Psicoplastica & fumetti

Le generazioni maschili presenti vengono plasmate dall’infanzia sulle forme conformi  alla Voluptas della Liberata.  E ciò è cosa buona e giusta. Certo, non mancano sbavature e lacune. Il metodo è perfettibile e in via di affinamento.

Quelle future beneficeranno di trattamenti più sofisticati, meglio mirati alla psicomodellizzazione integrale. Sarà una psicochirurgia di alto livello. Il progresso incessante ci autorizza a sperarlo.

Ma non bisogna credere che i giovanissimi dei decenni andati non abbiano subito qualche  anticipazione del procedimento, che non siano stati fatti oggetto di qualche sano tentativo di disinfestazione interiore, nell’età beata della Nutella.

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Così insegnava nel 1976 Topolino

Le giovani marmotte e l’abilità femminile*


Qui, Quo, Qua trovano Emy, Evy, Ely nel bosco.  Da maschi sciovinisti si precipitano ad aiutarle per salvarle da difficoltà immaginarie, per trarle da pericoli inesistenti. Peggio,  essi stessi, tanto saccenti quanto imbranati, creano dal nulla problemi e rischi da cui poi saranno proprio le assertive e  intraprendenti  paperine a salvare se stesse e quei  vuoti e incapaci fanfaroni.


Veri maschilisti dentro  e ridicoli sbruffoni fuori,  ancorché salvati e nutriti, sentenziano fino alla fine che: “Le ragazze dovrebbero togliersi dai piedi e lavari i piatti!” per concludere ingrati e sprezzanti, che: “Le reginette del creato dovrebbero stare ai fornelli … e lasciare il resto a noi!”.


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E così invece rieducava nel 1992-96

José Carioca e la TV maschista**

Un gruppetto di misogini, più o meno pennuti, osserva compiaciuto alla Tv il nuovo pogramma patriarchista  che sprona i maschi alla controrivoluzione: è ora di finirla con l’emancipazione e il femminismo, ricacciatele ai fornelli, rimettetele al loro posto con i metodi di una volta!

Seguite l’esempio del troglodita maschista (sonnecchiante  in ciascuno)  che con la clava in mano trascina la schiava verso il focolare-caverna.

Ne seguono  aperte manifestazioni di piazza, dove i padroni rimasti senza serve urlano il loro diritto al dominio e minacciano fuoco e fiamme (…fornelli) a tutte le emancipate, liberate e liberande della città. Le quali però non ci stanno (era ora!) e avviano finalmente la lotta vittoriosa contro la TV istigatrice della misoginia e tutti i  cavernicoli che, sul viale del tramonto, ne seguono i tristi insegnamenti. Vae victis!

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* Topolino n. 1065 del 25.4.1976 Pag. 57 e sgg.

** Le immagini sono tratte dall’edizione brasiliana di Topolino del dicembre 1992. Il racconto venne pubblicato in Italia  nell’agosto 1996 nel “Mega Almanacco” n. 476 (da pag. 6)  con il titolo che ho indicato sopra. Il termine “maschista”, invero originale, è  ovviamente ben più comprensibile a ragazzi e adolescenti dell’esotico “machista”  (che da loro potrebbe essere riferito a …Maciste). Avendo smarrito la copia, ho ricostruito a memo la parte conclusiva del racconto (mancano dettagli). Chi riesce a riesumarlo me ne renda edotto: grazie mille.

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One Response to Psicoplastica & fumetti

  1. emanuele ha detto:

    In un Topolino antecedente al 1957, mi ricordo di una sfida fra giovani marmotte maschi e femmine per la costruzione di un ponte in cui i ragazzi seguono un progetto troppo complicato e stanno per perdere la gara. Vengono salvati da zio Paperino (!) che con un lungo tronco ottiene in extremis l’attraversamento del fossato. Conclusione un po’ zoppa ma non frustrante.

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