare la fantasia della sua donna. II pericolo è nel sottile confine tra fantasia e incubo.
    Le differenze nelle esperienze dei due sessi sono talmente grandi a livello emotivo che si possono capire soltanto invertendo i ruoli: la donna invita l’uomo e scopre quali «no» dell’uomo significano «no» per sempre e quali «no» per la serata… e l’uomo si rende conto che effetto fa vedere che i propri «no» vengono ignorati.

    Qual è la differenza tra stupro perpetrato da un estraneo o da un conoscente e «date rape»?
    Spesso sentiamo dire: «Lo stupro è stupro, giusto?» Invece no. Quando un estraneo minaccia una donna e con la forza la penetra è diverso da quando un uomo e una donna fanno del sesso mentre sono ubriachi, e solo al mattino nascono i ripensamenti. Che cosa è diverso? La donna che accetta un appuntamento non sceglie certo di fare del sesso, ma decide di esplorare delle possibilità di rapporto. La donna non fa una scelta simile con un estraneo o un conoscente. Sotto questo aspetto, lo stupro all’inizio di un rapporto è ben diverso dallo stupro perpetrato da un conoscente, e i termini non dovrebbero essere usati in modo intercambiabile, come spesso accade.

  4. Silver ha detto:

    IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell

    La politica dello stupro
    Gli uomini sono stupratori, nient’altro che stupratori.
    Marilyn French, autrice di The Women’s Room[1]
    Gli uomini ingiustamente accusati di stupro riescono talvolta a far tesoro dell’esperienza.
    Assistente del preside del Vassar College[2]
    Immaginate che vostro figlio frequenti una ragazza del Vassar, a detta della quale un uomo può aver tutto da guadagnare da un’accusa, falsa, di stupro. Se, arrivando a casa per le vacanze, vi comunicherà che forse passerà il semestre successivo in prigione – dove sarà considerato «carne fresca» dai carcerati – gli direte forse che «gli uomini ingiustamente accusati di stupro riescono talvolta a far tesoro della loro esperienza»? Vi sembra bello pagare le tasse per mantenere college tanto spietati con vostro figlio soltanto perché è nato maschio? Se vostro figlio entrasse nell’esercito invece di andare al college, che ne pensereste dello studio sull’Air Force degli Stati Uniti, passato sotto silenzio perché ha rilevato che per il 60 per cento le accuse di stupro risultavano false: non infondate, bensì false?[3] (I particolari saranno illustrati in seguito in questo capitolo.) Provate adesso a pensare a vostra figlia. Sapete che la violenza sessuale è una questione legale. Desiderate per vostra figlia un’esperienza che in qualche modo generi amore, e non odio. Sentite anche che, se vostra figlia sarà violentata dall’uomo con cui sta iniziando una storia, anche la sua fiducia sarà violentata. Pertanto l’interrogativo fondamentale è: come rendere i primi incontri un’esperienza positiva al massimo per le nostre figlie e i nostri figli? Non interferendo affatto? Con la criminalizzazione (per esempio mettendo in galera tutti gli uomini che ancora insistono anche se una donna ha detto «no»)? Con la risocializzazione? In caso si ricorra alla risocializzazione, ciò implicherà insegnare ai bambini quanto noi abbiamo appreso o quanto loro dovrebbero apprendere? E che cosa dovrebbero apprendere esattamente?
    Negli Anni Ottanta e Novanta ci siamo focalizzati sulla criminalizzazione del ruolo maschile. A mio avviso è necessaria la risocializzazione ben più della criminalizzazione, ed entrambi i ruoli devono essere rimodellati, non soltanto il ruolo maschile. Anche in questo caso è necessaria una transizione dalla I Fase alla II Fase, da realizzare insieme. Possiamo cominciare con il chiarire le false convinzioni che ci hanno portato all’attuale focalizzazione sulla criminalizzazione.

    Lo stupro è un prodotto del potere maschile?
    Mito. Lo stupro è una manifestazione del potere politico ed economico del maschio.
    Fatto. Qualsiasi uomo nero rischia tre volte più di un uomo bianco di essere accusato di stupro.[4]
    Improvvisamente i neri hanno più potere politico ed economico? Forse lo stupro non deriva tanto da! potere quanto dall’impotenza. Ne riparleremo.

    Lo stupro è un prodotto della violenza maschile?
    Mito. Lo stupro non ha nulla a che fare con l’attrazione sessuale – è semplicemente un atto violento.[5] Ciò è «provato» dal fatto che le donne di ogni età vengono violentate.
    Fatto. Nell’età della massima attrazione sessuale, la probabilità di essere violentate è molto più elevata che dopo i cinquant’anni.[6]
    Tra i 16 e i 19 anni, una donna rischia di essere violentata in 84 casi su 20.000; se è tra i 50 e i 64, il rischio scende a 1 su 20.000.[7] L’attrazione sessuale, pertanto, deve aver qualcosa a che fare con la persona violentata.
    Se lo stupro fosse soltanto una violenza, allora non dovrebbe distinguersi da qualsiasi altra forma di violenza. Altri crimini violenti non sono distinti dalle parti coinvolte. Se così fosse, la vulnerabilità dei testicoli renderebbe «l’aggressione ai testicoli» un crimine particolarmente violento; e l’importanza della testa renderebbe «un’aggressione alla testa» un crimine che merita il massimo castigo. A meno che le femministe non stiano affermando che la vagina di una donna è più importante della testa di una donna, lo stupro va considerato come qualcosa di più che una violenza ai danni di una parte del corpo per poter avere un trattamento speciale.
    In realtà, che cosa facciamo quando ignoriamo il ruolo dell’attrazione sessuale? Ignoriamo la nostra responsabilità e rafforziamo la dipendenza degli uomini dalla bellezza sessuale della donna, e quindi depriviamo gli uomini dell’oggetto della dipendenza che abbiamo contribuito a creare. Non riusciremo mai a cessare di rafforzare la dipendenza degli uomini dalle donne belle finché non saremo disposti ad annullare i vantaggi che le donne belle traggono quando tale dipendenza induce gli uomini a darsi da fare, a pagare per le donne e a corteggiarle.

    Il «date rape» (stupro al primo appuntamento) è un crimine o un fraintendimento?
    Punto di vista prevalente. È un crimine, e non un fraintendimento.
    Altro punto di vista. Chiunque lavori con persone dei due sessi sa quanto spesso capiti che un uomo pensi di aver fatto l’amore mentre la donna sente di essere stata violentata. È anche possibile che una donna pensi di aver fatto l’amore la sera, quando è su di giri, e ritenga di essere stata violentata il mattino dopo, quando è sobria – senza per questo che l’uomo sia uno stupratore. Ovvero che una donna pensi di aver fatto l’amore la sera, se l’uomo le ha detto «ti amo», ma si senta violentata la sera dopo se lui non ha chiamato. Ma ancora una volta non significa che l’uomo l’abbia stuprata.
    È anche possibile che una donna torni nella stanza di un uomo, gli dica che non vuole avere rapporti sessuali, lo pensi veramente, inizi con i baci, abbia un rapporto sessuale e poi, la mattina dopo, desideri non averlo mai fatto. Com’è possibile? I baci sono come le patatine fritte, una tira l’altra, e prima di rendersene conto si va ben oltre…
    La donna che, entrando nella stanza, dichiara: «Voglio soltanto parlare», ma poi è sensibile a una carezza sulla mano e a un bacio, non ha detto verbalmente: «Ho cambiato idea», ma lo ha detto in un linguaggio non verbale. Pertanto la sua ultima parola era un «no» a qualsiasi contatto fisico. Se a lui si chiede di assumersi la responsabilità perché l’ultima parola di lei è stata un «no» allora lo rendiamo più responsabile per lei di quanto lei non lo sia di se stessa. Trasformarlo in un criminale perché non si è assunto la responsabilità per lei è trasformarlo in un criminale per non essersi comportato con lei come un genitore. Il che non è la parità ma la formula donna-bambina.
    Tutto ciò, nel suo insieme, lascia spesso nell’incertezza: «leggere sulle labbra» significa leggere quanto le labbra dicono o quanto le labbra fanno?
    Il problema, quando si giudica un comportamento sessuale, è che il giudizio viene formulato da persone non coinvolte in nessun senso. La giuria che vede una donna nella sterile aula di un tribunale, le domanda che cosa voleva e poi presume che tutto quanto abbia poi fatto sia responsabilità dell’uomo, in realtà insulta non soltanto la donna, ma anche il potere del sesso.
    Citare in giudizio un uomo perché una donna ha fatto più sesso di quanto intendesse è come citare in giudizio un produttore di patatine fritte perché qualcuno ne ha mangiate più dì quante volesse. In breve, il date rape può essere un crimine, un fraintendimento, o anche un tardivo rimorso.

  5. Rino ha detto:

    La tesi che lo stupro non abbia nulla a che fare con il sesso “… è semplicemente errata…”

    E’ ovvio. Se uno mi rapina non lo fa per umiliarmi, per mostrarmi il suo potere. Lo fa per i soldi. O si crede che il rapinatore, girato l’angolo, butti il denaro per strada? O che operi come emissario del Club Mondiale dei Rapinatori la cui mission consiste nel manifestare il dominio sui rapinati, fregandosene del denaro?
    La tesi, ben più che errata, sarebbe ridicola se non fosse tragica.

    Essa è una verità femminista: ossia una menzogna creata come strumento della guerra antimaschile. Come lama che colpisca il cuore degli uomini, ne imbratti i sentimenti e ne lordi tutti i gesti.

    E si noti il fenomeno: per giungere a tanto non basta descrivere i fatti, bisogna far questo: entrare nella psiche dell’altro e sostituirsi a lui nel raccontare la SUA esperienza. E’ necessario violare l’anima degli UU per poter descriverene le “VERE” intenzioni, la vera volontà, che è ovviamente volontà di sopraffazione.

    Verità femminista che – al pari di tutte le altre – nasce dall’odio e genera odio. Eppure non ci sono esempi nella storia in cui l’odio – per quanto grande – abbia trovato formule altrettanto potenti, scovato metodi tanto diabolici come quelli inventati dal femminismo. Lo psicoaids del nostro tempo.

    La menzogna trionfa, la verità soccombe.

    RDV

  6. Silver ha detto:

    La dottrina “lo stupro non c’entra nulla con il sesso” passerà alla storia , ne sono convinto, come un esempio di incredibile e folle illusione popolare. E’ manifestamente assurda, non merita l’aura di sacralità in cui è avvolta, è contraddetta da una massa di prove e ostacola il raggiungimento dell’unico obiettivo moralmente rilevante riguardo alla violenza carnale: tentare di sradicarla. Pensiamoci un momento. Primo dato di fatto sotto gli occhi di tutti: accade spesso che un uomo voglia fare l’amore con una donna che non vuole fare l’amore con lui. E, in questo caso, usa ogni tattica a disposizione degli esseri umani per influire sul comportamento altrui: corteggiare, sedurre, adulare, raggirare, tenere il broncio, pagare. Secondo dato di fatto evidente: alcuni uomini ricorrono alla violenza per avere quello che vogliono, senza curarsi delle sofferenze che provocano. C’è chi rapisce bambini per chiedere un riscatto (a volte mandando ai genitori un orecchio o un dito della piccola vittima per dimostrare che fa sul serio), chi acceca la vittima di una rapina perché non possa riconoscerlo di fronte ai giudici, chi gambizza un complice per aver fatto la spia con la polizia o il membro di una banda concorrente per aver invaso il suo territorio, e chi uccide uno che nemmeno conosce per la marca delle sue scarpe sportive. Sarebbe straordinario, in contraddizione con tutto ciò che sappiamo degli uomini, che nessuno ricorresse alla violenza per ottenere un rapporto sessuale.
    Ora applichiamo il buon senso alla dottrina che vuole che gli uomini si diano allo stupro per gli interessi del genere cui appartengono. Un violentatore rischia sempre che la donna si difenda e lo colpisca. In una società tradizionale rischia la tortura, la mutilazione e la morte per mano dei parenti della vittima. Nella società moderna rischia di passare un sacco di tempo in prigione.
    Davvero gli stupratori, nell’assumersi questi rischi, si sacrificano altruisticamente per il bene dei miliardi di estranei che compongono il genere maschile? Non è molto credibile, e lo è ancora di meno se si ricorda che gli stupratori sono spesso dei poveracci, persone agli ultimi gradini della scala sociale, mentre i principali beneficiari del patriarcato sono presumibilmente i ricchi e i potenti. E’ vero che in guerra gli uomini si sacrificano per un bene maggiore, ma in questo caso o vengono arruolati di forza e possono sperare, quando le loro imprese diverranno note, nell’incensamento pubblico. In genere i violentatori, invece, compiono le loro belle imprese in privato e cercano di tenerle segrete. E, nella stragrande maggioranza delle epoche e dei luoghi, un uomo che stupra una donna della sua comunità è trattato da rifiuto umano.
    L’idea che tutti gli uomini siano impegnati in una brutale guerra contro tutte le donne cozza contro l’elementare dato di fatto che gli uomini hanno madri, figlie, sorelle e mogli che stanno loro più a cuore di quanto stiano loro a cuore la maggior parte degli altri uomini. Per dirla in termini biologici, i geni di ogni persona vanno in giro nel corpo di altre persone, metà delle quali sono del sesso opposto. Sì, la noncuranza che a volte la cultura di massa dimostra per l’autonomia delle donne va deplorata, ma si può davvero credere che, letteralmente, la nostra cultura “insegni agli uomini a violentare” o “esalti i violentatori” ? Anche l’insensibilità del sistema giudiziario di un tempo per le vittime di violenza carnale ha una spiegazione più semplice di quella secondo cui tutti gli uomini traggono beneficio dallo stupro. Fino a epoca recente, nei processi per stupro ai giurati veniva ricordato il monito di Lord Matthew Hale, giurista del diciassettesimo secolo, per cui la testimonianza di una donna va valutata con cautela, perché un’accusa di violenza carnale “è facile da muovere e da essa è difficile difendersi, anche se l’accusato è innocente”. Il principio è coerente con la presunzione di innocenza incorporata nel nostro sistema giudiziario, per il quale è preferibile lasciare in libertà dieci colpevoli che mettere in galera un solo innocente. Ma supponiamo, anche in questo caso, che gli uomini che hanno applicato tale politica allo stupro l’abbiano piegata ai loro interessi collettivi. Supponiamo che abbiano esercitato una qualche pressione sulla bilancia della giustizia per ridurre al minimo la possibilità di venire loro stessi, un giorno, accusati di stupro ingiustamente (o in circostanze ambigue) e che non abbiano dato abbastanza peso all’ingiustizia subita dalle donne nel vedere i loro aggressori andarsene via liberi. Questo sarebbe davvero ingiusto, ma non sarebbe ancora un “incoraggiare” lo stupro come consapevole tattica per tenere sottomesse le donne. Se fosse questa la tattica degli uomini, perché, tanto per cominciare, avrebbero dovuto fare della violenza carnale un reato?
    Quanto all’idea che credere alla teoria “non è sesso” sia più morale, essa è semplicemente errata. Riconoscendo che la sessualità può essere fonte di conflitto, e non solo sano piacere reciproco, non faremo che riscoprire una verità che gli osservatori della condizione umana hanno rilevato lungo tutta la storia. E se un uomo stupra per il sesso, questo non significa che “non può evitarlo” o che dobbiamo scusarlo, non più di quanto non dobbiamo scusare un uomo che spari a un negoziante di liquori per impadronirsi della cassa o che dia un colpo in testa a un automobilista per rubargli la BMW.
    Il grande contributo del femminismo alla moralità, in fatto di violenza carnale, è consistito nel porre in primo piano le questioni del consenso e della coercizione. Le motivazioni ultime del violentatore sono irrilevanti. Infine, pensiamo al quadro dell’umanità dipinto dalla teoria delle femministe del genere. Come fa notare la femminista dell’equità Wendy McElroy, secondo quella teoria “persino il marito, il padre, il figlio più amorevole e gentile trae beneficio dallo stupro della donna che ama. Nessuna ideologia che muova accuse così spietate agli uomini come classe può medicare alcuna ferita. Può solo, come contropartita, generare ostilità”.

  7. Silver ha detto:

    Tratto da TABULA RASA – PERCHE’ NON E’ VERO CHE GLI UOMINI NASCONO TUTTI UGUALI (2002), di Steven Pinker, docente di psicologia e direttore del Centro di neuroscienza cognitiva al MIT.
    ——————————

    La teoria ufficiale dello stupro ha origine in “Contro la nostra volontà”, un importante libro scritto nel 1975 da Susan Brownmiller, femminista del genere. Esso divenne l’emblema di una rivoluzione che cambiò il modo di vedere la violenza carnale e che rappresenta una delle maggiori conquiste del femminismo della seconda ondata. Fino agli anni Settanta il sistema giuridico e la cultura di massa affrontavano lo stupro prestando ben poca attenzione agli interessi delle donne. Le vittime, se non volevano essere giudicate consenzienti, dovevano dimostrare di avere opposto resistenza all’aggressore fino a rischiare la vita. Il loro modo di vestire era considerato un’attenuante per l’imputato, come se gli uomini, a veder passare una bella donna, non fossero in grado di controllarsi. E un’attenuante erano considerati anche i trascorsi sessuali della donna, come se scegliere di avere un rapporto con un uomo in una data circostanza equivalesse a consentire a rapporti con qualunque uomo in qualunque circostanza. Nei processi per stupro si esigevano elementi di prova, come la conferma di testimoni oculari, non richiesti per altri crimini violenti. Il consenso delle donne era spesso trattato con disinvoltura dai media popolari. Non era raro, nei film, vedere una donna riluttante venir presa da un uomo con le cattive e poi abbandonarsi nelle sue braccia. Con leggerezza non minore era trattata la sofferenza delle vittime di violenza carnale. Ricordo delle adolescenti, sull’onda della rivoluzione sessuale dei primi anni Settanta, scherzare fra loro dicendo:”Se uno stupro è inevitabile, meglio rilassarsi e goderselo”. Lo stupro perpetrato dal marito non era un reato, quello commesso durante un appuntamento amoroso non era neanche preso in considerazione come stupro, e di violenze carnali i libri di storia non facevano parola. Tali offese all’umanità sono scomparse o in declino nelle democrazie occidentali, e il merito di questo progresso morale è del femminismo. Ma nella sua teoria Brownmiller si spingeva ben oltre l’affermazione del principio morale per cui le donne hanno diritto a non essere aggredite sessualmente. Sosteneva che lo stupro non ha nulla a che vedere con il desiderio sessuale degli uomini, ma è una tattica tramite la quale l’intero genere maschile opprime l’intero genere femminile. Nelle sue celebri parole:
    “La scoperta dell’uomo che i suoi genitali potevano servire come arma per generare paura deve essere annoverata fra le più importanti scoperte dei tempi preistorici, insieme con l’uso del fuoco e le prime rozze asce di pietra. Dalla preistoria ai nostri giorni, è mia convinzione, lo stupro ha svolto una funzione critica. Si tratta né più né meno che di un consapevole processo di intimidazione mediante il quale tutti gli uomini mantengono tutte le donne in uno stato di paura”.
    Da qui nacque il moderno catechismo: lo stupro non c’entra con il sesso, la nostra cultura sociale condiziona gli uomini a stuprare ed esalta la violenza contro le donne. Tale analisi è un frutto diretto della teoria della natura umana fatta propria dal femminismo del genere: gli esseri umani sono tabulae rasae (devono essere addestrati o socialmente condizionati a volere qualcosa); l’unica pulsione umana significativa è quella verso il potere (quindi il desiderio sessuale è irrilevante); e ogni pulsione e interesse è di gruppo (per esempio del sesso maschile e di quello femminile), non di singoli individui. A causa della dottrina del Buon selvaggio, la teoria di Brownmiller attrae anche molti che non aderiscono al femminismo del genere. Dagli anni Sessanta si è diffusa fra le persone colte l’idea che si deve pensare alla sessualità come a qualcosa di naturale, non di vergognoso e sporco. Il sesso è buono perché è naturale e le cose naturali sono buone. E poiché lo stupro non è buono, non c’entra nulla con il sesso. La violenza carnale deve quindi avere origine in istituzioni sociali, non nella natura umana. Lo slogan “è violenza, non sesso” è giusto sotto due aspetti. E’ assolutamente vero nella prima e nella seconda parte per la vittima, che vive lo stupro come un’aggressione violenta, non come un atto sessuale. E, nella prima parte, è vero per definizione per lo stupratore, giacché, senza violenza o coercizione, non si può parlare di stupro. Ma che lo stupro abbia qualcosa a che vedere con la violenza non significa che non abbia nulla a che vedere con il sesso, come il fatto che la rapina a mano armata abbia qualcosa a che vedere con la violenza non significa che non abbia nulla a che vedere con il desiderio di possesso. I malvagi possono usare violenza per ottenere sesso esattamente come usano violenza per ottenere altre cose che desiderano.

  8. Silver ha detto:

    Il commento
    La guerra Sotterranea Contro ogni Donna
    Il messaggio è: sei libera di venderti, ma non di camminare per strada di DACIA MARAINI

    Colpiscono i dati: a Roma sono diminuiti gli scippi, le rapine, i furti, ma aumentano le violenze contro le donne. Come interpretare questo fenomeno, che non riguarda solo Roma ma tutta l’Italia? Non si tratta solo di città più o meno sicure. Si tratta di un degrado culturale che le donne sono le prime a pagare.

    Voglio ricordare che lo stupro è un’arma di guerra. Non lo dico io, l’ha stabilito l’Onu. Lo stupro non ha niente a che fare con il desiderio sessuale, ma con l’umiliazione di un corpo che si vuole punire.

    …omissis…

    Qualcuno potrebbe chiedersi: ma perché un’arma di guerra in tempo di pace? La risposta è che dentro ogni pace pretesa covano delle guerre sotterranee che oppongono una cultura di genere che si ritiene minacciata nei suoi privilegi, contro l’altro genere.

    …omissis…

    Forse non se ne rende conto, ma violentando una donna dà sfogo a una diffusa e antica rabbia maschile che non sopporta la perdita delle gerarchie tradizionali e trova offensiva ogni insubordinazione femminile. Avvilire, mortificare, castigare una donna per quello che è, sta alla base dello stupro. Non a caso nelle guerre più antiche era considerato un diritto del vincitore abusare delle donne del vinto.

    …omissis…

    Sporcare il ventre femminile, lacerarlo, avvilirlo fa parte della strategia del dominio. Ma poiché oggi la guerra fra i sessi non è ammessa, anzi si opera in nome della parità di diritti, le tecniche di sottomissione si spostano dalla prigionia familiare, dall’esclusione dei mestieri, dall’uso delle punizioni corporali, alla continua e insistita svalutazione del pensiero e dell’autonomia femminile. Nel momento che si dichiara libero il suo corpo, lo si relega al libertinismo.

    …omissis…

    La paura di un corpo indipendente, autonomo, che pretende di scegliere il proprio piacere, può fare impazzire chi, nonostante le pretese di parità, crede nella sottomissione di un sesso da parte dell’altro. Da lì alla violenza il passo è breve e molti lo compiono senza neanche rendersi conto della gravità di ciò che fanno. Un poco di sesso, che sarà? Dopotutto le donne vogliono questo no? «Vis grata puellis», dicevano i latini: «la forza piace alle fanciulle».

    Perfetta razionalizzazione di un atto di prepotenza. Ma lo stupro colpisce anche chi non lo subisce. È una ferita sociale che tocca tutti.

    …omissis…

    Dacia Maraini – Articolo dal Corriere della Sera, pagina 20
    21 febbraio 2011

    http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_febbraio_21/guerra-sotterranea-maraini-19059600532.shtml

    (Testo interpolato per rispetto del copyright)

  9. Alessio ha detto:

    Viene da chiedersi quanti fondi sono stati dati ad organizzazioni femministe per combattere una emergenza inesistente devastando uomini e bambini. Qui si parla di 900 MILIONI DI EURO dati dalla Comunità Europea alla sola Spagna:

    http://www.diariodesevilla.es/sevilla/detail.php?id=598410#opi

    “Para justificar fondos europeos se están inflando las denuncias falsas”
    Prepara para final de mes un viaje a Bruselas, será uno de los representantes de 67 asociaciones que van a exigir a la Comisión Europea que investigue al Gobierno español por posible malversación en los 900 millones de euros concedidos a España

  10. Alter Ille ha detto:

    Accuse contro i maschi assolutamente fantasiose che superano in ferocia e dissennatezza quelle che nella Storia sono state raccontate per giustificare le guerre di aggressione più ingiuste e senza senso. Colossali balle misandriche e profeminist che superano di gran lunga il proverbiale “asino che vola” raccontate per anni con assoluta serietà da autorità, responsabili dei destini del Mondo, come Dipartimento di Stato, Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale della Sanità, Amnesty International, ecc. Balle assolutamente incredibili ma sulla cui verità si è giurato e si giura e sulle quali ci si basa ogni giorno per fare e invocare leggi speciali che danno corpo e forza esecutiva al pregiudizio di una emergenza criminale identificata col genere maschile. Stante questo quadro sotto gli occhi di tutti, non viene necessariamente da porsi la domanda: ma perchè il genere maschile fa così paura a chi tiene gli strumenti di governo del Mondo? perchè la guerra contro il genere maschile sta diventando l’unica vera guerra in corso e sotto tutti i cieli? che cosa hanno nel cuore i maschi che terrorizza i potenti di questa Terra?

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