Donne sole ad Ulan-Bator

29/06/2018

Donne sole

ad Ulan-Bator

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Un enigma mongolo

 

Non ci si può credere, ma gli effetti della globalizzazione sono giunti fin lassù.

Ad Ulan-Bator un numero crescente di femmine non trova uomini. Sono più istruite e più ricche dei potenziali partner.  Che non trovano. E non si capisce perché. La sola spiegazione è quella femminista: perché quelle canaglie di mongoli, maschilisti nel midollo, non vogliono mettersi con una che gli stia sopra.

Ma il femminismo è menzogna. Ecco qui la verità da negare perché imbarazzante:  le FF non si mettono con uomini di classe e ceto sociale inferiore, ma pari o superiore. E fanno bene gli uomini a schivarle, perché non avendo nulla da offrire che quelle già non abbiamo, sono destinati allo zerbinaggio, alla mendicazione, alla questua di un po’ di sesso svogliato e negligente.

Fanno bene a starne lontani giacché per gli UU il sesso è lo scopo, per le DD uno strumento.

E quando hanno più soldi e cultura di te hanno già tutto e tu non vali più nulla.

Homo sine pecunia imago castitatis. Aut servitutis.

Lo ha stabilito Darwin.

 

 

 

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La Manada: sentenza da pagare

29/04/2018

La Manada

Se i colpevoli non pagano, chi pagherà?

 

Che si tratti di stupro è cosa tanto ovvia da non meritare argomentazioni. L’ipotesi che una donna possa voler sesso ludico consecutivamente da cinque sconosciuti e nelle condizioni date, appartiene forse all’immaginario erotico maschile, ma non ha e non può avere alcun fondamento naturale. Ossia: nessun fondamento. Che quella ipotesi venga poi confermata dalla fandonia femminista della parità ormonale (*) non è certo un alibi per quei rei (**).

Puniti con 9 anni. Benché non siano pochi,  ed anzi siano la pena per lo stesso reato (stupro di gruppo) prevista dal nostro codice,  riscritto di pugno da parlamentari femministe nel 1996 (c.p. 609 octies: da 6 a 12 anni) sono frutto una sentenza diabolica.

La motivazione (abuso ma non stupro) la trasforma – nella interpretazione universale – in una sentenza di assoluzione. De facto. E sono i fatti che contano. In aggiunta, i 5 rei vengono liberati su cauzione (6.000 euro, una inezia) dopo due anni di carcere preventivo. In sintesi: un condanna virtuale. Una assoluzione. 

La sentenza dice questo: che i reati antifemminili non vengono puniti o lo sono in maniera ridicola.

Quei delinquenti dunque non pagano, chi pagherà?

Pagheranno gli innocenti

Gli uomini di Spagna innanzitutto e poi tutti noi perché quella sentenza verrà usata contro ogni maschio occidentale. Già lo è. Una doppia sentenza micidiale, che sembra studiata a tavolino per significare che ci riserviamo la libertà di stupro.

I reati antifemminili non vengono puniti. Questo è il significato sociopolitico reale, questo è il senso inevitabilmente attribuito alla sentenza che sembra studiata apposta da Belzebù per dare il destro a questa interpretazione.

Impunità agli stupratori: questo è necessariamente il significato della sentenza, l’interpretazione capziosa che serve allo scopo.  Impunità, e ciò nientemeno che in  uno dei paesi più avanzati del mondo quanto a potere femminista.

Ciò posto, si rende necessaria una nuova ondata di liquidazione morale antimale,  nuove misure economiche a favore delle vittime, leggi presuntive e spietate contro gli uomini, campagne di dannazione dei malnati senza utero.

Ciò accade in una civiltà nella quale ogni donna ha il diritto ed il potere di denunciare il marito per stupro la notte delle nozze.  Il diritto di umiliare l’uomo ritirando il consenso durante il coito,  e,  per somma di oltraggio, senza bisogno di segnalarlo al partner (c.d. “stupro colposo”), potendolo poi denunciare sine die.

In quella civiltà in cui il rancore femminista ha inondato di fango tutte le relazioni, tutti i gesti, tutte le parole, tutti i sentimenti maschili.

Quella civiltà in cui è stato stabilito che ogni rapporto è uno stupro.  Questa civiltà.

E’ qui che gli innocenti pagheranno. Pagheremo caro, pagheremo tutto. Certo.

Ma fino a quando…?

(Repubblica 28 aprile 2018)

(*) Che sia stupro certo deriva dalle considerazioni svolte, fondate sulla diversità radicale dei sessi (c.d.  generi) stabilita da Darwin (ossia dall’evoluzione, dalla natura).  Tanto è innegabile questa verità (la diversità radicale) che alcune femministe spagnole hanno pensato bene di negarla. Per far ciò hanno sostenuto quanto segue: dal fatto che quello fosse stupro (e lo era) non si deve ricavare che le DD non amino il sesso ludico, trasgressivo, polimorfo. Anzi: la maggior parte delle DD (se vivessimo in una società libera!) sarebbe ben disposta a regalare fellatio al primo che passa.  Relata refero:  papale papale.
(**) Lo stesso dicasi, ovviamente, per i due carabinieri accusati di stupro su due studentesse, di cui alle cronache nostrane di pochi mesi fa.

I fatti non esistono

27/04/2018

I fatti non esistono. Solo interpretazioni.

“Noi che manteniamo da sole figli e marito”

Qui il link a La Stampa del 26 aprile 2018

Si scopre che in Italia ci sono 550.000 famiglie (su 26 mln) nelle quali porta a casa un reddito la sola donna.

Cosa c’è che non va? Non è forse questa la condizione nella quale si è trovata la maggioranza delle famiglie dalla nascita della società industriale dove però al posto di F si trova/vava M?

E non  era questa la condizione che garantiva al maschio il potere in famiglia? Non è forse questa verità che si grida da sempre nella propaganda femminista?  Non è forse questa una verità inconfutabile capace di ammutolire il più misogino dei critici? Non è forse quella economica la vera fonte del potere tanto per i marxisti, per gli apologeti del capitalismo come per gli ubriaconi del bar sottocasa?

Li porta a casa lui: autodeterminazione e potere.

Li porta a casa lei: catene e impotenza.

L’emancipazione femminile in cosa consiste se non nel raggiungimento di quell’autonomia economica che gli UU hanno sempre avuto?

No. Leggiamo infatti che: “Non ci troviamo di fronte a una forma di emancipazione ma di donne costrette a assumersi il ruolo di capofamiglia per problemi accaduti al coniuge”.

Luminoso. Chiarificatore. Bello.

Si scopre ora, quando F si trova precisamente nella condizione storica di M, che quella non è emancipazione. Si scopre che gli UU non sono mai stati emancipati, che chi porta a casa il pane non è perciò il padrone, ma – quasi – un servo.

E noi intanto scopriamo – ed è solamente la milionesima volta –  che i fatti non contano nulla: solo la loro interpretazione conta.

E l’interpretazione va rovesciata quando i fatti si rovesciano.

La sognata condizione maschile, dell’uomo libero e autonomo, da raggiungere ma non ancora raggiunta,  si trasforma in uno stato che sarebbe meglio evitare.  La condizione maschile di privilegio – un sogno – diventa pesante realtà priva di fascino ed anzi da negligere, quando la raggiunge Lei.

Ora, l’intera storia maschile è trasfigurata dal femminismo come stato privilegiato, appagante, carico di sovrane gratificazioni, di potere, di godimenti. Finché non lo raggiunge Lei.

Ma ci sono versanti di quella privilegiata condizione che le DD non sperimenteranno mai e che quindi resteranno per sempre nella dimensione del sogno; non diverranno mai  realtà e perciò saranno sempre elencati tra i privilegi che il potere maschile conserverà.  Quegli ambiti di vita che comportano rischi fisici, civili e penali. Leggeri, pesanti o capitali.

Mettiamoci comodi: i morti sul lavoro saranno sempre M.  Nessuna metamorfosi interpretativa sarà necessaria.

Su questo.

 


Suicidatevi prima

11/03/2018

Ai  disperati e  impotenti

Ultima chiamata

Estremo appello

SUICIDATEVI PRIMA

 

Noi capiamo, noi sappiamo, noi parleremo.

 

A voi disperati e impotenti, senza parole e senza ascolto,

prossimi assassini di ex, di figlie, di figli e giustizieri finali di voi stessi: suicidatevi prima.

Lasciate vivere chi non vuol morire, le vostre creature e chi le partorì.

Lasciate questo mondo da soli, in silenzio. Nessuno parlerà di voi. Noi parleremo.

Nessuno si occuperà del male che vi ha condotto a tanto. Noi lo faremo.

Nessuno si ergerà a combattere l’epidemia che vi ha assassinato. Noi combatteremo.

 

Fatelo prima

La vostra morte non sarà dannosa, non sarà vana

 


8 Marzo, odissea del rancore

07/03/2018

Una festa contro gli uomini


Vent’anni dopo

28/02/2018

20 ANNI DOPO

In questi giorni, 20 anni fa, appena connessomi ad Internet, davo immediatamente avvio alla mia avventura nella QM.

Il passato

Se la prima cosa che si fa entrando in rete è sondare presenze attive su un tema preordinato, significa che la questione giaceva da tempo nella coscienza ed era pressante, motivata e matura. Era in attesa di uno strumento idoneo a cercare il contatto con quei pochi (non potevano essere molti) che avessero nelle corde la stessa percezione della realtà, la stessa pulsione ad agire.

Iniziavo scandagliando la rete, non trovando altro che alcuni siti anglosassoni. Al di fuori del mondo anglofono, assolutamente nulla(*1).

La delusione e lo sconcerto si possono immaginare. E’ vero che all’epoca Internet era la centesima parte di oggi, ma lo zero assoluto, il nulla radicale mi lasciarono sgomento (*2). Deserto totale su un tema tanto urgente (ma al tempo stesso già più che maturo) e così importante. Su una questione che coinvolgeva mezzo Occidente, veicolata da una corrente che procedeva da decenni e che prometteva di non fermarsi mai. Un’ondata che non trovava ostacoli.

Le sole pagine che incrociai furono le 4 scheletriche di Marco E.G. Maltese, con cui non fu possibile alcun contatto. In verità qualcosa di più forse c’era, ma invisibile e ignoto, giacché il portale di Marco Faraci, PdU, in rete da alcuni mesi, non veniva catturato da AltaVista, pur il miglior motore di allora.

Quel mancato contatto fu – visto oggi – una fortuna.

In quella solitudine vertiginosa e disperata, decidevo di procedere ad un immediato download di quanto pensato e maturato in decenni di riflessioni e di lanciarlo nel web come bandiera, faro di una presenza verso la quale ignoti in attesa avrebbero potuto dirigersi, confortati da un annuncio e orientati da una bussola.

Qualche mese dopo (giugno ‘98) pubblicavo dunque in rete le prime pagine di AltroSenso – Filosofia della Maschilità – metafore e argomentazioni su quella che ancora non si chiamava QM (*3).

Per molti mesi nessun contatto. Poi la storia si avviò verso il suo corso (*4).

Il presente

Nel valutare cosa sia cambiato da allora, distinguerei tra la condizione dei padri separati e quella degli uomini in generale.

I padri separati

I separati hanno fatto un passo avanti, hanno acquisito infatti il diritto di cittadinanza come segmento sociale, hanno conquistato un’identità collettiva e quell’esistenza pubblica che all’epoca non veniva loro riconosciuta. Erano “genitori fantasma” secondo la locuzione di Vincenzo Spavone. Il fantasma ha preso corpo, si è materializzato e tutti ne riconoscono l’esistenza, anche coloro che li contrastano e combattono. Vengono combattuti, ma non più derisi.

Questo sul piano simbolico. Su quello materiale-fattuale invece non è cambiato granché. L’affido condiviso è stata una grande conquista, ma è sostanzialmente formale. Di fatto i figli vengono ”consegnati-assegnati” alle madri in gran parte dei casi, così il condiviso è tale sulla carta. Tuttavia nei valori sociali qualcosa è cambiato. I padri hanno oggi un piccolo potere morale che non avevano e le ex stanno limando le punte più acute dell’onnipotente tracotanza del passato. Si sono fatte mediamente più prudenti nella gestione della relazione a tre, e, pur avendo mantenuto in mano il manico del coltello, lo usano ora con una certa circospezione. I padri separati hanno acquisito forza.

La QM in generale

Quanto alla condizione degli uomini in generale, distinguerei, da una parte, la situazione sociopolitica e civile del sesso maschile, che è peggiorata, e, dall’altra, lo sviluppo della resistenza e della presa di coscienza che invece hanno fatto grandissimi passi, sia pur in termini di nicchia.

La condizione degli uomini in generale è peggiorata in tutto l’Occidente, sia sul piano legislativo che su quello giudiziario, in ambito economico come in quello civile, sul lavoro e in famiglia. Nessuna sfera è stata immune dal dilagare del femminismo reale. Tra i paesi occidentali è impossibile dire quale sia il più “avanzato” in tal senso. Se gli USA o la Spagna, se la Norvegia o l’Italia, se la Svizzera o il Canada. Le campagne di demolizione morale degli UU non hanno tregua mentre la lista dei “diritti” femminili è in costante aggiornamento. Il trend si autoalimenta. Dopo ogni conquista seguono nuove e sempre più radicali pretese, ogni vittoria esige di essere premiata con un trionfo ancora più grande. L’ “equità”  femminista dopo ogni pasto ha più fame che pria. Da allora la malapianta ha esteso le sue radici, ampliato le fronde e prodotto una massa crescente, variegata, persino impensabile di frutti antimaschili. E’ florida oggi più di ieri. E si riproduce ovunque.

Su un altro piano invece le cose sono migliorate in modo apprezzabile. I sensibilizzati, attivi e presenti nella piccola galassia del Momas sono ormai migliaia. Sono stati pubblicati diversi saggi, si sono visti aprire molteplici portali e blog, liste di discussione e forum, di durata, vitalità ed attività variabili che, insieme, hanno ricevuto milioni di visite con decine di migliaia di interventi(*5). Sono nati diversi movimenti e gruppi, di diverso orientamento idealpolitico, ci sono stati incontri, conferenze e interviste.

Pare che la pur piccola comunità degli attivisti del Momas venga seguita in incognito da un certo numero di amici e monitorata da una certa quantità di nemici. Pare che alcuni intellettuali, anche di fama, si aggirino nei siti del movimento, a sondare ed a catturarne temi e argomenti usati poi – più o meno maldestramente – sui media nazionali e persino in certe loro pubblicazioni. Il Momas ha elaborato un vasto insieme di conoscenze, arricchito da indagini e ricerche autonome ed originali ed ha ormai prodotto un amplissimo corpo di riflessioni su quasi ogni aspetto del conflitto dei sessi. Le nuove generazioni hanno in mano strumenti di lettura che 20 anni fa erano – nel migliore dei casi – in bozza.

Ma fuori? Nel mondo extraweb, nel mondo “reale”, cosa è cambiato?

Con tutta la buona volontà possibile, mi pare di poter dire che quasi nulla è cambiato sul piano del discorso inframaschile. Sia in pubblico che in privato la QM è un tabù oggi come lo era ieri. L’imbarazzo a trattarla non è diminuito, gli impedimenti alla presa di parola pubblica sono gli stessi, se non addirittura maggiori, di fronte alla indefessa campagna sistematica di criminalizzazione del maschile.

Il futuro

I padri separati stanno ora puntando sull’affidamento con residenza alternata (presso la ex casa coniugale dove i figli resterebbero). Ciò disarticolerebbe profondamente il sistema attuale. Ma l’opposizione è fortissima, appunto per questo. Tuttavia sui tempi lunghi non è irraggiungibile, come in parte è avvenuto altrove.

Sul piano generale invece la condizione materiale e psico-morale degli UU è destinata a peggiorare per molto tempo. In forme e modi imprevedibili. Questo è sicuro, perché la marea femminista non si fermerà da sola e la malapianta conquisterà spazi sempre più ampi e dimensioni sempre più profonde. Le forze vengono fermate solamente da altre forze.

Sul fronte maschile, la forza contrastante, il numero dei risvegliati salirà lentamente e progressivamente, è certo, ma si tratterà sempre di una microscopica minoranza la cui capacità di incidere politicamente (nella Polis) presuppone la conquista del diritto di cittadinanza nel discorso pubblico. Sino ad allora il Momas sarà un plotoncino, una ristretta think-tank sempre più cosciente e più attrezzata sul piano intellettuale e morale, ma con uditorio limitatissimo.

La conquista della parola pubblica è dunque il nostro obiettivo. Oggi come ieri.

Ringraziamo la sorte per averci collocato in un luogo-tempo in cui possiamo combattere una battaglia radicalmente nuova, i cui caratteri i nostri padri – antichi e moderni – non potevano nemmeno immaginare.

Nel peggiore dei loro incubi.

Ne abbiamo però gli strumenti, perciò … allons enfants!

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*1- Si trattava della NCFM americana di Tom Williamson, il NZMRA neozelandese di Peter Zohrab  -The Absolute- , il sito di Warren Farrell, quelli di Rich Zubaty e di Kevin Solway (Australia).

*2- All’epoca il web italiano contava non più di 250/300.000 host, per lo più istituzionali (oggi quasi 40 mln).

*3- Tuttora visibile http://www.altrosenso.info

*4- Per una sintetica ricostruzione del seguito vedi qui Profilo di un impegno

*5-Milioni di visite significa alcune migliaia di visitatori interessati. La recente iniziativa di D. Stasi per la sottoscrizione di un appello ai partiti (meno di mille adesioni) comprova l’ipotesi. Dovessi lanciare un numero, direi che i sensibilizzati sulla QM in Italia oscillano dai 5.000 ai 10.000.


Lo scopo della lotta

24/12/2017

Lo scopo della lotta è la lotta

La lotta non avrà mai fine giacché non ha alcun fine

Il cambiamento del corso delle cose, il riequilibrio della relazione tra i sessi, la protezione delle future generazioni maschili, la realizzazione di un’idea di giustizia, per una parte, la salvezza della comunità e della civiltà Occidentale per un’altra.
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Queste sono le prospettive partecipate dalla stragrande maggioranza di quei pochissimi che, nei diversi paesi, hanno dato vita ai movimenti maschili.
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In entrambi i casi dunque, un’idea di futuro, un orizzonte di mutamento capace di dare senso all’azione dell’oggi, di giustificarne i costi, di motivarne le ragioni.
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Esiste però una minoranza in quella già microscopica minoranza di uomini.
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Vi sono infatti alcuni che, alla luce dell’ipotesi finale, non lottano per il futuro ma per il presente. Lottano per rispondere secondo natura alla loro stessa natura. Lottano perché sentono che la lotta è l’essenza del loro essere. Volano perché hanno le ali, galoppano perché possiedono gli zoccoli, senza curarsi della destinazione, dell’obiettivo, dello scopo. Questi giacciono al di là, al di fuori, altrove. Non appartengono all’interiorità dei combattenti.
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Per quei pochissimi, la lotta è fine a se stessa.
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Al più – come corollario – potrebbe regalar loro nuovi lumi di coscienza. La percezione disincantata del come e del perché di questa deriva.

Non futuro, né memoria, non riconoscenza, né gloria. Non ce li aspettiamo e non li vogliamo.
Dovremmo affidare ai discendenti il giudizio sul nostro valore? La sentenza sul nostro operato?
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Non dipendiamo dal futuro: ci giudichiamo da soli.
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Se essere è essere percepiti, si sappia che ci percepiamo da noi stessi. Siamo il sostegno della nostra stessa esistenza.
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Nessun avanzamento, nessun progresso, nessuna salvezza. Il domani fagociterà ogni cosa. Nuova psiche, nuovo passato: del presente ogni traccia sarà dilavata.
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La lotta – per noi – non avrà mai fine.
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Non ha alcun fine.
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E’ senza scopo.

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Perciò è sensata e indefettibile.