Vent’anni dopo

28/02/2018

20 ANNI DOPO

In questi giorni, 20 anni fa, appena connessomi ad Internet, davo immediatamente avvio alla mia avventura nella QM.

Il passato

Se la prima cosa che si fa entrando in rete è sondare presenze attive su un tema preordinato, significa che la questione giaceva da tempo nella coscienza ed era pressante, motivata e matura. Era in attesa di uno strumento idoneo a cercare il contatto con quei pochi (non potevano essere molti) che avessero nelle corde la stessa percezione della realtà, la stessa pulsione ad agire.

Iniziavo scandagliando la rete, non trovando altro che alcuni siti anglosassoni. Al di fuori del mondo anglofono, assolutamente nulla(*1).

La delusione e lo sconcerto si possono immaginare. E’ vero che all’epoca Internet era la centesima parte di oggi, ma lo zero assoluto, il nulla radicale mi lasciarono sgomento (*2). Deserto totale su un tema tanto urgente (ma al tempo stesso già più che maturo) e così importante. Su una questione che coinvolgeva mezzo Occidente, veicolata da una corrente che procedeva da decenni e che prometteva di non fermarsi mai. Un’ondata che non trovava ostacoli.

Le sole pagine che incrociai furono le 4 scheletriche di Marco E.G. Maltese, con cui non fu possibile alcun contatto. In verità qualcosa di più forse c’era, ma invisibile e ignoto, giacché il portale di Marco Faraci, PdU, in rete da alcuni mesi, non veniva catturato da AltaVista, pur il miglior motore di allora.

Quel mancato contatto fu – visto oggi – una fortuna.

In quella solitudine vertiginosa e disperata, decidevo di procedere ad un immediato download di quanto pensato e maturato in decenni di riflessioni e di lanciarlo nel web come bandiera, faro di una presenza verso la quale ignoti in attesa avrebbero potuto dirigersi, confortati da un annuncio e orientati da una bussola.

Qualche mese dopo (giugno ‘98) pubblicavo dunque in rete le prime pagine di AltroSenso – Filosofia della Maschilità – metafore e argomentazioni su quella che ancora non si chiamava QM (*3).

Per molti mesi nessun contatto. Poi la storia si avviò verso il suo corso (*4).

Il presente

Nel valutare cosa sia cambiato da allora, distinguerei tra la condizione dei padri separati e quella degli uomini in generale.

I padri separati

I separati hanno fatto un passo avanti, hanno acquisito infatti il diritto di cittadinanza come segmento sociale, hanno conquistato un’identità collettiva e quell’esistenza pubblica che all’epoca non veniva loro riconosciuta. Erano “genitori fantasma” secondo la locuzione di Vincenzo Spavone. Il fantasma ha preso corpo, si è materializzato e tutti ne riconoscono l’esistenza, anche coloro che li contrastano e combattono. Vengono combattuti, ma non più derisi.

Questo sul piano simbolico. Su quello materiale-fattuale invece non è cambiato granché. L’affido condiviso è stata una grande conquista, ma è sostanzialmente formale. Di fatto i figli vengono ”consegnati-assegnati” alle madri in gran parte dei casi, così il condiviso è tale sulla carta. Tuttavia nei valori sociali qualcosa è cambiato. I padri hanno oggi un piccolo potere morale che non avevano e le ex stanno limando le punte più acute dell’onnipotente tracotanza del passato. Si sono fatte mediamente più prudenti nella gestione della relazione a tre, e, pur avendo mantenuto in mano il manico del coltello, lo usano ora con una certa circospezione. I padri separati hanno acquisito forza.

La QM in generale

Quanto alla condizione degli uomini in generale, distinguerei, da una parte, la situazione sociopolitica e civile del sesso maschile, che è peggiorata, e, dall’altra, lo sviluppo della resistenza e della presa di coscienza che invece hanno fatto grandissimi passi, sia pur in termini di nicchia.

La condizione degli uomini in generale è peggiorata in tutto l’Occidente, sia sul piano legislativo che su quello giudiziario, in ambito economico come in quello civile, sul lavoro e in famiglia. Nessuna sfera è stata immune dal dilagare del femminismo reale. Tra i paesi occidentali è impossibile dire quale sia il più “avanzato” in tal senso. Se gli USA o la Spagna, se la Norvegia o l’Italia, se la Svizzera o il Canada. Le campagne di demolizione morale degli UU non hanno tregua mentre la lista dei “diritti” femminili è in costante aggiornamento. Il trend si autoalimenta. Dopo ogni conquista seguono nuove e sempre più radicali pretese, ogni vittoria esige di essere premiata con un trionfo ancora più grande. L’ “equità”  femminista dopo ogni pasto ha più fame che pria. Da allora la malapianta ha esteso le sue radici, ampliato le fronde e prodotto una massa crescente, variegata, persino impensabile di frutti antimaschili. E’ florida oggi più di ieri. E si riproduce ovunque.

Su un altro piano invece le cose sono migliorate in modo apprezzabile. I sensibilizzati, attivi e presenti nella piccola galassia del Momas sono ormai migliaia. Sono stati pubblicati diversi saggi, si sono visti aprire molteplici portali e blog, liste di discussione e forum, di durata, vitalità ed attività variabili che, insieme, hanno ricevuto milioni di visite con decine di migliaia di interventi(*5). Sono nati diversi movimenti e gruppi, di diverso orientamento idealpolitico, ci sono stati incontri, conferenze e interviste.

Pare che la pur piccola comunità degli attivisti del Momas venga seguita in incognito da un certo numero di amici e monitorata da una certa quantità di nemici. Pare che alcuni intellettuali, anche di fama, si aggirino nei siti del movimento, a sondare ed a catturarne temi e argomenti usati poi – più o meno maldestramente – sui media nazionali e persino in certe loro pubblicazioni. Il Momas ha elaborato un vasto insieme di conoscenze, arricchito da indagini e ricerche autonome ed originali ed ha ormai prodotto un amplissimo corpo di riflessioni su quasi ogni aspetto del conflitto dei sessi. Le nuove generazioni hanno in mano strumenti di lettura che 20 anni fa erano – nel migliore dei casi – in bozza.

Ma fuori? Nel mondo extraweb, nel mondo “reale”, cosa è cambiato?

Con tutta la buona volontà possibile, mi pare di poter dire che quasi nulla è cambiato sul piano del discorso inframaschile. Sia in pubblico che in privato la QM è un tabù oggi come lo era ieri. L’imbarazzo a trattarla non è diminuito, gli impedimenti alla presa di parola pubblica sono gli stessi, se non addirittura maggiori, di fronte alla indefessa campagna sistematica di criminalizzazione del maschile.

Il futuro

I padri separati stanno ora puntando sull’affidamento con residenza alternata (presso la ex casa coniugale dove i figli resterebbero). Ciò disarticolerebbe profondamente il sistema attuale. Ma l’opposizione è fortissima, appunto per questo. Tuttavia sui tempi lunghi non è irraggiungibile, come in parte è avvenuto altrove.

Sul piano generale invece la condizione materiale e psico-morale degli UU è destinata a peggiorare per molto tempo. In forme e modi imprevedibili. Questo è sicuro, perché la marea femminista non si fermerà da sola e la malapianta conquisterà spazi sempre più ampi e dimensioni sempre più profonde. Le forze vengono fermate solamente da altre forze.

Sul fronte maschile, la forza contrastante, il numero dei risvegliati salirà lentamente e progressivamente, è certo, ma si tratterà sempre di una microscopica minoranza la cui capacità di incidere politicamente (nella Polis) presuppone la conquista del diritto di cittadinanza nel discorso pubblico. Sino ad allora il Momas sarà un plotoncino, una ristretta think-tank sempre più cosciente e più attrezzata sul piano intellettuale e morale, ma con uditorio limitatissimo.

La conquista della parola pubblica è dunque il nostro obiettivo. Oggi come ieri.

Ringraziamo la sorte per averci collocato in un luogo-tempo in cui possiamo combattere una battaglia radicalmente nuova, i cui caratteri i nostri padri – antichi e moderni – non potevano nemmeno immaginare.

Nel peggiore dei loro incubi.

Ne abbiamo però gli strumenti, perciò … allons enfants!

____________________

*1- Si trattava della NCFM americana di Tom Williamson, il NZMRA neozelandese di Peter Zohrab  -The Absolute- , il sito di Warren Farrell, quelli di Rich Zubaty e di Kevin Solway (Australia).

*2- All’epoca il web italiano contava non più di 250/300.000 host, per lo più istituzionali (oggi quasi 40 mln).

*3- Tuttora visibile http://www.altrosenso.info

*4- Per una sintetica ricostruzione del seguito vedi qui Profilo di un impegno

*5-Milioni di visite significa alcune migliaia di visitatori interessati. La recente iniziativa di D. Stasi per la sottoscrizione di un appello ai partiti (meno di mille adesioni) comprova l’ipotesi. Dovessi lanciare un numero, direi che i sensibilizzati sulla QM in Italia oscillano dai 5.000 ai 10.000.

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