Una FIFA davvero maschile

I maschi tremano…

…le femministe rapinano

.
Non hanno né spettatori né tifose. Non le segue praticamente nessuno.

Calcio, tennis, basket, pallavolo, sci, pallamano, hockey pista, baseball, lotta grecoromana, nuoto più o meno sincronizzato, ping pong , badminton, calcio saponato, calcio camminato…

E’ così per ogni sport, con poche variazioni.

Ma pretendono gli stessi soldi degli atleti. Dei campionissimi con milioni di fan. E li stanno ottenendo.

Perché i maschi hanno fifa davvero.

Fondino la loro FIFA, si facciano seguire da miliardi di spettatori (e magari da qualche spettatrice) e poi si portino a casa i milioni che ne derivano.
Se e quando arriveranno. Come i maschi. E anche di più.

Invece no: maschi che seguono e tifano maschi devono pagare – e pagano – anche le femmine che nessuno si fila.

Nuova devastante rapina (ma come si legge qui, rapinate si sentono loro).

Nuova rapina. Non di denaro, ma del valore degli uomini.

_____________________________________________________

Calcio Italia: tesserati 1.000.000 – tesserate 22.000

FIFA   Australia

Norvegia Danimarca

11 Responses to Una FIFA davvero maschile

  1. armando ha detto:

    Dopo aver santificato per scritto e a voce, in tv sui social e sulla stampa, il calcio femminile: più sincero, più leale, più “leggero” e allegro, meno legato al risultato ad ogni costo, più divertente, più in tutto, ora tutti a dire che il calcio femminile italiano è maturo per il professionismo, ossia per il motivo per cui il calcio maschile sarebbe eticamente peggiore di quello femminile. Eccellente esempio di coerenza. Si saprà, poi, che nel calcio professionistico, sia sia o meno d’accordo, le retribuzioni solo legate a) quelle che vanno alla federazione e poi sono ripartiti fra le squadre, dipendono dai contratti pubblicitari, e quindi dalla massa di spettatori che muove, e b) quelli individuali dalla capacità tecnica del giocatore. Per cui è del tutto ovvio che un calciatore di serie C guadagni meno di uno di serie A. ne discende che nel caso del professionismo i confronti tecnici ci sono, eccome, e determinano la gerarchia dei guadagni. Tutto ciò è risaputo, ma vogliamo scommettere che appena il calcio professionistico femminile sarà realtà, immediatamente inizieranno le indignate lamentele contro il sessismo e il maschilismo perchè la miglior calciatrice guadagnerà meno del peggior calciatore di serie A o B? E vogliamo scommettere che partirà subito qualche campagna mediatica di indignados contro l’ennesima infamia del maschilismo imperante?

  2. RDV ha detto:

    Da alcuni giorni sul Corriere (homepage) un articolo di A. Grasso secondo cui “Le telecronache delle partite di calcio F sono migliori di quelle del calcio M”.
    .
    Anche le telecronache sono migliori…

  3. Paolo ha detto:

    premesso che del calcio non mi importa nulla, maschile o femminile che sia vi sottopongo questo commento che ho trovato su facebook

    “Ricordo un post di qualche mese fa che paragonava due filmati, uno in cui Neymar dopo un fallo veniale si rotolava e frignava come se gli avessero sparato, un altro dove una giocatrice tedesca (la pecca era che non era indicato il nome), dopo un contrasto aereo cade pesantemente sulla spalla non fa una piega mentre le riallocano la spalla e continua la partita.
    La mia domanda è “Chi tra i due è più degno/a di calcare un campo di calcio serio?”.

    • armando ha detto:

      guarda che di esempi di stoicismo e sopportazione del dolore da parte maschile ce ne sono a iosa. Ad esempio nel ciclismo. Il punto è che i calciatori che frignano come mammole, sperano in questo modo di ottenere un vantaggio ingiusto dall’arbitro, e questo perchè nel professionismo tutto è legato al risultato ed accade che i valori sportivi autentici e veri passano in second’ordine, troppe volte e da troppi atleti. Ora, accade che il calcio femminile chiede a gran voce il professionismo, ossia la causa delle magagne di quello maschile. E dunque di che si parla? Il fatto è che pecunia non olet, e poichè i soldi devastano coppie famiglie amicizie ecc, nulla di cui sorprendersi che devastano anche i principi e i valori più puri in ogni campo. Guarda l’alpinismo diventato (non per tutti ovviamente) un business legato agli sponsor per gli alpinisti di punta, ed alle spedizioni commerciali per quelli normali e magari neanche veri alpinisti. Per cui sull’Everest ormai quasi ti ci portano di peso (ben pagati), e intanto si accumulano decine e decine di tonnellate di rifiuti. E la logica per cui con la tecnica e gli aiuti artificiali si pensa di superare i limiti naturali. Ma è una falsificazione univrsale che ci porterà chissà dove.

  4. RDV ha detto:

    La rapina è smaccata, persino beffarda. Ma nessuno osa denunciarla sui media. Anche perché probabilmente non la si percepisce come tale ma la si sente come “dovuta”…
    .
    In aggiunta a quanto abbiamo detto, mi chiedo:
    da dove vengono i finanziamenti alle squadre femminili (di calcio e di qualsiasi altro sport) ? Da riccastri maschi.
    Esiste qualche squadra di un qualche sport (di una qualsiasi categoria) finanziata – non dico creata -da riccastre?
    .
    Da dove vengono i soldini per finanziare l’esistenza stessa e le spedizioni internazionali delle diverse nazionali femminili?
    .
    Dallo sport maschile. Ossia: dagli spettatori, tifosi maschi …di sport maschili.

  5. armando ha detto:

    siamo alle solite. Quando non si è capaci di inventarsi qualcosa, in campo materiale o spirituale, ci si vuole insinuare in ciò che è inventato da altri (i maschi) per svuotarlo dall’interno, esattamente come per le religioni, con l’accusa di sessismo, di escludere, ecc. ecc. ecc. Per fare un paragone, la pretesa che le atlete guadagnino quanto i colleghi maschi, che il loro sport abbia uguale visibilità ecc. nonostante l’abisso tecnico che li divide, sarebbe come se le gare ciclistiche locali della categoria allievi, pretendessero uguaglianza col Tour de France. Assurdo, eppure…….Ma, si dirà, la critica al calcio maschile diventato solo un business ecc. è reale. Verissimo, però il “piccolo” problema è che quella critica non mira a riportare il calcio a livelli più “umani”, ma è dettata solo dal desiderio in inserirsi di forza a pieno titolo in quel business, rifiutando ciò che esiste ancora come criterio base dello sport, la meritocrazia. La quale, nonostante le evidenti storture che però sono solo il frutto inevitabile del fatto che anche lo sport è un “mercato” , produce la gerarchia di guadagni, visibilità ecc. ecc. Quando si dice l’invidia.

  6. plarchitetto ha detto:

    Lezioni di femminismo:

    ROMA, 3 MAG – “Saranno proprio le donne a salvare il calcio”.
    Lo ha detto la ct delle azzurre, Milena Bertolini, durante il Forum in corso all’ANSA.
    “Il calcio giocato dalle donne è un calcio bello per i suoi aspetti di fair play, di gioco, di sacrificio e impegno. Il giocare per il piacere di giocare”.
    L’aspetto predominante di una ragazza che gioca a calcio è più fantasioso armonioso, piacevole.
    Non a caso i giocatori più forti – aggiunge la ct – hanno avuto movenze per così dire femminili, penso a Baggio che univa eleganza, armonia, destrezza”.
    “Il pregiudizio più diffuso è che il calcio non è uno sport per bambine e per signorine.
    Al di fuori dall’Italia è lo sport più diffuso, alle ragazze piace giocare a calcio.
    Qui c’è una mentalità primitiva”.
    ———-
    Leggere e analizzare per bene il linguaggio di questo proclama.
    La tecnica è sempre la stessa da decenni: tirare micidiali bordate a tribordo mostrando però un volto rassicurante, di chi in fondo, cannoneggia per una causa onorevole.
    A vantaggio anche del cannoneggiato.
    Nelle pratiche del “femminismo reale” non c’è mai spazio per entrambi, come viene proclamato nelle tranquillizzanti (diversive) dichiarazioni del “femminismo scientifico” di cui ancora oggi è infarcita la quotidiana comunicazione mediatica della terza onda.
    Al femminismo delle pratiche, noi l’abbiamo ben compreso, non importa “affiancarsi” ma bensì “sostituirsi” (“la storia siamo noi”…mi disse una volta Monica Lanfranco in un dialogo sulla sua pagina FB).
    Il calcio femminile dunque non può essere “pari” a quello degli uomini, essendo…”più fantasioso, armonioso, piacevole”.
    Il calcio femminile è “meglio” di quello maschile.
    E se è meglio (nella parte iniziale viene adombrata persino una superiore dimensione etica) può “esistere” un solo calcio: quello femminile.
    Quello salvifico.
    Infatti se…”Saranno proprio le donne a salvare il calcio”…è perché l’altro, quello maschile…è “perso”.
    E va lasciato perdere.
    A ameno che non diventi femminile anch’esso.


    Quiz per calciofili: chi ha nominato questa pasionaria femminista a guida della nazionale di calcio?
    a – Dio in persona.
    b – i dirigenti (uomini) della Federcalcio Italiana (FIGC)
    c- se stessa per auto-proclamazione

  7. pier luigi ha detto:

    Faremo bene io, te…ma pure tutti gli altri, a seguire (e con entusiasmo) questo mondiale di calcio azzurro-rosa.
    Poiché, c’è da scommettere, se l’indice d’ascolto risulterà non consono a ciò che spetta loro di diritto…partirà un fuoco di fila sul patriarcato che s’è messo di traverso, opponendo mediaticamente a quei 90 minuti di gloria di genere, programmazioni atte ad oscurare…e quindi a sabotare, l’evento.
    Il femminismo, come abbiamo imparato a conoscere in anni di calci sui denti…è win/win.
    Vince anche quando perde.
    E’ vincente anche quando parrebbe sconfitto.
    Al contrario di noi uomini…che anche quando vinciamo…avendo ottenuto il risultato con frode e raggiro, inesorabilmente…perdiamo.

    • RDV ha detto:

      Sicuro.
      Però oggi in prima del Corriere on line (post vittoria anti Australia) leggo “Non è giusto fare confronti”.
      I confronti tecnici non devono esser fatti…
      …quelli economici sì.
      .
      Da vomitare.

      • Sandro ha detto:

        Dici bene, Rino, da vomitare.
        Peraltro, va evidenziato che in merito alla questione uomo/donna nello sport, ormai da decenni siamo bombardati da un mare di scempiaggini pro femmine.
        Basta dire che il CORRIERE dello SPORT, il 4 gennaio 2000, pubblicò un articolo di Franco Fava intitolato:
        “DONNA, PRONTO LO SBARCO SUL PIANETA UOMO”.
        “Nello sport, si assottiglia sempre più il divario tra i due sessi:
        tra qualche decennio le atlete potranno competere con i loro colleghi maschi?”.
        Per non parlare di tutti i quotidiani (sportivi e non) che nel 1988 titolarono:
        “La Griffith corre come Ullo”.
        Era l’anno in cui la deceduta Florence Griffith stabilì il record mondiale dei 100 metri in 10 secondi e 49.
        Poco dopo, a Torino, Antonio Ullo fece lo stesso tempo.
        E ancora.
        Nel 1992, Brian Whipp e Susan Ward, ricercatori dell’Università di Los Angeles, dalle pagine di Nature profetizzarono i tempi in cui le femmine avrebbero superato gli uomini.
        Nella maratona il sorpasso era stato previsto entro il 1998, mentre nel nuoto il “primo contatto” tra i due sessi avrebbe dovuto verificarsi nel 2015…
        E nel 1999, pure su Panorama, si sostenne che alcuni record maschili sarebbero crollati alle olimpiadi di Sydney 2000.

        Beh, niente di tutto ciò accadde.
        Ovviamente.
        Non solo: nell’atletica i record femminili si fermarono quando cominciarono i controlli antidoping a sorpresa (nel 1988).

        Ma nonostante ciò, lor signore e signorine seguitano ad inveire contro il sesso maschile e a reclamare “la parità di retribuzione”.
        Non a caso in passato ero solito aprire discussioni come questa…

        https://questionemaschile.forumfree.it/?t=11347249

      • armando ha detto:

        esiste il masochismo maschile. nessun dubbio. un inestirpabile senso di colpa per..
        essersi sempre sacrificati al posto delle donne. misteri della psiche.

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