I dati evidenziano…

Uni-Genova: ubbidire e perciò mentire

Femmine prevalenti, e di molto, nelle materie biologiche, medicali, psico-educative (oltreché letterarie). Maschi nelle altre. Ce lo segnala il Secolo XIX sotto un titolo brutalmente e beffardamente antimaschile.

L’università di Genova presenta i soliti dati (noti prima della pubblicazione) con i soliti commenti (noti prima della formulazione). I dati dicono che femmine e maschi sono diversi per natura. Il commento dice che ciò è falso in obbedienza al potere femminista e ne diffonde la mistificazione.

Questo dato evidenzia che domina incontrastata e che nessuno osa opporsi alla menzogna manipolatrice del genderismo femminista. Evidenzia ciò che è evidentissimo. La viltà universale al servizio della menzogna.

9 Responses to I dati evidenziano…

  1. Sandro ha detto:

    Questo è un articolo pubblicato su D la Repubblica delle Donne nell’ottobre 1996.
    ______________________________________

    IL MASCHIO IN SERIE B?
    Le statistiche sostengono: perde colpi sul lavoro,
    si ammala più spesso, vive meno di lei.
    Il sesso forte è diventato fragile.
    Ma questa non è una vittoria, per le donne.
    E la vera speranza sta in una società che
    sia per tutti più dolce
    di Luisa Grion

    Torna il secondo sesso, ma stavolta le donne non c’entrano.
    Sono gli uomini ad essere destinati ad un futuro fatto di svantaggi.
    Studiano meno delle loro compagne, cominciano ad avere serie difficoltà
    nel sopportare la loro concorrenza sul lavoro, perdono colpi in famiglia
    e nella società. Come padri sono ancora troppo distratti, come mariti
    sempre meno appetibili. Maschi soli e senza lavoro, dove andrete
    a finire? In realtà, dire che oggi il potere è in mano alle donne è una
    sciocchezza. Ma non si può negare il fatto che mentre loro vanno
    avanti gli uomini segnano il passo: lo dicono i numeri.
    Le donne si stanno dando da fare e non ci sarà crisi o disoccupazione
    che possa farle tornare sui loro passi.
    Partiamo dalla scuola: i ragazzi l’abbandonano più facilmente rispetto
    alle loro compagne di banco e così facendo, almeno in teoria, si giocano
    parte del futuro. A che tipo di lavoro saranno destinati in una società
    che richiede di apprendere di tutto e di più. In Italia il fenomeno è più
    evidente nelle scuole superiori. Secondo l’Istat, nei cinque anni di corso
    se ne vanno in media il 9,8% dei maschi contro il 6,8% delle femmine.
    Stesso rapporto nelle bocciature: il 20,5% dei ragazzi ripete l’anno contro
    l’11,6 delle femmine. Nelle coppie giovani sempre più spesso è la donna
    che ha studiato di più, che si laurea prima e con i voti più alti.
    “Riesce meglio non tanto perché studi tanto di più”, spiega Alessandra
    Graziottin, sessuologa, “ma perché ha più energia”.
    Le donne oggi hanno un vantaggio psicologico sull’uomo perché si considerano
    e sono considerate outsider.
    “Non subiscono il peso del dover riuscire per forza e questo le rende più
    determinate. Al degrado della scuola i ragazzi reagiscono più passivamente.
    Perdono tempo. Sono convinta per esempio che la liberalizzazione delle
    droghe leggere sarebbe per loro molto più devastante che per le ragazze”.
    Quanto al lavoro, la battaglia per l’occupazione non risparmia nessuno.
    Ma non è vero che in tempi di crisi le donne sono le prime ad uscire dal
    mercato del lavoro. O meglio, se il Sud effettivamente piange (il 30% delle
    ragazze figura tra i giovani senza lavoro) al Nord le cose vanno meglio.
    In Lombardia, fra il 1990 e il ’94, gli occupati hanno subìto una contrazione
    di 152 mila unità. Sono “sparite” 39 mila donne, ma i maschi falciati sono
    stati 131 mila. Nel frattempo aumentano le donne laureate e aumentano,
    con lentezza, le lavoratrici indipendenti. Insomma è vero che continuano a
    esserci più uomini che donne occupate, ma se si guarda ai nuovi ingressi
    le femmine corrono più dei maschi. Le avvocatesse iscritte all’albo rappresentano
    solo il 6% del totale nella fascia sopra i 42 anni, ma volano al 42% nella fascia
    sotto i trenta. In alcune regioni (Abruzzo, Friuli, Veneto e Lombardia) tra le
    nuove leve il sorpasso è già un dato di fatto, e con l’ultimo concorso in
    Magistratura sono entrate nella professione più donne che uomini.
    Nello Stato, di dirigenti se ne vedono ancora poche (20,9% nel servizio
    sanitario, 19,4 negli enti di ricerca, 16,6 nei ministeri e solo 5,8 nelle aziende
    autonome), ma nel privato le donne a capo di aziende sono in rimonta.
    Detto questo, non tutto è dipinto di rosa.
    “Attenzione”, avverte Linda Laura Sabbadini, dirigente dell’Istat, “è vero che
    c’è una forte volontà delle donne ad entrare nel mercato del lavoro, ma la
    disoccupazione femminile, specialmente quella di lungo periodo, è molto alta.
    Molto più alta rispetto ad altri Paesi, come la Svezia per esempio. E il fatto
    è dovuto anche alla rigidità del mondo del lavoro e allo scarso utilizzo di
    strumenti come il part-time”. Aspettando una politica per il lavoro che le aiuti,
    le donne possono intanto contare sulla loro maggiore elasticità e capacità di
    affrontare le fasi critiche. Nel fare un contratto ad una donna un’impresa risparmia.
    In Italia le femmine lavorano il 28% in più degli uomini, ma guadagnano il 30%
    in meno. Le occupate si accontentano di stipendi più bassi rispetto ai loro
    colleghi. Accettano più facilmente compiti che non corrispondono al titolo di
    studi o alle loro aspettative, una volta che hanno conquistato un posto non
    lo vogliono mollare. E il futuro è dalla loro parte. Secondo un’indagine pubblicata
    dall’Economist per gli uomini trovare lavoro sarà sempre più difficile, a meno
    che non imparino ad adattarsi e ad accettare mansioni che fino ad ora hanno
    sdegnosamente considerato “roba da femmine”. Crescono infatti le occupazioni
    destinate tradizionalmente alle donne. Secondo il ministero del Lavoro americano
    da qui al 2002 le professioni in più rapido sviluppo saranno l’assistenza a
    domicilio e all’infanzia, il computer e i data processing, i servizi legati alla sanità
    e tutto ciò che ruota attorno al mondo del business. Tutti ruoli che gli uomini
    fino ad ora hanno snobbato. Il loro problema non sta nelle donne che “rubano”
    il posto, ma nel fatto che escono dal mercato mentre le femmine ci entrano.
    Negli anni ’60 lavoravano quasi tutti i capifamiglia e meno della metà delle donne.
    Oggi in Europa la percentuale di uomini in età da lavoro ma costretti a stare a
    casa è passata dall’8 al 22%. Per le donne la tendenza è inversa: nello stesso
    periodo la loro quota fuori dal mercato occupazionale è scesa dal 58 al 44%.
    In America le percentuali sono diverse: lavorano il 60% delle donne e il 75%
    degli uomini. La parità è perciò prevista entro il 2005. Cosa resta da fare, alle
    donne, per vivere felici? Imparare a delegare. Vinta o quasi la battaglia con il
    lavoro, ora si tratta di vincere quella contro il tempo. E qui le cose si mettono
    male, perché le donne che lavorano fuori continuano a sobbarcarsi da sole
    l’organizzazione della casa e della famiglia. Per quelle con buoni stipendi non
    è un grosso problema, ma le meno fortunate rischiano di mettere in gioco la
    loro libertà, la salute e a lungo andare la vita di coppia. All’entrata delle donne
    nel mondo del lavoro non ha fatto seguito quella degli uomini nel mondo della
    casa. Se ne occupano di più rispetto al passato, ma non lo fanno ancora abbastanza.
    Secondo una recente indagine Istat in una coppia con figli dove entrambi sono
    occupati gli uomini dedicano in media un’ora e mezza al giorno al lavoro familiare
    contro le quattro e mezza delle loro compagne. Per quanto riguarda invece
    il tempo libero, il rapporto è più o meno invertito. Ed è chiaro che per le donne
    questo rappresenta un supplemento di stress. Loro si sentono sempre più
    stanche e demoralizzate, gli uomini sono sempre più confusi, sempre meno
    a loro agio. Non è forse il caso di dar loro una chanche? Potrebbe rivelarsi
    un vantaggio anche per noi. Ora che il loro ruolo di sostenitori economici è in crisi,
    proviamo a coinvolgerli di più nella cura della casa e della famiglia. In fondo,
    da questo dipende il benessere di tutti. Perché, come sintetizza efficacemente
    John Ermisch, professore del Britain’s Economic and Social Research, “Per gli
    uomini le incertezze sul mercato del lavoro finiscono per diventare incertezze
    sul mercato del matrimonio”.
    “Una repubblica delle amazzoni, alle donne, non conviene”, interviene Alessandra
    Graziottin. “Fino all’ultimo dopoguerra gli uomini e le donne non hanno avuto
    possibilità di scegliere: ai primi obbligatoriamente il ruolo di Ulisse, alle seconde
    quello di Penelope. Domani avremo la possibilità di ritagliarci il nostro ruolo in
    base alle attitudini, alla nostra personalità. Ci sono uomini che preferiscono una
    vita più tranquilla di quella desiderata dalle loro compagne e che si rivelano
    ottimi padri e mariti. Lasciamoli fare. Ci sono donne tenaci, che sembrano avere
    addosso la voglia e la capacità di rovesciare il mondo. Lasciamole fare. Smettiamola
    di considerare un difetto la minore aggressività maschile”.
    Forse, uomini, potete sperare in una tregua.

    La situazione in Italia:

    1996
    2.483.261 iscritti alle superiori di cui
    1.236.664 femmine (49,8%)
    1.246.597 maschi (50,2%)

    1995-1996
    311.053 matricole universitarie di cui
    147.551 maschi (47,4%)
    163.502 femmine (52,6%)

    1995
    20.010.000 occupati di cui
    12.933.000 maschi (64,9%)
    7.077.000 femmine (35,1%)
    2.725.000 in cerca di lavoro di cui
    1.311.000 maschi (48,1%)
    1.414.000 femmine (51,9%)

    1993-1994
    498.407 diplomati di cui
    253.055 femmine (50,8%)
    245.352 maschi (49,2%)
    98.057 laureati di cui
    51.784 femmine (52,8%)
    46.273 maschi (47,2%)

    (Fonti: Min. Pubblica Istruzione, Istat e Censis)

    • Sandro ha detto:

      E ancora…

      ——————–

      D la Repubblica delle Donne; 22-28 ottobre 1996 n.22

      “Il domani è delle donne”

      Nuovi lavori, nuova mentalità; niente competizione tra i sessi e tanta fantasia.
      Non è una favola in rosa, ma la previsione di Domenico De Masi, docente di sociologia all’università “la Sapienza” di Roma. Anche la rivista inglese The Economist prefigura un domani al femminile: un mercato del lavoro sempre più orientato verso i mestieri
      creativi tradizionalmente coltivati dalle donne; una crescente disoccupazione maschile.
      Ma secondo il settimanale gli uomini “prigionieri in casa non resisteranno per molto e potranno esserci conseguenze sociali pesanti. I segnali di questa rivoluzione sono già evidenti dall’America all’Europa.

      Professor De Masi, l’Economist esagera?
      “Assolutamente no. La nostra società si sta orientando
      verso una maggiore creatività e le possibilità di lavoro stanno
      diminuendo: allora la domanda è “chi si prenderà i posti migliori?”.

      Lei ha già una risposta?
      “Sì, credo che il domani sarà tutto delle donne”.

      Non le sembra di correre troppo? Le leve
      del potere sono ancora in mano al sesso forte.
      “E’ vero, ma siamo in una fase di transizione. Il cosiddetto
      sesso forte non manterrà per molto tempo il potere: l’ha
      gestito male, privilegiando la competizione. Per troppo
      tempo la società industriale ha fatto una divisione netta
      tra razionalità e creatività, maschile e femminile.
      E il bene, nella mentalità comune, stava da una parte sola.
      Gli uomini hanno trascurato del tutto la fantasia, che è
      rimasta patrimonio femminile. Ora il maschio paga tutto
      questo e forse comincia a fare autocritica. Diciamolo,
      siamo stati prepotenti”.

      E con le donne, cosa cambierà?
      “Spero che sappiano servirsi delle loro qualità: stando lontane
      dai bottoni del comando hanno potuto sviluppare altre caratteristiche, come la creatività, la capacità di stare con gli altri, giocare…”.

      E’ una prospettiva credibile?
      “Spero di sì. Per ora temo che le donne vogliano solo vendicarsi
      del maschio. E’ come nella rivoluzione marxista: un gruppo sociale prende coscienza, si coalizza, combatte. Così è successo alle donne.
      Ma è difficile cambiare subito le regole. Nella lotta si usano gli stessi strumenti del nemico. D’altra parte se si deve stare all’inferno meglio da carnefici che da vittime”.

      E’ finita questa fase?
      “Si cambierà di nuovo, arriverà la società androgina, con le qualità migliori dell’uno e dell’altro sesso. Parole d’ordine, introspezione e fantasia; al bando la razionalità esasperata. Ma attenzione, tutta questa soluzione è in mano alle donne”.

      ————————————————

      “Ma la strada resta lunga”

      Laura Balbo insegna Sociologia all’università di Ferrara.
      Anche lei condivide l’analisi dell’Economist:
      “Evidenzia una tendenza che sicuramente c’è. Bisogna però
      vedere se è davvero generalizzabile. In America e in Inghilterra
      questo avanzamento delle donne è più marcato rispetto ad altri Paesi.
      In Italia certi meccanismi di rallentamento attenuano l’impatto: da noi, c’è una cultura molto tradizionalista. E’ però vero che molto dipende dal tipo di classe sociale: per le più alte cariche pubbliche si va verso una totale parità e l’uomo manterrà comunque il suo spazio.
      Per le mansioni più basse, invece, le donne hanno preso il sopravvento, occupando la maggior parte delle posizioni del terziario. Si stanno poi facendo alcuni esperimenti che dovrebbero agevolare il lavoro femminile rendendolo sempre più compatibile con la vita familiare.
      In alcuni ospedali francesi, per esempio, le dottoresse e le infermiere hanno diritto a un servizio di lavanderia interno.
      Sempre più spesso, all’ufficio è annesso l’asilo nido dove portare i bambini per non avere problemi di trasporto. Tutti passi che aiutano le donne ad andare avanti: gli effetti si vedranno fra pochi anni, quando queste ragazze diventeranno adulte e ci sarà una nuova generazione”.

      —————————————————

      E VISSE INFELICE E SCONTENTO

      Uomo rilassati, il tuo impero è finito. Niente più draghi da uccidere, principesse da salvare, duelli all’alba per difenderne l’onore. Per anni ti è stato chiesto di essere un eroe, un cacciatore, un Superman senza debolezze, né malattie. Ma ora è finita.
      Lo assicura la scienza, lo annunciano i mass media con grande evidenza. E forse qualche esagerazione. L’ultima volta, pochi giorni fa, sull’inglese Guardian.
      I dati scientifici sono spietati: l’uomo diventa vulnerabile, addirittura il nuovo sesso debole nelle previsioni degli esperti citati dal quotidiano inglese.
      “Essere maschio è un pericolo maggiore per la salute”.
      E avanti con i dati: il fumo, l’obesità, l’alcol aumentano i rischi di malattia e possono portare alla morte ancora prima dell’età della pensione. Gli uomini hanno il doppio
      di possibilità, rispetto alle donne, di morire di tumore al polmone. I maschi sotto i 65 si ammalano facilmente di disturbi alle coronarie: tre volte e mezzo in più delle partner.
      Tra i 15 e i 34 anni ci sono gli incidenti stradali a falcidiarli, molto più delle loro prudenti
      compagne. In particolare sarebbero a rischio gli uomini tra i 15 e i 44 anni, secondo le statistiche del governo britannico: cioè quelli più impegnati negli studi e nella professione.
      E passiamo alla lunghezza della vita: gli uomini nati tra il 1985 e il 1990 possono sperare di arrivare a 72 anni, le donne a 78. Il Guardian sfata un altro luogo comune: le grandi
      crisi depressive che portano al suicidio sono più maschili che femminili, quattro volte di più.
      E così si entra nel campo delle emozioni. Secondo un’indagine pubblicata pochi giorni fa dalla British Men’s Counselling Association, gli uomini preferiscono non affrontare
      direttamente i propri problemi, ma scansarli per esempio buttandosi sullo sport o su altre attività che permettano loro di scaricare le tensioni. Oppure si rifugiano
      n un bicchiere di vino o birra. Ma attenzione, in questo modo i problemi aumentano, perché l’alcol crea anche difficoltà di erezione. E inevitabilmente, problemi nella coppia.
      Così in Inghilterra cominciano a farsi sempre più numerosi i “consultori” specializzati nei problemi maschili. A Londra è appena nato un centro di salute per uomini.
      Il sesso, il rapporto con il padre, le discussioni con la fidanzata…Che sforzo parlarne, dopo anni di silenzio. Non sempre si riesce a far uscire quell’inferno di cose nascoste
      dentro. E ogni tanto salta fuori la tentazione di tornare ai vecchi sistemi.
      Una sera, al diavolo tutto,complessi infantili e liti coniugali comprese.
      C’è la partita in tv e il frigo è pieno di birra.

      Teresa Serrao

  2. armando ha detto:

    è semplicemente incredibile.nell’articolo postato da Sandro, è scritto che le donne sono più in tutto e il futuro è loro senza dubbio. poi si dice anche che gli uomini non sanno più “prendersi cura di donne e bambini”. Ora, logica vuole che il sesso vincente e superiore non abbia alcun bisogno di qualcuno che se ne prenda cura…….a meno che…., quel prendersi cura voglia dire “servirle” in tutto e per tutto. È l’unica spiegazione plausibile alla macroscopica contraddizione logica. cosi macroscopica che non è possibile non se ne siano accorti.

    • Sandro ha detto:

      >>>>
      Ora, logica vuole che il sesso vincente e superiore non abbia alcun bisogno di qualcuno che se ne prenda cura
      >>>>

      Appunto.
      Inoltre se le femmine sono così superiori agli uomini, come è possibile che siano state oppresse per millenni?
      Come può essere sottomesso chi è superiore?
      E per quale ragione i geni sono stati e sono quasi esclusivamente maschi?
      Perché l’Arte, la Scienza, la Tecnica, la Letteratura, la Religione, etc., hanno avuto dei Padri anziché delle Madri?
      Risposta ufficiale: perché alle femmine è stato impedito di esprimersi dagli uomini che, temendole, le hanno sottomesse in virtù della loro superiore forza fisica.
      Perfetto.

      A questo punto, però, sorge spontanea un’altra domanda:
      se la discriminante fu solo ed esclusivamente la forza fisica, per quale motivo i nostri antenati appartenenti alla specie Sapiens non furono sottomessi dai possenti uomini di Neanderthal (poi estinti), con i quali, a un certo punto della Storia, entrarono in contatto?
      Perché la forza bruta non ebbe la meglio sull’intelligenza?
      Semplice: perché il cervello è “più forte” dei muscoli.

      Ora, stando agli studi di numerosi scienziati, mi risulta che la nostra specie, negli ultimi 30-35mila anni, non ha avuto ulteriori evoluzioni a livello cerebrale; pertanto questo sta a significare che già allora le femmine della specie umana erano “mentalmente superiori” ai maschi della medesima specie…
      E allora per quale ragione non sono state loro a dominare il mondo?
      Perché a fare la Storia è stato l’uomo e non la donna?
      Forse perché la donna NON è superiore all’uomo…?
      La realtà è che uomini e donne, pur appartenendo alla stessa specie, sono al tempo stesso profondamente diversi; (*) e la responsabile di tutto ciò è Madre Natura.

      ——————–

      (*)

      Maschio=XY;
      Femmina=XX.
      Significherà qualcosa, no?

    • RDV ha detto:

      Contraddizioni. Sappiamo che la GNF è uno strumento di lotta che in quanto tale non si cura minimamente delle contraddizioni. Queste dovrebbero venir svelate dagli oppositori come prova del carattere falso e perciò strumentale. Oppositori che dovevano emergere e parlare in pubblico almeno 50 anni fa parlo dei famosi “intellettuali”. Invece solo oggi e solo in nicchie del web lo si fa.
      .
      Forza fisica. Gli UU fondarono l’epoca del patriarcato etc. sulla base della superiore forza fisica.
      Un momento: ma questa superiorità ce l’hanno anche oggi!
      …e l’avranno per sempre. Come mai allora il femminismo è nato e sta cambiando tutto? Perché e quando la forza fisica smise di essere la chiave di tutto?

  3. Sandro ha detto:

    Che siano più gli uomini che le donne a mostrare eccezionali capacità di ragionamento matematico e manipolazione mentale di oggetti tridimensionali è un dato di fatto che basta a spiegare la distanza dalla proporzione cinquanta e cinquanta nel campo dell’ingegneria, della fisica, della chimica organica e fra i professori in alcune branche della matematica.

    Nella maggior parte delle professioni le differenze medie di capacità sono irrilevanti, ma le differenze medie nelle preferenze possono mettere i due sessi su strade diverse.
    Un esempio molto significativo – e risalente a diversi anni fa – viene dall’analisi di David Lubinski e Camille Benbow di un campione di ragazzini selezionati nel corso di una ricerca di talenti condotta negli Stati Uniti su scala nazionale.
    Nati all’epoca della seconda ondata femminista, frequentavano tutti il settimo anno di scuola, davano prova di precoci doti matematiche, i genitori li incoraggiavano a sviluppare i loro talenti (venivano tutti mandati ai corsi estivi di matematica e scienze), ed erano ben consapevoli delle loro capacità di successo.

    Ma le femmine dissero ai ricercatori che le interessavano di più le persone, i “valori sociali” e gli obiettivi umanitari e altruistici, mentre i ragazzi che li interessavano di più le cose, i “valori teorici” e la ricerca intellettuale astratta. All’università le scelte delle ragazze si distribuirono su un’ampia gamma di materie umanistiche, artistiche e scientifiche, mentre i ragazzi si buttarono a capofitto nella matematica e nelle scienze. E, naturalmente, le ragazze che arrivarono al dottorato in matematica, scienze fisiche e ingegneria furono meno dell’1%, mentre i ragazzi furono l’8%.
    Le femmine preferirono indirizzarsi verso la medicina, la giurisprudenza, le materie umanistiche e la biologia.

    Tale asimmetria salta agli occhi negli studi su larga scala sui valori connessi al lavoro e sulle scelte di carriera, altro genere di ricerca in cui uomini e donne dicono in prima persona che desideri hanno, invece di far parlare a nome loro qualche militante…

  4. armando ha detto:

    qual’era il titolo?

    • RDV ha detto:

      L’articolo è linkato sull’immagine.
      Titolo: “Unige, ecco il primo bilancio di genere: «Le ragazze si laureano prima e meglio dei maschi»”

      • Sandro ha detto:

        Un classico.
        Ancora oggi conservo serttimanali e mensili risalenti a decenni fa, in cui era già normale leggere roba del genere.
        Un esempio: questo articolo pubblicato nel dicembre 1994, sull’estinto mensile ultra-femminista CENTO COSE energy.

        >>>
        I TEST DI INTELLIGENZA HANNO DIMOSTRATO LA SUPERIORITA’ FEMMINILE
        Sondaggio della rete televisiva inglese BBC

        Caro maschio, sei finito, è iniziata l’era della supremazia delle donne, ha sentenziato qualche settimana fa la serissima rete televisiva inglese Bbc, dopo un accurato monitoraggio sulla popolazione anglosassone.
        Le donne sarebbero di gran lunga più intelligenti e creative degli uomini.
        Le prove sono evidenti: in questo momento tra i migliori studenti di ogni facoltà universitaria due terzi sono femmine. Secondo il professor Richard Kimball è solo il primo segnale, le donne sono naturalmente più dotate e presto prenderanno il posto degli uomini, in ogni caso.
        Già adesso il numero delle studentesse supera quello dei maschi e anche i test d’intelligenza dimostrano che il loro cervello funziona bene, è più integrato. Gli ultimi studi scientifici attribuiscono alle donne anche una visione
        più globale della realtà. Che vuol dire prima di tutto una maggiore elasticità: la capacità di superare meglio lo stress, di mediare bene tra razionalità e emozioni. Tutte cose che portano inevitabilmente a un migliore adattamento ai cambiamenti. Non è affatto vero che le donne siano imprevedibili. Anzi hanno un maggior controllo di sé che aiuta nella competizione; i maschi,
        più calcolatori e freddi oppure troppo aggressivi, perdono invece terreno.
        Ed ecco perché in Inghilterra, nella City, metà delle grandi banche ha scelto donne dirigenti. La ricerca è perentoria:”Immersi nei loro cliché i maschi si sono lasciati andare, mentre le donne hanno risalito la china e ormai si trovano ad aspirare a importanti funzioni manageriali”.
        >>>

        Articoli di questo genere erano la norma su tale mensile, così come in tutti i settimanali e mensili femministi dell’epoca.
        Non parliamo poi dei soliti riferimenti ai “maschi” e alle “donne”…

        Altro esempio: su L’Espresso, del 31 ottobre 1996, fu pubblicato un articolo intitolato:
        “Il futuro è DONNA”
        “Guerra dei sessi: perché vince lei”
        >>>
        “Pover’uomo: a scuola va peggio. A casa non se la cava. Nel lavoro è legato a mestieri in via di estinzione ed è tagliato fuori dalle nuove professioni. Se è disoccupato non trova moglie, e rischia di finire nella malavita. Alle soglie del Duemila il maschio diventa un disadattato. Mentre l’altra metà del cielo…”

        “C’era una volta il Maschio. E ora? Oggi a scuola i ragazzi sono meno bravi delle ragazze in ogni classe di età, tranne che all’università dove, però, l’altra metà del cielo sta recuperando velocemente e colmando le distanze. Nel mondo del lavoro le donne predominano nelle occupazioni che sono in crescita, mentre gli uomini, specialmente quelli meno istruiti, restano intrappolati nelle attività che vanno scomparendo. Ancora: a casa gli uomini non sanno assolutamente assolvere ai lavori domestici, né tentano di farlo. Non basta: la disoccupazione priva gli uomini della loro attrattiva come partner matrimoniali. E se lasciato a se stesso, il cosiddetto sesso forte non adotta necessariamente il comportamento sociale dovuto: per esempio, rispettare la legge, prendersi cura di donne e bambini; sembra, invece, che lo apprenda solo attraverso una combinazione di lavoro e matrimonio. Conclusione: gli uomini, alle soglie del nuovo secolo, costituiscono un problema crescente.
        >>>

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: