Epidemia di liberal-libertarismo

21/04/2020

Il virus della libertà è pandemico…

…o gatta ci cova?

Tutti corrono a denunciare i pericoli per la libertà individuale minacciata dalle ipotesi di tracciamento delle frequentazioni e degli spostamenti. Orrore.

D’improvviso sembra che la difesa del cittadino di fronte ai poteri sociali, economici e politici sia una priorità. Si sprecano le dichiarazioni altisonanti, scandalizzate, i richiami alla Costituzione, ai principi assoluti, irrinunciabili, fondanti etc. ciò da Destra, da Sinistra e anche dal Centro.

La sanità pubblica non può e non deve ledere i sacrosanti e intangibili diritti dell’individuo etc. Bellissimo. Quanti amici della libertà scopro di avere.

Senonché siamo monitorati da milioni di telecamere contro le quali nessuno ha detto e dice nulla e i sindaci (di Dx e di Sx) si gloriano di piazzarne altre senza fine. La “sicurezza” – si sa – viene prima di tutto. I movimenti e i comportamenti sono già tracciati universalmente sui telefoni, dagli autovelox, dal bancomat, sul PC, da ogni dispositivo che utilizziamo (e che non utilizziamo).

Poche voci contrarie. Nessun effetto.  

Tra i novelli difensori della libertà figurano anche gli amici di Orbàn (quello che mette in galera i giornalisti) e quelli di Xi che governa il paese leader nel controllo facciale e nel monitoraggio sociale (con immediati premi e punizioni) e persino quelli che hanno chiesto e si aspettano di avere qui i “pieni poteri”.

Falsi liberali, eredi storici – e non pentiti –  di regimi liberticidi, persino antiliberali, antilibertari e antindividualisti dichiarati, come i fusariani.

Troppi nuovi amici della libertà. Troppi.

Sorge un sospetto… e si sa che a pensar male si fa peccato, ma non si sbaglia mai.

 


Il trionfo dell’immortalità

22/03/2020

 

Una controverità stupefacente

Tutto il mondo sa e giura e proclama da decenni che l’economia, gli interessi del sistema capitalistico, insomma il profitto è il Dio planetario della nostra Era cui ogni cosa, ogni bene, ogni altro valore è sottomesso.

Dall’avventore del bar sottocasa ai massimi filosofi dell’Occidente, tutti, senza eccezione, denunciano quel dominio assoluto.

Verità elementare, inconfutata, incontrovertibile, su cui non è ammesso il minimo dubbio.

Senonché…

Senonché assistiamo ad una crisi del sistema che non ha precedenti. Caduta libera delle Borse, tracollo di interi settori economici. Governi liberisti che puntano a nazionalizzare aziende colossali, ipotesi di chiusura delle Borse, crollo del PIL, vincoli ferrei di bilancio che fondono come burro, azzeramento dei redditi di intere categorie socioeconomiche nel commercio, nelle professioni liberali, nell’artigianato, nel turismo, equilibri regionali e mondiali in bilico e via elencando.

Lo sconvolgimento è impressionante. Ha chiuso persino Las Vegas…

Tutto ciò per cosa? A che fine, perché?

Per conservare in vita, (in ciascun paese) alcune decine o qualche centinaio di migliaia di persone che in altri tempi e in altri luoghi, sotto un qualsiasi altro sistema, verrebbero mestamente salutate con un doloroso addio. 

Persone da millenni qualificate come nonni, in piccola parte, e in massima parte come bisnonni o trisnonni addirittura, tuttora in vita in forza delle conquiste della Tecnica, senza la quale non sarebbero giunti a quella età. Questi noi vogliamo salvare. Insieme ad essi altri più giovani, ossia, un po’ meno vecchi ma con patologie tali per cui, senza la Tecnica, sarebbero già morti.

Sono sotto minaccia nella mia famiglia mia madre con i suoi 94 anni. Mia cognata già salvata da un ictus grazie agli elicotteri del 118 e agli stent della nuova chirurgia e che vive di cortisone, mio fratello diabetico che va avanti ad insulina come mio cognato, l’altro cognato che con l’elettronica in corpo sopravvive alle sue 750.000 sigarette e ai suoi 115 chili. Sono a rischio perché sono vivi. Senza l’odiata Tecnica, sarebbero già morti.

Adesso, per salvare loro e altri come loro, l’intera economia della Tecnica viene fermata. Da quali forze? Chi ha ordinato ai governi di paralizzare il Dio dell’Occidente? Quale forza è entrata in campo?

Un valore morale: non vogliano che i malati e i vecchi se ne vadano. Vogliamo fare ogni cosa per salvarli, anche a costo di mandare in pezzi il supposto idolo del PIL e azzerare i profitti. 

Ma non erano questi gli Déi dell’Occidente? Non era la materia a dominare il mondo come ci insegnarono i nostri cattivi maestri? 

No.  E’ alcunché di immateriale, impalpabile, invisibile. Erano i valori, oggi questo valorevogliamo l’immortalità (almeno temporanea),  siamo disposti a tutto per essa e ci danniamo perché la Tecnica non regala ancora anni a coloro che madre natura da tempo richiama a sé.

Per garantire l’immortalità ai mortali, abbiamo costretto all’abdicazione quello che era il Dio Occidentale. Quel che credevamo fosse Dio.  Non lo era. Non lo è.

Un valore ha fermato il mondo e nulla il dollaro poté.

Come se avesse ragione Nietzsche là dove sentenzia che nulla è più potente della morale.

“…nessuna maggiore potenza trovò Zarathustra sulla Terra che quella del Bene e del Male.”

I materialisti sono serviti.

 


Eravamo immortali

20/03/2020

Eravamo…

La neocorteccia lo sapeva. Anche il profondo di noi l’ha sempre saputo.

Ma tra la prima e il secondo, nel territorio nebbioso della semicoscienza, ci cullavamo nel sogno folle, eppure in qualche modo fondato, dell’immortalità.

La Tecnica ci aveva drogati con la somma stupefacente dei suoi trionfi.

Dalla penicillina alla pandemia, l’incantesimo si è spezzato. Il delirio onirico è evaporato.

L’immortalità è finita. 


Qualcosa

23/01/2020

 

 

E’ possibile che nulla avvenga, che niente mai accada. Così la fisica: “Il tempo è solo una caparbia illusione” (Einstein).

Il Divenire non un film, ma un fotogramma immobile sul quale disegniamo – in un tempo immaginario –  un percorso. L’esperienza.

Tutto dato in unità statica, eterno congelamento del pensabile. Blocco unitario di non-avvenimenti che scavalca l’essere e il non-essere.

Nessuna increspatura del Nulla quindi, né inquietudine del vuoto.

Ciò che è stato è per sempre. Ciò che sarà lo è da sempre. Il futuro è già immortale.

Certo, può essere.

E può non essere.


Antimondo

26/06/2019

Cronache dall’Antimondo

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“Prof, ha sentito che hanno fatto una nuova legge contro le donne?”

“Non ditemi!”

“Sì. Hanno fatto una legge che il sabato sera le donne possono essere stuprate…”

“Dove avete letto di un simile delirio?”

“Guardi prof, legga qui…”

Leggo: ” Sentenza stupro: il fatto che la denunciante si sia ubriacata da sé non è un’aggravante a carico dell’imputato”.

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Trasaliamo e ci chiediamo esterrefatti come sia possibile risalire da una tale pedestre sentenza all’idea,  data per certa,  dell’esistenza di una legge che non è mai stata concepita in tutta la storia umana …e neppure in quella disumana.

Tuttavia il fatto è accaduto, quella connessione si è effettivamente sviluppata nelle menti, nei meandri oscuri della psiche di quelle millennials. No, non si tratta di  18enni della classe agiata urbana, ma dei ceti medio-bassi della periferia nazionale. Non di figlie delle élites cosmopolite o della classe media opulenta e acculturata, ma di quella che, a suo tempo, sarebbe stata definita “classe operaia”.  Non attiviste di un qualche movimento in voga, né giovani informate e aggiornate sull’evolversi delle tematiche Gender,  LGBT, Unioni Civili, Pillon etc.

Anzi. Delle vere sprovvedute su questo. Eppure quella connessione, per vie segrete e insondabili, si è verificata.

Esse dunque vivono in un mondo nel quale una legge folle e criminale, impensata e inconcepita in tutta la storia (e perciò men che mai oggi) sarebbe invece pensabile, votabile e applicabile.

Anzi: ideata, approvata e già in vigore. Un Antimondo.

Quale Potenza ha invaso la psiche di Ada, di Marta e di Flavia tanto da costringerle a considerare ovvio e banale l’inimmaginabile? Quali sono gli effetti dell’azione di quella Potenza nella psiche, nel cuore, nell’anima delle donne e delle nuove generazioni femminili? Quanto profonda la deformazione, quanto grande la devastazione, quanto vasta la degradazione? Quanto mirabilmente diabolica la manipolazione?

Chi, che cosa, come, con quali mezzi, con quali strumenti, per quali fini consci o inconsci ha sradicato queste fanciulle dal mondo che esiste conficcandole con violenza in quello che non c’è, non c’è mai stato perché non può esistere?

Chi ha deportato le nostre figlie nell’Antimondo?

 

Come si chiama quel mostro?


Quattro ombre sul Pianeta Terra

28/05/2019

Quattro mali …e mezzo (terribile) rimedio

La persistente eventualità di un conflitto termonucleare. Per errore, come si rischiò un paio di volte, o per follia. Evento di proporzioni metastoriche che potrebbe eliminare qualche miliardo di umani con conseguenze epocali. Anche se …altri miliardi pur resterebbero.

La devastazione ecologica, con l’inquinamento del suolo, la plastificazione dei mari, la distruzione degli habitat, la scomparsa dei grandi animali, delle barriere coralline, di quote importanti delle forme vegetali e della diversità biologica.  Il cambio climatico con le sue conseguenze, anche estreme, solo in parte prevedibili.

La fine della libertà. La progressiva, e tra pochi decenni completa, espansione del controllo sui cittadini di gran parte del mondo. Poi su tutti. Il Grande Fratello planetario di Orwell. Monitoraggio capillare e sistematico di tutti i comportamenti, individuazione istantanea di tutti i soggetti, dei loro atti e dei loro non-atti.  Riconoscimento biometrico dinamico universale. Tracciamento permanente, incrociato e processato delle azioni e anticipazione dei comportamenti e delle opzioni. Controllo socio-politico totale, dettagliato, assoluto. Senza sbavature. Tutti senza rifugio, senza quartiere, senza asilo in alcuna parte del mondo. Prede del Potere. Pubblico e privato.

Scomparsa della psiche maschile. Sostituzione dei maschi ad opera delle macchine in tutte le attività applicative della prestanza fisica intensiva, in quelle di ricerca, di esposizione, di creazione. Eliminazione dei rischi dalla vita quotidiana, sul lavoro, nelle attività ludiche e in casa. Evaporazione delle qualità maschili attraverso l’automazione della totalità degli oggetti e la loro sostituzione obbligata a scapito della riparazione. Sostituzione del marito-padre ad opera delle tecniche riproduttive, della clonazione, dell’automantenimento femminile con l’integrazione del contributo pubblico. Azzeramento del valore della maschilità attraverso la banalizzazione dei confini tra sessi, generi e orientamenti. Occultamento totale del processo e ricondizionamento della psiche dei maschi. Cancellazione della memoria della maschilità storica.

Quattro ombre, di cui solo una relativa al pianeta in sé. Le altre pertinenti al mondo umano. Problemi nostri, insomma, non della Terra in quanto tale. Terra che, dalla nostra scomparsa avrebbe tutto da guadagnare.  O anche da un  nostro semplice dimezzamento e che trarrebbe giovamento dalla prima catastrofe.

In assenza della quale, le altre sono certe e senza rimedio.

Del degrado ecologico si sa. Tutti lo vedono. Esistono gruppi, movimenti, partiti,  agenzie sovranazionali che se ne fanno carico. Qualcosa si sta facendo. Ma tutt’al più si possono limitare i danni, la maggior parte dei quali è ormai irreversibile e irrimediabile.

Della  fine della libertà non si curano né i liberali né i libertari. Nessun movimento, nessun partito ha in agenda la lotta contro il controllo elettronico universale. Al contrario. Stati e superpotenze commerciali, in simbiosi, espandono senza fine il controllo su ciò che facciamo, …e che non facciamo. Su ciò che siamo. E pensiamo.

Della scomparsa della maschilità non si occupa nessuno. Non si sa nemmeno che il processo è in corso. In fase avanzata. La psiche maschile sta evaporando. Non gliene importa nulla alle femmine.

E meno ancora ai maschi.

Avvenimenti garantiti. Sconfitte certe.

Gli illusi sono perduti. I chiaroveggenti pure.

 

 


“La grande menzogna del Femminismo” di Santiago Gascó A.

30/03/2019

Esito di quasi una decina d’anni di lavoro, annunciato da tempo e atteso con grande curiosità è ora in libreria l’opera di Santiago G.A. Qui la mia rece/presentazione. Ne parleremo a lungo.

Storia maschile dell’Occidente

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La grande menzogna del Femminismo
di Santiago Gascó Altaba

La grande menzogna del Femminismo di Santiago Gascó Altaba (Ed. Persiani, Bologna) in libreria in questi giorni, è uno di quei saggi che si presentano al primo sguardo come opere di vasta portata capaci di aprirci ad una nuova visione delle cose. Libri i cui titoli non ingannano ma connotano bene il loro contenuto.

Si apre davanti a noi un’opera ponderosa e dalla grande ambizione, che mira alla decostruzione radicale del racconto femminista, oggi sovrano nell’universo conoscitivo, mentale e morale. Smascheramento operato attraverso una estesissima ricognizione della storia letta, finalmente, dalla prospettiva maschile.

L’autore parte infatti da un presupposto incontrovertibile: la storia a noi nota è, ad oggi, divisa in due versioni. Quella studiata e raccontata in una prospettiva universalistica dalla storiografia ufficiale, da una parte, quella prodotta dal femminismo, dall’altra.

Quest’ultima è stata creata con uno scopo preciso: essere lo strumento basilare della lotta femminista contro gli uomini. La prospettiva sessuata ne è il tratto essenziale, la sola ragion d’essere. Narrazione che sì è prima affiancata alla storia ufficiale, poi vi si è sovrapposta per diventare ormai il solo racconto ammesso in quanto l’unico moralmente legittimo.

Viceversa, la storia degli uomini, dal punto di vista maschile, ha iniziato ad essere delineata solo in tempi recenti. Prima d’ora gli uomini non hanno mai pensato di dover scrivere una storia su se stessi e a propria autodifesa. Lo fanno da poco tempo e in forma erratica. In questo contesto il lavoro di Gascó è quello più vasto, più approfondito ed impegnativo sin qui prodotto. Non esistono al mondo opere paragonabili.

L’autore ripercorre vasti tratti della storia dell’Occidente (e oltre) analizzandola sotto una molteplicità di aspetti, svelandone un numero impressionante di ignoti, insospettati, misconosciuti o conosciuti in modo parziale, perché trascurati come irrilevanti dalla storiografia classica o non ancora indagati dal movimento maschile internazionale.

Nella redazione di questa contro-narrazione ha privilegiato alcuni filoni di ricerca inseguendoli nel tempo: storia del lavoro e della guerra, della scuola e dell’istruzione, dei delitti e delle pene, della politica e della medicina, della cultura e dell’arte, delle forme religiose e delle tradizioni, in ogni caso e ovunque estraendovi verità occulte, ignorate, negate; qualche volta sospettate, ma spesso impensabili e sorprendenti. Ne esce un quadro che lascia interdetti, un resoconto che desta stupore.

Ci troviamo di fronte ad un testo che demolisce, pagina dopo pagina, quel racconto unilaterale e parziale, deformante e manipolatorio, truffaldino e fraudolento che porta il nome di Grande Narrazione Femminista. Sorprendente lettura che apre gli uomini ad una nuova visione di se stessi e del mondo.

Un’opera di storiografia sociologica che fornisce una mole impressionante di dati. Vi si rinvengono non meno di cinquemila quotation, riportate da dichiarazioni e testimonianze, da leggi e sentenze, da codici e trattati, da documenti e atti, da opere di pensatori e scrittori di ogni estrazione e orientamento, intercettati nel corso dei secoli. Superfluo poi registrare la quantità di dati e di riscontri, di ricerche e di statistiche di ogni tipo e genere che innervano questo eccezionale lavoro.

Certo, quest’opera ha un suo contesto. Santiago Gascó è pienamente inserito da tempo nel dialogo inframaschile italiano ed europeo della cui riflessione e delle cui acquisizioni in ambito storico, sociologico e filosofico è pienamente edotto. Se ne trovano qui riverberi evidenti.

Ora, se crediamo di aver tra le mani un’opera senza precedenti, destinata a catturarci per settimane, a lasciare il segno di un’avventura sorprendente, non sbagliamo. Se immaginiamo di trovarci davanti ad una miniera da cui estrarre sine die dati e numeri, aneddoti e racconti, testimonianze e statistiche, non resteremo delusi.

Una pietra miliare.

R. Della Vecchia – Marzo 2019
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Santiago Gascó Altaba La grande menzogna del Femminismo
Ed. Persiani, Bologna, 2019, 1° volume, p. 612, € 19,90 ISBN 8885804993

Disponibile da aprile 2019 – (2° volume in corso di stampa).

Persiani Editore

Libreria Universitaria


Mentire senza pudore

29/10/2018

La questione dei “preti pedofili” sta minando la credibilità residua della Chiesa. Piaccia (agli anticlericali, ai professanti ateismo, alle femministe ) o dispiaccia (ai credenti e a qualche ateo pensoso) si tratta una deriva che, con altre cause preesistenti e collaterali, potrebbe produrre esiti di importanza epocale entro un paio di generazioni.
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Qui però mi occupo ancora una volta delle menzogne femministe citando questa, sul tema della pedofilia dei preti, che ha del favoloso.
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Secondo le nostre femministe infatti la maggior parte delle vittime sarebbero donne, colpite bambine dai mostri allo scopo di distruggerne la personalità, di farle vergognare di stesse  e di intimidirle per sempre. Altra forma  di esercizio del dominio e della violenza maschile sulle DD.

Il rovesciamento della verità era – a priori – smaccato e palese.  Ma ho voluto indagare per averne conferma. Così ho contattato ReteAbuso al cui fondatore e presidente ( Francesco Zanardi ) ho chiesto:

“Immagino che la grande maggioranza delle vittime siano bambini, non bambine. Dico bene?” “Certo”  “In quale proporzione: 60-70%” “Di più” “Siamo allora sopra gli 80% o vicino al 90%” “Guardi, su circa 700 vittime che si sono rivolte a noi le femmine sono una ventina.” 20/700

I maschi sono qui il 97%.

Se ne deduce che le prime vittime della pedofilia dei preti …sono le femmine. O sbaglio?

 


Contromano di F. Marchi

09/10/2018

In libreria dal 15 ottobre il nuovo saggio di Fabrizio Marchi, che in ambito Momas non ha bisogno di presentazioni.

Qui la mia recensione a questo nuovo contributo alla causa degli uomini.

Contromano

di Fabrizio Marchi

Diario di bordo delle cronache presenti

Ci sono uomini che non si rassegnano. Dotati di una lucida e cosciente pervicacia insistono nel navigare sfidando la tempesta, nel remare contrastando correnti che paiono invincibili. Uomini che resistono. Non perché ignari del presente – e del passato – o in preda a vaneggiamenti, ma perché mossi da una sorta di nolano Eroico Furore che non consente loro di rassegnarsi. Marchi è uno di questi. Un navigatore esperto per studi, riflessioni ed esperienze e particolarmente versato nell’analisi – anche cruda – della condizione sociale presente.

In questo suo lavoro, con l’attrezzatura rodata ma al tempo stesso aggiornata, punta la fiocina contro una vasta serie di eventi ed emergenze significative di questa stagione storica, in Italia e nel mondo.

Si occupa in queste pagine della dinamica del capitalismo globalizzato, delle sue conseguenze sui rapporti sociali e di classe, delle relazioni che intreccia con la politica nazionale e internazionale. Presta attenzione ai suoi risvolti sociali, anche di costume, ai derivati ideologici, al racconto che quella dinamica produce e da cui è prodotta. Indirizza poi l’occhio alle forze più o meno antagoniste, alla sinistra liberal e a quella radicale, ai loro errori, alle loro differenti derive. Indaga sulle opportunità offerte dalle antiche e nuove contraddizioni sociali e dalle emergenti potenzialità di una possibile proposta di alternativa.

Ciò che caratterizza e distingue la posizione dell’autore non è però la critica al sistema capitalista in versione turbo, nella quale può trovare ascolto ed una qualche condivisione, quantomeno …a sinistra della sinistra. Benché non manchino intuizioni personali sulla fenomenologia del liberismo totalizzante, non è ancora qui l’anomalia. Per dirne una, Fabrizio Marchi è forse il solo marxista in Italia a sapere perché fare la spesa la domenica sia Peccato Mortale. Il discrimine è un altro.

E’ quello che riguarda la sua posizione sul conflitto dei sessi. Che Marchi rappresenti in ciò un caso unico l’ho sottolineato in tempi non sospetti. Mi ripeto: ciò che rende cieco altrui ha invece illuminato lui. Una lettura critica – o forse semplicemente coerente – del marxismo, gli ha consentito di vedere ciò che sfugge alla totalità delle sinistre.

E’ dunque sul tema della guerra dei sessi, della questione maschile, del femminismo che l’autore va contromano in solitudine. Qui sta il busillis, perché è su origine, natura, funzioni, forma e portato di quel movimento che entra in dissonanza con i parametri del pensiero pur alternativo e critico del campo marxista, comunque inteso. E’ facile accusare “un certo femminismo” o “le femministe arrabbiate” o “il genderismo estremista” per motivare critiche, distinguo e persino blande condanne. Lo fanno tutti.

E’ facile prendere le distanze dal politicamente corretto, fingendo di non sapere che la formula e il suo contenuto sono un parto del femminismo californiano. Marchi invece non finge di non sapere. Che ideologie e ideoutopie abbiano una origine sociale, un luogo-tempo, una classe (o un suo segmento/partizione) come gestante e partoriente, lo sanno tutti. Ma giunti al femminismo, ora parametro universale del bene e del male– miracolosamente – lo dimenticano. Lui no.

Ecco dunque questo saggio, articolato in capitoli di varia ma non eccessiva lunghezza, al tempo stesso autonomi e interconnessi. La diversità dei temi non nasconde il filo conduttore che sottende le considerazioni: la weltanschauung del tastierista. La scrittura ha un ritmo sostenuto, talvolta incalzante ed è perciò bene non distrarsi per non smarrire la catena delle argomentazioni. Non vuole essere un trattato sistematico e perciò lo si può ben aprire a piacimento. Certo lo si può leggere anche dalla prima pagina …senza perdere nulla. Si andrà comunque incontro a considerazioni intriganti su Destra e Sinistra, globalizzazione e liberismo, coscienza e falsa coscienza, classi e conflitti, sacro e profano, consumi e dipendenze, scuola e Chiesa, sesso e capitale, tecnica e capitalismo, fascismo e liberalismo, immigrazione e xenofobia, manipolazioni e psiche e via sfogliando.

Alternate a queste, troveremo osservazioni e analisi, spesso contundenti, sul grande conflitto tra i sessi. Sulle diverse facce del femminismo, sui rapporti della sinistra con questo movimento, sulle sue capacità mistificatorie, sulla manipolazione del politicamente corretto, sul genderismo, sulla condizione materiale e morale degli uomini e dei padri. Sul potere materiale, mediatico e infine psichico-morale di questa nuova creatura del capitalismo e della tecnica giunti a questo, non necessariamente ultimo, stadio.

Si naviga di bolina stretta contro una gelida buriana. Eppur si naviga.

Rino Della Vecchia – Ottobre 2018


Il Codice Penale della nuova aristocrazia

01/09/2018

le Ariane e i Malriusciti

a ciascuno il suo Codice

La Spagna, anticipata dalla Svezia sullo “stupro colposo”, recupera lo svantaggio introducendo per prima al mondo la prospettiva dello sdoppiamento del Codice Penale.

Uno per Lei, un altro per lui.

Ciò che era inimmaginabile solo dieci anni fa è ora alle porte. E’ tra noi.

Due Codici Penali sin son visti all’epoca delle aristocrazie terriere: uno per gli Ottimati, l’altro per la plebe.

Sembra una svolta epocale, una rivoluzione, uno sconvolgimento senza pari.

Sembra: non è che la formalizzazione di quel che sentenziano da sempre i tribunali. La giurisprudenza viene finalmente raggiunta dalla legge formale. Il “diritto positivo” infine si adegua.

Da sempre nei tribunali vale il doppio peso e la doppia misura.

Per la plebe vale questo: