Il libro nero. Degli altri.

Homo sapiens

Figlio di Dio o di Satana?

Si sa, ciascuno vede la pagliuzza (e la trave) nell’occhio altrui. Il tronco nel proprio occhio, non lo vede.

Sono stati scritti tomi sui delitti degli altri.

Il libro nero del Comunismo (scritto da filocapitalisti) quello dell’Islam (scritto da un cristiano) quello del Cristianesimo (scritto da un ateo) quello del Capitalismo (scritto da marxisti).

Il libro nero del nazifascismo, in effetti, risulterebbe superfluo. Ha il posto che gli compete nel Libro nero dell’Umanità.

Ciascuno è andato a vedere i crimini degli altri, per nascondere, limitare, giustificare i propri.

Ma di chi è figlia questa specie?

 

 

3 Responses to Il libro nero. Degli altri.

  1. Sandro D. ha detto:

    Rino
    >>>>>
    Il fatto è che qualcosa esiste e non siamo minimamente capaci di spiegarne il perché.
    >>>>>

    Nessuno sarà mai in grado di farlo, perché quella umana è una mente finita, pertanto limitata.
    Non a caso io sono agnostico da una vita.
    Infatti questi sono argomenti che già mi affascinavano quando ero ancora un ragazzino, così come mi affascinava già l’idea che da qualche parte dell’universo potesse esistere qualche altra forma di vita intelligente.

    Riguardo all’argomento Dio scrissi qualcosa oltre dodici anni fa.
    https://questionemaschile.forumfree.it/?t=1037078&st=45

    >>>>>>>
    Che cosa faceva Dio prima di creare l’universo? Per quale motivo lo creò in quel particolare momento, piuttosto che in un altro? Ma, soprattutto, perché creò l’universo? Se era “contento” di esistere in eterno senza un universo, che cosa lo costrinse a “decidersi” a crearne uno?
    La Bibbia lascia parecchio spazio al dibattito su questi argomenti. E il dibattito c’è stato di sicuro. In effetti, gran parte della dottrina cristiana relativa alla creazione venne sviluppata molto tempo dopo la stesura della Genesi e fu influenzata dal pensiero greco tanto quanto da quello giudaico. Due questioni sono particolarmente interessanti dal punto di vista scientifico. La prima riguarda la relazione di Dio con il tempo; la seconda la sua relazione con la materia.
    Le principali religioni occidentali proclamano che Dio è eterno, ma la parola “eterno” può avere due significati alquanto diversi. Da una parte può significare che Dio è esistito per un periodo infinito di tempo nel passato e che continuerà a esistere per un periodo infinito di tempo nel futuro; dall’altra che Dio è completamente fuori dal tempo.
    Sant’Agostino optò per la seconda interpretazione quando affermò che Dio creò il mondo “con il tempo e non nel tempo”. Considerando il tempo come universo fisico, piuttosto che come qualcosa in cui ha luogo la creazione dell’universo, e ponendo Dio completamente al di fuori di esso, Agostino evitò elegantemente il problema di cosa facesse Dio prima della creazione.
    Questo vantaggio, comunque, è conseguito a un certo prezzo. Tutti possono riconoscere la forza dell’argomento che “qualcosa deve avere dato inizio a tutto questo”. Nel diciassettesimo secolo era di moda considerare l’universo come una macchina gigantesca che era stata azionata da Dio.
    Persino oggi molti sono attratti dall’idea di Dio come Primo Motore o la Causa Prima in una catena causale cosmica. Ma cosa significa, per un Dio posto fuori del tempo, causare qualcosa? In conseguenza
    di questa difficoltà, quanti credono in un Dio atemporale preferiscono enfatizzare il suo ruolo nel mantenere e sostenere la creazione in tutti i momenti della sua esistenza. Non viene fatta alcuna distinzione tra creazione e conservazione: agli occhi del Dio atemporale entrambe rappresentano la medesima azione.

    Il rapporto di Dio con la materia è stato allo stesso modo oggetto di difficoltà dottrinali. Alcuni miti sulla
    creazione, come ad esempio la versione babilonese, dipingono un’immagine del cosmo come qualcosa che emerge dal caos primordiale. (Letteralmente “cosmo” significa “ordine” e “bellezza”; quest’ultimo aspetto sopravvive nella moderna parola “cosmetico”.)
    Secondo questo punto di vista la materia è anteriore a un atto soprannaturale creativo, ed è ordinata da esso. Una concezione simile fu abbracciata nella Grecia classica. Il Demiurgo di Platone era limitato perché doveva lavorare con la materia già esistente. Questo atteggiamento fu adottato anche dai cristiani gnostici, che consideravano la materia corrotta, e quindi un prodotto del diavolo più che di Dio.
    In realtà l’uso generico della parola “Dio” in queste discussioni può disorientare, considerata la ricca varietà di schemi teologici proposti nel corso della storia. La credenza in un essere divino che dà origine all’universo e poi “si mette seduto comodamente” a osservare gli eventi che si svolgono, senza prendervi direttamente parte, è nota come deismo. In esse la natura di Dio è espressa nell’immagine del perfetto orologiaio, una sorta di ingegnere cosmico, che progetta e costruisce un meccanismo elaborato e immenso, e poi lo mette in moto. In antitesi con il deismo c’è il teismo, la credenza in un Dio che è il creatore dell’universo, ma che rimane pure coinvolto direttamente nella gestione quotidiana del mondo, soprattutto negli affari degli esseri umani, con cui
    Dio mantiene un rapporto personale continuo e un ruolo di guida. Tanto nel deismo quanto nel teismo
    viene tracciata una netta distinzione tra Dio e il mondo, fra il creatore e la creatura. Dio è considerato come un essere completamente altro dall’universo fisico e oltre esso, benché ne sia ancora responsabile. Nel sistema noto come panteismo, non viene fatta una tale distinzione tra Dio e
    l’universo fisico. Pertanto Dio è identificato con la natura stessa: ogni cosa è parte di Dio e Dio è in ogni cosa. C’è anche il panenteismo, che somiglia al panteismo in quanto l’universo è parte di Dio, ma
    non tutto. Una metafora è quella dell’universo come corpo di Dio.
    Infine, parecchi scienziati hanno proposto un Dio che si sviluppa all’interno dell’universo, diventando alla fine così potente da rassomigliare al Demiurgo di Platone.

    Alla fine della fiera, però, resta il fatto che nessuno sa, né mai potrà sapere, se Dio esiste oppure no.
    Tra l’altro basta chiedere:”Qual è la causa di Dio?” e subito cominciano le difficoltà…
    Risponde il credente:”Dio non ha bisogno di causa, poiché Egli è un essere necessario, causa di se stesso”.
    Perfetto.
    Ma se si ammette che qualcosa – e cioè Dio – possa esistere senza causa, viene meno la necessità del concetto di Dio. Infatti, anche l’universo stesso potrebbe esistere senza una causa esterna a sé. Supporre che l’universo sia causa di se stesso richiede una sospensione dell’incredulità non maggiore che dichiarare che Dio è causa di se stesso.
    >>>>>>>

  2. RDV ha detto:

    1- La domanda era ovviamente di carattere morale. Se siamo figli di qualcuno-qualcosa, quella entità è passabilmente buona o è diabolicamente feroce e spietata?
    .
    2- I teologi sono pieni di contraddizioni. Tuttavia resta l’antica domanda: perché c’è qualcosa anziché il nulla?
    Questo travalica la questione se questo qualcosa sia meritevole di esistere o no, se sia buono o cattivo ed anche se per noi, coscienti, sia stato preferibile venire al mondo o, viceversa, non venirci.
    Il fatto è che qualcosa esiste e non siamo minimamente capaci di spiegarne il perché.
    .
    Neanche quelli che dicono: “la vita e il mondo sono sogno e illusione” ci riescono.
    Se è una illusione resta da spiegare perché ci sia questa illusione …anziché il nulla.
    .
    Schopenhauer spiega tutto come originato dalla Volontà. Evidentemente si tratta di una “Volontà di esistere” che genera poi il mondo come pura rappresentazione (ossia puro fantasma).
    Ma perché quella Volontà esista …non è dato sapere.
    Se chiedi a Schopenhauer perché esista la Volontà, ti risponde: “Questo è il mistero”.
    .
    Certi popoli Pellerossa si riferivano al cosmo-Dio con l’espressione: “Il grande mistero”.
    .
    Tale fu ed è. Tutto lascia credere che tale resterà per sempre.

  3. Sandro Desantis ha detto:

    >>>>>>
    Ma di chi è figlia questa specie?
    >>>>>>

    Di certo non di un Dio “buono, giusto, onnipotente e onnisciente”.
    Chissà… forse è figlia del Caso.
    Anche se poi qualcuno obietterebbe:
    “E il Caso di chi è figlio?”.
    Ok, benissimo: e Dio da chi è stato partorito…?

    Il filosofo Keith Ward, che ha studiato in dettaglio il contrasto fra la necessità di Dio e la contingenza del mondo, riassume così il dilemma essenziale:
    “Innanzitutto, se Dio è davvero autosufficiente, come sembra richiedere l’assioma di intelligibilità, come può accadere che crei un mondo? Ha l’aria di un esercizio arbitrario e ozioso. Se, d’altra parte, Dio è davvero un essere necessario e immutabile, come può compiere una libera scelta? Senza dubbio tutto quello che fa dovrà essere fatto per necessità e senza possibilità di alterazione.
    Il vecchio dilemma – o gli atti di Dio sono necessari e quindi non liberi (non avremmo potuto essere diversi) o sono liberi e quindi arbitrari (non c’è niente che determini come devono essere) – è bastato a inchiodare, attraverso i secoli, l’immensa maggioranza dei filosofi cristiani”.

    E ancora:
    “Il problema è che, comunque si rivolti la frittata, ci si ritrova con la stessa difficoltà di base, cioè che il veramente contingente non può nascere dal totalmente necessario.
    Se Dio è il creatore o la causa di un mondo contingente, dev’essere contingente e temporale; ma se Dio è un essere necessario, tutto ciò che causa dev’essere causato necessariamente e immutabilmente.
    Entrambe le interpretazioni del teismo naufragano su questo scoglio.
    L’esigenza dell’intelligibilità richiede che esista un essere necessario, immutabile e eterno; la creazione sembra richiedere un Dio contingente e temporale che interagisce col creato e perciò non è autosufficiente. Ma come si fa ad averli entrambi?”.

    E in un altro passo:
    “In che modo un essere necessario e immutabile può avere il potere di fare ogni cosa? Essendo necessario, non può fare che ciò che fa. Essendo immutabile, non può fare nulla di nuovo od originale…anche se la creazione può essere vista come un atto divino atemporale, rimane la vera difficoltà:che, essendo l’essere di Dio totalmente necessario, sarà un atto necessario; né avrebbe potuto non esserlo,sotto nessun aspetto. Anche questa idea è in tensione con un tema centrale della tradizione cristiana, cioè che Dio non aveva bisogno né di creare un universo, né di creare proprio questo.
    Come può essere libero un ente necessario?”.

    Schubert Ogden fa la stessa osservazione:
    “In genere i teologi ci dicono che Dio crea il mondo liberamente, come ci rivela il mondo contingente o non necessario della nostra esperienza… Nello stesso tempo,data la loro ferma adesione alle assunzioni della metafisica classica, i teologi in genere ci dicono che l’atto creatore di Dio è una cosa sola con la sua essenza eterna che, sotto tutti gli aspetti, è necessaria ed esclude ogni contingenza.
    Perciò,se li prendiamo in parola e diamo a entrambe queste asserzioni tutto il loro peso, ci troviamo subito in una contraddizione senza speranza: una creazione totalmente necessaria di un mondo totalmente contingente”.

    Teologi e filosofi hanno scritto volumi su volumi per cercare di sottrarsi a questa contraddizione persistente, ma di certo, non hanno risolto tale problema che è assolutamente irresolubile per la mente umana…

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