A meno che…

02/07/2015

IPOTESI FINALE

 

A meno che abbiano ragione quelli secondo cui l’evoluzione delle forme viventi è determinata dalla Necessità in dipendenza dalla quale tutte le entità del mondo vengono utilizzate o scartate, acquistano o perdono valore, sono apprezzate o detestate, onorate o oltraggiate. Amate o odiate (se ancora si preferisce il romanzo).

Quei filosofi dicono che gli uomini avranno valore tanto a quelli delle donne quanto ai propri stessi occhi, solo fino a quando saranno utili alla specie.

Da quel momento in poi le une e gli altri –  gli interessati stessi –  agiranno attivamente per la scomparsa dell’inutile. L’interesse della specie opererà nel silenzio dell’inconscio profondo verso la direzione necessaria, inevitabile, che Lei da lungo attende e allora non sarà possibile distinguere tra l’odio della Donna verso l’Uomo e quello dell’Uomo contro se stesso.

Non si potrà valutare se sarà allora più grande il desiderio della prima di eliminarlo o l’urgenza del secondo di venire eliminato. Di eliminarsi.

Non si potrà sapere se sarà più acuto il livore della prima o l’autodisprezzo del secondo: cupio dissolvi.

Guidati dalla necessità, lavoreranno insieme per l’eliminazione di ciò che, ormai superfluo, in un mondo limitato è ingombrante, dannoso. Forse letale.

Se quei neoantichi  hanno colto nel segno, il nostro risorgente stupore di fronte alla diserzione maschile, alla fuga da se stessi, alla cecità idolatrata, al rifiuto ostinato della coscienza, ci tradisce come ingenui e sprovveduti bambinoni.

Se quelli hanno ragione, tutto si rischiara. Una luce fredda rende visibile e illumina ogni cosa, fino ai dettagli.

Il maschile ha esaurito il suo compito: sta scomparendo perché deve scomparire. Scomparirà.

Per quanto imbarazzante, non si può negare che la scomparsa dei dinosauri fu una notizia meravigliosa, per i mammiferi.

Parce subjectis.


Lode con encomio

08/02/2015

Saluto a Cesare

pronunciato nella Chiesa di S. Gaudenzio

in Mompiano di Brescia sabato 7 febbraio 2015

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Caro Cesare,

siamo qui stretti intorno a te e ci stringiamo tra noi in un caldissimo abbraccio di confortante affetto, commossi al pensiero di ciò che per ciascuno ha rappresentato il fortunato incontro con te, con l’insieme delle tue qualità del tutto fuori dell’ordinario.

Le vogliamo ricordare ora, non certo a te che le possedesti, ma direttamente a noi stessi quale felice riconoscenza per il dono ricevuto. Tutto ciò che si può dire di esse va posto al superlativo. Non si può fare altrimenti.

Animato da una fede cristallina nel valore metafisico degli umani e della vita, hai incarnato l’umanesimo cristiano, diventando un operatore del bene, proiettato senza calcoli al di fuori e al di là di te stesso. Ti sei pensato strumento di Dio per la realizzazione di un’opera, di cento opere.

Al servizio di quel fine hai posto un’intelligenza luminosa, una intuitività psicologica geniale, una cultura profondissima, una riflessione ininterrotta.

A quel fine l’indomito coraggio, l’entusiasmo trascinante e quell’energia inesauribile scaturente da una fonte per noi davvero misteriosa.

A quel fine la dimenticanza delle ferite, la lontananza dalle gelosie, la distanza da ogni utilitarismo.

Così, col dimenticare te stesso, hai superato prove durissime, raccogliendo invece lungo la via le sofferenze, le difficoltà, i mali di chiunque ti avvicinasse. Spezzando catene, sciogliendo nodi, liberando energie.

Amico fedele, hai tessuto reti di affetti e legami intellettuali in ogni direzione, sollecitandoci – con l’esempio trascinatore – a volerci bene, a stare insieme oltre ogni divisione.

Organizzatore infaticabile, hai agito senza ostentazioni, lasciando agli altri la ribalta, giacché, dovendo scegliere tra materia e spirito, hai sempre optato per il secondo.

Ora, se il genio è un microcosmo, che nella limitatezza dell’individualità accoglie e abbraccia il mondo intero nella volontà di comprendere e nello slancio generoso di donare, non è forse questo il tuo ritratto?

Animato da quell’Eroico Furore che innalza alcuni uomini al di sopra della media, hai coniugato il verbo “dare” in tutti i modi e in tutte le forme: qualcuno è mai riuscito a darti più di quanto ricevesse?

Creatura spirituale, hai usato la vita come opportunità per generare e di nuovo creare, nella proiezione esclusiva verso gli altri e verso l’Alto, nella dimensione immateriale, dove – come ricordava il Maestro – i ladri non rubano e la ruggine non corrode.

Hai scelto bene, per questo la tua assenza è solo apparente. Sei con noi nell’unica dimensione che vale, l’unica che non perisce, la sola incorruttibile: lo Spirito immortale.

Il tuo grande cuore è stato un dono per tutti noi che, nella sofferenza di questo giorno, ci rallegriamo tuttavia al pensiero di averti incontrato, conosciuto, frequentato. Un dono celeste.

A te grande Cesare, amatissimo fratello nostro, un grazie senza fine.

I tuoi amici


Il suicidio del carnefice

30/01/2015

Delitti familiari maschili:

4 su 10 si suicidano

Impotenza totale e dipendenza radicale,

ecco le cause di quelle tragedie

Homo Suic

La pena di morte in Italia esiste, se la infligge direttamente una quota impensabile di assassini di congiunte. Perché i delitti familiari maschili non sono sintomo di potere e di possesso, di dominio e di supremazia, ma di impotenza totale e di dipendenza radicale e irrimediabile

 

Che la causa addotta dal femminismo fosse falsa e manipolatrice lo sapevamo (conosciamo bene la nostra condizione) adesso abbiamo i numeri: 4 su 10 si suicidano (ed un altro  …ci prova).

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DELITTI FAMILIARI OPERATI DAGLI UOMINI

INDAGINE SUL RAPPORTO AUTORI/SUICIDI

 

Nel corso del  2014 ho svolto una ricerca mirata ad accertare la proporzione dei maschi che si suicidano dopo aver compiuto un omicidio contro le donne (di qualsiasi età) loro legate da rapporti familiari formali (coniugi, parenti) o legami affettivi (fidanzate, amanti) o di prossimità domestica (badanti etc.). Mi sono basato sui casi riportati dai media, scandagliando quasi ogni giorno i portali di Corriere, Repubblica e La Stampa, inoltre – ma senza sistematicità  – quelli di altre testate (Il Messaggero, Il Secolo XIX e altre ancora) nonché i quotidiani cartacei in cui mi accadeva di imbattermi (Il Gazzettino, Il Giorno, Il Corriere delle Alpi etc.).

 

Idea e scopo della ricerca

L’idea è nata dall’osservazione che un significativo numero di quei delitti si conclude – stranamente – con il suicidio dell’autore. Il fenomeno incuriosisce, perché non vi è alcun altro ambito in cui gli autori di omicidi finiscano con il suicidarsi, né spesso né raramente. In nessun altro caso gli autori emettono contro se stessi la sentenza capitale e le danno immediata esecuzione. Non si è mai saputo di un mafioso che, compiuto un omicidio o una strage, si sia suicidato. Né di un cecchino, di un assassino di strada o di un mercenario che abbiano fatto lo stesso. Mai.  La percentuale dei suicidi però restava incerta: uno su sei, uno su tre o uno su due?  Bisognava indagare. Certo, tutto sarebbe stato più semplice se l’Italia avesse …un istituto di statistica.

 

Obiezioni

Ho dunque preso come fonte e riferimento i casi emersi alla cronaca sui media a me accessibili. Ciò solleva una serie di obiezioni, che sono però tutte tanto banali e ovvie da essere stucchevoli.

1- I dati sono parziali: è più che ovvio. Ma sono riportati dai media in modo non strutturato né selezionato, né pro né contro le finalità della ricerca,  perciò, ai nostri fini, sono casuali.

2- I dati sono incompleti sia rispetto alla realtà sia rispetto a quelli pubblicati su tutti i media nazionali: altra ovvietà, scontata in partenza (i delitti familiari del 2014 sarebbero non 83 ma 100 ca.  con 110/120 vittime). Ma poiché la questione non è il “quanti” bensì il rapporto delitti/suicidi, anche se questi coprono solamente una parte del tutto, il risultato (cioè la proporzione) non ha motivo di cambiare.

3- Ci sono casi dubbi e incerti. Ovvio. Come valutare un tentato omicidio o un tentato suicidio? Lui voleva veramente ucciderla o no? Voleva veramente suicidarsi o ha finto? Tenta il suicidio e resta in coma: sarà poi morto? Lei è stata ferita gravemente ed è in coma: i giornali non ti fanno sapere se poi si sia salvata o meno. Lui si è suicidato in carcere dopo due mesi. Come computare questi casi?

4- Non sono registrati casi di omicidi familiari compiuti da donne: certo, non era questo lo scopo della ricerca.

5- La ricerca verte su: congiunte uccise da maschi, a prescindere dal tipo di legame, dal come, dal perché e dal contesto, perciò  vi sono incluse anche le donne assassinate insieme a uomini (es. padre e madre uccisi dal figlio).

6- Ad altri quesiti può rispondere ciascuno scorrendo il resoconto dettagliato in calce.

7- Lascio altre osservazioni al futuro (es. si noti come qualcuno si suicidi prima del delitto…)

 

 

Confronti

Il risultato è in linea con due ricerche diverse. Una indicatami da S. G. Sangas  relativa alla Spagna, fondata su dati governativi. Là il  rapporto delitti familiari maschili /suicidi oscilla dal 35 al 45 % in relazione agli anni considerati ed alle modalità di rilevazione. L’altra fonte di confronto è rinvenibile nel sito “delittifamiliari.it” http://www.delittifamiliari.it/951/resoconto-delittifamiliari-anno-2014/ cui rimando direttamente. Qui il dato dei suicidi non è disaggregato, come a noi servirebbe, ma non è difficile ricavarlo. Resta però da verificare – e sarebbe interessante – se il numero delle donne assassine di uomini manifesti un rapporto autrici/suicide dello stesso livello di quello autori/suicidi.

 

I numeri e la percentuale indicata

Anno 2014 – casi rilevati sui media sopracitati: 83 =A,   suicidi 33=B,  tentati suicidi 8, realizzati e tentati 41=C.  Percentuali: B/A: 39,7 %  – C/A 49,4 %. La percentuale che ho esposto nella titolazione (4 su 10) è la prima (la più bassa) e include bensì i tentati omicidi contro le donne, ma esclude i tentati suicidi degli autori, la scelta non è perciò a favore, ma a danno della mia tesi.

 

Belluno 27/1/2015   – Rino Della Vecchia

 

 

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2 gen. –    Milano (in una clinica): uccide la moglie e si suicida  -1

5 gen. –    Torino – Caselle: uccide due donne e un uomo

17 gen. –  Firenze – Campi Bisenzio:  uccide moglie e figlio e si suicida – 2

26 gen. –   Milano – Brugherio: uccide la moglie e si suicida – 3

3 febb. –   Avellino: uccide la moglie e si suicida – 4

4 febb. –   Roma – Casalbernacchi: ferisce gravemente la moglie (in coma, esito ignoto)

4 febb. –   Padova – Montagnana: 81enne uccide la moglie e si impicca  – 5

12 febb. –   Milano: uccide la compagna

12 febb. –   Milano – Giussano: uccide figlia di 2 anni e figlio di 8 – tenta il suicidio – 6

17 febb. –   Uccide padre e madre (luogo non annotato)

24 febb. –   Treviso: getta la madre dal balcone

25 febb. –   Milano- Pontigliate: anziano uccide la moglie malata e si suicida – 7

28 febb. –   Roma  – Morena – Ciampino:  76enne uccide la moglie malata e si suicida – 8

2 marz. –   Como – Mozzate: uccide la fidanzata

3 marz. –   Milano – S. Siro: uccide la moglie e si suicida  -9

4 marz. –   Milano – Giambellino: uccide partner e figlio di 3 anni

7 marz. –   Frosinone: lancia dal balcone la compagna

8 marz. –   Vigevano: uccide la partner

8 marz. –   Gualdo Tadino: uccide la moglie e tenta il suicidio – 10

10 marz. –   Salerno: ferisce gravemente due donne (esito ignoto) e si spara – 11

16 marz. –   Roma loc. Segni: uccide moglie a martellate

21 marz. –   Uccide moglie malata di Alzheimer (luogo non annotato)

31 marz. –   Livorno: 82enne uccide la moglie e tenta il suicidio – 12

1 aprile –   Milano – Segrate e poi Bergamo: uccide un collega,  la propria moglie e si suicida – 13

7 aprile –   Catania: strangola la moglie e tenta il suicidio con pastiglie – 14

9 aprile –   Roma Trionfale: uccide figlio disabile e moglie

14 aprile –   Terni: uccide la moglie

27 aprile –   Pescara: si suicida in auto con la figlia – 15

5 magg. –   Firenze: donna trovata uccisa legata nuda (con ipotesi di omicidio parentale)

6 magg. –   Cuneo: uccide la moglie

6 magg. –   Uccide moglie (luogo non annotato)

16 magg. –  Torino Santhià: 25enne uccide madre e nonni

1° giug. –   Pisa: uccide la moglie

9° giug. –   Novara: uccide la moglie e si suicida – 16

1° giug. –   Busto Arsizio: uccide la zia 85enne

10 giug. –   Treviso – Ponzano V.: litiga violentemente con la moglie (esito ignoto) e si suicida -17

15 giug. –  Pavia: sgozza moglie e 2 figli

16 giug. –  Ragusa: uccide la moglie

16 giug. –  Pietra Ligure: uccide la moglie a calci

17 giug. –   Rovigo – Castelmassa: litiga con moglie (esito ignoto) e si suicida – 18

22 giug. –   Novara: litiga con moglie (esito ignoto), minaccia il suicido e si suicida – 19

23 giug. –   Siena: uccide la moglie  e si suicida – 20

5 lug. – Padova – Saonara: uccide la sorella consenziente e si suicida – 21

6 lug. – Perugia: spara alla ex, a una sua amica e al figlio di 3 anni e si suicida – 22

14 lug. – Collegno: accoltella gravemente la  moglie (esito ignoto) e si getta sotto il treno – 23

8 ago.  –  Fiumicino: uccide la  moglie, ferisce figlio e tenta il suicidio (gravi condizioni, esito ignoto) – 24

9 ago. – Como: soffoca la madre

9 ago. – Potenza: uccide moglie e figli e si suicida – 25

11 ago. – Sassari: uccide la madre

14 ago. –   Perugia: ferisce la moglie (che morirà dopo un mese) e si suicida – 26

14 ago. –   La Spezia  – Sarzana: uccide la moglie

15 ago. –   Mugello – Lago del Bilancino: investendola uccide la fidanzata e si impicca – 27

17 ago. –   Ancona: uccide la figlia di 18 mesi

18 ago. – Reggio C. – Monasterace: spara alla moglie

22 ago. – Catania: uccide una figlia, ne ferisce un’altra gravemente e tenta il suicidio – 28

24 ago. –   Roma: decapita la badante, poi viene abbattuto dalla polizia

25 ago. –   Nuoro – Oliena: spara alla moglie e si suicida – 29

26 ago. – Pisa: uccide la moglie e si impicca – 30

8 sett. – Palermo: uccide la moglie

9 sett. – Alatri:  uccide la moglie e tenta il suicidio – 31

15 sett. – Fa a pezzi la badante (luogo non annotato)

16 sett. – Milano: si getta dal 7° piano trascinando con sé la fidanzata – 32

17 sett. – Roma – Tor Bella Monaca: uccide compagna mentre pulisce le pistole (falso incidente?)

17 sett. – Tortona; 73enne spara alla sorella

21 sett. – Torino: accoltella la moglie

23 sett. – Viterbo: accoltella la convivente

23 sett. –  Brescia: uccide la moglie

25 sett. –  Genova: accoltella la moglie

27 sett. –  Roma, sede Inps: uccide la moglie e il suo amante

3 ott. –  Ivrea: uccide e seppellisce la moglie in cantina, dopo un mese si suicida – 33

4 ott. –  Cattolica: uccide la moglie e poi fa harakiri – 34

8 ott. –  Agrigento: uccide la fidanzata, la madre di lei e si suicida – 35

14 nov. – Latina: uccide la moglie e si suicida –  36

26 nov. – Bologna: 80enne spara alla moglie

26 nov. – Roma: 40enne spara alla moglie

30 nov. – Salerno: preannuncia su FB e a seguire accoltella la moglie

2 dic. – Treviso: uccide moglie e figlio e si impicca – 37

4 dic. – Agrigento: uccide la fidanzata

9 dic. – Ancona – Numana: uccide moglie e figlio e si suicida – 38

10 dic. – Rapallo: uccide moglie e poi si getta dal balcone con il figlio – 39

16 dic. – Nuoro – Orosei: uccide moglie col machete e tenta il suicidio – 40

18 dic. – Lecce: dà fuoco alla partner

23 dic. – Verona – Isola della Scala: tenta di uccidere moglie e figlio e si suicida – 41

 

Casi 83  – Con suicidi: 33, con tentati suicidi 8:  tot.  41


Corto circuito

18/06/2014

Nel disperato tentativo di darci torto,

finiscono sempre col darci ragione

Un paio di casi.

Massimo Lizzi

è un blogger filofemminista, senza se e senza ma. In alcuni interventi si è occupato del Momas e segnatamente del MUB di Marchi. Di lui va detto questo, che a differenza di quasi tutti gli altri,  nella sua condanna del Momas non si è limitato alle insinuazioni e al dileggio, ma ha fatto lo sforzo di portare delle argomentazioni. Alcune delle quali sottili e ben articolate: accattivanti persino e capaci quasi di convincere (e convertire) anche il più radicale, ottuso e pervicace degli antifemministi (anche me!).  Una rarità.  Ci tornerò.

Qui segnalo che ad onta della sua sottigliezza ha finito, come sempre accade, col regalarci l’ennesima prova della natura intrinsecamente contraddittoria e perciò mistificatrice della Narrazione Femminista e ciò in modo tanto ingenuo da poterla sventolare così com’è, senza ritocchi: nuda-&-vestita.

Per la GNF tutto ciò che le FF fanno è dovuto a costrizione maschilista. Di qualsiasi ambito e aspetto del comportamento si tratti. Per smentire questa affermazione che smaschera la manipolazione femminista,  il Lizzi non trova di meglio che… usarla per significare che …l’oppressione maschilista si esercita appunto sia nel costringerle al denudamento che al burka e pubblica la seguente vignetta chiarificatrice.

nudeburka

 

Stefano Ciccone

è uno dei fondatori e uomo di punta di Maschile Plurale. Nel suo libro Essere maschi – Tra potere e libertà (Rosenberg&Sellier)  riporta anche un articolo della home di U3000, dove si denuncia il male-bashing universale. Lo fa per canzonare il nostro vittimismo, nel senso che il pestaggio morale antimaschile sarebbe una nostra invenzione, frutto di una proiezione paranoica di maschi entrati in crisi di identità (a causa della perdita del potere, ovvio).

Per significare appunto che il male-bashing non esiste, pubblica nel sito di MP questo bel diorama di uomini che “lavorano”.

maschiparassiti

 

Da quando son nato, sono caduti sul lavoro 115.000 maschi

Un rispettoso e silenzioso grazie a voi tutti, caduti, mutilati, invalidi, silicotici, morti anzitempo.

Anche a nome di coloro che oggi – preda della corrente – vi deridono.

 


Bacchiddu: lato A, lato B

17/06/2014

Smutandamento

Bacchiddunuda

Paola Bacchiddu si è smutandata in campagna elettorale. Ha motivato il suo gesto invero originale e trasgressivo (rivoluzionario) affermando che:

1- Non c’è altro modo per una donna per attirare l’attenzione (a causa della minorazione sociale cui sono sottoposte le DD e della cultura della donna-oggetto di natura patriarcale, maschilista, misogina, etc.).

2- Ha esercitato il suo pieno diritto (conquistato dalle dure lotte femministe) a mostrarsi vestita-svestita a piacimento perché il corpo è suo e ne fa quel che le pare.

LATO A

Ha fatto ciò che voleva in quanto costretta a volerlo dal maschilismo imperante che è stato sconfitto dal femminismo libertario e liberatorio che oggi si scontra con il residuale e vincente moralismo patriarcale sconfitto in quanto il corpo è suo e lo gestisce lei contro la forclusione dell’autonomia femminile coartata  dalla misoginia che la costringe a fare ciò che farebbe avverso la violazione della sua volontà di desiderare ciò che desidera in opposizione al suo desiderio di volere ciò che non vorrebbe  se la sua autodeterminazione eterodiretta non fosse repressa dalla volontà maschilista di violare la schiavitù della falsa pseudo libertà sostanziale di cui va  orgogliosamente fiera ad onta dell’ipertelia condizionante del panopticon misogino sul corpo femminile liberato. Amen.

LATO B

1- Ha raccontato la fandonia della Donna sfruttata (Vittima del Carnefice)

2- Ha celebrato la Donna Liberata contro la volontà repressiva maschile (Vittoria sul Carnefice)

3- Ha speculato sugli ormoni maschili (Legittima contro-violenza sul Carnefice)

Brava.

 

 

 


DSK: la (quasi) impossibile innocenza

22/05/2014

PERCHE’ DSK E’ QUASI CERTAMENTE COLPEVOLE

Potrebbe non esserlo solo nell’ipotesi che avesse contattato una lucciola per praticarvi il gioco semisadico della fuga, della resistenza, dell’opposizione estrema sì, ma simulata, e che, per uno sciagurato equivoco, una diabolica coincidenza, ovvero una mirata eterodiretta sostituzione di persona (il ventilato complotto) o il cinico calcolo autonomo dell’interessata (ricatto), abbia poi interagito con una donna entrata nella suite per motivi totalmente diversi da quelli da lui supposti. In tutti e quattro i casi la precondizione è dunque questa: un tragico fraintendimento. Qui sarebbe innocente.

Sotto ogni altra ipotesi è invece colpevole. Giacché è banale che mentre per l’uomo il sesso è fine a se stesso, praticabile al di fuori di ogni relazione, per la donna è solo un mezzo per scopi immediati e diretti (denaro) o per fini indiretti e perciò esercitabile solo all’interno di un legame, sia pur minimo. Questa è la legge universale. DSK lo sapeva e se non lo sapeva è colpevole anche di questa crassa ignoranza, inammissibile in lui più che in altri. Egli infatti appartiene a quella generazione maschile cui venne insegnata la verità sulla naturale ritrosia femminile, verità resa indicibile dal femminismo che vi ha contrapposto la menzogna del pari desiderio, del pari bisogno, della pari urgenza.

Perniciosa fandonia che stravolge la realtà e che forse contribuisce – in minima parte – a spiegare sul piano psicologico (non certo ad alleggerire quello penale) il comportamento criminale di troppi giovani, autori di assalti perpetrati a rovina delle malcapitate ma anche di se stessi. Della naturale refrattarietà femminile quelli davvero non hanno mai sentito parlare. DSK invece sì.

A quelli è stata raccontata la seducente favola del pari prurito represso per secoli, della pari libidine  oggi finalmente libera di esplodere. A lui invece venne insegnata la verità: semplice, intuitiva, perenne.

Certo, una minima percentuale di donne pratica talvolta (e ciò accade da sempre)  il sesso ludico, fine a se stesso. Puro gioco fisico gratuito e senza legami, con lo stesso atteggiamento maschile. In questi casi residuali e minimali (che son quasi ipotesi letterarie) la donna cercherà però, e si capisce, un corpo adatto allo scopo: giovane, prestante e magari belloccio.

Bigjjm

Senza offesa, non è il caso di DSK.

Se la Ophelia avesse voluto trascorrere un quarto d’ora eccitante le sarebbe bastato trascinare nello sgabuzzino uno dei coetanei o più giovani garzoni, inservienti, portieri dell’albergo o strizzare l’occhio a qualche atletico ospite. Non certo a lui.

La naturale ritrosia femminile lo rende (quasi certamente) colpevole.

 


Sentenze esemplari

26/02/2014

Lancia un gatto contro un muro: un anno di galera

Cattura un cinghiale di frodo: 30.000 € di multa

Psicopatico uccide la moglie: psichiatri sotto processo

Crolli del terremoto in Emilia: 40 in tribunale

Non hanno previsto il terremoto dell’Aquila: 6 anni di carcere

Muore sotto la roccia caduta: sindaco e tecnici condannati per omicidio

Il gatto   Il cinghiale   Il matto  Emilia   L’Aquila  Il crollo

L’errore, la conoscenza imperfetta sono diventate un crimine.

I maschi sanno tutto ma fingono di non sapere nulla, possono prevedere e provvedere a tutto ma non prevedono e non provvedono a niente, possono intervenire sempre ma non intervengono mai. Sanno cosa devono fare ma non lo fanno: se ne fregano. E’ giusto punirli duramente.

L’eccesso e la responsabilità involontaria non esistono. Esistono l’egoismo e il menefreghismo, la volontà maschile di nuocere, il sadismo del fallo violatore. Il dolo è conclamato.  Va punito duramente.

Ogni giorno, qui e altrove, “sentenze esemplari” volte all’insegnamento, alla rieducazione.

Prigione

E infatti sono davvero istruttive, luminosamente chiare, ma i destinatari non vedono e non comprendono. Al contrario: plaudono alla repressione presente e altra ne invocano: “E’ ora che i responsabili paghino! E che paghino duramente! Che marciscano in galera! E’ ora!”.

Orbati, non vedono che solo essi sono responsabili, solo essi  rispondono di ciò che fanno e di ciò che non fanno.

Non vedono che la repressione va solo contro di loro, che il forcaiolismo sicurista impicca solo i maschi e che perciò stanno invocando il capestro contro se stessi.

Ma forse è davvero necessario che siano duramente puniti e che a punirli siano le femmine – mai colpevoli e mai responsabili – entrate finalmente nei tribunali a fare giustizia.

Quando saranno in rovina a milioni, allora, forse, gli sciagurati capiranno.


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