Odio platonico?


L’amore platonico è noto. Un’esperienza che resta nella testa e nella pancia degli interessati, anche se rendono nota a terzi la loro (penosa) condizione. Una passione innocua, sterile, che non fa danni.
Ciascuno ha ben il diritto di avere i suoi amori platonici.
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L’odio platonico è la stessa condizione, la medesima malsana pulsione, solo diretta in senso opposto. Ciascuno ha il diritto di odiare chicchessia. Purché questa diversa passione resti nella sua testa e nella propria pancia.
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Perciò anche la Pauline Harmange ha tutto il diritto di odiare gli uomini e di proclamarlo. Un coming out liberatorio, una passione legittima.

Ma voi – qui ed ora – la trovate davvero innocua e sterile?

5 Responses to Odio platonico?

  1. Claudio ha detto:

    …Fosse solo la Harmange…
    Parafrasando Gesù (secondo Matteo): “Guardatevi dalle false NON-femministe … dai loro silenzi le riconoscerete”.
    Sono tre lustri che addito il silenzio mediatico di tutte quelle che, (solo) in privato, criticano il femminismo (ma, probabilmente, ne apprezzano alcuni frutti pratici); ma resto vox clamans in deserto.

    • Sandro ha detto:

      Claudio
      >>>
      Sono tre lustri che addito il silenzio mediatico di tutte quelle che, (solo) in privato, criticano il femminismo (ma, probabilmente, ne apprezzano alcuni frutti pratici); ma resto vox clamans in deserto.
      >>>

      No, non sei l’unica voce che grida nel deserto.
      Io grido da ben più di tre lustri.

      https://questionemaschile.forumfree.it/?t=14995399

      https://questionemaschile.forumfree.it/?t=14946240&st=75

      • Claudio ha detto:

        …Appunto! Bravo!
        Ogni volta che si è presentato questo argomento, mi son sentito opporre la solita obiezione (che ci azzecca solo a metà): “Non puoi pretendere che siano le DD a risolvere i problemi degli UU; anzi, sarebbe perfino umiliante”.
        Ma io non pretendo un bel niente!
        La mia è una constatazione-ammonimento a tutela degli UU: “Non fidatevi di quelle che, solo a chiacchiere (e in privato), si dichiarano contrarie alle femministe”.
        Nei fatti, poi, non fondano neanche un gruppo tematico in un social.
        In realtà – e forse mentendo anche a se stesse -, pur condannando le esagerazioni “di forma” del femminismo (che loro, le principessine azzimmate, considerano sguaiate e volgari), ne apprezzano, invece, le ricadute politico-legislative: soprattutto in termini di CONTROLLO sull’U nel rapporto di coppia.
        L’affido mono-genitoriale è il caso-principe: ad ogni disputa di coppia, io, donna, dispongo dell’asso del ricatto separativo da calare sul tavolo: “Se non fai come dico io, ti riduco in rovina e non ti faccio più vedere i figli!”.
        E badate che ciò vale perfino sul fronte femminile cattolico (“popolo del Family Day”); ho partecipato spesso alle veglie pubbliche delle Sentinelle in Piedi: ne conosco motivazioni e rivendicazioni; non mi ricordo che ci siano state particolari “spinte” a sostegno del ddl Pillon sulla riforma del condiviso; ne deduco che, fra silenzi imbarazzati, la “maternal preference” sia gradita pure a loro (anche se come extrema ratio).
        Chi, fra gli UU “risvegliati”, si limitasse a constatare che le DD cattoliche sono favorevoli alla Famiglia – e dunque nettamente distinte da quelle altre che rivendicano lesbismo, gender-fluid, mascolinità tossica e aborto -, e ne inferisse che perciò sono nostre “alleate”, sarebbe solo un “risvegliato orbo” fra i “dormienti-ciechi”.

  2. RDV ha detto:

    Di platonico ovviamente c’è ben poco qui, perché di quella avversione si vedono gli effetti sociali.
    Che l’odio individualmente sterile esista non ci sono dubbi. Se tutti i nostri più o meno legittimi e motivati rancori diventassero azione, se le vendette che sogniamo si realizzassero, sarebbe una carneficina.
    Come è per gli amori e forse di più, esistono gli odii platonici. Per fortuna.
    Ma ne esistono anche dei fecondi, quelli che muovono all’azione.
    Degli altri odii (di razza, religione, nazionalità etc.) si temono gli effetti collettivi, giustamente. Della misandria no.
    .
    Al massimo si considera stravagante o provocatoria quella che la erutta. E che in fondo, da sola, è innocua.
    Non avremo mica paura della Pauline…
    E poi va intesa in senso ironico, voleva solo farsi pubblicità, e cmq pensa alla misoginia, alla transfobia, all’omofobia, queste sì che…
    Ergo…

  3. armando ha detto:

    L’0dio platonico della Harmange sarebbe innocuo e sterile se rappresentasse l’estemporaneità di una tizia un po’ bollita. Invece è l’esplicitazione, finalmente chiara e senza le penose mascherature e finzioni sulla mascolinità tossica, dell’odio che questa società, questo potere “sessista”, “maschilista” e “patriarcale”, nutrono verso tutto ciò che è maschile. Ormai dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti che la maschilità non tossica non esiste. Quella che viene gabellata per tale è non maschilità, è la rinuncia a se stessi degli uomini, per trasformarsi in “diversamente donne”. Il che non porterebbe proprio a nessun miglioramento sociale, anzi!!! Perchè le donne in quanto donne non sono affatto migliori degli uomini in quanto uomini. E’ solo dalla consapevolezza che in ciascun sesso esistono lati positivi e lati negativi, e che quelli positivi dell’uno servono a definire ed attutire quelli negativi dell’altro, che può nascere un incontro leale e sincero, quindi nè competitivo nè sdolcinato, fra maschi e femmine. Ma dopo decenni e decenni di odio unidirezionale contro gli uomini, talvolta strisciante e mascherato , talvolta dichiarato, siamo molto lontani da una simile situazione. Si dica quando mai si è letta una dichiarazione a soggetti invertiti come quella della Harmange. Mai e poi mai è accaduto. Il fatto è che le donne, ormai, pensano di essere migliori, ontologicamente, moralmente e concretamente, degli uomini, e gli uomini di essere peggiori. Così non andremo da nessuna parte, o meglio. stiamo andando verso una supremazia del femminile, prima psichica poi anche sociale. Che però lascerà le donne, oltre l’effimera euforia da vittoria (di Pirro), niente affatto felici e contente. Checchè pensino di se stesse, quei lati negativi di cui dicevo esistono, lavorano in silenzio (nell’inconscio?), e necessitano di una controparte maschile forte per essere bilanciati e portati alla luce della coscienza. Un mantra contraddittorio dei nostri disgraziati tempi, che viene anche da donne “insospettabili” di sottomissione culturale agli uomini, è “non esistono più gli uomini di una volta”, il che dice tutto, e dovrebbe far riflettere prima di tutti gli uomini stessi, essendo quella una sorta di invocazione affinchè recuperino le loro virtù (vir=uomo). Sarò sincero: sono pessimista.

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