Di chi è la vita

…della società o dell’individuo?

Ritorna ciclicamente la questione della legittimità morale dell’eutanasia e delle pratiche assimilabili.  Giorni fa si è appreso di un uomo deceduto dopo 31 anni di coma. Oggi si ha notizia che M. Schumacher sarebbe cosciente e al tempo stesso si ascolta un intervento del presidente della CEI, card. Bassetti, ovviamente avverso ad ogni ipotesi di legalizzzazione del suicidio assistito.

Il principio alla base di ogni opposizione all’eutanasia, nelle sue diverse forme, è che la vita è sacra ed a nessuno è lecito sopprimerla. Neppure all’interessato: non esiste il “diritto di morire”.

Chi non sottoscriverebbe la dichiarazione che la vita è sacra, indisponibile e intangibile?

Purtroppo la vita non è né sacra né intangibile. É profana nel senso che è stata ed è profanata da sempre, ciò – e qui sta la contraddizione insanabile, occultata e forse neppure avvertita – che rende vuoto e mistificatorio quel grande principio.

La vita dei singoli e delle masse è da sempre rivendicata dalla società (Stato, tribù, comunità, etnia, classe, confessione, etc.) come proprietà indiscussa, della quale ha disposto a piacimento, senza che mai gli oppositori dell’eutanasia abbiano mosso obiezioni. La vita di miliardi di persone è stata sacrificata dai poteri collettivi nel corso della storia, per le più degne o indegne ragioni, sotto i più nobili o i più nefandi principi, i più indiscutibili o vergognosi interessi: la guerra.

Miliardi* di uomini sono morti mentre assassinavano altri miliardi di uomini.

Purtroppo la vita non è sacra.

Se si afferma – sarebbe lecito farlo – che non esiste il diritto di morire si deve prima affermare che meno ancora esiste il dovere di uccidere. Invece questo esiste. E’ il dovere del soldato di uccidere i suoi pari con altra divisa.

Ma la contraddizione è ancora più profonda, sino al paradosso. Mentre si nega il diritto di disporre della propria vita per il proprio interesse, si approva ed anzi si glorifica colui che in una operazione kamikaze va ad ammazzare e ad ammazzarsi nell’interesse altrui. Togliersi la vita e farsi aiutare nel farlo è lecito, l’eutanasia dunque è già lecita, purché sia a vantaggio di una organizzazione collettiva (Stato, tribù, comunità, etnia, classe, confessione, …) secondo le decisioni di coloro/colui che le controlla/governa.

La persona non ha dunque il diritto di morire, non possiede la propria vita. Essa è proprietà di Sargon I e di Pol Pot, di Innocenzo III e del Duce, di Ramsete II e di Hirohito. Delle Repubbliche socialiste come di quelle capitaliste. Di imperatori, re, viceré, luogotenenti. Di leader massimi e …minimi.

La vita non è sacra, non è indisponibile, non è il valore supremo. Non appartiene nemmeno a Dio. E’ possesso di potenze terrestri e di chi le comanda. Di questi, non del soggetto vivente.

Se non ho il diritto di morire, perché ho invece il dovere di uccidere e di morire uccidendo?

_______________

* Si calcola che negli ultimi 80.000 anni siano vissuti circa 90 miliardi di uomini. Si calcola pure che dal 3 al 4% siano morti nelle guerre di tutti i tipi.
11/9/19

 

2 Responses to Di chi è la vita

  1. RDV ha detto:

    La questione è delicatissima.
    Ovviamente qui sottolineavo la contraddizione insita nel principio “la vita è intangibile”. Nei princìpi la coerenza è capitale. Finita quella i principi diventano parziali, ossia “di parte” e si traducono in falsa coscienza per il profferente e in manipolazione per gli altri. Non si può proclamare il principio assoluto (e condivisibile) che la vita è sacra ma poi aggiungere …che lo è solo nei giorni pari.
    “Aggiungere” senza però dirlo: dando per scontato che si parla solo dei giorni pari.
    Qui, con una TAC alle dichiarazioni di un antieutanasista, sottolineo il fatto che quel principio vale solo nei giorni pari. Anche per il card. Bussetti.
    .
    Che la vita non sia del tutto sacra lo si vede da altri fatti:
    – la pena di morte in vigore in tutta la storia e ancora in molti stati (contestata da molti)
    – il diritto all’autodifesa (da parte del singolo) spinta fino alla morte dell’attentatore (contestata da nessuno).
    – la questione dell’aborto (contestata da parecchi).
    .
    Sono temi, per me, di estremo interesse.
    .
    In questa sezione del blog (Tempeste mentali) mi occuperò di enucleare le contraddizioni che vedo intorno a me.
    Non tanto quelle tra i principi e la prassi di individui e gruppi (…figuriamoci, ce n’è un mare) quanto all’interno degli stessi principi, degli stessi “irrinunciabili valori”. Di Dx, di Centro e di Sx.
    .
    Dogmi assoluti …a geometria variabile. Ergo: falsa coscienza e manipolazione.

  2. armando ha detto:

    Tema difficile quello dell’eutanasia. Le tue obbiezioni, come al solito, sono di stringente logica. E tuttavia, è anche vero che al male non può aggiungersi altro male. Il punto non è, secondo me, se sia giusto che ciascuno possa disporre di sè. Non vorrei mai, ad esempio, essere tenuto in vita con pratiche invasive tanto da poter essere definite, checchè ne pensi la Chiesa (o buona parte di essa, più attenta alla forma che alla sostanza), accanimento terapeutico. Il fatto è che se l’autanasia diventa un diritto, ne consegue che esiste l’obbligo che sia rispettato, e quindi il dovere, per qualcuno, di renderlo concreto, ossia di uccidere. Tralascio inoltre il fatto che le cliniche della dolce morte e così via stanno diventando un business e alimentando un giro d’affari in espansione. Tutto è ormai business, da prima della nascita a dopo la morte, in questa società. Altra cosa è l’atto autonomo e volontario di togliersi la vita, cosa che avviene per mille motivi insindacabii e ingiudicabili perchè non siamo dentro quella coscienza, quell’anima, quel corpo. ISono questioni di estrema delicatezza che non sopportano, a mio parere, giudizi netti: bianco o nero, di quà o di là. Ci sono invece zone inevitabilmente grige, sfumate. Un grigio, un indeterminato che va rispettato e accolto per tale, in cui muoversi caso x caso con buon senso e pietà. Anche perchè, domando, chi è autorizzato a decidere, e con quali parametri? C’è chi è fautore dell’eutanasia infantile, ad esempio; mi sembra una mostruosità che sottende il tremendo concetto che solo i sani e i “perfetti” hanno diritto di vivere. Insomma quell’eugenismo che, udite udite, ha accomunato il nazismo con la socialdemocrazia progressista nordica. Cambiavano le forme, non la sostanza, Ma ancora, anche la questione dell’espianto d’organi non è interamente convincente, data l’evanescenza (almeno a me così pare) del concetto di morte cerebrale, che significa però che il corpo ancora vive. Insomma temi su cui muoversi con massima cautela e che non possono e potranno mai avere una soluzione definitiva e condivisa. A meno che……..

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