E la ricchezza interiore?

“Voi continuate a sbeffeggiare quelli come me, insistendo con la storia che il vero valore del maschio starebbe tutto nella posizione sociale, nel prestigio pubblico, nella fama  (non importa come conquistata, …vedi Maso).  Nella quantità di sesterzi, nel potere. O tutt’al più, nella strafottenza, nella tronfiaggine, nelle sbruffonerie di cui è capace. Dite che i bravi ragazzi se la sognano mentre i mascalzoni ne fanno scorpacciate.

Tutte cose che nessun maestro (cioè, nessuna maestra) mi aveva insegnato. E le prof delle medie nemmeno. Alle superiori silenzio tombale. Mio padre, bocca cucita, come il parroco e l’allenatore.

Mia madre …brrr…

Io avevo capito diversamente. Che quel che in ogni uomo vale per davvero e veramente sono le doti morali, intellettuali. La forza interna, la determinazione, lo spirito di sacrificio, la stabilità, l’iniziativa. Avevo inteso che le femmine apprezzavano massimamente – e di più –  la frugalità, la semplicità, la chiarezza. Il coraggio, la logica,  l’ironia. Il calore umano. Quello che uno ha dentro. Insomma: la ricchezza interiore…”.


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4 Responses to E la ricchezza interiore?

  1. raffaele ha detto:

    Non so dove postarlo questo ennesimo articolo spazzatura di Repubblica, quindi lo posto qui:

    http://www.repubblica.it/scienze/2011/02/20/news/donne_perdonano_meglio_di_uomini-12681235/?ref=HRERO-1

    LO STUDIO
    Le donne perdonano di più
    “E’ questione di empatia”
    Ricerca spagnola analizza le differenze fra sessi e generazioni in materia di superamento di un torto o di un’offesa grave. Riesce meglio al femminile, perché ci si immedesima di più nei pensieri e nei sentimenti degli altri. Cruciale è il superamento del rancore e la dimostrazione di rimorso, per chi è colpevole dell’offesa

    di ALESSIA MANFREDI

    Le donne perdonano di più “E’ questione di empatia”
    E’ UN PERCORSO, non un atto immediato. Spesso doloroso ma catartico. Che si tratti di uno sgarbo sul lavoro, di un tradimento del partner, di un’offesa grave, che brucia ancora di più perché a infliggerla è stata una persona cara, perdonare è una virtù, forse un’arte, in cui le donne primeggiano. Lo fanno meglio e più facilmente rispetto agli uomini e non solo all’interno della coppia. Questione di empatia, spiega uno studio spagnolo, che analizza le differenze fra sessi e generazioni in materia di perdono. Arrivando alla conclusione che i genitori riescono più facilmente a lasciarsi alle spalle un torto rispetto ai figli. E, fra adulti, alle donne passare oltre riesce meglio che ai maschi.

    Il fattore chiave sta in quella capacità di riconoscere pensieri e sentimenti degli altri, di immedesimarsi e reagire in modo opportuno: l’empatia. Che le donne hanno in quantità maggiore rispetto agli uomini,

    …omissis…

    I risultati della ricerca, ottenuti utilizzando una scala per valutare la capacità di perdonare e una che prende in considerazione anche i fattori che lo facilitano, suggeriscono che esistono precise differenze nei motivi che possono indurre a superare uno sgarbo o un’ingiustizia, a seconda del sesso e dell’età.

    …omissis…

    Il superamento dei sentimenti negativi è uno sforzo che implica un atto di volontà. Che alla lunga, secondo diversi studi scientifici, paga. Perché provare rabbia, desiderio di vendetta, risentimento rischia di far ammalare, mentre se si riesce a perdonare, si sta meglio psicologicamente e fisicamente. Non solo: il perdono è una scelta di forza, che permette di rimettersi in gioco. Negli ultimi anni la scienza se ne è occupata con interesse crescente, evidenziando proprio i legami fra la disponibilità al perdono e lo stato di salute: meno stress, meno sintomi depressivi, meno disturbi circolatori.

    …omissis…

    Ma cosa guida il processo che porta a superare un torto? Stando allo studio spagnolo, le differenze maggiori si riscontrano fra uomo e donna. In base ai dati raccolti, entrambi considerano la migliore definizione di perdono la mancanza di rancore, ma per l’uomo questo aspetto risulta più importante rispetto alla donna. In generale, poi, più si perdona, più si è disposti a farlo in ogni campo.

    …omissis…

    Le autrici dello studio sono convinte che i risultati possano aprire la via ad ulteriori studi, in particolare, a comprendere meglio il ruolo del perdono nella psicoterapia per le vittime di abusi sessuali, di maltrattamenti fisici o tradimenti all’interno della coppia.

    (Post interpolato per rispetto del Copyright del quotidiano).

  2. Rino ha detto:

    La quasi totalità degli UU è incapace di leggere l’odio da cui nascono quelle parole. Non vuole vederlo. Non riesce ad ammettere che la misandria possa esistere. Ne ignora il nome stesso.

    E invece questa è la Cattiva Novella che tu, primo in Italia, hai diffuso 30 anni fa: la misandria esiste.

    Sì fratelli, esiste.

    RDV

  3. Silver ha detto:

    http://www.paolaconcia.it/b/?p=3040
    Ma chissà, forse è solo la sessualità maschile che va interrogata. Non c’è da lambiccarsi tanto il cervello, da fare ipotesi, da cercare contesti giustificatori. Polanski è stato giocato dalla misura e dismisura, dal paradiso e inferno della sessualità dei maschi, dei maschi della specie umana, intendo. Una sessualità che non cerca la complementarietà, che non cerca la differenza ma solo l’inferiorità dell’essere a cui si rivolge. Questa è la regola perché il teatro cominci. L’inferiorità è l’ingrediente necessario, se manca, manca tutto. Inferiorità che si può declinare in tanti modi : nei modi del potere, del denaro, della cultura, della forza fisica e anche del simbolico – per gli ignoranti morti di fame privi di altre risorse concrete il simbolico basta e avanza, perché essere uomini in questa società è pur sempre un valore. E… attenzione, un passo più avanti, ma solo un passo più avanti nella stessa direzione, c’è la tenera età dell’oggetto del desiderio, la sua piccolezza, la sua freschezza, le sue coscette, le sue manine, il sesso nuovo e profumato. Solo un passo più avanti verso l’abisso.
    Uno scambio tra pari con gli uomini è impossibile. Per le donne della mia generazione far alzare l’uccello ad un uomo è stata un’impresa, in tante hanno rinunciato. Ma quando dico della mia generazione, forse mi allargo troppo, parlo in realtà non di tutte, ma delle donne emancipate, colte, autonome, che si sono fatte consapevoli della loro dignità e anche della loro voglia di scopare. Prima regola non mostrare il proprio desiderio, se lui si accorge del tuo desiderio è molto probabile che il suo non sopravviverà. Seconda regola: i giochetti, i sublimi giochetti. “ Facciamo che sei la cameriera, che mi porti la colazione a letto” , “ la bambina” (ecco la bambina!) che recita la poesia di Natale”, “facciamo che sei una perfetta sconosciuta incontrata sul treno”, “facciamo che sei una cieca e che vai a tentoni e ti ritrovi co’ sto bel cazzo in mano” “che sei una puttana” “… che sei la mia segretaria” E poi magari la segretaria se la sposano davvero, in seconde nozze.
    Ma il teatro può esser più complicato, può arrivare ad una vera e propria mise en scène. Allora il gioco si fa più serio. Ricordo quel caso emblematico, riportato poi dalla cronaca, in cui la donna era legata al letto e lui, in piedi nudo su di un armadio antistante si sarebbe dovuto gettare come un satanasso su di lei, e che invece sbagliò mira o si ruppe l’armadio o fu poco agile nel salto, non ricordo bene, insomma finì per terra e sbattendo violentemente la testa, perse i sensi. Solo i lamenti di lei, prima flebili, poi angosciati e poi definitivamente disperati riuscirono ad attirare l’attenzione dei vicini, che chiamarono la polizia, polizia che si ritrovò stupefatta di fronte ad una scena alla Stieg Larsson in versione assolutamente pecoreccia. Naturalmente tutto questo può essere rovesciato , non per desiderio femminile , badate bene, ma sempre per il suo di lui. Cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia. Qui però siamo già nel patologico dove il servo, e tante volte anche la serva, è lui, il bambino cattivo che va punito è lui, così il giovane SS pentito eccetera eccetera. E magari sarà lei a dover volare giù dall’armadio. Non ha importanza se non si ha le physique du ro^le, qui l’immaginazione è tutto, ma le botte devono essere vere.
    “Insomma una grande fatica!”, così mi diceva una mia amica che faceva la vita. “Fare la vita” una significativa metafora, come se la vita non fosse che questa, come se nel mestiere di puttana fosse racchiuso il senso del destino femminile. Lei certo conosceva bene gli uomini, ma io a quel tempo ero una giovane donna che credeva fermamente nell’uguaglianza tra i sessi. Come darle retta quando mi diceva:” ficcagli un dito nel culo e dagliela il meno possibile”?
    A quell’epoca ero una giovane donna che pensava che, con l’espressione di una sessualità femminile più libera, la prostituzione un giorno sarebbe sparita, non sapevo ancora che fosse un vizio dell’anima.
    La mia nuora cinese mi racconta che la terribile usanza di non far crescere i piedi alle bambine dipendeva dall’enorme piacere che gli uomini provavano a vedere le donne camminare dondolando che appena si reggevano in piedi. Nella debolezza dell’altro gli uomini hanno sempre celebrato la loro forza. La debolezza dell’altro da sé è per loro una necessità, la fonte della loro identità. Una miseria. Ma da dove nasce questa miseria?
    Alcuni dicono dalla natura. I maschi lottano tra loro per il possesso della femmina, è legge universale, così si racconta. La verità invece è che le femmine degli animali saggiamente si accoppiano solo con i più forti. Ma che dire di noi femmine della specie umana, noi che riusciamo ad amare anche i gobbi?
    Hawking, il famoso scienziato inglese, interrogato sul futuro della terra ha risposto :”Non ci sarà futuro, se non troviamo presto rimedio all’aggressività umana” Mi chiedo spesso che giorno era quando una X del cromosoma umano si è trasformato in Y, ed è apparso sulla terra un uomo. Era una bella giornata? pioveva? tirava vento? faceva caldo o faceva un freddo cane?
    Spiegare ad una bambina il mondo è la cosa più difficile e dolorosa che mi sia capitata. La tremenda pedagogia del non fare, del non andare, dello stare attenta, di non essere troppo gentile, di non parlare agli sconosciuti, di sedersi a gambe chiuse, di stare composta, del ti possono far del male, di metterle paura. Fare in modo che quasi sia la sua paura a proteggerla è un delitto . E’ straziante vedere una bambina capire a poco a poco. Fa male all’anima. Dolore immenso. Di questo non perdono Polanski, di questo non perdono gli uomini come lui, né le donne e gli uomini che lo difendono.
    Paideia? Non mi fate ridere
    Alessandra Bocchetti

  4. Alter Ille ha detto:

    I maschi devono tornare in se stessi: la loro strada è la dura salita verso la cima del monte sacro interiore, là dove si rivela l’incontro con la radice più profonda della maschilità, e si svela il loro compito di “dare il nome alle cose” e la verità delle cose. E’ a mio avviso la ricchezza interiore. Questa corsa dei maschi fuori di se stessi è una corsa idolatrica. Fra gli errori che hanno reso schiavi e distrutto i maschi c’è un rapporto con la donna che non passa attraverso la piena consapevolezza nè della natura maschile nè della natura femminile. Ne è nato un gigantesco culto idolatrico della donna, un idolo femminile che tiene i suoi piedi sulla testa di maschi perduti a se stessi ed è al tempo stesso, tanto più potere acquista, l’incarnazione della disperazione della donna.

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