25 Novembre – Fronte del Rifiuto

24/11/2018

Fronte del Rifiuto

Nella nuova Stalingrado

25 novembre: un giorno come un altro.

Anche oggi, come fu ieri e come sarà domani, si usano i delitti di pochissimi per la guerra contro tutti.

Mascherata da eccellenti intenzioni (come sempre fu e sempre sarà nei conflitti sociali) si rinnova senza fine la lotta contro i maschi in Occidente. Lotta armata di amore e di benevolenza, che estende agli innocenti i torti dei colpevoli, inchiodati ad una colpa ereditata alla nascita.

All’ombra di scopi ineccepibili  – tali appaiono sempre a chi agisce ciecamente –  si esige dagli uomini il riconoscimento di un debito collettivo, millenario, planetario.  L’autodafé di Genere.

Di fronte a tale attacco il cedimento è universale.

Ma esistono uomini liberi e forti, serenamente fieri di sé, senza colpe e senza vergogne, che rifiutano la criminalizzazione del proprio sesso, decisi a non tradire la propria innocenza, a non vilipendere la propria dignità.  A difendere il diritto morale ad esistere.

Che non si pentiranno, perché non hanno colpe,
non confesseranno, poiché non sono rei,
non si vergogneranno, giacché non hanno imbarazzi,
non pagheranno, perché non hanno debiti.

L’Armata Celeste della nuova Stalingrado

Uomini uniti nel Fronte del Rifiuto

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100 volte IV Novembre: disonore ai mandanti

29/10/2018

I° Guerra M

Onore ai caduti e disonore ai mandanti

 

Cent’anni fa finiva il grande massacro.

Da allora – accentuatesi ovviamente quest’anno  -si succedono cerimonie, commemorazioni, celebrazioni.

Da 100 anni si rende onore ai caduti. Anch’io rendo onore ai forti. E pure ai deboli.

Ma affinché questo tributo non sia una beffa, è necessario finalmente disonorare chi li mandò ad uccidere e a morire, a torturare e a farsi torturare, a distruggere e a farsi distruggere.

Disonore a chi, per italianizzare 700 mila persone ne mandò al massacro 600.000. Cui vanno aggiunti (non per fare l’evangelico ma per completezza dell’informazione) quegli altri 600.000 che furono ammazzati dai nostri.

I crimini hanno a monte dei criminali. Individui e gruppi, personalità e associazioni, movimenti e organizzazioni, partiti e classi sociali.  Ideologie, miti, interessi con tanto di nomi e cognomi.

Fuori i nomi! Eccone due: Salandra e Sonnino, certo, e dietro loro un elenco interminabile.  Impossibile elenco.

Nomi di criminali.

Disonore ai mandanti

Onore ai soldati.

 

 


Mentire senza pudore

29/10/2018

La questione dei “preti pedofili” sta minando la credibilità residua della Chiesa. Piaccia (agli anticlericali, ai professanti ateismo, alle femministe ) o dispiaccia (ai credenti e a qualche ateo pensoso) si tratta una deriva che, con altre cause preesistenti e collaterali, potrebbe produrre esiti di importanza epocale entro un paio di generazioni.
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Qui però mi occupo ancora una volta delle menzogne femministe citando questa, sul tema della pedofilia dei preti, che ha del favoloso.
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Secondo le nostre femministe infatti la maggior parte delle vittime sarebbero donne, colpite bambine dai mostri allo scopo di distruggerne la personalità, di farle vergognare di stesse  e di intimidirle per sempre. Altra forma  di esercizio del dominio e della violenza maschile sulle DD.

Il rovesciamento della verità era – a priori – smaccato e palese.  Ma ho voluto indagare per averne conferma. Così ho contattato ReteAbuso al cui fondatore e presidente ho chiesto:

“Immagino che la grande maggioranza delle vittime siano bambini, non bambine. Dico bene?” “Certo”  “In quale proporzione: 60-70%” “Di più” “Siamo allora sopra gli 80% o vicino al 90%” “Guardi, su circa 700 vittime che si sono rivolte a noi le femmine sono una ventina.” 20/700

I maschi sono qui il 97%.

Se ne deduce che le prime vittime della pedofilia dei preti sono le femmine.

 


Contromano di F. Marchi

09/10/2018

In libreria dal 15 ottobre il nuovo saggio di Fabrizio Marchi, che in ambito Momas non ha bisogno di presentazioni.

Qui la mia recensione a questo nuovo contributo alla causa degli uomini.

Contromano

di Fabrizio Marchi

Diario di bordo delle cronache presenti

Ci sono uomini che non si rassegnano. Dotati di una lucida e cosciente pervicacia insistono nel navigare sfidando la tempesta, nel remare contrastando correnti che paiono invincibili. Uomini che resistono. Non perché ignari del presente – e del passato – o in preda a vaneggiamenti, ma perché mossi da una sorta di nolano Eroico Furore che non consente loro di rassegnarsi. Marchi è uno di questi. Un navigatore esperto per studi, riflessioni ed esperienze e particolarmente versato nell’analisi – anche cruda – della condizione sociale presente.

In questo suo lavoro, con l’attrezzatura rodata ma al tempo stesso aggiornata, punta la fiocina contro una vasta serie di eventi ed emergenze significative di questa stagione storica, in Italia e nel mondo.

Si occupa in queste pagine della dinamica del capitalismo globalizzato, delle sue conseguenze sui rapporti sociali e di classe, delle relazioni che intreccia con la politica nazionale e internazionale. Presta attenzione ai suoi risvolti sociali, anche di costume, ai derivati ideologici, al racconto che quella dinamica produce e da cui è prodotta. Indirizza poi l’occhio alle forze più o meno antagoniste, alla sinistra liberal e a quella radicale, ai loro errori, alle loro differenti derive. Indaga sulle opportunità offerte dalle antiche e nuove contraddizioni sociali e dalle emergenti potenzialità di una possibile proposta di alternativa.

Ciò che caratterizza e distingue la posizione dell’autore non è però la critica al sistema capitalista in versione turbo, nella quale può trovare ascolto ed una qualche condivisione, quantomeno …a sinistra della sinistra. Benché non manchino intuizioni personali sulla fenomenologia del liberismo totalizzante, non è ancora qui l’anomalia. Per dirne una, Fabrizio Marchi è forse il solo marxista in Italia a sapere perché fare la spesa la domenica sia Peccato Mortale. Il discrimine è un altro.

E’ quello che riguarda la sua posizione sul conflitto dei sessi. Che Marchi rappresenti in ciò un caso unico l’ho sottolineato in tempi non sospetti. Mi ripeto: ciò che rende cieco altrui ha invece illuminato lui. Una lettura critica – o forse semplicemente coerente – del marxismo, gli ha consentito di vedere ciò che sfugge alla totalità delle sinistre.

E’ dunque sul tema della guerra dei sessi, della questione maschile, del femminismo che l’autore va contromano in solitudine. Qui sta il busillis, perché è su origine, natura, funzioni, forma e portato di quel movimento che entra in dissonanza con i parametri del pensiero pur alternativo e critico del campo marxista, comunque inteso. E’ facile accusare “un certo femminismo” o “le femministe arrabbiate” o “il genderismo estremista” per motivare critiche, distinguo e persino blande condanne. Lo fanno tutti.

E’ facile prendere le distanze dal politicamente corretto, fingendo di non sapere che la formula e il suo contenuto sono un parto del femminismo californiano. Marchi invece non finge di non sapere. Che ideologie e ideoutopie abbiano una origine sociale, un luogo-tempo, una classe (o un suo segmento/partizione) come gestante e partoriente, lo sanno tutti. Ma giunti al femminismo, ora parametro universale del bene e del male– miracolosamente – lo dimenticano. Lui no.

Ecco dunque questo saggio, articolato in capitoli di varia ma non eccessiva lunghezza, al tempo stesso autonomi e interconnessi. La diversità dei temi non nasconde il filo conduttore che sottende le considerazioni: la weltanschauung del tastierista. La scrittura ha un ritmo sostenuto, talvolta incalzante ed è perciò bene non distrarsi per non smarrire la catena delle argomentazioni. Non vuole essere un trattato sistematico e perciò lo si può ben aprire a piacimento. Certo lo si può leggere anche dalla prima pagina …senza perdere nulla. Si andrà comunque incontro a considerazioni intriganti su Destra e Sinistra, globalizzazione e liberismo, coscienza e falsa coscienza, classi e conflitti, sacro e profano, consumi e dipendenze, scuola e Chiesa, sesso e capitale, tecnica e capitalismo, fascismo e liberalismo, immigrazione e xenofobia, manipolazioni e psiche e via sfogliando.

Alternate a queste, troveremo osservazioni e analisi, spesso contundenti, sul grande conflitto tra i sessi. Sulle diverse facce del femminismo, sui rapporti della sinistra con questo movimento, sulle sue capacità mistificatorie, sulla manipolazione del politicamente corretto, sul genderismo, sulla condizione materiale e morale degli uomini e dei padri. Sul potere materiale, mediatico e infine psichico-morale di questa nuova creatura del capitalismo e della tecnica giunti a questo, non necessariamente ultimo, stadio.

Si naviga di bolina stretta contro una gelida buriana. Eppur si naviga.

Rino Della Vecchia – Ottobre 2018


Lode ad un temerario: il prof. Strumia

01/10/2018

Attacco al potere

Maschi migliori ma penalizzati in fisica

Il prof. A. Strumia di Unipisa- come si può leggere – ha osato attaccare senza diplomazia il dogma centrale del femminismo, ossia la menzogna secondo la quale F ed M sono uguali.  Ha affermato che sono diversi e che questa differenza si riflette, nel campo della fisica, in superiori risultati cui non corrispondono simmetriche carriere a causa delle quote e delle facilitazioni riservate alle femmine.

Ha affermato poi che le femmine sono più portate alla relazione con le persone e  i maschi con le cose. Tesi questa non negata, ma al contrario sostenuta dal femminismo stesso laddove e quando si tratta di celebrare la superiore empatia femminile, con tutti i risvolti e le conseguenze del caso.

Non ci sono dubbi che le DD siano superiori agli UU su un grande spettro di relazioni e non ci sono dubbi neppure sul fatto simmetrico con riferimento, è ovvio, ad altri versanti dei rapporti con l’esistente.

Non ci sono dubbi di sorta sulla radicale e irriducibile, visibile e invisibile, grossolana e sottile differenza.

Non ci sono dubbi che in questo o quel settore, su questo o quel versante, l’una superi l’altro e viceversa su altri.

Non ci sono dubbi sulla differenza naturale tra i sessi.

La negazione di questa verità è appunto il Dogma Centrale della narrazione manipolatrice  femminista. La grande menzogna del nostro tempo.

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Strumia è tra i pochissimi – benché non il primo – che abbiano osato proclamare pubblicamente quella verità fondante.  Quei pochissimi l’hanno pagata cara. Pagherà anche lui.

Come Larry Summers direttore di una università che ha questo motto: 

…e che perse il posto per averci creduto.

Lode a questo coraggioso che ha osato l’inosabile: pugnalare al cuore il femminismo

Onore a questo temerario.

 


Il Codice Penale della nuova aristocrazia

01/09/2018

le Ariane e i Malriusciti

a ciascuno il suo Codice

La Spagna, anticipata dalla Svezia sullo “stupro colposo”, recupera lo svantaggio introducendo per prima al mondo la prospettiva dello sdoppiamento del Codice Penale.

Uno per Lei, un altro per lui.

Ciò che era inimmaginabile solo dieci anni fa è ora alle porte. E’ tra noi.

Due Codici Penali sin son visti all’epoca delle aristocrazie terriere: uno per gli Ottimati, l’altro per la plebe.

Sembra una svolta epocale, una rivoluzione, uno sconvolgimento senza pari.

Sembra: non è che la formalizzazione di quel che sentenziano da sempre i tribunali. La giurisprudenza viene finalmente raggiunta dalla legge formale. Il “diritto positivo” infine si adegua.

Da sempre nei tribunali vale il doppio peso e la doppia misura.

Per la plebe vale questo:


La stupefacente leggenda della pillola nella “liberazione sessuale”

03/08/2018

Una leggenda fantastica

Ci sono cose che tutti sappiamo, di cui nessuno ipotizza neanche lontanamente che siano, o al meno possano essere, false. Verità assodate, certe come la morte, assolute, indubitabili.

Una di queste riguarda il ruolo decisivo della pillola nella c.d. “liberazione sessuale” in Italia. Da 50 anni questa verità indubitata e indubitabile viene riportata in tutti i contesti, su tutte le fonti possibili e immaginabili ed emerge nei dialoghi al caffé come sui tomi di medicina, sociologia, demografia, psicologia, sessuologia estrusi dai luminari accademici delle scienze umane. Tutti superinformati, supercompetenti, superesperti. E soprattutto supercritici.

Chiedo: per poter sostenere che la pillola è stata l’elemento decisivo nella c.d. “liberazione sessuale” qual è la percentuale di utilizzo che si stima necessaria? A priori, quale quota di FF utilizzatrici si vuole avere per poter sostenere – senza rendersi ridicoli – che la pillola è stata il fattore determinante in cotanta rivoluzione?

Nessuno dirà che basti il 1-2% per poter sostenere la tesi. Certo, se la quota fosse il 70%, o 60%, o 51%  non ci sarebbero dubbi. Ma, dati gli effetti culturali diretti e indiretti, l’emulazione sociale e tutto il resto della complessità della vita collettiva, concediamo volentieri che potrebbe bastare il 40%, oppure il 30% o forse anche il 25%.

Nessuno verrà a dirci che quote di utilizzo del 3-5 o anche del 7-10 per cento siano determinanti, decisive o anche solo importanti nell’innescare e nell’universalizzare un simile fenomeno collettivo talvolta celebrato addirittura come “rivoluzione”

Nessuno lo dirà, perciò lo dico io: durante gli anni 70 (appunto gli anni della “liberazione-rivoluzione sessuale”) la quota delle FF utilizzatrici non raggiunse mai il 5%. Arrivò al 10% alla fine degli anni 80 e si avvicinò al 20% verso il 2000. Adesso (2018) pare abbia superato il 22%.

E ci siamo tenuti larghi,  perché queste quote si riferiscono alle FF che usano qualche metodo. Sul totale invece (di quelle che hanno una vita sessuale) la quota è ancora ben lontana dal 20% (16.8% nel 2012).

Ergo? Ci stiamo bevendo un favola stupefacente da 50 anni.

Che sia la sola?

Che sia sterile?

O  usa la pillola come la maggioranza” delle italiane?


Le fonti non concordano nei dettagli. Per lo più non indicano la base di riferimento: se le FF “con vita sessuale” o se il sottogruppo: “con vita sessuale utilizzatrici di un qualche metodo”. Io ho riportato delle interpolazioni fondate in sostanza su dati AIED fornitimi direttamente nel 2004 poi integrati, aggiornati e confrontati.

Qui comunque un link  Soc. Ital. Contraccezione