Sono una mamma…

Buongiorno, sono una mamma che si sta separando.

Magari vi chiederete perchè scrivo a voi; è come buttarsi in bocca al nemico.

Invece io non credo che dovrebbe essere così. Perchè anche se separati, i genitori rimangono sempre genitori dei figli e come tali non dovrebbero litigare riguardo al loro benessere.

Quindi quello che non capisco è perchè i padri e le madri devono essere messi su due piani diversi dalla società e dalla legge.

Per me i figli hanno bisogno di entrambi i genitori e, nel caso in cui tutti e due siano in grado di ricoprire tale ruolo, pur riconoscendo ad uno solo dei due il diritto di coabitarvi per ragioni ovvie di sopravvivenza civile, il tempo e le ragioni economiche di entrambi devono essere paritariamente riconosciuti.

Per me crescere ed educare i figli è sia un diritto che un dovere dei genitori che non può mai venire meno.

Quello che non capisco è perchè, io che capisco la necessità dei miei figli di avere un padre che sia partecipe attivamente alla loro vita e ho accettato un assegno di mantenimento più basso purchè lui li tenga più spesso con sè, vengo considerata come una madre degenere e snaturata perchè tutti pensano che sia compito prioritario della madre dover crescere i figli.

Se la mentalità comune è questa, non mi meraviglia che sia così difficile attuare leggi che non siano discriminatorie per i padri!

Mio marito stesso, che prima mi accusava di avergli tolto i figli quando ho deciso di separarmi, ora si lamenta perchè li deve venire a prendere e poi portare a pallavolo o in piscina quando li ha lui, perchè spreca benzina e perchè sono adolescenti e sempre impegnati.

Ora, se io avessi preteso più soldi, potrei capire le sue recriminazioni, ma proprio perchè sono io che ho deciso di lasciarlo, ho accettato di recarmi da un avvocato scelto da lui, ho accettato una cifra minore dato che ha dovuto trovarsi una casa, gli ho lasciato tutti i risparmi comuni tranne quelli destinati allo studio dei figli (che ero disponibile ad intestare direttamente a loro), ero part-time e mi sono trovata subito un lavoro a tempo pieno…

Io amo i miei figli e per questo capisco quanto abbiano bisogno del padre. Non si può fare una legge che sia così aleatoria e lasci così tanti punti oscuri in materia di affidamento. Per me non è una questione di soldi, ma proprio di benessere psichico di tutti.

Pertanto dovrebbero essere compilate linee guida per i giudici e gli avvocati divorzisti che regolamentino la materia in modo più esplicito. Poi, nei casi in cui i coniugi abitino molto lontani, o ci siano altre difficoltà oggettive, allora e solo allora si potrà lasciare maggior discrezionalità al giudice.

Penso che sia le associazioni di padri che quelle delle madri dovrebbero essere concordi e lavorare insieme in modo da tutelare sempre di più i diritti dei loro figli. Lasciando fuori il tornaconto economico personale.

Una mamma.

***

Cortese Sig.ra Mamma,

che gli UU siano nemici delle DD lo ha stabilito il femminismo. E sia. Qui però trova un nemico leale. Forse cinico, ma di sicuro leale.

Lei parte da una prospettiva soggettiva, la sua storia in corso di evoluzione, inquadrandola a tratti in quella oggettiva (generale).  Nelle sue righe ci sono dunque questioni e piani che si intrecciano.

1- In parte descrive il “dover essere” delle cose, dei rapporti tra ex nei confronti dei figli. Concordo con quello che lei dice, che infatti contrasta con il dogma femminista secondo cui avere un genitore (la madre) è sufficiente, ciò sulla base della fandonia per cui femmine e maschi, madri e padri,  sarebbero uguali e intercambiabili.

2- Dice di non aver preteso ciò che avrebbe potuto pretendere sul piano economico. Brava. Però avrebbe potuto ridurre l’ex quasi in miseria. Il che conferma quando sostengono quelli del Momas: il destino del separato dipende dalla volontà della ex. Se vuole ridurlo in mutande, può farlo. Una condizione di dipendenza e subordinazione che sarebbe intollerabile e non tollerata dalle DD. E invece gli UU l’hanno tollerata in silenzio per decenni. Adesso qualcuno dice che questa subordinazione deve finire.

3- Si capisce che ogni condivisione crea problemi che nella gestione monocratica del rapporto con i figli non ci sono. Superfluo farne l’elenco. Ma questo è il prezzo da pagare per entrambi e deve essere pagato alla pari.

4- L’ex si lamenta di dover fare cose che non gli garbano? Deve svolgere compiti “da mamma”? Li deve fare e basta. Ma lei svolge quelli da “papà”? Ad es. accetta di essere “odiata” dal figlio imponendogli regole e limiti? Restando ferrea nel “no” quando è “no”? Gli consente di correre dei rischi o lo tiene a guinzaglio corto, di modo che diventi handicappato? C’è un lato dell’essere padri mica tanto piacevole. Lei se lo accolla davvero o solo nelle intenzioni? In fondo è più facile per un padre fare da madre che il contrario. Se n’è accorta?

5-  “…vengo considerata come una madre degenere e snaturata perchè tutti pensano che sia compito prioritario della madre dover crescere i figli”. Qui ho difficoltà a capirla. O lei vive in qualche antro sperduto delle Valli del Natisone o sulle Madonie oppure sta descrivendo una realtà proiettiva,  che non è fuori di lei, ma nel suo immaginario. A meno che il figlio sia ancora da svezzare,  non conosco ambiente in cui un simile capo di imputazione potrebbe caderle addosso, semmai il contrario: ecco una ex che non ricatta il marito! Le potrà comunque giovare l’imprimatur  e l’approvazione degli UU del Momas, dei “nemici”, sostenitori dichiarati della bigenitorialità a vita.

Ha il nostro salvacondotto:  può girare tranquilla…

Rino DV








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3 Responses to Sono una mamma…

  1. Rita ha detto:

    ma… ma tutte quelle storie sul “qui si parla il linguaggio maschile e qui siete voi a dovervi adattare al nostro linguaggio?”…:-) scherzo naturalmente. Però Anna, se ci pensi un attimo, il tuo richiamo all’incoraggiamento è l’ennesima prova della nostra inferiorità in tal senso. Uso proprio questa parola: inferiorità, conscia di questa parola. E non perchè voglia sminuire me o il mio genere di appartenenza. E che.. così è. Di muoversi “verso” non se ne parla, se accade, abbiamo bisogno di essere incoraggiate come i bambini che muovono i primi passi, guai a passarci vicino di corsa.. l’aria ci farebbe cadere o vacillare e ci si raffredderebbe immediatamente. Al primo accenno ci si perde e si potrebbe mollare.

    Insomma, dice Anna, anche noi donne abbiamo patito e patiamo il dictat odierno. Vero. Alla resa dei conti non ha certo portato vantaggi alle donne. A me no di sicuro. Dunque uniamoci, ma siate voi ad aprirci la porta con garbo e cavalleria..se bussiamo, per incoraggiarci ad entrare. Chè se aprite solo la porta ci si scoraggia..siam donne.

    Oh non è una critica a nessuno dei due. Solo una considerazione di ordine generale. 🙂

  2. Rino ha detto:

    Ciao Anna.
    Scrivi:
    >>
    … ma cristo una volta tanto che una “mamma” …
    incoraggiatela, incoraggiamole…
    >>

    Seguendo il tuo suggerimento sono andato a rileggere l’articolo. Non mi pare castrante né ingeneroso. Forse freddo, ma non liquidatorio, cosa che non poteva essere nei miei intendimenti.
    .
    Però può essere accaduto questo, che dopo avere fatto il kattivo per tanti anni, mi sia dimenticato della mia vera natura di “buono” ed abbia smarrito persino la capacità di cogliere le mie stesse kattiverie.
    .
    Non escludo, d’ora in avanti, di concedermi qualche concessione alla …bontà. Il mio passato da kattivissimo me lo consente, finalmente.
    .
    Anche se so che poi, così facendo, qualcuno mi dirà: “Eccheè!? Ti metti a fare il buono, adesso! Ci stai tradendo ancora una volta!”
    .
    RDV

  3. anna ha detto:

    Ciao
    cavolo Rino… non fare l’estremista! Scherzo dai
    lo sò che voi UU avete dall’altro lato noi che altro che estremiste… ma cristo una volta tanto che una “mamma” (e tu sai di che osceno tabù si parla sopratutto nella patria del: di mamme una sola ce n’è ma la mamma italiana ne val cento da sè) si espone e viene dalla vostra parte (che poi è anche la mia) dovreste aver piacere, ma non piacere formale, intendo coraggio di andare avanti perché una cosidetta appartenente al sesso debole????????????? si affaccia al vostro blog e ci partecipa con evidenti buone intenzioni, il piacere di accogliere una voce altra dal coro ufficuialmente riconosciuto come giusto [mio dio quante donne??? ho incontrato che hanno dichiarato, come niente fosse davanti a chiunque, che avrebbero fatto pagare cara la separazione ai loro ex usando i propri figli…]
    incoraggiatela, incoraggiamole… (io ci stò provando nel mio piccolo a dire alle mie congeneri che non c’è un solo modo per affrontare la vita e che soprattutto quello della condivisione è quello più sano), affinchè si sentano meno sole [guarda che anche noi, stronze si ma anche povere deficenti, siamo bersagliate costantemente e spesso proprio da chi crediamo ci debba amare, tipo le nostre stesse mamme e zie e nonne e amiche ecc. è potentissimo il dictat sociale odierno, come niente ci giudicano e ci isolano severamente se “sderazziamo” dalla totale FEDELTA’ alla DDDDona]
    e non ti stò proponendo la solita: una volta tanto che facciamo una cosa bene ce lo DOVETE riconoscere, che sarebbe poi la solita vecchia e ammuffita pappardella riservata a voi da circa 3000 annidi cui capisco benissimo che siete arcistufi di tollerare
    ti dico solo di gioire almeno dentro di te (e magari farne trasparire qualcosina) per questo successo della “natura” e non della cultura o cosidetta “civiltà” che tale non è dato che siamo arrivati ad essere forzatamente così lontani UU da DD mentre è così contro natura appunto
    forse mi sono dilungata troppo e non so quanto sia riuscita a farmi capire non riesco a controllare questa porca tastiera e stò facendo una fatica immensa
    comunque ti e vi saluto a tutti con profonda stima per la tenacia con la quale portate avanti questi “discorsi”
    anna

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