La stupefacente leggenda della pillola nella “liberazione sessuale”

03/08/2018

Una leggenda fantastica

Ci sono cose che tutti sappiamo, di cui nessuno ipotizza neanche lontanamente che siano, o al meno possano essere, false. Verità assodate, certe come la morte, assolute, indubitabili.

Una di queste riguarda il ruolo decisivo della pillola nella c.d. “liberazione sessuale” in Italia. Da 50 anni questa verità indubitata e indubitabile viene riportata in tutti i contesti, su tutte le fonti possibili e immaginabili ed emerge nei dialoghi al caffé come sui tomi di medicina, sociologia, demografia, psicologia, sessuologia estrusi dai luminari accademici delle scienze umane. Tutti superinformati, supercompetenti, superesperti. E soprattutto supercritici.

Chiedo: per poter sostenere che la pillola è stata l’elemento decisivo nella c.d. “liberazione sessuale” qual è la percentuale di utilizzo che si stima necessaria? A priori, quale quota di FF utilizzatrici si vuole avere per poter sostenere – senza rendersi ridicoli – che la pillola è stata il fattore determinante in cotanta rivoluzione?

Nessuno dirà che basti il 1-2% per poter sostenere la tesi. Certo, se la quota fosse il 70%, o 60%, o 51%  non ci sarebbero dubbi. Ma, dati gli effetti culturali diretti e indiretti, l’emulazione sociale e tutto il resto della complessità della vita collettiva, concediamo volentieri che potrebbe bastare il 40%, oppure il 30% o forse anche il 25%.

Nessuno verrà a dirci che quote di utilizzo del 3-5 o anche del 7-10 per cento siano determinanti, decisive o anche solo importanti nell’innescare e nell’universalizzare un simile fenomeno collettivo talvolta celebrato addirittura come “rivoluzione”

Nessuno lo dirà, perciò lo dico io: durante gli anni 70 (appunto gli anni della “liberazione-rivoluzione sessuale”) la quota delle FF utilizzatrici non raggiunse mai il 5%. Arrivò al 10% alla fine degli anni 80 e si avvicinò al 20% verso il 2000. Adesso (2018) pare abbia superato il 22%.

E ci siamo tenuti larghi,  perché queste quote si riferiscono alle FF che usano qualche metodo. Sul totale invece (di quelle che hanno una vita sessuale) la quota è ancora ben lontana dal 20% (16.8% nel 2012).

Ergo? Ci stiamo bevendo un favola stupefacente da 50 anni.

Che sia la sola?

Che sia sterile?

O  usa la pillola come la maggioranza” delle italiane?


Le fonti non concordano nei dettagli. Per lo più non indicano la base di riferimento: se le FF “con vita sessuale” o se il sottogruppo: “con vita sessuale utilizzatrici di un qualche metodo”. Io ho riportato delle interpolazioni fondate in sostanza su dati AIED fornitimi direttamente nel 2004 poi integrati, aggiornati e confrontati.

Qui comunque un link  Soc. Ital. Contraccezione

Annunci

Dallo stupro (vero) allo stuprazionismo

01/08/2018

Ciò che separa l’uomo dalla donna è una montagna disseminata di mine.

.

Mine antiuomo.

.

Gli stupri veri esistono, come gli abusi veri e le molestie vere. Anche i mariti-padri violenti esistono. Ne ho conosciuti di violentissimi di fronte ai quali alla famiglia non restava che subire, subire l’inferno senza protezione, senza difesa, senza fine.

Il male compiuto dagli uomini contro le femmine esiste.

Non esiste invece, perché se ne nega l’esistenza, quello delle femmine contro gli uomini. Se ne ammettono solo briciole, irrilevanti, incomparabili.

Un reato senza confini

In questa V Guerra Mondiale, il crimine antifemminile par excellence ha subito la progressiva estensione a tutta la relazione fisica senza alcun limite, nel preciso senso che non è più possibile sapere se un rapporto (o un gioco erotico) sia un delitto o una festa (1). Non lo si sa prima, non lo si sa durante e non lo si può sapere nemmeno dopo. Nessuno può seriamente giurare di non aver mai violato la volontà femminile. Chi lo giura, mente, perché non sa di cosa sta parlando.

Lo stupro era un crimine oggettivo. Oggettivo nel senso che – un terzo, assistendovi – lo avrebbe subito giudicato tale: un rapporto ottenuto con la forza/violenza diretta e immediata, con le minacce di mali diretti o indiretti o con il ricatto. Gli uomini che giurano di non aver mai violato nessuna lo fanno sulla  base di quelle (ragionevolissime) considerazioni. E sbagliano.

Sbagliamo gravemente perché lo stupro non ha assolutamente più nulla di oggettivo.  Esso oggi è un evento totalmente soggettivo: è un rapporto o un gioco senza penetrazione(1)  che la D, in qualsiasi momento successivo, giudichi di non aver voluto/gradito.

I presupposti dello stupro prefemminismo, ossia dello stupro vero, erano:

1-La D non voleva 2-La D sapeva di non volerlo  3-La D manifestava in quel momento la sua opposizione/contrarietà  4-l’U superava l’opposizione con la forza (o le minacce).

Tutto questo non esiste più. Oggi vale quanto segue:

1-Non è necessario che vi siano violenza o minacce. 2-Non è necessario che la D sia cosciente di non volere (=che sappia cosa vuole).  3-Non è necessario che la D manifesti la sua opposizione. 4-Non è vincolata ad alcun significato del suo comportamento e delle sue parole. Nemmeno per pochi minuti.

Il solo fatto che qualifica un incontro come stupro è: la ricostruzione che la D fa dell’accaduto in qualsiasi momento successivo. Anche dopo decenni.

Che essa lo volesse o meno, che sapesse di volerlo o meno, che avesse o meno manifestato in qualsiasi modo la sua opposizione o la sua adesione, che ci sia stata o meno violenza/ minaccia, questo è oggi del tutto irrilevante. Questi 4 elementi possono esserci tutti o solo qualcuno oppure nessuno. Non ha rilevanza. Rileva solo ciò che alla D appare successivamente esser stata la sua volontà in quel momento.

“No matter how a woman behaves”. Non importa il come la D si comporta. Anche se si è spogliata di sua iniziativa, anche se lei stessa ti ha spogliato, anche se essa stessa ha messo il pene dove le è parso, nella tua più assoluta passività, tutto questo non ha la minima importanza. Meno ancora ha importanza – ovviamente – il tuo comportamento e men che meno le tue intenzioni (la configurazione neuronale del tuo cervello) e meno ancora se tu la amavi o la odiavi. Irrilevante.

Non importa quale fosse davvero la sua volontà, né la percezione che essa stessa ebbe di quella sua volontà, né le manifestazioni della sua contrarietà o accettazione, né il comportamento maschile.

Lo stupro nell’era femminista – era dello stuprazionismo – è ogni rapporto che venga percepito, ricostruito, narrato, descritto – a posteriori – come non voluto,  giacché la D non è tenuta a sapere che cosa essa stessa voglia, men che mai a comunicarlo. Se lo comunica non è vincolata al suo comportamento.

La D non è responsabile di ciò che fa.

Ciò impedisce ad ogni uomo di pensare e dire: non ho mai fatto sesso contro la volontà della D. Chi lo dice pensa di vivere in un’altra epoca, quando lo stupro era oggettivo. Chi lo dice oggi, non sa di cosa parla, perché parla di qualcosa che non esiste più.

Tu non puoi sapere quale sia la vera volontà della partner giacché non è tenuta a saperlo neppure lei. “I never called it rape”… “Pensavo di volerlo ma in realtà non lo volevo”.

Il principio infatti è questo: “Nelle condizioni di subordinazione in cui si trovano le DD, l’idea di “consenso” è inammissibile.” Proclamato a chiare lettere. Il significato è questo: la contrarietà deve essere presunta, il consenso dimostrato. Ma nessuno lo può dimostrare.

Siamo dunque usciti da un’era ed entrati in un’altra. Quella che il geniale Icarus qualificò appunto come “era dello stuprazionismo”.

Chi dice: “Non ho mai violato nessuna” non sa di cosa parla.


(1) Si crede che esista ancora la distinzione penale tra giochi erotici anche spinti e la penetrazione. Quando non voluti erano qualificati in modo diverso: “Atti di libidine violenti”  “Violenza carnale”. Ma dal 1996 non è più cosi. Ora sono qualificati entrambi come “Violenza sessuale”. Stesso articolo, stesse pene (art. 609-bis).


La trappola del Sì

01/08/2018

Il Sì esplicito è un’imposizione femminista di sublime luciferina doppiezza.
Vien fatto credere che con il Sì il maschio sia garantito e possa viaggiare tranquillo.
.
Ma come si è visto, ciò è falso alla radice, perché la femmina non risponde delle sue parole e dei suoi gesti neanche per un minuto, non è vincolata a nessuna parola data.
.
A cosa serve dunque il Sì? Qual è il fine di questa imposizione femminista?
.
– imporre al maschio la distruttiva mortificazione del mendicante manifesto, costringendolo ad infliggersi una sanguinosa umiliazione proprio là, nel momento supremo, ad autocastrarsi alle porte del Sancta Sanctorum.
– in assenza (ed è ciò che sarà nel 99.8% dei casi) trasformare tutti gli incontri in altrettanti stupri formali precostituiti così da poterli agitare come minaccia e insuperabile ricatto e granitica base di denunce con destinazione rovina e galera.
– aumentare il numero delle violate (alla fine il 100% delle FF) da inserire nelle statistiche della demonizzazione antimale.
– far credere che le DD siano vincolate ad una qualsiasi impegno, che la loro parola abbia valore come quella degli UU, che si assumano la responsabilità di ciò che fanno.
– gettare l’ombra della violazione universale su tutta l’umanità passata, dannando alla fucilazione morale i maschi di tutte le generazioni trascorse dai tempi di Homo Erectus, fino alla nascita – agognata – della Civiltà Femminista.