I fatti non esistono

I fatti non esistono. Solo interpretazioni.

“Noi che manteniamo da sole figli e marito”

Qui il link a La Stampa del 26 aprile 2018

Si scopre che in Italia ci sono 550.000 famiglie (su 26 mln) nelle quali porta a casa un reddito la sola donna.

Cosa c’è che non va? Non è forse questa la condizione nella quale si è trovata la maggioranza delle famiglie dalla nascita della società industriale dove però al posto di F si trova/vava M?

E non  era questa la condizione che garantiva al maschio il potere in famiglia? Non è forse questa verità che si grida da sempre nella propaganda femminista?  Non è forse questa una verità inconfutabile capace di ammutolire il più misogino dei critici? Non è forse quella economica la vera fonte del potere tanto per i marxisti, per gli apologeti del capitalismo come per gli ubriaconi del bar sottocasa?

Li porta a casa lui: autodeterminazione e potere.

Li porta a casa lei: catene e impotenza.

L’emancipazione femminile in cosa consiste se non nel raggiungimento di quell’autonomia economica che gli UU hanno sempre avuto?

No. Leggiamo infatti che: “Non ci troviamo di fronte a una forma di emancipazione ma di donne costrette a assumersi il ruolo di capofamiglia per problemi accaduti al coniuge”.

Luminoso. Chiarificatore. Bello.

Si scopre ora, quando F si trova precisamente nella condizione storica di M, che quella non è emancipazione. Si scopre che gli UU non sono mai stati emancipati, che chi porta a casa il pane non è perciò il padrone, ma – quasi – un servo.

E noi intanto scopriamo – ed è solamente la milionesima volta –  che i fatti non contano nulla: solo la loro interpretazione conta.

E l’interpretazione va rovesciata quando i fatti si rovesciano.

La sognata condizione maschile, dell’uomo libero e autonomo, da raggiungere ma non ancora raggiunta,  si trasforma in uno stato che sarebbe meglio evitare.  La condizione maschile di privilegio – un sogno – diventa pesante realtà priva di fascino ed anzi da negligere, quando la raggiunge Lei.

Ora, l’intera storia maschile è trasfigurata dal femminismo come stato privilegiato, appagante, carico di sovrane gratificazioni, di potere, di godimenti. Finché non lo raggiunge Lei.

Ma ci sono versanti di quella privilegiata condizione che le DD non sperimenteranno mai e che quindi resteranno per sempre nella dimensione del sogno; non diverranno mai  realtà e perciò saranno sempre elencati tra i privilegi che il potere maschile conserverà.  Quegli ambiti di vita che comportano rischi fisici, civili e penali. Leggeri, pesanti o capitali.

Mettiamoci comodi: i morti sul lavoro saranno sempre M.  Nessuna metamorfosi interpretativa sarà necessaria.

Su questo.

 

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2 Responses to I fatti non esistono

  1. RDV ha detto:

    Hai detto tutto perfettamente. …e grazie della visita!

  2. ARMANDO ha detto:

    C’è un motivo alla base di quanto, molto acutamente, è scritto nell’articolo. Per gli uomini il lavoro è sempre stato, è, e continuerà ad essere, un obbligo sociale: per mantenere la famiglia (quindi anche le donne), per sentirsi utili e in sintonia con se stessi. In carenza di lavoro maschile, la società e le donne si sentiranno perciò defraudate da qualcosa, deprecheranno la situazione e di conseguenza colpevolizzeranno gli uomini “indampienti”, si sentiranno perciò defraudate da qualcosa che considerano normale obbligo verso di loro.
    Al contrario, per le donne il lavoro è prima di tutto realizzazione di sè, come ci ripetono un giorno si e l’altro anche. Anche per questo rifiutano i lavori faticosi, rischiosi e pericolosi. In quei lavori c’è ben poco da realizzarsi. Ma non basta: realizzarsi nel lavoro significa anche che il reddito che ne deriva sia a disposizione personale. Dovendolo impiegare tutto nel mantenimento familiare, anche in questo caso non c’è “realizzazione”. E dunque le donne che lavorano e il cui marito non lavora, si sentono defraudate da ciò che considerano un diritto naturale. Questo spiega anche, fra altre ragioni, la netta preferenza femminile per i maschi ricchi e di successo, rimanendo gli altri , al massimo, gingilli per la soddisfazione sessuale.
    Tutto ciò viene rigorosamente taciuto, troppa vergogna ne deriverebbe per la falsa coscienza imperante, ma prima o poi emerge, viene a galla. naturalmente non significa che questa indicibile verità sia descritta, analizzata, sviscerata per quel che è. Si preferisce tacerla e continuare nella solita solfa delle due verità, nella speranza che nessuno si accorga di cosa c’è dietro. E non è detto che accada.

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