E le donne? …poverette

Un anonimo mi scrive per segnalarmi il fatto che, stando dalla mia parte, sono un meschino egoista e che nella questione FF/MM dovrei tener conto anche delle FF.  Che do una pessimo esempio e che questo egoismo maschile è la causa della rovina del mondo.  O, quantomeno, dell’Occidente.

E’ vero,  non mi occupo del destino delle femmine.  Due ovvii motivi: non ne sono titolato e loro non ne vogliono sapere.  Hanno ragione. Non sono esseri inferiori, non hanno bisogno di tutele. Al loro destino ci pensano loro.  Finalmente…

StradaverdeVanno per la loro strada. Fanno le buone e vanno solo in Paradiso? Bene. Fanno le cattive e vanno dappertutto? Benissimo. Hanno il diritto di andare dove vogliono. E che vadano dove vogliono…

Inoltre non ne sono titolato. Che ne so io dell’esperienza di essere femmina? Che ne so io di quell’universo? Cosa capisco io di quell’ordine caotico? E voi cosa ne sapete? Cosa ne capite?

Dunque non ho e non abbiamo né il diritto né il dovere di occuparci di chi se la sa cavare benissimo da sola.

I cari amici di MaschilePlurale ci accusano di voler essere “universalisti”, di “oggettivizzare il mondo” e di occuparci anche delle femmine, cosa che non è affar nostro. Hanno ragione. Ascoltiamoli, una volta tanto, e smettiamola con lo sciovinismo patriarcal-misogino mascherato da cavalleria. Occupiamoci di noi e basta.

Il destino delle femmine non può riguardarci. Non deve. Deve riguardarci solo il nostro che oggi è nelle loro (amorevoli) mani.  Riprendiamoci dunque il nostro destino.

La Liberata non ha bisogno di noi, perciò stiamo dalla nostra parte.

Dalla parte del male.

Del Male.

RDV

Annunci

7 Responses to E le donne? …poverette

  1. Silver ha detto:

    http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/rifiuti/2011/01/13/visualizza_new.html_1641164717.html
    Maschi europei inquinano piu’ delle donne
    Soprattutto a causa della smodata passione per le auto
    13 gennaio, 11:06

    Sono i maschi, almeno in Europa, i veri nemici dell’ambiente. Le loro emissioni, afferma uno studio pubblicato dalla rivista Energy Policy, sono molto più alte di quelle delle donne, soprattutto a causa della smodata passione per le auto che sembra accomunare gli uomini di tutto il Vecchio Continente.

    I calcoli sono stati fatti da Riitta Raty e Annika Carlsson-Kanyama della Defence Research Agency svedese di Stoccolma sui dati di uomini e donne, in questo caso single, di Svezia, Norvegia, Germania e Grecia. I maschi sono risultati i più inquinanti in tutti i paesi, con una forbice che si amplia andando verso sud: se in Norvegia la differenza è solo del 6% e in Germania dell’8%, è in Grecia che questa diventa maggiore, sfiorando il 39%.

    Stranamente anche i maschi svedesi non sono così attenti alla natura, e consumano il 22% più delle loro colleghe. In generale, il documento rileva che le donne in media, spendono più energia in sezioni come l’abbigliamento, igiene, salute, beni per la casa o il cibo.

    Queste differenze vengono però rovesciate quando si prende in considerazione il consumo energetico per i trasporti: norvegesi e tedeschi consumano circa il 70-80% di energia in più nei trasporti rispetto alle donne, gli svedesi il 100% in più e i greci addirittura il 350% in più.

    Secondo i ricercatori, queste informazioni possono essere di grande interesse per promuovere modelli di consumo più efficiente: “Le politiche ambientali dovrebbero distinguere tra i due sessi – afferma Carlsson-Kanyama – in particolare nel settore dei trasporti le campagne potrebbero concentrarsi di più sugli uomini per dimostrarsi più efficaci”.

  2. Silver ha detto:

    Circa dodici anni fa, su un noto settimanale italiano, mi fu pubblicata una lettera nella quale “osavo” avanzare dei fortissimi dubbi riguardo alla tesi della “superiorità femminile”.
    Allorché, a distanza di due settimane (per la precisione il 30 aprile del 1998), fui contestato da una donna, tal Chiara G. di Teramo, la quale scrisse:
    “Il signor ************* nella sua lettera pro maschi ritiene che i migliori risultati ottenuti nelle scuole elementari dalle femmine siano dovuti al fatto che in queste scuole prevalgono insegnanti di sesso femminile. Ma lo sa il signor ******** che i migliori risultati sono raggiunti dalle femmine anche nelle superiori? E lo sa che i risultati dei test favorevoli ai maschi nella abilità matematiche si rovesciano in superiorità schiacciante a favore delle femmine nei test linguistici? E lo sa che, secondo Bruner, uno dei maggiori studiosi americani, ‘se la maggior parte dei geni sono maschi, sono maschi per la maggior parte anche i sottosviluppati mentali?’.
    Le donne hanno raggiunto risultati migliori in molti difficili concorsi, guidano meglio, mentre la maggior parte dei delitti più orrendi è commessa dagli uomini.
    Infine, riporto qui i risultati di recenti ricerche dell’università della Pennsylvania, pubblicati su Science:’La parte del cervello che controlla le emozioni dell’uomo non si è evoluta dall’età dei grandi rettili, mentre nelle donne il processo è raffinato. Gli uomini sono più inclini a esprimere con l’azione i loro impulsi aggressivi, mentre il cervello delle donne suggerisce mezzi più raffinati e simbolici di esprimere un’emozione’ “.

    […]

  3. Rino ha detto:

    Molta carne al fuoco. Ora mi limito a ringraziare tutti quelli che sono intervenuti, con il corredo di mille auguri.

    Rino

  4. Fabio ha detto:

    Rino, tu una decina di anni fa (se non vado errato), scrivevi
    “IL RECIPROCO INTERESSE ALLA MENZOGNA:

    – l’interesse maschile a non riconoscere l’irrimediabile inferiorità. Salvaguardia dell’autostima.

    – l’interesse femminile a negare la superiorità: 1- non riconoscere contropoteri compensativi al genere maschile. -2 negarsi ogni dovere di Cavalleria. 3- nascondere l’esistenza del primo strumento di controllo degli stati emozionali del genere maschile.”

    A distanza di due lustri, i tuoi pensieri al riguardo, sono cambiati oppure si sono rafforzati?
    Per essere più chiaro: a tuo parere, quanto “l’inferiorità sessuale” (se così la si può definire) condiziona la vita degli uomini? Quanti, dei nostri guai, hanno origine da lì?

  5. Alter Ille ha detto:

    La “liberata non ha bisogno di noi”. Il fatto è che la liberata che fa la liberata è disposta a fare la liberata a patto che il maschio non la consideri liberata davvero e non si comporti davanti alla liberata esattamente come se fosse davanti a se stesso liberato. Si tratta insomma di una liberazione e di una liberata tutta speciale: totalmente a carico dell'”oppressore”. Per questo motivo la “liberazione della donna” è da sempre un felice (o infelice) gioco
    delle parti in cui tutto cambia perchè tutto resti come prima. Gioco perchè entrambe non possono fare sul serio: alla fin delle finite, la donna costola di Adamo è, costola di Adamo resta, costola di Adamo si
    svela e costola di Adamo rivendica con tutte le sue forze e la sua voce di essere. Particolare importante: costola liberata sì, a carico dell’oppressore pure, ma con la pretesa di essere Adamo. Una soluzione alternativa può essere che Adamo faccia Adamo nel senso di obbedire al suo destino di essere un Adamo che si riprende la costola così che Eva liberata fa quello che è e vuole essere: la costola.

  6. Rino ha detto:

    Al conforto di vedere che Qmdt giova a far luce si mescola l’amarezza nel constatare che è utile proprio in quanto, purtroppo, le cose stanno come sappiamo. In fondo, non sarebbe meglio se io e tutti noi ci sbagliassimo? Se la guerra antimaschile fosse una nostra invenzione?

    Scrivi:
    “ci sono cose che si intuiscono e si percepiscono ma non si capiscono davvero finché qualcuno non dà loro un nome scrivendolo sulla carta”.

    E’ così. Vedere descritto, raccontato, disegnato ciò che si sente e si intuisce bensì profondamente, ma in modo vago e confuso, è un fenomeno di oggettivizzazione che ci illumina e ci toglie angoscia. L’ho sperimentato ovviamente anch’io e di ciò sono grato a tutti coloro che mi hanno aiutato in quel modo su diversi aspetti della vita.

    Ma c’era un versante buio che nessuno aveva illuminato, o quantomeno, non nei modi che sentivo necessari. La nostra condizione presente in quanto uomini.
    E’ stata infatti l’assenza di una descrizione dell’esperienza maschile odierna, di un racconto autogenerato dai maschi di oggi su se stessi ad avermi spinto a quella ricognizione, a quella analisi-denuncia della quale io stesso avevo bisogno.

    Ovviamente l’autoracconto maschile è ben lungi dall’essere completo, non solo come storia, come descrizione dell’esperienza, ma anche come definizione della sua struttura, dei suoi caratteri. Qmdt è un tassello.

    RDV

  7. Marco Pensante ha detto:

    Volevo solo dirle che ho letto QMdT e la ringrazio per quello che ha scritto. Come al solito, ci sono cose che si intuiscono e si percepiscono ma non si capiscono davvero finché qualcuno non dà loro un nome scrivendolo sulla carta. Ho capito le ragioni di un malessere, di un’angoscia che ho sentito per quindici anni senza mai comprendere da cosa fosse causata. Non sono padre, e a questo punto non so dire se purtroppo o per fortuna. Nella storia della mia relazione (per anni felicissima, così pensavo, poi degenerata tutta d’un colpo) con una femminista ho riconosciuto a posteriori praticamente tutte le dinamiche di cui lei parla riguardo la GNF. Mi ritengo fortunato a esserne uscito sano di mente, magari con qualche osso emotivo rotto ma con lo spirito integro, non ridotto a un maschio pentito, perché quello era il pericolo. Ci ripenso come uno scampato per miracolo a un incendio pensa al fuoco. Ho sempre saputo che nonostante il mio profondissimo desiderio di una compagna onesta, generosa e con cui battersi insieme contro il mondo ostile, non avrei dovuto lasciarle il potere di definire il mio valore umano, la mia legittimità a parlare e sentire. È quella la porta aperta verso l’incubo, e per poco non la imboccavo. Credo mi abbia salvato l’istinto, proprio quello che con disprezzo civilizzato viene chiamato “istinto animale primitivo”. Solo che dopo, passato il pericolo immediato, interviene il cervello a razionalizzare spingendo il corpo di nuovo là dove l’istinto avverte di non andare mai, mai e poi mai: dentro l’incendio ancora furente con la speranza di recuperare qualche piccolo insignificante oggetto personale a cui si è affezionati. Questo per dire che QMdT ha parlato al mio cervello spiegandomi mille ragioni razionali e documentate per cui se l’istinto ti dice di allontanarti da un luogo, farai meglio a crederci. Le sue parole sulla riscoperta (anzi, la ri-creazione) del senso di sé, della propria narrativa, mi hanno chiarito delle idee che faticavano a esprimersi se non come immagini atroci di abbandono e solitudine che mi toglievano il sonno. Sono ancora ben lontano dall’aver trovato il senso di me, ma ci sono delle luci che mi illuminano la strada. Il suo libro è una di queste. Grazie di cuore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: