Più galera! …per gli altri.

11/03/2019

Destra & Femminismo: “Galera! …più galera per gli uomini!”

 

La Destra ha da sempre la severità delle pene come suo obiettivo caratterizzante (insieme ad altri, ovviamente). Ciò è vero – pur se in misura diversa – sia per la Dx moderata che per quella estrema.

L’opposizione alla legge Gozzini, a tutte le forme di riduzione, trasformazione, surrogazione delle pene, agli indulti, alle amnistie  è – a Dx – generalizzata. La richiesta di arresti immediati, di carcere preventivo (prima del processo) e di aggravamento delle pene è ciclica, prendendo occasione da periodici eclatanti fatti di cronaca.

Le garanzie per gli accusati/imputati e le attenuanti sono sostenute solo dalla Dx Liberale, mentre vanno limitati e ridotti per quella Conservatrice ed eliminati per quella Reazionaria.  I sostenitori dell’ergastolo e della pena di morte appartengono quasi totalmente a quell’orientamento ideal-politico. Nella polemica contro la Sinistra, l’accusa di lassismo, di indulgenza e di condiscendenza con i rei è sistematica. Talvolta si spinge sino a dichiarare che detta Sinistra sta dalla parte dei criminali contro gli onesti cittadini. “Che marciscano in galera!” “Che si buttino via le chiavi…!”  “La pena di morte, ci vorrebbe…!” “Bisogna castrarli questi stupratori!” Esternazioni dei cittadini di Dx e – spesso – dei loro rappresentanti politici e culturali.

Con i dovuti distinguo per quella Liberale, questa è la posizione della Destra riguardo alle pene e ai diritti degli accusati.

Poiché nessuno amerebbe venir rinchiuso senza processo, né venir condannato all’ergastolo o alla pena di morte, né venir castrato, anche se colpevole, se ne deve ricavare la sola precondizione possibile: chi sostiene questo orientamento pensa, crede e sa che a lui non accadrà di finire tra gli accusati e i condannati. Pensa e sa che non ci finirà né da colpevole né da innocente.

Pensa e sa che accadrà agli altri. Più galera per gli altri.

Il Femminismo si pone in posizione diametralmente opposta rispetto a ciascuno di questi tratti/aspetti. Diritti, garanzie, tutele degli accusati, degli imputati, dei condannati. Riduzione, mitigazione, trasformazione,  umanizzazione delle pene. Rieducazione e reintegrazione del reo. No alla pena di morte, no all’ergastolo e no persino alla castrazione (meccanica o chimica). Comprensione per il reo, inteso in sostanza come vittima di un sistema che lo ha indotto a quel comportamento antisociale. Più da commiserare che da condannare moralmente, perciò da punire nel minor grado possibile. Questo il Femminismo ideal-filosofico.

Senonché, quanto si tratta di delitti (gravi o leggeri, veri o presunti) commessi contro le femmine, la posizione si rovescia e diventa indistinguibile da quella della Destra reazionaria. Il Femminismo reale.

Quando un arrestato per violenza antifemminile (sessuale o meno) viene scarcerato per scadenza dei termini (cautelari) si scatena la campagna mediatica che grida allo scandalo sotto i titoli “Stupratore liberato!” “Il mostro è già fuori!” Dovrebbe invece restare in prigione da subito, senza processo.

Quando ad un condannato vengono applicate delle attenuanti (valutazione completa), o non vengono inflitte delle aggravanti (alcool autoassunto) o queste vengono riformate (tempesta emotiva) o, peggio, all’accusa non segue la condanna (jeans), anche se le sentenze sono emesse da giudici femmina  (troppo mascolina) i media urlano alla “Sentenza choc!”in quanto vengono violati i seguenti principi:

1- ogni accusato deve subito andare in carcere e restarci  2- deve essere condannato 3-la pena deve essere  massima 4-non devono esserci espiazioni diverse dalla gabbia.

Ogni accusa, imputazione, sentenza,  condanna e pena che non prevedano questo, stanno a significare che il maschio è impunito, che ha libertà di stupro, di omicidio, di violenza sistematica.

Il Femminismo però non vuole la pena di morte, né l’ergastolo, né le espiazioni disumanizzanti, né la castrazione. (Perché il Femminismo è buono, è umano, è compassionevole: si sa. Quelle son cose che pretendono solamente le mie allieve, del resto brave ragazze). Il Femminismo vuole solo “giustizia”,esige solo che si applichino le 4 regole sopracitate. Vuole galera immediata, certa, massima per tutti i denunciati.

Vuole più galera per gli altri.  Più galera per i maschi.

Gli altri, visti da Destra sono maschi delle classi basse.

Visti dal Femminismo sono quelli dell’altro sesso.

Più galera per gli altri. Più galera per gli uomini.

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E la Sinistra? Ne parleremo. Ne parleremo male.
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25 Novembre – Fronte del Rifiuto

24/11/2018

Fronte del Rifiuto

Nella nuova Stalingrado

25 novembre: un giorno come un altro.

Anche oggi, come fu ieri e come sarà domani, si usano i delitti di pochissimi per la guerra contro tutti.

Mascherata da eccellenti intenzioni (come sempre fu e sempre sarà nei conflitti sociali) si rinnova senza fine la lotta contro i maschi in Occidente. Lotta armata di amore e di benevolenza, che estende agli innocenti i torti dei colpevoli, inchiodati ad una colpa ereditata alla nascita.

All’ombra di scopi ineccepibili  – tali appaiono sempre a chi agisce ciecamente –  si esige dagli uomini il riconoscimento di un debito collettivo, millenario, planetario.  L’autodafé di Genere.

Di fronte a tale attacco il cedimento è universale.

Ma esistono uomini liberi e forti, serenamente fieri di sé, senza colpe e senza vergogne, che rifiutano la criminalizzazione del proprio sesso, decisi a non tradire la propria innocenza, a non vilipendere la propria dignità.  A difendere il diritto morale ad esistere.

Che non si pentiranno, perché non hanno colpe,
non confesseranno, poiché non sono rei,
non si vergogneranno, giacché non hanno imbarazzi,
non pagheranno, perché non hanno debiti.

L’Armata Celeste della nuova Stalingrado

Uomini uniti nel Fronte del Rifiuto


100 volte IV Novembre: disonore ai mandanti

29/10/2018

I° Guerra M

Onore ai caduti e disonore ai mandanti

 

Cent’anni fa finiva il grande massacro.

Da allora – accentuatesi ovviamente quest’anno  -si succedono cerimonie, commemorazioni, celebrazioni.

Da 100 anni si rende onore ai caduti. Anch’io rendo onore ai forti. E pure ai deboli.

Ma affinché questo tributo non sia una beffa, è necessario finalmente disonorare chi li mandò ad uccidere e a morire, a torturare e a farsi torturare, a distruggere e a farsi distruggere.

Disonore a chi, per italianizzare 700 mila persone ne mandò al massacro 600.000. Cui vanno aggiunti (non per fare l’evangelico ma per completezza dell’informazione) quegli altri 600.000 che furono ammazzati dai nostri.

I crimini hanno a monte dei criminali. Individui e gruppi, personalità e associazioni, movimenti e organizzazioni, partiti e classi sociali.  Ideologie, miti, interessi con tanto di nomi e cognomi.

Fuori i nomi! Eccone due: Salandra e Sonnino, certo, e dietro loro un elenco interminabile.  Impossibile elenco.

Nomi di criminali.

Disonore ai mandanti

Onore ai soldati.

 

 


Lode ad un temerario: il prof. Strumia

01/10/2018

Attacco al potere

Maschi migliori ma penalizzati in fisica

Il prof. A. Strumia di Unipisa- come si può leggere – ha osato attaccare senza diplomazia il dogma centrale del femminismo, ossia la menzogna secondo la quale F ed M sono uguali.  Ha affermato che sono diversi e che questa differenza si riflette, nel campo della fisica, in superiori risultati cui non corrispondono simmetriche carriere a causa delle quote e delle facilitazioni riservate alle femmine.

Ha affermato poi che le femmine sono più portate alla relazione con le persone e  i maschi con le cose. Tesi questa non negata, ma al contrario sostenuta dal femminismo stesso laddove e quando si tratta di celebrare la superiore empatia femminile, con tutti i risvolti e le conseguenze del caso.

Non ci sono dubbi che le DD siano superiori agli UU su un grande spettro di relazioni e non ci sono dubbi neppure sul fatto simmetrico con riferimento, è ovvio, ad altri versanti dei rapporti con l’esistente.

Non ci sono dubbi di sorta sulla radicale e irriducibile, visibile e invisibile, grossolana e sottile differenza.

Non ci sono dubbi che in questo o quel settore, su questo o quel versante, l’una superi l’altro e viceversa su altri.

Non ci sono dubbi sulla differenza naturale tra i sessi.

La negazione di questa verità è appunto il Dogma Centrale della narrazione manipolatrice  femminista. La grande menzogna del nostro tempo.

.

Strumia è tra i pochissimi – benché non il primo – che abbiano osato proclamare pubblicamente quella verità fondante.  Quei pochissimi l’hanno pagata cara. Pagherà anche lui.

Come Larry Summers direttore di una università che ha questo motto: 

…e che perse il posto per averci creduto.

Lode a questo coraggioso che ha osato l’inosabile: pugnalare al cuore il femminismo

Onore a questo temerario.

 


La Manada: sentenza da pagare

29/04/2018

La Manada

Se i colpevoli non pagano, chi pagherà?

 

Che si tratti di stupro è cosa tanto ovvia da non meritare argomentazioni. L’ipotesi che una donna possa voler sesso ludico consecutivamente da cinque sconosciuti e nelle condizioni date, appartiene forse all’immaginario erotico maschile, ma non ha e non può avere alcun fondamento naturale. Ossia: nessun fondamento. Che quella ipotesi venga poi confermata dalla fandonia femminista della parità ormonale (*) non è certo un alibi per quei rei (**).

Puniti con 9 anni. Benché non siano pochi,  ed anzi siano la pena per lo stesso reato (stupro di gruppo) prevista dal nostro codice,  riscritto di pugno da parlamentari femministe nel 1996 (c.p. 609 octies: da 6 a 12 anni) sono frutto una sentenza diabolica.

La motivazione (abuso ma non stupro) la trasforma – nella interpretazione universale – in una sentenza di assoluzione. De facto. E sono i fatti che contano. In aggiunta, i 5 rei vengono liberati su cauzione (6.000 euro, una inezia) dopo due anni di carcere preventivo. In sintesi: un condanna virtuale. Una assoluzione. 

La sentenza dice questo: che i reati antifemminili non vengono puniti o lo sono in maniera ridicola.

Quei delinquenti dunque non pagano, chi pagherà?

Pagheranno gli innocenti

Gli uomini di Spagna innanzitutto e poi tutti noi perché quella sentenza verrà usata contro ogni maschio occidentale. Già lo è. Una doppia sentenza micidiale, che sembra studiata a tavolino per significare che ci riserviamo la libertà di stupro.

I reati antifemminili non vengono puniti. Questo è il significato sociopolitico reale, questo è il senso inevitabilmente attribuito alla sentenza che sembra studiata apposta da Belzebù per dare il destro a questa interpretazione.

Impunità agli stupratori: questo è necessariamente il significato della sentenza, l’interpretazione capziosa che serve allo scopo.  Impunità, e ciò nientemeno che in  uno dei paesi più avanzati del mondo quanto a potere femminista.

Ciò posto, si rende necessaria una nuova ondata di liquidazione morale antimale,  nuove misure economiche a favore delle vittime, leggi presuntive e spietate contro gli uomini, campagne di dannazione dei malnati senza utero.

Ciò accade in una civiltà nella quale ogni donna ha il diritto ed il potere di denunciare il marito per stupro la notte delle nozze.  Il diritto di umiliare l’uomo ritirando il consenso durante il coito,  e,  per somma di oltraggio, senza bisogno di segnalarlo al partner (c.d. “stupro colposo”), potendolo poi denunciare sine die.

In quella civiltà in cui il rancore femminista ha inondato di fango tutte le relazioni, tutti i gesti, tutte le parole, tutti i sentimenti maschili.

Quella civiltà in cui è stato stabilito che ogni rapporto è uno stupro.  Questa civiltà.

E’ qui che gli innocenti pagheranno. Pagheremo caro, pagheremo tutto. Certo.

Ma fino a quando…?

(Repubblica 28 aprile 2018)

(*) Che sia stupro certo deriva dalle considerazioni svolte, fondate sulla diversità radicale dei sessi (c.d.  generi) stabilita da Darwin (ossia dall’evoluzione, dalla natura).  Tanto è innegabile questa verità (la diversità radicale) che alcune femministe spagnole hanno pensato bene di negarla. Per far ciò hanno sostenuto quanto segue: dal fatto che quello fosse stupro (e lo era) non si deve ricavare che le DD non amino il sesso ludico, trasgressivo, polimorfo. Anzi: la maggior parte delle DD (se vivessimo in una società libera!) sarebbe ben disposta a regalare fellatio al primo che passa.  Relata refero:  papale papale.
(**) Lo stesso dicasi, ovviamente, per i due carabinieri accusati di stupro su due studentesse, di cui alle cronache nostrane di pochi mesi fa.

I fatti non esistono

27/04/2018

I fatti non esistono. Solo interpretazioni.

“Noi che manteniamo da sole figli e marito”

Qui il link a La Stampa del 26 aprile 2018

Si scopre che in Italia ci sono 550.000 famiglie (su 26 mln) nelle quali porta a casa un reddito la sola donna.

Cosa c’è che non va? Non è forse questa la condizione nella quale si è trovata la maggioranza delle famiglie dalla nascita della società industriale dove però al posto di F si trova/vava M?

E non  era questa la condizione che garantiva al maschio il potere in famiglia? Non è forse questa verità che si grida da sempre nella propaganda femminista?  Non è forse questa una verità inconfutabile capace di ammutolire il più misogino dei critici? Non è forse quella economica la vera fonte del potere tanto per i marxisti, per gli apologeti del capitalismo come per gli ubriaconi del bar sottocasa?

Li porta a casa lui: autodeterminazione e potere.

Li porta a casa lei: catene e impotenza.

L’emancipazione femminile in cosa consiste se non nel raggiungimento di quell’autonomia economica che gli UU hanno sempre avuto?

No. Leggiamo infatti che: “Non ci troviamo di fronte a una forma di emancipazione ma di donne costrette a assumersi il ruolo di capofamiglia per problemi accaduti al coniuge”.

Luminoso. Chiarificatore. Bello.

Si scopre ora, quando F si trova precisamente nella condizione storica di M, che quella non è emancipazione. Si scopre che gli UU non sono mai stati emancipati, che chi porta a casa il pane non è perciò il padrone, ma – quasi – un servo.

E noi intanto scopriamo – ed è solamente la milionesima volta –  che i fatti non contano nulla: solo la loro interpretazione conta.

E l’interpretazione va rovesciata quando i fatti si rovesciano.

La sognata condizione maschile, dell’uomo libero e autonomo, da raggiungere ma non ancora raggiunta,  si trasforma in uno stato che sarebbe meglio evitare.  La condizione maschile di privilegio – un sogno – diventa pesante realtà priva di fascino ed anzi da negligere, quando la raggiunge Lei.

Ora, l’intera storia maschile è trasfigurata dal femminismo come stato privilegiato, appagante, carico di sovrane gratificazioni, di potere, di godimenti. Finché non lo raggiunge Lei.

Ma ci sono versanti di quella privilegiata condizione che le DD non sperimenteranno mai e che quindi resteranno per sempre nella dimensione del sogno; non diverranno mai  realtà e perciò saranno sempre elencati tra i privilegi che il potere maschile conserverà.  Quegli ambiti di vita che comportano rischi fisici, civili e penali. Leggeri, pesanti o capitali.

Mettiamoci comodi: i morti sul lavoro saranno sempre M.  Nessuna metamorfosi interpretativa sarà necessaria.

Su questo.

 


Suicidatevi prima

11/03/2018

Ai  disperati e  impotenti

Ultima chiamata

Estremo appello

SUICIDATEVI PRIMA

 

Noi capiamo, noi sappiamo, noi parleremo.

 

A voi disperati e impotenti, senza parole e senza ascolto,

prossimi assassini di ex, di figlie, di figli e giustizieri finali di voi stessi: suicidatevi prima.

Lasciate vivere chi non vuol morire, le vostre creature e chi le partorì.

Lasciate questo mondo da soli, in silenzio. Nessuno parlerà di voi. Noi parleremo.

Nessuno si occuperà del male che vi ha condotto a tanto. Noi lo faremo.

Nessuno si ergerà a combattere l’epidemia che vi ha assassinato. Noi combatteremo.

 

Fatelo prima

La vostra morte non sarà dannosa, non sarà vana