La V Guerra Mondiale

21/10/2009

Hirosh2Suona delirante  avanzare l’idea che quella già iniziata e che un giorno – forse – diverrà aperta e conclamata, sia una guerra mondiale.

Diverrà aperta e palese il giorno in cui gli uomini, preso atto del suo inesorabile decorso, usciranno in campo aperto.

Perché finora, di fronte all’avanzata dell’Amore,  i  più coraggiosi se la sono data a gambe. Gli altri  hanno guardato altrove, facendo spallucce o si sono arruolati nell’esercito della Vittoriosa.

Si parla di conflitto tra i sessi, ma è una formula beffarda, perché i conflitti presuppongono due contendenti. E qui il secondo latita.

Ma la coraggiosa fuga,  l’eroica ritirata maschile non servono  a nascondere del tutto quel che  già adesso è:   la V Guerra Mondiale. Mondiale perché direttamente o meno, interessa il mondo intero. E dove non ancora, sarà per domani.

Se ne vedono i prodromi. Alcuni osservano che il presente conflitto tra Islam e Occidente contiene i germi, tradisce le dinamiche di quello FF/MM.   Futuro ma anche presente.

Non è la prima volta che un conflitto contiene  le forme di quello successivo. La Prima Guerra Mondiale, durante la quale si affermò la Rivoluzione  d’Ottobre, già prefigurava  i caratteri della Seconda. E questa a sua volta, ben prima di finire, lasciava intravedere le forme della Terza, quella che chiamiano Fredda.

Così la Quarta Guerra  in corso  tra Occidente e Islam nasconde, ma anche rivela, i temi e la struttura di quella che verrà: la Quinta.

Certo, ciascuna ha le sue forme. Nessuna è uguale alle altre. Così è  nuova e diversa anche  quella oggi sottotraccia ma che un giorno – forse – emergerà.

HiroshPace

Noi che ne percepiamo il sordo rumore  sotterraneo, ne auspichiamo l’emersione, l’uscita alla luce. Sola condizione della sua fine e quindi dell’inizio della pace tra i sessi. Pace nuova, se fin qui non c’è mai stata, o antica,  se una qualche età dell’oro, un tempo, è esistita.

RDV


Di chi è la vita

11/09/2019

…della società o dell’individuo?

Ritorna ciclicamente la questione della legittimità morale dell’eutanasia e delle pratiche assimilabili.  Giorni fa si è appreso di un uomo deceduto dopo 31 anni di coma. Oggi si ha notizia che M. Schumacher sarebbe cosciente e al tempo stesso si ascolta un intervento del presidente della CEI, card. Bassetti, ovviamente avverso ad ogni ipotesi di legalizzzazione del suicidio assistito.

Il principio alla base di ogni opposizione all’eutanasia, nelle sue diverse forme, è che la vita è sacra ed a nessuno è lecito sopprimerla. Neppure all’interessato: non esiste il “diritto di morire”.

Chi non sottoscriverebbe la dichiarazione che la vita è sacra, indisponibile e intangibile?

Purtroppo la vita non è né sacra né intangibile. É profana nel senso che è stata ed è profanata da sempre, ciò – e qui sta la contraddizione insanabile, occultata e forse neppure avvertita – che rende vuoto e mistificatorio quel grande principio.

La vita dei singoli e delle masse è da sempre rivendicata dalla società (Stato, tribù, comunità, etnia, classe, confessione, etc.) come proprietà indiscussa, della quale ha disposto a piacimento, senza che mai gli oppositori dell’eutanasia abbiano mosso obiezioni. La vita di miliardi di persone è stata sacrificata dai poteri collettivi nel corso della storia, per le più degne o indegne ragioni, sotto i più nobili o i più nefandi principi, i più indiscutibili o vergognosi interessi: la guerra.

Miliardi* di uomini sono morti mentre assassinavano altri miliardi di uomini.

Purtroppo la vita non è sacra.

Se si afferma – sarebbe lecito farlo – che non esiste il diritto di morire si deve prima affermare che meno ancora esiste il dovere di uccidere. Invece questo esiste. E’ il dovere del soldato di uccidere i suoi pari con altra divisa.

Ma la contraddizione è ancora più profonda, sino al paradosso. Mentre si nega il diritto di disporre della propria vita per il proprio interesse, si approva ed anzi si glorifica colui che in una operazione kamikaze va ad ammazzare e ad ammazzarsi nell’interesse altrui. Togliersi la vita e farsi aiutare nel farlo è lecito, l’eutanasia dunque è già lecita, purché sia a vantaggio di una organizzazione collettiva (Stato, tribù, comunità, etnia, classe, confessione, …) secondo le decisioni di coloro/colui che le controlla/governa.

La persona non ha dunque il diritto di morire, non possiede la propria vita. Essa è proprietà di Sargon I e di Pol Pot, di Innocenzo III e del Duce, di Ramsete II e di Hirohito. Delle Repubbliche socialiste come di quelle capitaliste. Di imperatori, re, viceré, luogotenenti. Di leader massimi e …minimi.

La vita non è sacra, non è indisponibile, non è il valore supremo. Non appartiene nemmeno a Dio. E’ possesso di potenze terrestri e di chi le comanda. Di questi, non del soggetto vivente.

Se non ho il diritto di morire, perché ho invece il dovere di uccidere e di morire uccidendo?

_______________

* Si calcola che negli ultimi 80.000 anni siano vissuti circa 90 miliardi di uomini. Si calcola pure che dal 3 al 4% siano morti nelle guerre di tutti i tipi.
11/9/19

 


“La grande menzogna del Femminismo” di Santiago Gascó A.

30/03/2019

Esito di quasi una decina d’anni di lavoro, annunciato da tempo e atteso con grande curiosità è ora in libreria l’opera di Santiago G.A. Qui la mia rece/presentazione. Ne parleremo a lungo.

Storia maschile dell’Occidente

.

La grande menzogna del Femminismo
di Santiago Gascó Altaba

La grande menzogna del Femminismo di Santiago Gascó Altaba (Ed. Persiani, Bologna) in libreria in questi giorni, è uno di quei saggi che si presentano al primo sguardo come opere di vasta portata capaci di aprirci ad una nuova visione delle cose. Libri i cui titoli non ingannano ma connotano bene il loro contenuto.

Si apre davanti a noi un’opera ponderosa e dalla grande ambizione, che mira alla decostruzione radicale del racconto femminista, oggi sovrano nell’universo conoscitivo, mentale e morale. Smascheramento operato attraverso una estesissima ricognizione della storia letta, finalmente, dalla prospettiva maschile.

L’autore parte infatti da un presupposto incontrovertibile: la storia a noi nota è, ad oggi, divisa in due versioni. Quella studiata e raccontata in una prospettiva universalistica dalla storiografia ufficiale, da una parte, quella prodotta dal femminismo, dall’altra.

Quest’ultima è stata creata con uno scopo preciso: essere lo strumento basilare della lotta femminista contro gli uomini. La prospettiva sessuata ne è il tratto essenziale, la sola ragion d’essere. Narrazione che sì è prima affiancata alla storia ufficiale, poi vi si è sovrapposta per diventare ormai il solo racconto ammesso in quanto l’unico moralmente legittimo.

Viceversa, la storia degli uomini, dal punto di vista maschile, ha iniziato ad essere delineata solo in tempi recenti. Prima d’ora gli uomini non hanno mai pensato di dover scrivere una storia su se stessi e a propria autodifesa. Lo fanno da poco tempo e in forma erratica. In questo contesto il lavoro di Gascó è quello più vasto, più approfondito ed impegnativo sin qui prodotto. Non esistono al mondo opere paragonabili.

L’autore ripercorre vasti tratti della storia dell’Occidente (e oltre) analizzandola sotto una molteplicità di aspetti, svelandone un numero impressionante di ignoti, insospettati, misconosciuti o conosciuti in modo parziale, perché trascurati come irrilevanti dalla storiografia classica o non ancora indagati dal movimento maschile internazionale.

Nella redazione di questa contro-narrazione ha privilegiato alcuni filoni di ricerca inseguendoli nel tempo: storia del lavoro e della guerra, della scuola e dell’istruzione, dei delitti e delle pene, della politica e della medicina, della cultura e dell’arte, delle forme religiose e delle tradizioni, in ogni caso e ovunque estraendovi verità occulte, ignorate, negate; qualche volta sospettate, ma spesso impensabili e sorprendenti. Ne esce un quadro che lascia interdetti, un resoconto che desta stupore.

Ci troviamo di fronte ad un testo che demolisce, pagina dopo pagina, quel racconto unilaterale e parziale, deformante e manipolatorio, truffaldino e fraudolento che porta il nome di Grande Narrazione Femminista. Sorprendente lettura che apre gli uomini ad una nuova visione di se stessi e del mondo.

Un’opera di storiografia sociologica che fornisce una mole impressionante di dati. Vi si rinvengono non meno di cinquemila quotation, riportate da dichiarazioni e testimonianze, da leggi e sentenze, da codici e trattati, da documenti e atti, da opere di pensatori e scrittori di ogni estrazione e orientamento, intercettati nel corso dei secoli. Superfluo poi registrare la quantità di dati e di riscontri, di ricerche e di statistiche di ogni tipo e genere che innervano questo eccezionale lavoro.

Certo, quest’opera ha un suo contesto. Santiago Gascó è pienamente inserito da tempo nel dialogo inframaschile italiano ed europeo della cui riflessione e delle cui acquisizioni in ambito storico, sociologico e filosofico è pienamente edotto. Se ne trovano qui riverberi evidenti.

Ora, se crediamo di aver tra le mani un’opera senza precedenti, destinata a catturarci per settimane, a lasciare il segno di un’avventura sorprendente, non sbagliamo. Se immaginiamo di trovarci davanti ad una miniera da cui estrarre sine die dati e numeri, aneddoti e racconti, testimonianze e statistiche, non resteremo delusi.

Una pietra miliare.

R. Della Vecchia – Marzo 2019
______________

Santiago Gascó Altaba La grande menzogna del Femminismo
Ed. Persiani, Bologna, 2019, 1° volume, p. 612, € 19,90 ISBN 8885804993

Disponibile da aprile 2019 – (2° volume in corso di stampa).

Persiani Editore

Libreria Universitaria


Una brillante nemica

24/01/2010

Con queste righe rendo omaggio ad una delle più brillanti tra le nostre nemiche, spinto da uno spontaneo sentimento di ammirazione per le sue non comuni capacità letterarie e dialettiche, per l’energia e l’entusiasmo con i quali conduce la sua battaglia contro di noi (e contro quelli che – a suo parere – ci somigliano).

Anzi, mi accingo a dirne così bene che le mie parole potranno suonare o beffarde, come se  la volessi canzonare, o, viceversa, come un ingenuo tentativo di ingraziarmela. Una forma larvata di corteggiamento.

Vedete bene che non è il caso…

D’altra  parte, il fatto che ci voglia tutti silenti, ammanettati e impotenti non ci impedisce di riconoscere le ammirevoli doti e la straordinaria energia di questa  magnifica combattente.

Preparata e informatissima, non vi è quasi avvenimento e presa di posizione riportati dai media che sfuggano alla sua attenzione e per i quali non abbia pronto un commento tanto acuto quanto perentorio, una acuminata controdeduzione, un aforisma contundente, una formula liquidatoria.

Provetta nel modulare i registri del sarcasmo, possiede una miniera di aggettivi, di forme retoriche e di tecniche polemiche che maneggia con invidiabile maestria. Dotata di una vitalità che si direbbe mascolina (se ciò non la offendesse) si prodiga senza sosta nell’impegno quotidiano di bombardare i nemici, scoStupidboyvare le spie, bastonare  i critici, e al tempo stesso,  rincuorare le incerte e rassicurare le dubbiose.

Non vi è legge o sentenza, atto o fatto,  verbo o pensiero, in cui non veda i risvolti antifemminili (che spesso a noi, misogini  incancreniti, sfuggono inevitabilmente). Non vi è atteggiamento o iniziativa di cui non noti l’origine patriarcale, non vi è parola maschile dietro la quale non riesca a leggere, con analisi spesso sorprendenti, la volontà fallocratica di dominio e di sopraffazione.

Certo, essa gode di un fondamentale vantaggio su di noi: la certezza assoluta di combattere dalla parte del Bene e per il Bene. Su ciò non ha dubbi ed è questo suo candore, questa sua giovanile ingenuità a renderla simpatica. Lei combatte per la giustizia, noi per la sopraffazione; lei per il rispetto, noi per il sopruso; lei per la vita, noi per la morte. Lei mossa dall’amore, noi agitati dall’odio.

Che invidia! Come sarebbe bello poter lottare per il Bene anziché per il Male, stare dalla parte delle vittime anziché dei carnefici. Quanto sarebbe bello esser nati innocenti, come le femmine, anziché colpevoli, come, meritatamente, ci è accaduto.

VittCarnef

Si fa chiamare Fikasicula* (dove la K – se non intendo male – significa che ce l’ha dura. E si vede). Da sola esprime la potenza di fuoco di un’intera squadra navale. Circondata da un mondo di nemici disposti a tutto (quorum nos),  indomita e intrepida combatte senza tregua e senza paura la sua guerra quotidiana contro il Male.

A questa grande combattente e formidabile polemista, a questa innocente creatura, un felice e sincero complimento: chapeau!

Capp1

RDV

(* Fikasicula sarebbe un nome collettivo, ma qui ho finto diversamente).


Male senza spazio-tempo

17/02/2020

La non località del Male

I fisici ormai concordano: il simpatico Albert aveva torto. Ci sono eventi che accadono come se lo spazio-tempo non esistesse. E’ l’entanglement, la correlazione tra particelle che opera in tempo zero a distanze infinite.

Idem per le pallottole usate nella guerra antimale. Da ogni luogo e da ogni tempo vengono pescate e immesse nel qui ed ora, come avvenute istantaneamente ora e qui.

Oggi – 17/2/2020 – due nuovi “pescaggi”.

India. Studentesse schedate, discriminate e umiliate a causa del ciclo. Barbarie che giunge qui da 7.000 km di distanza.

1955. Riemerge il  caso di Antonietta Longo assassinata, decapitata e con segni di un aborto recente, ovviamente clandestino e perciò rischioso, vista l’epoca.

Perché queste presentificazioni? Noi cosa c’entriamo?

C’entriamo: è la correlazione del Male. Tutto ciò che si può imputare ai maschi del presente è tutto il male di ogni luogo e di ogni tempo.

Sorge il sospetto che il male del qui-ed-ora non sia sufficiente, non offra armi bastanti. Perciò se ne importano da ogni punto spaziotemporale e sono pienamente efficienti. Sono correlate al presente.

Scopo?

Vedete un po’ voi.


Ancora anche

12/02/2020

Le regole delle Regole

…fatte a pezzi “ancheggiando”

A nord di questo nord, nelle alte terre dolomitiche, esistono da 800 anni le c.d. Regole. Proprietà collettive su boschi, prati, pascoli, fonti, cave. Denominate ex lege “Comunioni Familiari”, sono una tipologia di Usi Civici, diritti reali inalienabili delle comunità locali, trasmesse alle generazioni secondo la linea maschile a determinate condizioni, un poco diverse da luogo a luogo.

Un cespite della comunità al servizio della comunità.

I Regolieri sono da sempre maschi (*), perciò certo non vi stupirete nel sapere che contrro questa sacrosanta istituzione è in atto da alcuni decenni una guerra acrimoniosa da parte delle femministe nostrane, a colpi di “anche”.

Anche le femmine, finalmente, debbono avere il diritto di diventare regolieresse.

Non vi stupirete nemmeno nell’apprendere che contro l’offensiva femminista i Regolieri non hanno saputo far di meglio che balbettare. Del resto, quando qualcuna ti spara una raffica di “anche” tu cosa fai? Resisti un pochino farfugliando scemenze e poi cedi.

Il primo cedimento data pochi anni (**) e questo ovviamente diede la stura all’assalto immediato delle aspiranti regolieresse delle altre comunità. In questi giorni anche la Regola di S. Pietro di Cadore si è arresa. Cortina finge di resistere, ma ormai è alle corde.

Nessuno ha opposto a questa invasione la verità semplice e liquidatoria che i maschi Regolieri non erano e non sono là per un diritto ma per un dovere. Non ci sono diritti nelle Regole, solo doveri. Primo dei quali mantenere le radici in quella comunità. Trovarsi una moglie che accetti di restarci e poi vivere, convivere e condividere le sorti della comunità stessa.

Le Regole non sono state inventate e conservate per la gloria, la visibilità, il potere dei maschi sfruttatori e sciovinisti. I Regolieri non sono i padroni delle Regole, ne sono i servitori.

Tu pensi che le femministe vogliano entrarci per mettersi al servizio delle Regole e perciò della comunità? Che queste laureatine della classe agiata, dalle unghie perfette, follower di Clio Make-Up, siano “uscite dai fornelli” per assumere dei doveri? Che siano disposte a conservare le radici in quel luogo?

Entrano nelle Regole perché i Regolieri hanno metabolizzato il racconto femminista, secondo il quale da ottocento anni gli uomini al servizio della Regola sarebbero degli usurpatori; per farla breve, dei porci maschi sciovinisti.

Queste maramalde non vanno esplicitamente ad orinare sulle tombe degli avi, ci mancherebbe. Si limitano ad oltraggiarne la memoria, ad infangarne l’opera,  a liquidarli tutti come misogini prevaricatori negatori di intangibili diritti, che non furono diritti ma doveri, usurpatori di un potere che non fu potere ma servizio, avidi monopolisti di una visibilità che fu adempimento.

Ancheggiando superbe e rancorose, male-dicendo gli ascendenti e sputando sulla storia dei padri, inglobano trionfanti un’altra colonia nell’Impero dei Diritti. Senza rovinarsi le unghie.

_______________________________________
(*) In realtà a certe condizioni in alcune Regole le donne sono ammesse da sempre.
(**) Costalta di S. Stefano di Cadore – 2016 (s.e.& o.).

 


Il patriota. Il nazionalista

23/11/2019

Nazionalisti:  nemici della Patria.

Di tutte le Patrie.

Patriota è colui per il quale la Patria è sacra. La sua e quella degli altri.
.
Patria, cioè lingua, tradizioni di ogni tipo, arte, cultura, folklore così come sono venuti formandosi nel corso dei secoli, ricevuti dagli ascendenti e rinnovate dai contemporanei.
La difende dalle invasioni armate, ma anche da quelle senz’armi, dalle infiltrazioni culturali subdole che a poco a poco sbiadiscono e cancellano i caratteri della propria.
Senza per questo bandire influssi ed elementi estranei, di cui peraltro la sua cultura già porta tracce secolari e della quale, simmetricamente, si trovano riverberi nelle culture altrui. Uno scambio alla pari.
.
Nazionalista è colui per il quale la sola Patria sacra è la sua. Le altre, non appena se ne ha la forza, vanno profanate. Invase, sottomesse, derubate. I suoi abitanti minacciati, umiliati, sfrutttati. Ammazzati. La loro lingua emarginata o bandita, le loro tradizioni irrise e vietate.
.
Il nazionalista si maschera da patriota e si capisce perché. Non solo mente agli altri, ma prima a se stesso. Grida “La Patria è sacra!” anziché dire:”La mia e solo la mia lo è. La vostra è profanabile!“.
Si ferma ai confini della sua, se non può andare oltre. Se invece può, non si ferma mai. Invade tutte le Patrie possibili.
.
Il patriota si ferma ai confini della propria, ed è qui che il nazionalista lo bolla come vile, alleato dei nemici, traditore. Se può, lo ammazza.
.
Il patriota distingue tra i patrioti e i nazionalisti dell’altra Patria. Il nazionalista no.
Per lui tutti gli altri sono “nemici” da cui bisogna difendersi, invadendo la loro Patria. Non condannerà mai i nazionalisti oltreconfine, quelli che hanno la sua stessa malattia. Non lo farà perché svelerebbe la sua stessa lebbra. Dirà che tutti gli altri sono “nemici”. Non svelerà mai, neppure a se stesso, che i potenziali invasori della sua terra hanno il medesimo virus: il nazionalismo. Che sono nazionalisti come lui, per caso nati in patrie diverse.
.
Il nazionalista italiano non griderà mai che i nazionalisti austriaci sono canaglie. Come lui. Dirà che lo sono “…gli austriaci”. Tutti gli austriaci.
Il nazionalista austriaco non dirà che lo sono quelli italiani. Suoi pari.

I nazionalisti nascondono persino il bubbone che suppura nei nemici, perché è quello stesso che ammorba loro.

Due casi.
Clamorosi.

Sud-Tirolo
A due passi da qui, nel Sud-tirolo, trecentomila austriaci vivono contro la loro volontà in territorio italiano. Provincia occupata alla fine della I GM dalla nascente piccola potenza italiana, entrata in guerra per liberare le terre occupate da una potenza straniera. Appena ne ebbe la forza fece la stessa cosa a danno altrui. Chi non voleva stranieri sulla sua terrra, subito divenne straniero invasore.
Cesare Battisti, che era un patriota, disse. “Abbiamo combattuto per liberare Trento e Trieste dallo straniero, non per occupare Bolzano e le terre degli altri!”.
I patrioti, come Battisti, persero, i nazionalisti vinsero. Gli invasi, gli italiani, appena poterono si trasformarono in invasori. Gli ex oppressori, divenuti deboli, in sottomessi.
.
Dalmazia
I profughi Dalmati, a loro volta trecentomila, sognano da 75 anni quello che definiscono “Immancabile ritorno!”. Espulsi brutalmente dalla loro terra, allorché coloro che avevano subito l’occupazione italiana (gli Slavi) divennero forti abbastanza da rendere la pariglia. I carnefici (“Qui non si ammazza abbastanza!”) divennero vittime e le vittime carnefici.
Il nazionalista si maschera da patriota, non denuncia i nazionalisti dell’altra parte, per non tradire se stesso.
.
I nostri nazionalisti sono nemici delle patrie altrui. Quelli degli altri paesi sono nemici della nostra.

.
I nazionalisti sono nemici della Patria. Di tutte le Patrie.


Imperi esterni e …interni

06/10/2019

Imperi e rapporti di forza

…chi ha distrutto Numanzia?

S. Marino non può muovere guerra all’Italia. La sproporzione tra le forze è tale che a nessun sammarinese, ancorché paranoico, è mai passata per la testa simile ipotesi. Ne mai passerà.
.
Ma il divario non è sempre così risibilmente evidente. De facto, i rapporti di forza tra gli enti collettivi (imperi, regni, polis, Stati, organizzazioni pubbliche e private, associazioni formali o informali, classi, gruppi di interesse, etnie etc.) si collocano tra una disparità abissale – non questionabile – ed un incerto, imprecisabile equilibrio.
.
Al ridursi del divario tra le forze, e ancor più al suo diventare multiforme, multicausale, complesso, e perciò sempre meno precisabile, l’ipotesi di una guerra vincente diventa sempre più credibile e spendibile. In questa vastissima area grigia, al ridursi del distacco, aumenta il numero e la forza politica di coloro che promuovono e propagandano l’apertura del conflitto. I promotori della lotta.
Quando la sproporzione, anziché puerilmente ovvia, offre vaghi elementi di dubbio, si apre la strada all’idea dello scontro aperto ed entrano in azione i Velleitari, quelli che dei rapporti di forza non tengono alcun conto.
.
L’ipotesi del conflitto esige che preesista un sostrato sociale, anche debole e limitato, sul quale possa attecchire la proposta e da lì diffondersi sino a conquistare se non tutta la compagine sociale, almeno quelle forze che la dirigono e ne decidono i destini. Ci vuole insomma il terreno adatto che è costituito – generalmente – dalla presenza di un’area, più o meno vasta, di malcontento spontaneo. Che sia giustificato, motivato, legittimo o meno non ha importanza. Se c’è c’è. Ove il malumore manchi, la strada per i promotori è più ripida perché, anziché limitarsi ad approfondirlo ed estenderlo, lo devono creare ex nihilo. Compito impegnativo ma non proibitivo. Si tratta di far ‘prendere coscienza’ almeno ad una frazione sociale, dei torti, danni, limitazioni – veri o immaginari, gravi o frivoli – che essa patisce a causa di un dato ente collettivo: il nemico.
.
Talvolta quello è ben noto e identificato come tale dall’intera compagine sociale, talaltra solo da una sua frazione. I popoli conquistati militarmente lo individuano immediatamente e il puro fatto dell’occupazione è già in sé motivo di malcontento generalizzato se il conquistatore è diverso quanto a lingua, etnia, costumi, tradizione, religione (es. i palestinesi vs Israele). Se invece vi è affinità o omogeneità identitaria, non tutta la popolazione avrà lo stesso sentimento verso il conquistatore (es. Risorgimento e “brigantaggio”). Lo stesso dicasi in assenza di conquista militare diretta, quando il predominio viene esercitato indirettamente e/o in forma blanda, parziale, episodica, settoriale. Similmente quando quella comunità abbia aderito – più o meno volontariamente – ad una formazione politica esterna o sovraordinata (federazioni, unioni: es. plebisciti per il Norditalia, nascita degli USA, della Svizzera, della UE, dell’ONU etc.).
.
Gli esempi storici sono infiniti, perché infiniti sono stati i popoli sottomessi agli imperi, da quello Sargon a quello di Trump, giacché la storia è, per lo più, storia di Imperi e solo secondariamente storia di Polis e di Stati-nazione i quali però, quasi ovunque, non sono altro che Imperi interni (come vedremo).
.
I propagandisti
.
I promotori (della guerra conclamata) seguono la ricetta universale di tutte le propagande di guerra, calibrandone gli ingredienti a seconda delle contingenze.
a) Descrivono la situazione presente come estremamente negativa sotto ogni aspetto e in via di peggioramento, assegnandone la causa all’ente-obiettivo (lo Stato invasore, l’altra religione, il comunismo, il capitalismo, le Plutocrazie Occidentali, il centro politico: Madrid, Parigi, Roma…).
b) Celebrano i tempi che precedettero l’apparizione del nemico, enfatizzandone gli aspetti positivi (l’età dell’oro) tacendo su quelli negativi.
c) Prefigurano un futuro sicuramente migliore, finanche meraviglioso, di pace, libertà e benessere per tutti (o almeno per una parte cospicua della compagine sociale).
d) Garantiscono che la vittoria è certa e inevitabile, rifiutandosi anche solo di ipotizzare la sconfitta ed evitando di descrivere le conseguenze sia certe che probabili in caso di soccombenza. Tanto più esorcizzandole quando si sospetta che, in caso di sconfitta, sarebbero devastanti. La sconfitta è un tabù.
e) Demoliscono le obiezioni, la contropropaganda, liquidando gli avversari interni come ‘pacifisti’, vili colombe che nascondono la loro codardia dietro altisonanti valori evangelici e i Realisti – quelli che tengono conto dei rapporti di forza – accusandoli di pusillanimità, di disprezzo del popolo, di intelligenza con il nemico, di asservimento, di tradimento.
f) Esaltano la propria forza politico-militare e sminuiscono quella del nemico. Elencano gli alleati già acquisiti e quelli che “naturalmente” verranno.
g) Alimentano se c’è o suscitano se non c’è, l’odio contro il nemico e chi lo incarna, descritto in termini deteriori sotto ogni aspetto (fisico-morale-intellettuale). Un agente del male che agisce in malafede per sé o come esecutore di un piano criminale. Il male.
.
Il nemico è odioso, opprime e rapina, la situazione insostenibile, il futuro roseo, il conflitto epocale, la vittoria certa. La sconfitta con le sue conseguenze (inclusa l’eventuale cancellazione della comunità) non è contemplata. I rapporti di forza sono negletti, i Realisti moralmente liquidati e silenziati. La guerra ha inizio.
.
Questa è la dinamica essenziale delle guerre tra forze equiparabili come anche di tutti i moti di ribellione e di secessione operati da entità collettive dotate di forze smaccatamente inferiori. Mi occupo ora di queste rivolte/secessioni chimeriche contro gli imperi i quali sono di due tipi, esterni-eterogenei e interni-omogenei.
.
Imperi esterni e Imperi interni
.
Esterni sono gli Imperi per antonomasia, in senso classico, nei quali un centro di potenza estende il suo dominio su aree più o meno vaste, sottomettendo, con modalità variabili, popoli diversi per etnia, lingua, tradizione, religione (c.d. identità). Vasti dominii culturalmente eterogenei.
Interni sono quelli dove una potenza centrale domina su un corpo sociale la cui maggioranza è sostanzialmente omogenea quanto ai caratteri identitari: gli Stati-nazione. Imperi interni-omogenei, certo, ma entro certi limiti, giacché quasi sempre ricomprendono nei loro confini minoranze (anche cospicue) di gruppi dotati di identità differenziate, anche in modo profondo (es. baschi in Spagna) e financo radicale (i nativi negli stati delle Americhe).
.
Gli esempi di imperi esterni-eterogenei sono senza numero. Da Sargon a Nabucodonosor, da Dario a Alessandro Magno, da Cartagine a Roma, da Costantinopoli al Califfato, da Gengis Khan a Tamerlano, dai Moghul ai Chin, dagli Incas agli Aztechi, dai Bantu ai Songhai. Vengono poi gli imperi coloniali dell’Europa e quello ottomano e quello zarista. Infine quello sovietico e quello americano. Pochi esempi per richiamarne centinaia. Non ve n’è stato uno che non abbia visto sorgervi rivolte, ribellioni, lotte di liberazione e di indipendenza. Tremende repressioni, inclusa spesso la distruzione totale, sono state la regola. Motivo? Rapporti di forza negletti e irrisi. Tali lotte, con le connesse repressioni, entrano poi nella memoria storico-mitologica fondativa dei subentranti stati-nazione i quali in tal modo occultano la loro repressione egemonica interna, come sotto vedremo.
.
Gli imperi interni-omogenei, gli stati-nazione, hanno una storia assai più breve alle spalle e si crede che siano sostanzialmente immuni dai conflitti identitari endogeni, dalle pulsioni alla rivolta e alla secessione. D’altra parte le loro Costituzioni prevedono l’unità e l’indivisibilità dello Stato. Non ci sarebbe bisogno di proclamarlo se non si sospettasse che… prima o poi, nelle regioni periferiche e tra le minoranze, in un lontano futuro, in un diverso contesto, possano sorgere movimenti miranti alla secessione. Sospetto più che legittimo, trattandosi appunto di una diversa forma di imperi.
.
Esistono poi forme intermedie, di cui diventa incerta la categoria di appartenenza: impero interno o esterno? La storia della Cina, ad esempio, è un bimillenario susseguirsi di riunificazioni e disgregazioni di una (o più di una) entità che ha/hanno esercitato il dominio su popolazioni eterogenee. Ancor oggi è così. La stessa Jugoslavia, categorizzata come Stato-nazione, può invece venir qualificata come un piccolo impero esterno-eterogeneo a dominanza serba (come prova il fatto che, a tentare di tenerla unita, fu appunto la Serbia).
.
Ora, tra gruppi e minoranze identitarie (i popoli subalterni) compresse da un potere imperiale, da una parte, e l’impero stesso, dall’altra, vi è sempre una sproporzione di forze tale da rendere velleitario e autolesionista ogni tentativo di uscita dal sistema stesso. Del primo o del secondo tipo che sia.
.
L’impero esterno USA
.
Domina oggi una buona parte del mondo l’impero USA, al quale si contrappongono solamente entità potentissime, Cina e Russia. Tra gli altri, la sola India sta acquisendo una potenza economico-militare tale da potervisi opporre in un prossimo futuro. Gli altri possono agire solo entro limiti ristretti. Per quanto siano potenti (Brasile, Indonesia, Pakistan etc.) la loro forza è così inferiore che ogni tentativo di agire, al di fuori dei confini, senza il consenso Usa, risulta temerario. A meno che queste entità si appoggino a Russia o Cina. Con questa scelta anche piccoli stati riescono a tenere l’impero fuori dai loro territori (Iran, Siria, Corea del Nord, Cuba…). Tuttavia a nessuno è concesso di agire contro gli interessi USA consolidati. Fioriscono da decenni, a macchia di leopardo, rivolte indipendentiste anti-USA, quanto alle quali “…si devono laudare più le intenzioni che gli effetti…” direbbe Machiavelli, che producono danni e devastazioni di ogni genere e che perdurano, per lo più, solo in quanto forze esterne contribuiscono alle lotte disperate e vane contro quella potenza. Questi tentativi possono avere carattere militare o anche solo politico-economico (vedi Venezuela) con danni diversi ma sempre prevedibili e previsti dai Realisti inascoltati. Nessuno può promettere la vittoria contro gli Usa né l’assenza di ritorsioni che possono giungere fino alla rovina economica del paese (bombardamenti a parte). Ciononostante predicatori di (pur legittime) riscosse, sempre nascono e sempre conducono le loro comunità a disastri. Giacché ciò che conta non è la legittimità delle ribellioni, ma i rapporti di forza. Questi sono noti e chiari ben prima dell’inizio di ogni azione economica, politica o militare antiamericana, come ne sono certe le nefaste conseguenze. Immancabili (vedi embarghi a Iran e Russia, vedi dazi anti Cina e anti UE di questi giorni).
.
Imperi interni del XXI secolo. Cina, Russia, Spagna e …Italia.
.
Mentre gli Imperi esterni possono essere intesi come minoranze che dominano su vaste disarticolate maggioranze (la Gran Bretagna con circa 30.000.000 di abitanti dominò su oltre 400, mentre oggi gli USA con 330 milioni dominano su più di mezzo mondo), quelli interni vanno letti come maggioranze che egemonizzano minoranze (1.200.000.000 di Han cinesi dominano su altri 100.000.000 di individui di circa 50 etnie). In Cina il malcontento fermenta in varie minoranze. Alcune (nelle periferie) tentano effettivamente di sottrarsi al potere di Pechino. Il risultato è la repressione violenta come in Tibet o quella meno cruenta ma sempre pesante (preventiva) come nello Xingjiang contro gli Uiguri. Rapporti di forza ignorati, vittorie impossibili che provocano danni certi.
.
Ecco altri casi. La Russia attuale è uno stato-nazione, un impero interno-omogeneo. Omogeneità relativa, giacché vi convivono minoranze che subiscono l’egemonia della maggioranza (80% russi su altre 150 etnie). Nel Caucaso (periferie del sud) si sono sviluppati movimenti indipendentisti, uno dei quali – in Cecenia – è sfociato in secessione aperta con le conseguenze previste. Massacri, devastazione e sconfitta. Chi ha distrutto Groznyj? Chi ha ignorato i rapporti di forza. Mosca non c’entra.
.
La Spagna ebbe un immenso impero esterno. Oggi è uno stato-nazione dove la maggioranza interna è egemonica sulle minoranze. Alla periferia nord del paese due milioni di Baschi, con una fortissima coscienza identitaria, vagheggiano un’impossibile indipendenza e per alcuni decenni una frazione di essi ha combattuto con le armi. Risultato: repressione politico-militare e nessuna indipendenza. Accade quando si ignorano i rapporti di forza. Alla periferia est, in Catalogna, un referendum ha sancito una secessione vietata, contro la quale Madrid ha agito – sin qui – con scarsa violenza. E così sarà, finché alcuni scriteriati non useranno le bombe per una sconfitta certa che provocherà morti e disastri. Rapporti di forza.
.
Anche l’Italia ha le sue periferie dove cova il malumore. Il Sudtirolo, ridenominato ‘Alto Adige’ dall’impero interno e sotto occupazione militare da 100 anni, sogna il ritorno a casa. A suo tempo dei sudtirolesi si dedicarono al tritolo. Ne subirono scarse conseguenze per ragioni al tempo stesso ovvie e complesse. Un conflitto latente. Ove diventasse conclamato, l’esito sarebbe scontato: repressione e sconfitta. Qui però, a differenza di Euskadi, isola etnico-linguistica senza sostegno esterno, esiste un paese di riferimento e di appoggio politico e, al limite, militare, nel quale, tra l’altro, le forze nazionaliste non hanno mai accettato la perdita di quel territorio (beffarda nemesi dell’irredentismo) come conferma l’ipotesi del doppio passaporto che la nuova Austria nazional-sovranista intende offrire a quei fratelli separati.
L’indipendentismo padano è stato un vago obiettivo della Lega, che poté essere concepito e figurare come programma politico solo perché vi era un preesistente fondo di malcontento mescolato ad un imperfetto sentimento di appartenenza allo stato-nazione italiano (lascito del Lombardo-Veneto). L’ipotesi di una secessione del Nord è fuori dall’orizzonte politico. Ora. Mentre il futuro, come si sa, …è incerto.
.
Minoranze sofferenti esistono – in forma latente – in molti stati-nazione. Nella sola Europa la Francia ha i problemi córso e bretone, la Gran Bretagna quello scozzese, il Belgio quello fiammingo, la Romania quello ungherese, mentre non è del tutto risolto quello cossovaro rispetto alla Serbia.
.
Nel mondo il numero delle comunità identitarie dolenti è cospicuo. Quasi tutti gli stati-nazione delle Americhe avrebbero il problema degli amerindi, se non fosse che la sproporzione delle forze, già letale due secoli fa, lancia nel regno del delirio ogni ipotesi di riscossa. I curdi, popolo senza stato, posti alla periferia di tre stati-nazione, da decenni lottano alternativamente o simultaneamente contro l’uno e contro l’altro con gli esiti noti: devastazioni e massacri. Vittorie impossibili. Rapporti di forza. Dei palestinesi si può dire solo questo, che il loro glorioso Fronte del Rifiuto, va lodato in linea con Machiavelli, solo per le intenzioni.
.
Quanto allo scontento in sé, non è importante stabilire se sia legittimo o meno, se abbia origini economiche o religiose o linguistiche. E’ irrilevante accertare se quelle minoranze siano represse o meno, povere o ricche, se abbiano torto o ragione. Se esistono, esistono e là possono sorgere promotori di sollevazioni che, stanti i rapporti di forza, hanno un esito assicurato: la sconfitta e una cascata di effetti negativi. Prevedibilissimi.
.
Quattro esempi storici
.
Poiché gli imperi esistono da millenni, da millenni si registrano rivolte contro di essi. Salvo rare eccezioni, finite nella catastrofe.
.
Alessandro Magno assediò Tiro che non voleva consegnarsi. Dopo qualche mese, per non perdere tempo e risorse preziose, propose di risparmiare la città a certe condizioni. Istigati da animosi dissennati che giudicavano quella proposta una confessione di debolezza, gli assediati rifiutarono. Così il macedone impegnò l’esercito fino in fondo e la città venne distrutta. Quegli abitanti che non si suicidarono vennero ammazzati. Compresi i profeti dell’orgoglio.
.
I popoli di Giudea, eternamente insofferenti dell’occupante romano, organizzarono numerose rivolte finché non giunse Tito a distruggere Gerusalemme. Rivolta e sconfitta. Come sempre.
.
I Celti d’Inghilterra, trovando insopportabile il dominio romano, sotto la regina Budicca organizzarono la lotta di indipendenza. Quasi ci riuscirono. Ma il “quasi” fu esiziale. Vennero distrutti a Watling e la sottomissione durò secoli.
.
Dopo decenni di resistenza antiromana i Celtiberi vennero assediati in Numanzia da Scipione Emiliano. Ridotti al cannibalismo, vennero distrutti. La città rasa al suolo. Chi distrusse Numanzia? Coloro che sfidarono forze superiori invincibili, che sognarono l’inverosimile, che sedussero i numantini promettendo l’impossibile. Scipione non c’entra.
.
Eroica e sterile testimonianza
.
Esistono tuttavia popoli che patiscono una sorte tale per cui non è la speranza della vittoria quanto l’insopportabilità della condizione a metterli in azione, o tutti insieme o una loro minoranza. A questi non può essere imputata né follia né illusione. Va solo detto che la rappresaglia che subiranno sarà quella di sempre. Non si fa la guerra agli imperi (interni o esterni) pensando di farla franca e per quegli sventurati non resta che l’onore di una eroica testimonianza. Gloriosa sterilità. Non si aspettino che dalla loro sventura apprendiamo qualcosa sulla ferocia degli imperi. Ci era già nota.
.
La parola del Genio
.
Il rifiuto di valutare i rapporti di forza e l’efficacia seduttiva dei Velleitari sono millenarie. Perciò se ne occupò Machiavelli, giudicando che valesse la pena trattarne per evitare alle genti future i disastri patiti nel passato. Egli notava appunto come non ci sia paragone tra la capacità seduttrice dei Velleitari e le gelide, inani ragioni dei Realisti. Questi, se non descritti semplicemente come quinte colonne, agenti del nemico, appaiono deboli e infingardi, vecchi e timorosi, subdoli sprezzatori dei cittadini. Viceversa i Velleitari, seduttori delle moltitudini, coraggiosi e generosi, giovani e arditi, veri amici del popolo.
.
La realtà anemica, amara, avvilente. Il sogno audace, gagliardo, esaltante. Il miraggio innamora.
.
Leggiamo qualche riga dello scioccante LIII capitolo dei Discorsi (Libro I). Era Annibale in Italia da dieci anni. Si presentò al Senato Marco Centenio Penula ad esigere la licenza di arruolare volontari con i quali in breve tempo avrebbe facilmente sconfitto il nemico. Viceversa si sarebbe rivolto al popolo manifestandogli la viltà del Senato. Sotto questa minaccia gli fu dato il via libera.

Scrive Machiavelli: “Andò dunque costui con una moltitudine inordinata a incomposta a trovare Annibale e non fu prima giunto all’incontro che fu rotto e morto con tutti quegli che lo seguivano”.
.
E aggiunge: “… quando nelle cose che si mettono innanzi al popolo si vede guadagno ancora che vi sia nascosta sotto perdita; e quando e’ pare animoso ancora che vi sia nascosta sotto la rovina della repubblica, sempre sarà facile persuaderlo alla moltitudine…” giacché, purtroppo “…il popolo molte volte, ingannato da una falsa immaginazione di bene, desidera la rovina sua …e Dante dice a proposito …che il popolo molte volte grida ‘Viva’ la sua morte e ‘Muoia’ la sua vita…”.
.
Così parlò il fiorentino ed io relata refero.


Lo schianto di Volo e lo spaccio di erotina

16/09/2019

Volo nella nebbia non vede

…le spacciatrici di erotina

E’ vero che la massa degli UU, quando parla delle DD, del conflitto tra i sessi, della famiglia, della questione LGBT, dell’aborto, delle quote rosa, del “femminicidio” (e via elencando…)  raramente dice qualcosa che non sia autolesionista.  Gli UU sono tutti armati di boomerang che lanciano con forza contro il nemico e che regolarmente ritornano sulle loro teste. E sulle nostre.

Sul tema è noto che quelli che stanno in alto (l’intelligencija) sono parte integrante della massa velleitaria e miope, saccente e presuntuosa.  Cieca. La sola diffrenza è che (essendo famosi) le loro sparate vengono subito enfatizzate dal sistema appunto in quanto utili alla guerra antimale.  Le dichiarazioni di Volo vengono pubblicate in  prima pagina proprio per questo.  Le mie, per dire, non lo sono mai state…

Il nostro dice che Ariana Grande vestirebbe talvolta da squillo e ciò (mala exempla) lo preoccuperebbe riguardo alle figlie.  Subito viene liquidato come “moralista” “bigotto” “ipocrita” “maschilista”. Banale.

Non ha capito la cifra e perciò dovrebbe tacere. Invece, al pari di infiniti altri, parla.

La questione dello smutandamento infatti non attiene alla morale, (laica o cattolica che sia) , né al al “buon gusto”, né alla “modestia”  (che sarebbe “confacente alle FF”- sic!) né alla “natura disdicevole” dell’interessata che esso manifesterebbe. Tutto ciò è armamentario del tempo che fu e – in quanto tale – oggi assolutamente impresentabile (oltreché depistante*).

La questione dello smutandamento infatti attiene al rapporto tra i sessi ed al nocumento che produce sugli UU.

Il danno che gli UU patiscono dall’esercizio di quel potere contro cui non hanno difesa né contropoteri. Questo è il problema. Qui sta la questione. Altro che “squillo”.

L’eccitazione sessuale maschile è di natura ottica, è evocata visivamente. Ciò vale, tra i mammiferi terrestri, solo per i maschi della specie umana**.

Il problema quindi non risiede in quel che le FF fanno, ma in quel che gli UU subiscono. Lo stillicidio della civetteria mantiene gli UU eternamente in “arousal” e perciò dipendenti. E’ uno degli strumenti della manipolazione femminile e del potere femminile, realtà su cui nessuna DD ha mai avuto bisogno di lezioni.  Ariana è superflua.

La questione del nudismo (mediatico …e oltre) è stata affrontata e definitivamente chiarita dal movimento maschile decenni orsono.  Nei termini detti. Ma agli UU piace. Certo: ai drogati piace la droga, agli alcolisti l’alcool, ai ludopatici il gioco…

Si chiama erotina, ma Volo non lo sa. Al pari di tutti gli altri. Presuntuosi autolesionisti.

Ovviamente ne scrissi – vanamente – in QMDT. Qui un link sul tema verso la storica NCFM americana.

Lo spaccio di erotina danneggia gli UU

________________________

. * In realtà quel “moralismo” aveva come scopo inespresso (perché non dichiarabile) proprio la protezione del maschile dalla “potenza ottica” del corpo femminile. Scopo da mascherare-nascondere ma che oggi deve essere esplicitato (per ragioni che vedremo).
. ** Fino a prova contraria (che attendiamo dagli etologi).

25 Novembre – Fronte del Rifiuto

24/11/2018

Fronte del Rifiuto

Nella nuova Stalingrado

25 novembre: un giorno come un altro.

Anche oggi, come fu ieri e come sarà domani, si usano i delitti di pochissimi per la guerra contro tutti.

Mascherata da eccellenti intenzioni (come sempre fu e sempre sarà nei conflitti sociali) si rinnova senza fine la lotta contro i maschi in Occidente. Lotta armata di amore e di benevolenza, che estende agli innocenti i torti dei colpevoli, inchiodati ad una colpa ereditata alla nascita.

All’ombra di scopi ineccepibili  – tali appaiono sempre a chi agisce ciecamente –  si esige dagli uomini il riconoscimento di un debito collettivo, millenario, planetario.  L’autodafé di Genere.

Di fronte a tale attacco il cedimento è universale.

Ma esistono uomini liberi e forti, serenamente fieri di sé, senza colpe e senza vergogne, che rifiutano la criminalizzazione del proprio sesso, decisi a non tradire la propria innocenza, a non vilipendere la propria dignità.  A difendere il diritto morale ad esistere.

Che non si pentiranno, perché non hanno colpe,
non confesseranno, poiché non sono rei,
non si vergogneranno, giacché non hanno imbarazzi,
non pagheranno, perché non hanno debiti.

L’Armata Celeste della nuova Stalingrado

Uomini uniti nel Fronte del Rifiuto