Sono una mamma…

24/10/2011

Buongiorno, sono una mamma che si sta separando.

Magari vi chiederete perchè scrivo a voi; è come buttarsi in bocca al nemico.

Invece io non credo che dovrebbe essere così. Perchè anche se separati, i genitori rimangono sempre genitori dei figli e come tali non dovrebbero litigare riguardo al loro benessere.

Quindi quello che non capisco è perchè i padri e le madri devono essere messi su due piani diversi dalla società e dalla legge.

Per me i figli hanno bisogno di entrambi i genitori e, nel caso in cui tutti e due siano in grado di ricoprire tale ruolo, pur riconoscendo ad uno solo dei due il diritto di coabitarvi per ragioni ovvie di sopravvivenza civile, il tempo e le ragioni economiche di entrambi devono essere paritariamente riconosciuti.

Per me crescere ed educare i figli è sia un diritto che un dovere dei genitori che non può mai venire meno.

Quello che non capisco è perchè, io che capisco la necessità dei miei figli di avere un padre che sia partecipe attivamente alla loro vita e ho accettato un assegno di mantenimento più basso purchè lui li tenga più spesso con sè, vengo considerata come una madre degenere e snaturata perchè tutti pensano che sia compito prioritario della madre dover crescere i figli.

Se la mentalità comune è questa, non mi meraviglia che sia così difficile attuare leggi che non siano discriminatorie per i padri!

Mio marito stesso, che prima mi accusava di avergli tolto i figli quando ho deciso di separarmi, ora si lamenta perchè li deve venire a prendere e poi portare a pallavolo o in piscina quando li ha lui, perchè spreca benzina e perchè sono adolescenti e sempre impegnati.

Ora, se io avessi preteso più soldi, potrei capire le sue recriminazioni, ma proprio perchè sono io che ho deciso di lasciarlo, ho accettato di recarmi da un avvocato scelto da lui, ho accettato una cifra minore dato che ha dovuto trovarsi una casa, gli ho lasciato tutti i risparmi comuni tranne quelli destinati allo studio dei figli (che ero disponibile ad intestare direttamente a loro), ero part-time e mi sono trovata subito un lavoro a tempo pieno…

Io amo i miei figli e per questo capisco quanto abbiano bisogno del padre. Non si può fare una legge che sia così aleatoria e lasci così tanti punti oscuri in materia di affidamento. Per me non è una questione di soldi, ma proprio di benessere psichico di tutti.

Pertanto dovrebbero essere compilate linee guida per i giudici e gli avvocati divorzisti che regolamentino la materia in modo più esplicito. Poi, nei casi in cui i coniugi abitino molto lontani, o ci siano altre difficoltà oggettive, allora e solo allora si potrà lasciare maggior discrezionalità al giudice.

Penso che sia le associazioni di padri che quelle delle madri dovrebbero essere concordi e lavorare insieme in modo da tutelare sempre di più i diritti dei loro figli. Lasciando fuori il tornaconto economico personale.

Una mamma.

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Cortese Sig.ra Mamma,

che gli UU siano nemici delle DD lo ha stabilito il femminismo. E sia. Qui però trova un nemico leale. Forse cinico, ma di sicuro leale.

Lei parte da una prospettiva soggettiva, la sua storia in corso di evoluzione, inquadrandola a tratti in quella oggettiva (generale).  Nelle sue righe ci sono dunque questioni e piani che si intrecciano.

1- In parte descrive il “dover essere” delle cose, dei rapporti tra ex nei confronti dei figli. Concordo con quello che lei dice, che infatti contrasta con il dogma femminista secondo cui avere un genitore (la madre) è sufficiente, ciò sulla base della fandonia per cui femmine e maschi, madri e padri,  sarebbero uguali e intercambiabili.

2- Dice di non aver preteso ciò che avrebbe potuto pretendere sul piano economico. Brava. Però avrebbe potuto ridurre l’ex quasi in miseria. Il che conferma quando sostengono quelli del Momas: il destino del separato dipende dalla volontà della ex. Se vuole ridurlo in mutande, può farlo. Una condizione di dipendenza e subordinazione che sarebbe intollerabile e non tollerata dalle DD. E invece gli UU l’hanno tollerata in silenzio per decenni. Adesso qualcuno dice che questa subordinazione deve finire.

3- Si capisce che ogni condivisione crea problemi che nella gestione monocratica del rapporto con i figli non ci sono. Superfluo farne l’elenco. Ma questo è il prezzo da pagare per entrambi e deve essere pagato alla pari.

4- L’ex si lamenta di dover fare cose che non gli garbano? Deve svolgere compiti “da mamma”? Li deve fare e basta. Ma lei svolge quelli da “papà”? Ad es. accetta di essere “odiata” dal figlio imponendogli regole e limiti? Restando ferrea nel “no” quando è “no”? Gli consente di correre dei rischi o lo tiene a guinzaglio corto, di modo che diventi handicappato? C’è un lato dell’essere padri mica tanto piacevole. Lei se lo accolla davvero o solo nelle intenzioni? In fondo è più facile per un padre fare da madre che il contrario. Se n’è accorta?

5-  “…vengo considerata come una madre degenere e snaturata perchè tutti pensano che sia compito prioritario della madre dover crescere i figli”. Qui ho difficoltà a capirla. O lei vive in qualche antro sperduto delle Valli del Natisone o sulle Madonie oppure sta descrivendo una realtà proiettiva,  che non è fuori di lei, ma nel suo immaginario. A meno che il figlio sia ancora da svezzare,  non conosco ambiente in cui un simile capo di imputazione potrebbe caderle addosso, semmai il contrario: ecco una ex che non ricatta il marito! Le potrà comunque giovare l’imprimatur  e l’approvazione degli UU del Momas, dei “nemici”, sostenitori dichiarati della bigenitorialità a vita.

Ha il nostro salvacondotto:  può girare tranquilla…

Rino DV








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Il pioniere

12/10/2011

IL PIONIERE (DEI PIONIERI)

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In questi giorni  – venticinque anni fa – Misterxy digitava la sua prima lettera di critica, smascheramento e condanna ad un quotidiano, in risposta ad articoli e commenti celebrativi dell’ingresso delle DD nelle Forze Armate, “conquista” femminista a quei tempi sognata e – apparentemente – irraggiungibile.  Ma poi raggiunta senza colpo ferire. Come le altre.

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Prima missiva cartacea di una serie ininterrotta di interventi lanciati in ogni direzione nel tentativo di spezzare il tabù, di incrinare la muraglia del conformismo assoluto, della cecità totale, della infinita viltà maschile.

In una solitudine vertiginosa, quel pioniere ha combattuto la giusta battaglia sopportando lo scherno e la derisione, subendo insulti e dileggi. Imperterrito, senza sbandamenti è stato la bussola di se stesso e ha continuato ininterrottamente a far sentire la nuova, antica verità. Non si sa di altre voci nel deserto di quegli anni.

Nella solitudine assoluta ha intuito, ha capito, ha riflettuto. Ha sentito, ha percepito e non ha avuto paura.

Nel buio più totale, senza aiuto,  senza appoggi e  senza la speranza di poterne trovare nella comunità prossima e men che meno altrove, ha perseverato, fino al giorno in cui, nata la rete, scoprì finalmente di non essere solo.

Bisogna avere una sensibilità straordinaria, un coraggio da temerari, una energia inesauribile, per entrare da soli nei continenti nemici dove  l’aria stessa è avvelenata e la tua presenza scandalosa.

In verità  la mia personale stima per quest’uomo va ben oltre, giacché si fonda su motivazioni ancora più profonde,  ma che sia stato il pioniere di questa nostra giusta battaglia è un fatto incontrovertibile che sta nella storia del Momas. Chapeau! Misterxy.

Vox clamantis in deserto, quando era deserto vero, a perdita d’occhio e salatissimo.

Poi venne il Web e fu un’altra Era.

Rino DV