8 a 1


OTTO MOTIVI PER FARE SESSO



“Noi donne: otto motivi per fare sesso” è il titolo di un articolo pubblicato sul portale di un giornalone la primavera scorsa.
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Il sospetto c’era. Tu hai solo un motivo per fare sesso, lei ne ha ben otto. Tra questi forse figura anche la voluttà (in termini filosofici: la goduria) …ma. ..forse …però. Gli altri 7 fingiamo di non conoscerli.
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Ragazzi, che batosta.

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Non ho potuto leggere l’articolo. Chi riuscisse a scovarlo…

6 Responses to 8 a 1

  1. Sandro ha detto:

    La tipa in questione è questa scienziatessa qua.
    http://www.valentinamaran.it/?fbclid=IwAR0MEg68cW9m_tLq7wjdBq64wK4mcpOzkgAiwxJ6xhA5gm1L-r40WoPKb9U

    Il linguaggio che usa è identico a quello che usavano altre femminucce femministe su Cento cose energy, l’Espresso, Panorama, Donna moderna, etc, in era pre social e agli albori del web.
    Nei fatti sono clonate.

  2. RDV ha detto:

    Perfetto. La tua memo pichiana e il tuo archivio sterminato sono una fonte inesauribile.
    .
    Perché dilungarsi tanto? Bastava dicesse: la patata non è gratis.
    Ma onestamente avrebbe dovuto dirglielo prima del matrimonio.
    Invece lo ha lasciato credere che… fosse gratis.
    .
    Poi se uno dice che il sesso bisogna conquistarlo ogni volta, sembra che dica una corbelleria e quelli che dicono “si paga di meno sulle tangenziali che a casa” sono liquidati come misogini.
    .
    Questo capitoletto della Storia segreta degli UU …lo ha scritto una D.
    Grazie.
    E’ un pezzo da conservare. Lo metto via (ma cmq finché ci sei tu sarà sempre reperibile. Io ho perso un sacco di roba).

  3. Sandro ha detto:

    Rino, leggi questa roba qua, peraltro trita e ritrita, che leggevo già su Donna moderna, Noi donne, etc, una trentina di anni fa…

    https://www.elle.com/it/blog/news/a1256258/non-te-la-do-8-buoni-motivi-per-cui-non-facciamo-sesso-con-voi-vendetta/
    >>>>>>>
    Succede: hai una relazione stabile da tempo, da anni, e ormai c’è una specie di rituale. Magari c’è il giorno dedicato al sesso, col tempo anche quello si pianifica o comunque diventano noti i meccanismi che portano a farlo. Negli anni ho capito che per gli uomini il sesso è una questione che non ha molto a che vedere con i sentimenti: è più una specie di necessità fisica. Un po’ come avere il giornale da leggere sulla mensola in bagno. Ecco: ci sono giorni in cui io mi sento quel giornale, che viene letto non per le notizie ma per il sussidio alla spinta. Non importa quello che c’è scritto: coadiuva il relax. Col sesso noi donne spesso ci sentiamo così: hai avuto una pessima settimana, lui non ti ha aiutato a fare praticamente nulla delle innumerevoli cose che prevede la vita di coppia, tu alzi il muro del silenzio. Lui allora il giorno in cui siete abituati a farlo, contento e felice, zompa verso di te come se niente fosse, ti acchiappa da dietro, te lo appoggia teneramente e poi ti chiede “oggi lo facciamo?”.

    Tu lo guardi come si fa con un deficiente che ha appena detto l’ennesima cavolata biblica e sospirando dici “oggi non ne ho proprio voglia”.

    Allora scatta la mascolina offesa: se ne va con la coda- o meglio il pene- tra le gambe e mette il broncio. Perché dirgli di no è offensivo. E non importa se per tutta la settimana tu ti sei ammazzata di fatica e neanche si è reso conto degli sforzi apocalittici che fai tra casa e lavoro. No. Lui si offende. Come se il sesso, o nella fattispecie la tua passera- perché di quello si tratta- fosse roba dovuta. È venuto a batter cassa e tu non gliela stai dando. Quindi lui mette il muso.

    Non avete idea di quanto sia fastidioso per una donna questa reazione: è una violenza. Ci si sente cose. Oggetti. Ci si sente come se i sentimenti non contassero, come se la rabbia, la stanchezza, il nostro diritto di dire no non valesse nulla. Come se fossimo delle specie di contenitori piacevoli in cui svuotare materiale organico. È questo, nulla più. E non vi importa di capire quanto siamo stanche, frustrate, demotivate. Non cercate dialogo, non provate a capire. Non ascoltate. Battete cassa, esigete il sesso, volete essere accontentati e punto. Il fatto che abbiamo i nostri sacrosanti motivi per dire no non viene contemplato.

    Non mi hai dato quello che volevo, quindi mi arrabbio. Certo che lo facciamo apposta, sappiamo che il non darvela genera scontento. Crea il cortocircuito. È come non dare il biscottino di premio ai cani. Uguale. Lo sappiamo benissimo cosa facciamo quando vi diciamo di no. Quello che non sapete voi è il perché. In realtà noi donne abbiamo motivi semplici. Le nostre aspettative sono molto più basse di quanto possiate sospettare. Il fatto è che puntualmente le disattendete.

    Ecco allora un breve check-point di quello che dovete verificare se incappate nella farse “non ne ho voglia”

    – Avete ascoltato la vostra compagna? Davvero? Non dite subito si, non fate quelli che “io ti do sempre retta”. Avete ascoltato davvero o l’avete fissata come fanno le mucche coi treni senza capire cosa vi stava dicendo?

    – Avete fatto quello che vi ha chiesto? Cose semplici: buttare via l’umido, sistemare la roba stirata, mettere in ordine? Sicuri?

    – L’avete fatto come si aspettava lei? Se ha detto “stendi per favore” buttare la roba a cacchio sullo stendino non fa testo. Se vi ha chiesto di mettere a posto la roba stirata e voi, anziché distribuirla nei cassetti, l’avete messa impilata così com’era tutta in blocco nel vostro armadio, non funziona. La state prendendo in giro. Non si aspetta nulla di incredibile, si aspetta solo un gesto di rispetto, perché fare le cose bene come le fa lei per voi è rispetto. Tutto qui.

    – Quante volte le avete detto “dopo” o “poi lo faccio”? Ogni volta che l’avete detto poi le cose le ha fatte lei. Quella femminile è una soglia di sopportazione che arriva a un tot. Superata, i vaffanculo si accumulano fino a esplodere tutti in una volta.

    – Avete notato il silenzio? Quando sentite uno strano silenzio non è pace: è delirio e terrore che si prepara. Il silenzio è il peggiore dei segnali. Sta a voi disinnescarlo. Accumuliamo ira. È vero, non diciamo subito quello che non va perché tanto sappiamo che non ascoltate o peggio, verremmo derise. Presentiamo il conto tutto insieme, anche con mesi di ritardo. Del resto la vendetta è un piatto che si serve freddo. In alcuni casi gelido.

    – Non chiedete “cosa c’è” e se volete il dialogo cercatelo con cortesia – non c’è nulla che ci faccia arrabbiare di più che sentirci dire “parla!” come se si avesse a che fare con l’inquisizione. Abbiamo parlato quando era il momento. Perché non avete ascoltato lì?

    – Chiedete scusa. Fatelo in modo gentile, con un gesto vero e sincero. Cercate davvero un dialogo. E non arrabbiatevi se vi mandiamo subito al diavolo, perché del resto è mesi che mettiamo insieme l‘incazzatura, mesi che insistete a non capire, non potete mica pretendere che ci passi tutto.

    – Tornate a fare piccoli gesti quotidiani di attenzione. Ribadisco, non abbiamo grandi aspettative: vogliamo solo rispetto. Essere ascoltate è una questione di rispetto. Essere ringraziate quando facciamo qualcosa che date per scontato -e che in realtà non lo è per niente- è una questione di rispetto. Essere trattate alla pari è una questione di rispetto. Noi lo facciamo quotidianamente con voi, con piccoli gesti di attenzione che facciamo non perché siamo donne, ma perché siamo ancora innamorate.

    Vogliamo solo sentirci dire che siamo interessanti, che siamo in gamba. E perché no, che siamo belle.

    Perché se non mi trovi bellissima, se non mi trovi abbastanza interessante da ascoltarmi quando parlo, se non trovi che io ti chieda cose utili e condivisibili… perché ti aspetti che io faccia ancora l’amore con te?

    Vi siete mai sentite così? Vi vendicate in questo modo quanto vi fa arrabbiare?
    >>>>>>
    —————————–
    >>>>>>
    Non avete idea di quanto sia fastidioso per una donna questa reazione: è una violenza. Ci si sente cose. Oggetti.
    >>>>>>

    • ericlauder ha detto:

      Sono arrivato a
      “L’avete fatto come si aspettava lei?”

      E a quel punto le ho mentalmente risposto: “fuori da casa mia!” perché questa è l’unica risposta che merita.

      Uno può anche fare le cose in casa per alleviare le fatiche di lei. però le fa COME VUOLE LUI e lei deve stare ZITTA e deve SOLO RINGRAZIARE.

      E la figa non la voglio: una che dice che dovrei “fare le cose bene come le fa lei” merita solo dei calci nel culo, altro che orgasmi.

      • RDV ha detto:

        In QMDT ho delineato anche alcuni tratti dell’esperienza maschile che appartengono alla Storia segreta degli UU che abbiamo solo iniziato a scrivere.
        Primo punto: dato che la casa di un single non è tenuta come quella di una single, qual è lo standard da seguire? Una via di mezzo potrebbe andare. Ma la misura di quel che gli UU fanno-non-fanno in casa non è misurata sulla “via di mezzo” bensì sul livello femminile. Troppo comodo…! In Italia ovviamente sui parametri delle FF italiane, che sono fuori di testa riguardo a pulizie e resto.
        Inoltre, appunto, non solo vanno fatte le cose che Lei dice, ma anche quando, come, con gli strumenti etc che Lei dice.
        Altrimenti niente patata.

      • ericlauder ha detto:

        Infatti se vivi da single oltre a non dover fare cose sceme non devi neanche avere a che fare con persone che fanno cose sceme, esempio: stirare calze e mutande.
        Gli esempi pratici secondo me aprono gli occhi: io ad esempio in casa sono abbastanza ordinato e i pavimenti sono sempre molto puliti, ma negli angoli chiusi c’è sporco. Perché fanno tutto gli aspirapolvere-lavapavimento robot ma negli angoli non ci arrivano: l’aspirapolvere lascia un’area sporca di 4-5 centimetri quadrati dove c’è ogni angolo chiusi – invece i semplici spigoli riesce a farli, a navigarci intorno, ma è la nicchia piccola dove non può arrivare (è tondo, 30-33 cm di diametro a seconda del modello, è fisicamente impossibile che ci riesca – sinché non riescono a farli molto più piccoli o con corpo flessibile è un limite tecnico invalicabile – l’ideale sarebbe una specie di serpente meccanico).
        Però questi piccoli difetti sono ampiamente compensati dal fatto che non hai rotture di scatole, nessuno che rompe, nessun ricatto sulla patata. E il costo è risibile: 3000 euro, utilitaria usata e messa male per la signora, che comunque non sarà certo soddisfatta e la cambierà entro 5 anni, equivalgono ad avere 2 aspirapolvere-lavapavimenti robot operativi per tutta la tua vita, cambiandoli ogni 4-5 anni, compresi ricambi, compresa elettricità, compreso tutto. Se invece passi a “utilitaria usata non eccezionale ma non schifosa” da 6000 euro, per tutta la vita hai 2 aspirapolvere robot di top di gamma – che non servono a niente perché fanno le stesse cose.

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