La piramide, la bugia, la rovina

21/06/2011

Abbiamo capito che si può mentire sia con le verità che con le bugie e con una miscela delle due.  Certo, nel mentire, le verità sono insostituibili, ma anche le menzogne più smaccate possono giovare.  Una delle fondamentali dice che M ed F sono uguali. Da ciò deriva una bella cascata di conseguenze antimaschili davvero ghiotte, da leccarsi i baffi. E le ferite.

Il diritto di realizzarsi e il dovere di sopravvivere

Chi negherebbe che anche le DD hanno il diritto di procacciarsi un reddito, di intraprendere una carriera, di realizzarsi nella professione?  Peccato che a questo diritto femminile non corrisponda il simmetrico maschile, ma il  suo antispeculare: il dovere.

La grande mistificazione in cui viviamo ci ha resi ciechi di fronte al fatto che una donna che non abbia reddito proprio può avere, ed ha, una vita sociale perfettamente soddisfacente, piena  e completa. Tutti i bisogni della scala di Maslow sono soddisfatti: salvo quello apicale. Dalla gioventù alla vecchiaia.

Le ragazze senza reddito, come fu  e come è ancora, hanno i fidanzati che le  raccolgono e le riportano a casa, che le conducono alle feste, ai momenti conviviali, agli incontri con gli amici,  alle gite, al cinema. Hanno uomini che pagano loro la pizza e qualche cena, che fanno i regali, che si accollano le ferie. Hanno chi le accompagna e riaccompagna in ogni luogo, spesate di tutto. Hanno poi – e si capisce – la vita sessuale che desiderano.  Il maschio non ha nulla di questo giacché nella relazione è quello che dà tutto, in cambio del sesso e un po’ di comprensione. Dà …se ha qualcosa da dare.

Le femmine possono avere, hanno avuto e hanno una vita sociale pienamente soddisfacente pur senza avere alcun reddito. Un ventenne che non ne ha si trova la vita sociale dimezzata, se non preclusa, e la continenza come “opzione”.  Rischia la segregazione sociale, la solitudine, la castità,  la depressione e il disprezzo degli altri e di se stesso. Lo si insulta e sbeffeggia con l’epiteto di “sfigato”.

Quel che vale in gioventù vale dopo, giacché nulla muta. Le femmine senza reddito – la grande maggioranza nel passato – hanno avuto la metà (e più della metà) di quel che aveva il marito. Stessa casa, alimentazione, cure, viaggi, relazioni sociali, divertimenti etc. . Qualche vestito e qualche capriccetto in più a compensare il bere e il fumare di lui. Una sola cosa mancava: la realizzazione di sé nella professione, come se gli uomini trovassero la propria nel lavoro. Mentre ci trovano il minimo: il pane, la vita sessuale, le relazioni umane e la socialità di base. Il minimo basale.

Sulla piramide di Maslow

Eppure, di fronte al gran numero di disoccupati e al più grande ancora dei precari, noi –  obnubilati –  mettiamo sullo stesso piano quelle che hanno tutto, salvo la realizzazione di sé, con quelli che non hanno nulla e che sognano il minimo elementare: come un miraggio.


Mentre le une sono “frustrate” nella ricerca di quel tesoro che sta al vertice della piramide, gli altri sono impediti nell’ottenere il minimo assoluto che ne sta alla base.

Tuttavia, giacché menzogna dice che sono uguali, vanno trattati nello stesso modo. Quasi. C’è qualche doveroso aiutino per quelle che – per definizione – non possono diventare “sfigate”.

Sovrana menzogna a fondamento di un’intollerabile ingiustizia, madre maligna di immensi mali individuali e sociali. Presenti e futuri.

Rino D.V.

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