Il sistema o le persone?

Continuo a rubacchiare dal sito UominiBeta, perché questa refurtiva è troppo ghiotta. Un intervento di A.Ermini ed uno di C. Brivio. Le sottolineature sono mie. 

 

complotto

Regia o meccanismo automatico?

Regia o meccanismo automatico? La risposta non può essere semplice, oggi. Qualche decennio orsono forse si.

Piuttosto mi sembra necessariamente ambigua. Seguendo un ragionamento di Preve (ma prima di lui anche Cesarano e Camatte, due altri marxisti che ragionano col proprio cervello) che a me convince, il Capitale si è “autonomizzato” ovvero non ha più bisogno di una classe che lo rappresenti nella sua interezza, ossia nella sfera economica, in quella sociale e in quella culturale (non ne faccio una questione di priorità o di struttura/sovrastruttura perché detta cosi è una semplificazione meccanicista).

Quella classe era la borghesia, il cui logico e necessitato contraltare era il proletariato industriale. Oggi lo scenario è mutato profondamente. La borghesia come classe “per sè” ossia dotata di una coscienza e di un sistema di valori suo proprio (come era un tempo), non esiste più. E con la borghesia non esiste più, come classe per sè, neanche il proletariato industriale.

Esistono, certo, i ricchi e i poveri, gli sfruttatori e gli sfruttati, ma ciò non basta a connotare una classe. Né per sè, né in sè. Non è un paradosso. Il capitale ha in certo senso socializzato la proprietà dei mezzi di produzione. Non più la grande impresa di famiglia (borghese), ma le infinitamente più potenti corporation, il cui pacchetto d’azioni è posseduto a sua volta da altre aziende, fondi d’investimento etc. etc, infine spezzettato anche in una miriade di soggetti privati, in un intreccio di difficile dipanazione.

Certo, tutto dipende dal controllo e dalla catena di comando, ma a rigore il grande potente manager non può essere considerato un borghese tout court, ma semmai un alto e ben remunerato funzionario del capitale. E se ciò è vero dal punto di vista della proprietà , ancor più lo è dal punto di vista culturale. Un borghese di cinquant’anni orsono non avrebbe mai aderito alla teoria Gender.

Una regia quindi esiste, ma è la regia non dell’autore del film bensì di un dipendente dell’autore, che è impersonale. Particolare non da poco perché significa in realtà che esiste una rete di soggetti che retecomplex“spontaneamente” convergono e diffondono la visione del mondo del capitale. Lo stesso vale per la pianificazione, che esiste come elemento impersonale e non come un gruppetto di persone che a tavolino danno ordini.

Neanche la massoneria internazionale, che pure esiste con le sue potenti organizzazioni e col suo appoggio al femminismo e quant’altro, ce la vedo come pianificatrice al modo dei piani di sviluppo quinquennali sovietici. Non c’è più bisogno di ciò. Ciò che deve essere fatto lo si respira nell’aria, lo si capta spontaneamente e ci si adegua.

Come giustamente nota spesso Fabrizio (Marchi ndr), il capitale ha per così dire affidato a questa sinistra il fondamentale compito di veicolare la sua visione del mondo sul piano culturale, lasciando alla destra così detta moderna il compito di “coprirlo” sul lato economico.

Ciò che (ancora) non riesco a vedere con un minimo di chiarezza quale sarebbe, in conseguenza a quanto sopra, il soggetto (o i soggetti) “antagonista” per eccellenza. Forse lo sospetto, almeno come deduzione. Ma proprio perchè è solo una deduzione, non lo dico fino a che non darà dimostrazione di essere vivo.
A. Ermini

Ma il nemico è ben individuato: il maschio-padre

di C. Brivio

nemicobiettivo

A. E.: “…non riesco a intravvedere alcun antagonista”.
Però una cosa è chiara: il “sistema” ha individuato e indicato con chiarezza i suoi nemici. E sono i padri e i maschi. I padri per la loro sostanziale estraneità alla moralità consumistica, i maschi per l’istinto e la propensione al dono che ne ha fatto costruttori di civiltà e quindi una presenza creatrice di realtà alternative.

Come minaccia basta e avanza ad un dominio che crea squilibri ormai ingestibili e cerca disperatamente e a qualunque costo un equilibrio. Il carattere antidemocratico di questa azione ha avuto plateale conferma in Francia dove il popolo ha sfilato per le strade contro i suoi stessi eletti costringendo il governo a ritirare il suo programma di educazione al gender in tutte le scuole. In altre aree, non sono assemblee parlamentari ignoranti e corrotte a dare corpo al progetto di decostruzione del paterno, del maschile e dell’umano.

Ma sono i voli dei “Predator” premessa per l’introduzione della ideologia gender e l’attacco alla paternità ed alla maschilità che ne consegue. Oppure sono i documenti delle agenzie internazionali come l’ONU che nel suo recentissimo documento di attacco ai cattolici e al cattolicesimo, pur trattando di famiglia, di vita nascente, di educazione dei figli e dei giovani, attribuisce ai padri un ruolo di assoluta irrilevanza al punto che non li cita una sola volta.

Dunque i nemici sono stati dichiarati ed attaccati in una guerra antipaterna, antimaschile ed antiumana in cui l’attaccante accetterà solo una resa senza condizioni e non intende fare prigionieri. Vedremo se chi è stato individuato come corpo estraneo alla società futura e da annientare avrà il coraggio di aprire gli occhi e reagirà oppure accetterà il dolore di vivere senza anima, identità e volto.

C. Brivio

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6 Responses to Il sistema o le persone?

  1. max ha detto:

    leggo solo ora questa interessante discussione e provo a dire la mia:
    Si tratta di restaurazione liberista, il femminismo (come il 68 ) è strumento del liberismo (da questo deriva la sua potenza mediatica e suoi potenti mezzi economici : tutto questo è nell’ interesse del capitale finanziario). La seconda globalizzazione restaura il liberismo pre 29, tutte le regole che c’erano allora e abolite dalle costituzioni post 45 sono state ripristinate (libera circolazione di merci e capitali, gold standard, (solo in europa con l euro), banca universale, politiche deflattive,banche centrali indipendenti, scioglimento dei lacci e lacciuoli, divieto di intervenire in economia per gli stati). IL nemico del liberismo è lo stato, e la sua distruzione è il fine ultimo. la globalizzazione è la morte degli stati, e l abolizione dei confini. il femminismo non solo è funzionale a questi scopi, è un potente mezzo per realizzarli, forse il più potente. Lo stato da regole (regole che limitano l individuo per il bene collettivo) è chiara la derivazione maschile e paterna dello stato (capacita di astrazione, sacrificio delle ragioni individuali, dono) nel mettere quei limiti che servono alla collettivita per indirizzare l’attività dell individuo a fini sociali. Lo stato e il padre sono simbolicamente indistinguibili, è questo il punto fondamentale, che giustifica il massiccio impiego di mezzi risorse ed energie che alimentano il femminismo. la distruzione dello stato viene prima di tutto, anche del profitto, poiche il profitto deriva dal controllo delle regole,e anche perche lo stato ha il potere di espropiare qualunque profitto. la dimensione dell individuo consumatore senza capacita d astrazione e senza coscienza sociale tanto cara al liberismo è estranea alle polarità maschili, per questo le polarita maschili vanno combattutte e annichilite.
    ricapitolando: padre e maschio rappresentano l autorità, il limite, il confine, il pensare in termini collettivi e non solo individualistici, la capacita critica (che serve per ribellarsi al pensiero unico). in questi anni ho notato almeno un altra decina di correlazioni fra stato e paterno/maschile che ora, al momento di scrivere il post se ne scappano dalla mia mente, sono certo che a chi legge ne verranno in mente tante altre, sono tantissime. aggiungerei anche un risvolto pratico: L esercito di riserva delle disoccupate per deflazionare i salari, ruolo oggi ricoperto dai “migranti” (in realta deportati). Un caro saluto ai tutti coloro che si interessano di qm.

    • RDV ha detto:

      Cortese Max, la tua è un a lettura condivisa da molti. Lo stesso grande Cesare Brivio la condivideva sostanzialmente.
      Io concordo sulla diagnosi ma non sull’eziologia, come dicevo nel mio ultimo commento (…di 4 anni fa) e ne spiegavo i motivi.
      .
      In sostanza la differenza sta in questo. La grande maggioranza degli UU del movimento maschile ritiene che esista un piano e che gli avvenimenti attuali ne siano l’attuazione.
      .
      Io invece attribuisco la deriva attuale a forze già presenti (il conflitto darwiniano tra i sessi) forze che sono potute dilagare dopo millenni a causa delle mutate condizioni socio-economiche.
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      In quanto virus latente (possibilità virtuale) il femminismo è sempre esistito (dall’epoca di Cro Magnon) Si è manifestato quando ha potuto, nell’800 e poi è dilagato nel XX secolo. Non è l’esito di un programma.
      .
      Certo, a valle del fenomeno, si formano interessi anche economici che lo rafforzano e lo sostengono. Ma ciò accade in infiniti altri casi, nel bene e nel male.
      .
      Prima nasce e si sviluppa una sensibilità ecologica, che non ha nulla a che vedere con interessi economici che ancora non esistono. Poi si diffonde la raccolta differenziata che fa nascere un business colossale.
      .
      Prima si verifica l’esplosione demografica africana, da 250 mln nel 1950 a 1 miliardo e 200 mln oggi (+30/33 milioni ogni anno) poi inizia (quando si rende materialmente possibile) una migrazione di massa.
      .
      Ne derivano vari effetti, compresi quelli della gestione dei migranti, ma questi vengono dopo e non sono la causa del fenomeno.
      .
      Così è stato, a mio modo di vedere, per il femminismo.

      • max ha detto:

        concordo sostanzialmente con quello che dici, sono anch’io convinto il femminismo, come potenziale, sia sempre esistito. quella che ho descritto potrebbe interpretarsi come “l accelerata decisiva”, resa possibile si dal progresso tecnologico, ma anche da alcune scoperte psicologiche che hanno consentito alla seconda globalizzazione di essere più efficace della prima, si pensi allo sviluppo del marketing e al ruolo delle emozioni nel “annichilire” la razionalità. anche qui si capisce quali sono le polarita da rafforzare e quali da indebolire..secondo me qualcuno si è reso conto del potenziale che giaceva nel femminismo latente..e ha creato le condizioni perché si sprigionasse.

      • RDV ha detto:

        Si Max, in questo senso concordo senz’altro.

  2. RDV ha detto:

    Condivido queste osservazioni. Esse vanno ad integrare un quadro che è davvero complesso. Cerchiamo tutti di rispondere alle domande: qual è la causa di questo attacco al maschio, al padre, alla maschilità nel suo insieme? Perché oggi e non 100 anni fa? Chi l’ha promosso? C’è davvero un chi? Se ci fu e c’è, quali fini si prefiggeva/prefigge? Le cose vanno secondo quei fini? Etc.
    Ciascuno tenta una spiegazione secondo le sue prospettive, le sue conoscenze ed anche in relazione alla propria collocazione idealpolitica. Si concorda sulla diagnosi, ma ci si divide sull’eziologia e sulla prognosi.
    A mia volta ho proposto una lettura che è multicausale, anche se forse non sembra, e che esclude l’esistenza di un progetto, di un piano preordinato che abbia avuto ed abbia efficacia operativa.
    Non basta infatti che esista chi vuole, chi mira coscientemente ad un simile risultato. Bisogna che ne abbia il potere, ossia la potenza e la capacità di operare nel senso dei suoi obiettivi. Individualità, nuclei e gruppi di femministe si prefiggevano qualcosa di simile sin dal tardo 800, ma quel progetto, quelle intenzioni sono rimaste velleitarie, sterili, lettera morta per quasi un secolo. Perché non sono rimaste tali per 3 o 4 secoli o per sempre?
    Il vittimismo femminile, come dici benissimo, è un’arma antimaschile giacché tocca le radici del rapporto maschile con le femmine. La donna grida aiuto e l’uomo corre a salvarla, a costo di morire.
    Ma ciò è vero da sempre. Bisogna quindi trovare nella storia recente alcuni mutamenti a cui ragionevolmente attribuire il “salto di qualità”, a cui assegnare l’effetto-soglia. Anche un sordo rancore contro gli uomini è sempre esistito. Ma la misandria diventa una linea politica e si fa prassi sociale solo verso la fine del 900.
    Mi è parso di poter individuare la frontiera tra il prima e il dopo nell’avvento della società industriale avanzata, la quale rendendo la presenza maschile sempre meno utile alle femmine (e in prospettiva inutile del tutto) ha fatto cadere quelle barriere che tenevano a freno la misandria e al tempo stesso ha gettato gli uomini in una condizione di autosvalutazione.
    Ciò a prescindere dall’azione di gruppi o comitati, a prescindere dall’interesse della grande finanza, a prescindere dagli obiettivi delle femministe antiche e moderne. Queste, in assenza della società industriale avanzata, potrebbero programmare qualsiasi “soluzione finale del problema maschile” senza però il minimo effetto. Questa è una linea interpretativa.
    Io stesso però sospetto che possa essercene un’altra.
    Ne parleremo.

    RDV

  3. Giorgio G ha detto:

    Personalmente le teorie sui disegni non mi hanno mai suscitato simpatia. Quelle che cercano le responsabilità nascoste ancora meno. Qualche domanda, però, me la faccio anch’io, e provo pure a darmi qualche risposta, senza pretese, anche senza riuscire (o volere?) toccare le profondità di analisi di altri ben più fini pensatori.
    Spesso mi piace cercare ragioni “più semplici” come elementi di ragioni più complesse, forse, ma convinto che spesso ci dipingiamo più complicati di quello che siamo, sia individualmente che socialmente.
    Io sono convinto di alcune cose:
    – per secoli (probabilmente millenni) il pensiero sociale dominante (quello su cui si è fondato la costruzione della società che conosciamo) è stato a «polarizzazione maschile». Un pensiero che ha plasmato la società non con il fine di sottomettere o limitare «il femminile», anzi spesso esattamente il contrario, a protezione del femminile, ma che pur sempre ha avuto una certa predominanza maschile nella visione delle cose. Spesso, o oserei dire quasi sempre, con l’accordo “di convenienza” femminile, che da questa polarizzazione ha comunque tratto benefici e vantaggi (seppure con qualche inevitabile limitazione).
    – Ora (negli ultimi decenni) che per il femminile tutta questa “convenienza” nel supportare questa visione «a polarizzazione maschile» non c’è più, (progresso, assenza di guerre ecc, ecc) il femminile ha iniziato a considerare quelle limitazioni non più accettabili (il rapporto costi/benefici non è più interessante). E sono iniziate le contestazioni nn già verso l’uomo, ma verso il «pensiero a polarizzazione maschile» che aveva forgiato la società.
    – In questo processo di messa in discussione del «pensiero» il femminismo ha fatto leva su un’arma terribile per l’uomo: l’empatia, ottenuta “vittimizzandosi”. L’uomo è meno preparato della donna a provare empatia e questa cosa neutralizza la logica, il pensiero razionale, causando due reazioni nefaste per se stesso:
    a) la necessità di correre in aiuto della donzella in pericolo b) il senso di colpa di genere che offusca il pensiero e paralizza la lingua.
    Il femminismo antagonista ha soffiato sul fuoco del vittimismo “empatizzatore” sapendo che questo comporta una reazione uguale e contraria: freddo e cieco odio per il presunto responsabile: l’uomo.
    – Siamo in questo momento storico in un periodo di forte «polarizzazione femminile» del pensiero, conseguenza di quanto sopra, e la cosa ha ripercussioni su tanti aspetti della nostra società. Il 68 stesso è stato un sussulto di questo cambiamento e la conseguenza, la messa in discussione di OGNI forma di autorità, ha iniziato a mettere in discussione anche il ruolo di padre, ruolo doppiamente contrastato in quanto incarnato da un uomo, rappresentativo dell’autorità che si voleva mettere in discussione, vissuto come alternativo rispetto a quello della madre.

    Scusate l’eccesso di sintesi ma ho voluto dire la mia, come dicevo senza pretese…

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