Immortalità femminile

La durata è di polarità femminile

“Meglio un giorno da leoni che cent’anni da pecora” è una massima maschile che esprime la propensione degli UU all’intensità a scapito dell’estensività e della durata che sono invece un orientamento femminile.

Quella vocazione alla prestazione intensa ma breve è ovviamente supportata da un corpo e da una psiche conformi allo scopo. Finalità della quale hanno bisogno come le rondini, avendo le ali, hanno bisogno di volare.

Queste diverse vocazioni si riverberano in tutto il comportamento e nelle prospettive di vita, sono inscritte nei nostri geni e spiegano un ampio ventaglio di comportamenti e attitudini. 

Le femmine – ad es. – sono molto più autoprotettive degli UU, mettono a rischio salute e vita in misura enormemente inferiore ai maschi e lo fanno solo a vantaggio dei figli piccoli (quando lo fanno). Gli sport estremi sono appannaggio maschile, le attività lavorative rischiose pure, comprese quelle in ambito domestico (*).

Oggi questa differenza spiega perché il Covid-19 uccida più maschi che femmine, benché nelle fasce d’età maggiormente colpite le femmine rappresentino quote del 55 – 60 fino al 75%. La maggiore efficienza del sistema immunitario le protegge meglio. Anzi questo spiega persino perché le malattie autoimmuni colpiscano di più le femmine dei maschi (questo sembra un’assurdità e invece conferma la tesi **).

Quella differenza spiega anche perché tra i medici cubani giunti in aiuto non ci siano femmine (fatto già denunciato oggi dalle femministe nostrane come manifestazione di discriminazione… sic!).

La durata è femminile, l’intensità maschile (lo si vede anche a letto…).

Durata e immortalità terrena

Oggi il sistema sembra sgretolarsi di fronte al virus perché non vogliano che alcuno ne muoia, neanche se bisnonno o trisnonno. A tutti vogliamo garantire un’immortalità terrestre (che può essere solo temporanea, ciò è banale) ma che è comunque il massimo che si possa fare. E lo stiamo facendo.

E’ dunque in azione la forza di un valore, la durata, l’aspirazione ad una sorta di immortalità terrena che è di polarità femminile.

Gli UU cercano l’immortalità – post mortem – in altro modo: con le opere, le conquiste, le realizzazioni, le grandi gesta da tramandare ai posteri e vivere così nella loro memoria, come se sentissero di essere mortali.

Infatti, solo i maschi sono mortali.

Verità che noi conosciamo da sempre. Noi, pochissimi.

_______________________

(*) Cesare Brivio mi riferì quanto segue. Ad un convegno sull’incidentistica sul lavoro il relatore pose da domanda sul chi subisse il maggior numero di gravi incidenti in casa. Le femmine, risposta unanime… ma errata. I piccoli incidenti sono patiti dalle femmine, quelli più gravi dai maschi, anche in ambito domestico.

(**) Questo fatto sembra assurdo e contraddittorio e invece è quasi ovvio. Le malattie autoimmuni derivano da errori di lettura del sistema immunitario che spara contro quel “sé” che dovrebbe invece difendere. Ma un esercito più numeroso e più sensibile sarà anche quello più soggetto ad errori. Cmq ci tornerò sopra perché il fatto è davvero interessante.

5 Responses to Immortalità femminile

  1. Sandro ha detto:

    Rino, non so perché, ma ho due commenti in attesa di moderazione.

  2. Sandro ha detto:

    >>>>>
    *) Cesare Brivio mi riferì quanto segue. Ad un convegno sull’incidentistica sul lavoro il relatore pose da domanda sul chi subisse il maggior numero di gravi incidenti in casa. Le femmine, risposta unanime… ma errata. I piccoli incidenti sono patiti dalle femmine, quelli più gravi dai maschi, anche in ambito domestico.
    >>>>>

    Alla questione degli incidenti domestici, dedicò un articolo Eugenio Pelizzari, nel novembre 2009.

    Fai clic per accedere a incidenti_domestici.pdf

  3. Sandro ha detto:

    Rino
    >>>>>>
    Anzi questo spiega persino perché le malattie autoimmuni colpiscano di più le femmine dei maschi (questo sembra un’assurdità e invece conferma la tesi **)
    >>>>>>

    E’ verissimo, infatti le malattie autoimmuni colpiscono nell’80% dei casi le donne.
    Per esempio: nel caso del lupus il rapporto è di dieci donne a uno; mentre per quanto riguarda la sclerodermia la frequenza è 8 volte maggiore nelle donne piuttosto che negli uomini.

    ————————–

    Anche mio fratello minore soffre di una malattia autoimmune da quando aveva 23 anni (oggi ne ha 50) e se è ancora vivo lo deve sia a questo farmaco:
    https://www.doveecomemicuro.it/notizie/aggiornamenti/coumadin-warfarin
    che alla camera iperbarica, che negli anni Novanta gli salvarono le gambe e la vita.
    Ricordo che nel 1997 dovetti portarlo anche a Siena, in un centro specializzato, dove rischiò l’amputazione della gamba destra, che a un certo punto era diventata fredda a causa dell’occlusione dell’arteria.
    Per fortuna non ci fu bisogno di arrivare a quel punto, ed oggi, a distanza di oltre due decenni, sta molto meglio e può condurre una vita normale, anche se quella malattia se la porterà dietro fino all’ultimo dei suoi giorni (seguita a prendere il Coumadin).
    In altri tempi sarebbe già morto un quarto di secolo fa.

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