“Donna ad honorem” …?

Ricevo questa email dal sito U3 e con il consenso dell’autrice la pubblico.

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Caro Direttore,
sono ancora io a scrivervi, una donna dalla vostra parte.
Sabato scorso, durante la trasmissione di Fazio, ho assistito all'ennesima becera rappresentazione di luoghi comuni contro il maschile. Mi è dispiaciuto vederla portare avanti da uno stimato uomo di scienza come il Prof. Umberto Veronesi, che non ha bisogno di presentazioni.
Le segnalo qui il link dell'intervento, così potrà fare le Sue considerazioni.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-96054b91-c8b1-428d-92 09-ce703e63dd3a-ctcf.html?p=0#

Come è possibile dare voce a un sessismo razzista e superficiale, che se solo fosse stato esternato al contrario avrebbe provocato polemiche e indignazione ma, siccome pronunciato da un uomo contro il suo stesso sesso, ha suscitato simpatie?
Perchè asserire che le donne sono migliori degli uomini quando non hanno mai preso parte alla Storia in quanto impossibilitate?

Ora che le donne stanno - e aggiungo giustamente - conquistando posizioni importanti in sempre più larga percentuale, mi sembra sia quotidianamente dimostrato come per aggressività, ingiustizia, soprusi e nefandezze possano essere esattamente come gli uomini! Abbiamo visto tutti la foto della soldatessa di Guantanamo mentre umiliava un detenuto; ma abbiamo davvero bisogno di sottolineare queste cose, ancora una volta?

L'evoluzione interiore e la grandezza di un animo non sono determinate dal sesso.
E poi: giusto mettere in guardia contro l'aggressività come valore negativo in un mondo che - ma è vero? - si sta sempre più orientando verso un confronto civile. Ma non dimentichiamo che esiste un'aggressività positiva, nel senso etimologico del suo significato di "andare verso" che fa ancora parte, per fortuna, dell'essenza maschile e che favorisce la capacità per tutti i sessi di andare nel mondo.

Se il Prof. Veronesi si compiace di essere stato nominato "donna ad honorem" e pensa che le donne siano migliori perché non hanno ancora prodotto una "Stalinessa", forse ha un problema serio con la sua indentità maschile e ha solo idealizzato la figura della Donna.

Quello a cui sono stanca di assistere è la parata di beceri luoghi comuni antimaschili che sviliscono il Maschio nella sua giusta identità, svuotandone il valore a favore di una tendenza acritica verso i valori femminili.

Quando il Prof. Veronesi dichiara di stimare le donne in quanto più sincere e forti nel dolore, non deve tralasciare i fattori biologico/culturali che in noi favoriscono da sempre una naturale connessione con le emozioni e con il corpo. Non sempe, quindi, si tratta di libera scelta o personale evoluzione di pensiero quanto di una propensione innata. Ma non farei l'errore di dichiarare le donne per questo migliori degli uomini, nè peggiori. Siamo diversi e mi piacerebbe che questa diversità smetta di essere contrapposizione per diventare una risorsa al servizio del benessere umano e sociale.

Buon lavoro,

Rossella Gioia

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20 Responses to “Donna ad honorem” …?

  1. Silver ha detto:

    http://www.ildialogo.org/donna/rivoltafemminile30052005.htm
    DOCUMENTI
    MANIFESTO DI RIVOLTA FEMMINILE (LUGLIO 1970)

    di Carla Lonzi

    [Da Carla Lonzi, Sputiamo su Hegel. La donna clitoridea e la donna vaginale, Rivolta Femminile, Milano 1974, poi Gammalibri, Milano 1982, pp. 13-22, riprendiamo il manifesto di “Rivolta Femminile” del luglio 1970, uno dei testi fondamentali della riflessione femminista in Italia. Carla Lonzi e’ stata un’acutissima intellettuale femminista, nata a Firenze nel 1931 e deceduta a Milano nel 1982, critica d’arte, fondatrice del gruppo di Rivolta Femminile. Opere di Carla Lonzi: Sputiamo su Hegel, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1974, poi Gammalibri, Milano 1982; Taci, anzi parla. Diario di una femminista, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1978; Scacco ragionato, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1985. Opere su Carla Lonzi: Maria Luisa Boccia, L’io in rivolta. Vissuto e pensiero di Carla Lonzi, La Tartaruga, Milano 1990]

    “Le donne saranno sempre divise le une dalle altre? Non formeranno mai un corpo unico?” (Olympe de Gouges, 1791)

    La donna non va definita in rapporto all’uomo. Su questa coscienza si fondano tanto la nostra lotta quanto la nostra liberta’.

    *

    L’uomo non e’ il modello a cui adeguare il processo di scoperta di se’ da parte della donna.

    *

    La donna e’ l’altro rispetto all’uomo. L’uomo e’ l’altro rispetto alla donna. L’uguaglianza e’ un tentativo ideologico per asservire la donna a piu’ alti livelli.

    *

    Identificare la donna all’uomo significa annullare l’ultima via di liberazione.

    *

    Liberarsi per la donna non vuol dire accettare la stessa vita dell’uomo perche’ e’ invivibile, ma esprimere il suo senso dell’esistenza.

    *

    La donna come soggetto non rifiuta l’uomo come soggetto, ma lo rifiuta come ruolo assoluto. Nella vita sociale lo rifiuta come ruolo autoritario.

    *

    Finora il mito della complementarieta’ e’ stato usato dall’uomo per giustificare il proprio potere.

    *

    Le donne son persuase fin dall’infanzia a non prendere decisioni e a dipendere da persona “capace” e “responsabile”: il padre, il marito, il fratello…

    *

    L’immagine femminile con cui l’uomo ha interpretato la donna e’ stata una sua invenzione.

    *

    Verginita’, castita’, fedelta’, non sono virtu’; ma vincoli per costruire e mantenere la famiglia. L’onore ne e’ la conseguente codificazione repressiva.

    *

    Nel matrimonio la donna, privata dal suo nome, perde la sua identita’ significando il passaggio di proprieta’ che e’ avvenuto tra il padre di lei e il marito.

    *

    Chi genera non ha la facolta’ di attribuire ai figli il proprio nome: il diritto della donna e’ stato ambito da altri di cui e’ diventato il privilegio.

    *

    Ci costringono a rivendicare l’evidenza di un fatto naturale.

    *

    Riconosciamo nel matrimonio l’istituzione che ha subordinato la donna al destino maschile. Siamo contro il matrimonio.

    *

    Il divorzio e’ un innesto di matrimoni da cui l’istituzione esce rafforzata.

    *

    La trasmissione della vita, il rispetto della vita, il senso della vita sono esperienza intensa della donna e valori che lei rivendica.

    *

    Il primo elemento di rancore della donna verso la societa’ sta nell’essere costretta ad affrontare la maternita’ come un aut-aut.

    *

    Denunciamo lo snaturamento di una maternita’ pagata al prezzo dell’esclusione.

    *

    La negazione della liberta’ d’aborto rientra nel veto globale che viene fatto all’autonomia della donna.

    *

    Non vogliamo pensare alla maternita’ tutta la vita e continuare ad essere inconsci strumenti del potere patriarcale.

    *

    La donna e’ stufa di allevare un figlio che le diventera’ un cattivo amante.

    *

    In una liberta’ che si sente di affrontare, la donna libera anche il figlio e il figlio e’ l’umanita’.

    *

    In tutte le forme di convivenza, alimentare, pulire, accudire e ogni momento del vivere quotidiano devono essere gesti reciproci.

    *

    Per educazione e per mimesi l’uomo e la donna sono gia’ nei ruoli della primissima infanzia.

    *

    Riconosciamo il carattere mistificatorio di tutte le ideologie perche’ attraverso le forme ragionate di potere (teologico, morale, filosofico, politico) hanno costretto l’umanita’ a una condizione inautentica, oppressa e consenziente.

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    Dietro ogni ideologia noi intravediamo la gerarchia dei sessi.

    *

    Non vogliamo d’ora in poi tra noi e il mondo nessuno schermo.

    *

    Il femminismo e’ stato il primo momento politico di critica storica alla famiglia e alla societa’.

    *

    Unifichiamo le situazioni e gli episodi dell’esperienza storica femminista: in essa la donna si e’ manifestata interrompendo per la prima volta il monologo della civilta’ patriarcale.

    *

    Noi identifichiamo nel lavoro domestico non retribuito la prestazione che permette al capitalismo, privato e di stato, di sussistere.

    *

    Permetteremo quello che di continuo si ripete al termine di ogni rivoluzione popolare quando la donna, che ha combattuto insieme con gli altri, si trova messa da parte con tutti i suoi problemi?

    *

    Detestiamo i meccanismi della competitivita’ e il ricatto che viene esercitato nel mondo dalla egemonia dell’efficienza. Noi vogliamo mettere la nostra capacita’ lavorativa a disposizione di una societa’ che ne sia immunizzata.

    *

    La guerra e’ stata da sempre l’attivita’ specifica del maschio e il suo modello di comportamento virile.

    *

    La parita’ di retribuzione e’ un nostro diritto, ma la nostra oppressione e’ un’altra cosa. Ci basta la parita’ salariale quando abbiamo gia’ sulle spalle ore di lavoro domestico?

    *

    Riesaminiamo gli apporti creativi della donna alla comunita’ e sfatiamo il mito della sua laboriosita’ sussidiaria.

    *

    Dare alto valore ai momenti “improduttivi” e’ un’estensione di vita proposta dalla donna.

    *

    Chi ha il potere afferma: “Fa parte dell’erotismo amare un essere inferiore”. Mantenere lo “status quo” e’ dunque un suo atto d’amore.

    *

    Accogliamo la libera sessualita’ in tutte le sue forme, perche’ abbiamo smesso di considerare la frigidita’ un’alternativa onorevole.

    *

    Continuare a regolamentare la vita fra i sessi e’ una necessita’ del potere; l’unica scelta soddisfacente e’ un rapporto libero.

    *

    Sono un diritto dei bambini e degli adolescenti la curiosita’ e i giochi sessuali.

    *

    Abbiamo guardato per 4.000 anni: adesso abbiamo visto!

    *

    Alle nostre spalle sta l’apoteosi della millenaria supremazia maschile. Le religioni istituzionalizzate ne sono state il piu’ fermo piedistallo. E il concetto di “genio” ne ha costituito l’irraggiungibile gradino.

    *

    La donna ha avuto l’esperienza di vedere ogni giorno distrutto quello che faceva.

    *

    Consideriamo incompleta una storia che si e’ costituita sulle tracce non deperibili.

    *

    Nulla o male e’ stato tramandato dalla presenza della donna: sta a noi riscoprirla per sapere la verita’.

    *

    La civilta’ ci ha definite inferiori, la chiesa ci ha chiamate sesso, la psicanalisi ci ha tradite, il marxismo ci ha vendute alla rivoluzione ipotetica.

    *

    Chiediamo referenze di millenni di pensiero filosofico che ha teorizzato l’inferiorita’ della donna.

    *

    Della grande umiliazione che il mondo patriarcale ci ha imposto noi consideriamo responsabili i sistematici del pensiero: essi hanno mantenuto il principio della donna come essere aggiuntivo per la riproduzione dell’umanita’, legame con la divinita’ o soglia del mondo animale; sfera privata e “pietas”. Hanno giustificato nella metafisica cio’ che era ingiusto e atroce nella vita della donna.

    *

    Sputiamo su Hegel.

    *

    La dialettica servo-padrone e’ una regolazione di conti tra collettivi di uomini: essa non prevede la liberazione della donna, il grande oppresso della civilta’ patriarcale.

    *

    La lotta di classe, come teoria di classe sviluppata dalla dialettica servo-padrone, ugualmente esclude la donna. Noi rimettiamo in discussione il socialismo e la dittatura del proletariato.

    *

    Non riconoscendosi nella cultura maschile, la donna le toglie l’illusione dell’universalita’.

    *

    L’uomo ha sempre parlato a nome del genere umano, ma meta’ della popolazione terrestre lo accusa ora di aver sublimato una mutilazione.

    *

    La forza dell’uomo e’ nel suo identificarsi con la cultura, la nostra nel rifiutarla.

    *

    Dopo questo atto di coscienza l’uomo sara’ distinto dalla donna e dovra’ ascoltare da lei tutto quello che la concerne.

    *

    Non saltera’ il mondo se l’uomo non avra’ piu’ l’equilibrio psicologico basato sulla nostra sottomissione.

    *

    Nella cocente realta’ di un universo che non ha mai svelato i suoi segreti, noi togliamo molto del credito dato agli accanimenti della cultura. Vogliamo essere all’altezza di un universo senza risposte.

    *

    Noi cerchiamo l’autenticita’ del gesto di rivolta e non la sacrificheremo ne’ all’organizzazione ne’ al proselitismo.

    *

    Comunichiamo solo con donne.

    Roma, luglio 1970

    _____________________________

    Carla Lonzi, luglio 1970
    “La guerra e’ stata da sempre l’attivita’ specifica del maschio e il suo modello di comportamento virile.”

    Natalia Poggi, 26 marzo 2011:
    “Il gentil sesso in questa guerra è in prima linea, addirittura nelle stanze dei bottoni e anche sui campi di battaglia. Due piloti donna eseguono gli attacchi, l’una, italiana, che solca i cieli su un caccia Eurofighter e l’altra, inglese, su un Tornado.”

    “C’erano numerose donne tra i cecchini assoldati da Gheddafi che a Misurata hanno attaccato le milizie dei ribelli.”

    (…)

  2. Silver ha detto:

    http://www.iltempo.it/interni_esteri/2011/03/26/1246144-guerra_delle_amazzoni.shtml?refresh_ce
    Sul fronte delle donne al comando
    Il gentil sesso nella stanza dei bottoni. Due donne a capo delle Forze militari Usa. Aisha Gheddafi mediatrice diplomatica.

    Aisha Gheddafi, Woodward e Klein Due «margherite» d’acciaio ai vertici dell’azione militare contro la Libia, il comandante delle forze aeree Nato Margaret Woodward e l’ammiraglio della U.S Navy che guida la Strike Group Five, Margaret DeLuca Klein. Dall’altra parte del Mediterraneo dove le due signore della guerra spediscono i loro sofisticatissimi aerei da combattimento c’è un’altra donna, anche lei, un fiore d’acciaio, forgiato dal vento caldo del deserto. È Aisha Gheddafi, la bella e determinata figlia trentacinquenne del rais che in queste ore potrebbe giocare un ruolo cruciale per una risoluzione diplomatica del conflitto. Il gentil sesso in questa guerra è in prima linea, addirittura nelle stanze dei bottoni e anche sui campi di battaglia. Due piloti donna eseguono gli attacchi, l’una, italiana, che solca i cieli su un caccia Eurofighter e l’altra, inglese, su un Tornado. Perché se qualcuno non lo sapesse ancora, nel nostro Paese dall’ottobre 1999 la legge 380 ha cancellato l’ultimo tabù e cioè il divieto alle donne di partecipare agli organismi di difesa dello Stato. Il conflitto libico ha dato un colpo di spugna alle pari opportunità e alle quote rosa. I curricula delle due generalesse non differiscono in nulla da quelli dei colleghi maschi di pari grado: nessuna scorciatoia, nessuna strada preferenziale. Klein, con tutte le stellette possibili, ha accumulato più di 4.550 ore di volo in Ec-1300 e in E-6. Ha partecipato, pure, alle operazioni Enduring Freedom e Iraqi Freedom. Il generale Margaret Woodward è un pilota con 3.800 ore di volo alle spalle. Ha volato anche nelle operazioni Just cause, Northern Watch, Southern Watch, Allied Force. E ha la responsabilità di tutte le attività delle Forze Armate nell’area africana, su 53 paesi e cioè 900 milioni di persone. Anche in Libia il gentil sesso è prima fila. C’erano numerose donne tra i cecchini assoldati da Gheddafi che a Misurata hanno attaccato le milizie dei ribelli. Ha dimostrato fegato pure Aisha Gheddafi che pochi giorni fa è scesa in strada, a Tripoli, alla guida di una manifestazione di fedelissimi del padre. Per ribadire ai libici: «Io resto qui, nella mia casa bunker, insieme a voi». A dispetto di chi la voleva in partenza per qualche aeroporto e paese «amico» pronto a ospitarla. E in queste ore in cui la pista diplomatica prende peso, lei che è la figlia più ascoltata da Muammar e forse quella con gli attributi veri, farà la sua parte.

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    Il gentil sesso in questa guerra è in prima linea, addirittura nelle stanze dei bottoni e anche sui campi di battaglia. Due piloti donna eseguono gli attacchi, l’una, italiana, che solca i cieli su un caccia Eurofighter e l’altra, inglese, su un Tornado.
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    C’erano numerose donne tra i cecchini assoldati da Gheddafi che a Misurata hanno attaccato le milizie dei ribelli.
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    lei che è la figlia più ascoltata da Muammar e forse quella con gli attributi veri, farà la sua parte.
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    … fantastico.

  3. Silver ha detto:

    D la Repubblica delle Donne; 22-28 ottobre 1996 n.22

    IL MASCHIO IN SERIE B?
    Le statistiche sostengono: perde colpi sul lavoro,
    si ammala più spesso, vive meno di lei.
    Il sesso forte è diventato fragile.
    Ma questa non è una vittoria, per le donne.
    E la vera speranza sta in una società che
    sia per tutti più dolce
    di Luisa Grion

    Torna il secondo sesso, ma stavolta le donne non c’entrano. Sono gli uomini ad essere destinati ad un futuro fatto di svantaggi. Studiano meno delle loro compagne, cominciano ad avere serie difficoltà nel sopportare la loro concorrenza sul lavoro, perdono colpi in famiglia e nella società. Come padri sono ancora troppo distratti, come mariti sempre meno appetibili. Maschi soli e senza lavoro, dove andrete
    a finire? In realtà, dire che oggi il potere è in mano alle donne è una sciocchezza. Ma non si può negare il fatto che mentre loro vanno avanti gli uomini segnano il passo: lo dicono i numeri.
    Le donne si stanno dando da fare e non ci sarà crisi o disoccupazione che possa farle tornare sui loro passi. Partiamo dalla scuola: i ragazzi l’abbandonano più facilmente rispetto alle loro compagne di banco e così facendo, almeno in teoria, si giocano parte del futuro. A che tipo di lavoro saranno destinati in una società che richiede di apprendere di tutto e di più. In Italia il fenomeno è più evidente nelle scuole superiori. Secondo l’Istat, nei cinque anni di corso
    se ne vanno in media il 9,8% dei maschi contro il 6,8% delle femmine. Stesso rapporto nelle bocciature: il 20,5% dei ragazzi ripete l’anno contro l’11,6 delle femmine. Nelle coppie giovani sempre più spesso è la donna che ha studiato di più, che si laurea prima e con i voti più alti.
    “Riesce meglio non tanto perché studi tanto di più”, spiega Alessandra
    Graziottin, sessuologa, “ma perché ha più energia”.
    Le donne oggi hanno un vantaggio psicologico sull’uomo perché si considerano e sono considerate outsider.
    “Non subiscono il peso del dover riuscire per forza e questo le rende più determinate. Al degrado della scuola i ragazzi reagiscono più passivamente.
    Perdono tempo. Sono convinta per esempio che la liberalizzazione delle droghe leggere sarebbe per loro molto più devastante che per le ragazze”.
    Quanto al lavoro, la battaglia per l’occupazione non risparmia nessuno. Ma non è vero che in tempi di crisi le donne sono le prime ad uscire dal
    mercato del lavoro. O meglio, se il Sud effettivamente piange (il 30% delle
    ragazze figura tra i giovani senza lavoro) al Nord le cose vanno meglio. In Lombardia, fra il 1990 e il ’94, gli occupati hanno subìto una contrazione
    di 152 mila unità. Sono “sparite” 39 mila donne, ma i maschi falciati sono stati 131 mila. Nel frattempo aumentano le donne laureate e aumentano, con lentezza, le lavoratrici indipendenti. Insomma è vero che continuano a esserci più uomini che donne occupate, ma se si guarda ai nuovi ingressi
    le femmine corrono più dei maschi. Le avvocatesse iscritte all’albo rappresentano solo il 6% del totale nella fascia sopra i 42 anni, ma volano al 42% nella fascia sotto i trenta. In alcune regioni (Abruzzo, Friuli, Veneto e Lombardia) tra le nuove leve il sorpasso è già un dato di fatto, e con l’ultimo concorso in Magistratura sono entrate nella professione più donne che uomini. Nello Stato, di dirigenti se ne vedono ancora poche (20,9% nel servizio sanitario, 19,4 negli enti di ricerca, 16,6 nei ministeri e solo 5,8 nelle aziende
    autonome), ma nel privato le donne a capo di aziende sono in rimonta. Detto questo, non tutto è dipinto di rosa. “Attenzione”, avverte Linda Laura Sabbadini, dirigente dell’Istat, “è vero che c’è una forte volontà delle donne ad entrare nel mercato del lavoro, ma la disoccupazione femminile, specialmente quella di lungo periodo, è molto alta.
    Molto più alta rispetto ad altri Paesi, come la Svezia per esempio. E il fatto è dovuto anche alla rigidità del mondo del lavoro e allo scarso utilizzo di strumenti come il part-time”. Aspettando una politica per il lavoro che le aiuti, le donne possono intanto contare sulla loro maggiore elasticità e capacità di affrontare le fasi critiche. Nel fare un contratto ad una donna un’impresa risparmia. In Italia le femmine lavorano il 28% in più degli uomini, ma guadagnano il 30% in meno. Le occupate si accontentano di stipendi più bassi rispetto ai loro
    colleghi. Accettano più facilmente compiti che non corrispondono al titolo di studi o alle loro aspettative, una volta che hanno conquistato un posto non lo vogliono mollare. E il futuro è dalla loro parte. Secondo un’indagine pubblicata dall’Economist per gli uomini trovare lavoro sarà sempre più difficile, a meno che non imparino ad adattarsi e ad accettare mansioni che fino ad ora hanno
    sdegnosamente considerato “roba da femmine”. Crescono infatti le occupazioni destinate tradizionalmente alle donne. Secondo il ministero del Lavoro americano
    da qui al 2002 le professioni in più rapido sviluppo saranno l’assistenza a domicilio e all’infanzia, il computer e i data processing, i servizi legati alla sanità e tutto ciò che ruota attorno al mondo del business. Tutti ruoli che gli uomini fino ad ora hanno snobbato. Il loro problema non sta nelle donne che “rubano” il posto, ma nel fatto che escono dal mercato mentre le femmine ci entrano.
    Negli anni ’60 lavoravano quasi tutti i capifamiglia e meno della metà delle donne.
    Oggi in Europa la percentuale di uomini in età da lavoro ma costretti a stare a casa è passata dall’8 al 22%. Per le donne la tendenza è inversa: nello stesso periodo la loro quota fuori dal mercato occupazionale è scesa dal 58 al 44%.
    In America le percentuali sono diverse: lavorano il 60% delle donne e il 75% degli uomini. La parità è perciò prevista entro il 2005. Cosa resta da fare, alle donne, per vivere felici? Imparare a delegare. Vinta o quasi la battaglia con il lavoro, ora si tratta di vincere quella contro il tempo. E qui le cose si mettono male, perché le donne che lavorano fuori continuano a sobbarcarsi da sole l’organizzazione della casa e della famiglia. Per quelle con buoni stipendi non è un grosso problema, ma le meno fortunate rischiano di mettere in gioco la
    loro libertà, la salute e a lungo andare la vita di coppia. All’entrata delle donne nel mondo del lavoro non ha fatto seguito quella degli uomini nel mondo della casa. Se ne occupano di più rispetto al passato, ma non lo fanno ancora abbastanza.
    Secondo una recente indagine Istat in una coppia con figli dove entrambi sono occupati gli uomini dedicano in media un’ora e mezza al giorno al lavoro familiare
    contro le quattro e mezza delle loro compagne. Per quanto riguarda invece il tempo libero, il rapporto è più o meno invertito. Ed è chiaro che per le donne
    questo rappresenta un supplemento di stress. Loro si sentono sempre più stanche e demoralizzate, gli uomini sono sempre più confusi, sempre meno a loro agio. Non è forse il caso di dar loro una chanche? Potrebbe rivelarsi un vantaggio anche per noi. Ora che il loro ruolo di sostenitori economici è in crisi,
    proviamo a coinvolgerli di più nella cura della casa e della famiglia. In fondo, da questo dipende il benessere di tutti. Perché, come sintetizza efficacemente John Ermisch, professore del Britain’s Economic and Social Research, “Per gli uomini le incertezze sul mercato del lavoro finiscono per diventare incertezze sul mercato del matrimonio”.
    “Una repubblica delle amazzoni, alle donne, non conviene”, interviene Alessandra
    Graziottin. “Fino all’ultimo dopoguerra gli uomini e le donne non hanno avuto possibilità di scegliere: ai primi obbligatoriamente il ruolo di Ulisse, alle seconde quello di Penelope. Domani avremo la possibilità di ritagliarci il nostro ruolo in
    base alle attitudini, alla nostra personalità. Ci sono uomini che preferiscono una vita più tranquilla di quella desiderata dalle loro compagne e che si rivelano ottimi padri e mariti. Lasciamoli fare. Ci sono donne tenaci, che sembrano avere addosso la voglia e la capacità di rovesciare il mondo. Lasciamole fare. Smettiamola di considerare un difetto la minore aggressività maschile”. Forse, uomini, potete sperare in una tregua.

    La situazione in Italia:

    1996
    2.483.261 iscritti alle superiori di cui
    1.236.664 femmine (49,8%)
    1.246.597 maschi (50,2%)

    1995-1996
    311.053 matricole universitarie di cui
    147.551 maschi (47,4%)
    163.502 femmine (52,6%)

    1995
    20.010.000 occupati di cui
    12.933.000 maschi (64,9%)
    7.077.000 femmine (35,1%)
    2.725.000 in cerca di lavoro di cui
    1.311.000 maschi (48,1%)
    1.414.000 femmine (51,9%)

    1993-1994
    498.407 diplomati di cui
    253.055 femmine (50,8%)
    245.352 maschi (49,2%)
    98.057 laureati di cui
    51.784 femmine (52,8%)
    46.273 maschi (47,2%)

    (Fonti: Min. Pubblica Istruzione, Istat e Censis)
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    E VISSE INFELICE E SCONTENTO

    Uomo rilassati, il tuo impero è finito. Niente più draghi da uccidere, principesse da salvare, duelli all’alba per difenderne l’onore. Per anni ti è stato chiesto di essere un eroe, un cacciatore, un Superman senza debolezze, né malattie. Ma ora è finita. Lo assicura la scienza, lo annunciano i mass media con grande evidenza. E forse qualche esagerazione. L’ultima volta, pochi giorni fa, sull’inglese Guardian. I dati scientifici sono spietati: l’uomo diventa vulnerabile, addirittura il nuovo
    sesso debole nelle previsioni degli esperti citati dal quotidiano inglese.
    “Essere maschio è un pericolo maggiore per la salute”.
    E avanti con i dati: il fumo, l’obesità, l’alcol aumentano i rischi di malattia e possono portare alla morte ancora prima dell’età della pensione. Gli uomini hanno il doppio di possibilità, rispetto alle donne, di morire di tumore al polmone. I maschi sotto i 65 si ammalano facilmente di disturbi alle coronarie: tre volte e mezzo in più delle partner.
    Tra i 15 e i 34 anni ci sono gli incidenti stradali a falcidiarli, molto più delle loro prudenti compagne. In particolare sarebbero a rischio gli uomini tra i 15 e i 44 anni, secondo le statistiche del governo britannico: cioè quelli più impegnati negli studi e nella professione.
    E passiamo alla lunghezza della vita: gli uomini nati tra il 1985 e il 1990 possono sperare di arrivare a 72 anni, le donne a 78. Il Guardian sfata un altro luogo comune: le grandi crisi depressive che portano al suicidio sono più maschili che femminili, quattro volte di più. E così si entra nel campo delle emozioni. Secondo un’indagine pubblicata pochi giorni
    fa dalla British Men’s Counselling Association, gli uomini preferiscono non affrontare
    direttamente i propri problemi, ma scansarli per esempio buttandosi sullo sport o su altre attività che permettano loro di scaricare le tensioni. Oppure si rifugiano in un bicchiere di vino o birra. Ma attenzione, in questo modo i problemi aumentano,
    perché l’alcol crea anche difficoltà di erezione. E inevitabilmente, problemi nella coppia. Così in Inghilterra cominciano a farsi sempre più numerosi i “consultori” specializzati nei problemi maschili. A Londra è appena nato un centro di salute per uomini.
    Il sesso, il rapporto con il padre, le discussioni con la fidanzata…Che sforzo parlarne, dopo anni di silenzio. Non sempre si riesce a far uscire quell’inferno di cose nascoste dentro. E ogni tanto salta fuori la tentazione di tornare ai vecchi sistemi.
    Una sera, al diavolo tutto,complessi infantili e liti coniugali comprese. C’è la partita in tv e il frigo è pieno di birra.

    Teresa Serrao
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    Due opinioni:
    “Il domani è delle donne”

    Nuovi lavori, nuova mentalità; niente competizione tra i sessi e tanta fantasia.
    Non è una favola in rosa, ma la previsione di Domenico De Masi, docente di sociologia all’università “la Sapienza” di Roma. Anche la rivista inglese The Economist prefigura un domani al femminile: un mercato del lavoro sempre più orientato verso i mestieri creativi tradizionalmente coltivati dalle donne; una crescente disoccupazione maschile. Ma secondo il settimanale gli uomini “prigionieri in casa non resisteranno per molto e potranno esserci conseguenze sociali pesanti. I segnali di questa rivoluzione sono già evidenti dall’America all’Europa.

    Professor De Masi, l’Economist esagera?
    “Assolutamente no. La nostra società si sta orientando
    verso una maggiore creatività e le possibilità di lavoro stanno diminuendo: allora la domanda è “chi si prenderà i posti migliori?”.

    Lei ha già una risposta?
    “Sì, credo che il domani sarà tutto delle donne”.

    Non le sembra di correre troppo? Le leve
    del potere sono ancora in mano al sesso forte.
    “E’ vero, ma siamo in una fase di transizione. Il cosiddetto sesso forte non manterrà per molto tempo il potere: l’ha gestito male, privilegiando la competizione. Per troppo tempo la società industriale ha fatto una divisione netta tra razionalità e creatività, maschile e femminile. E il bene, nella mentalità comune, stava da una parte sola.
    Gli uomini hanno trascurato del tutto la fantasia, che è rimasta patrimonio femminile. Ora il maschio paga tutto questo e forse comincia a fare autocritica. Diciamolo, siamo stati prepotenti”.

    E con le donne, cosa cambierà?
    “Spero che sappiano servirsi delle loro qualità: stando lontane dai bottoni del comando hanno potuto sviluppare altre caratteristiche, come la creatività, la capacità di stare con gli altri, giocare…”.

    E’ una prospettiva credibile?
    “Spero di sì. Per ora temo che le donne vogliano solo vendicarsi del maschio. E’ come nella rivoluzione marxista: un gruppo sociale prende coscienza, si coalizza, combatte. Così è successo alle donne. Ma è difficile cambiare subito le regole. Nella lotta si usano gli stessi strumenti del nemico. D’altra parte se si deve stare all’inferno meglio da carnefici che da vittime”.

    E’ finita questa fase?
    “Si cambierà di nuovo, arriverà la società androgina, con le qualità migliori dell’uno e dell’altro sesso. Parole d’ordine, introspezione e fantasia; al bando la razionalità esasperata. Ma attenzione, tutta questa soluzione è in mano alle donne”.
    ____________________________________________

    “Ma la strada resta lunga”

    Laura Balbo insegna Sociologia all’università di Ferrara.
    Anche lei condivide l’analisi dell’Economist:
    “Evidenzia una tendenza che sicuramente c’è. Bisogna però vedere se è davvero generalizzabile. In America e in Inghilterra questo avanzamento delle donne è più marcato rispetto ad altri Paesi. In Italia certi meccanismi di rallentamento attenuano l’impatto: da noi, c’è una cultura molto tradizionalista. E’ però vero che molto dipende dal tipo di classe sociale: per le più alte cariche pubbliche si va verso una totale parità e l’uomo manterrà comunque il suo spazio. Per le mansioni più basse, invece, le donne hanno preso il sopravvento, occupando la maggior parte delle posizioni del terziario. Si stanno poi facendo alcuni esperimenti che dovrebbero agevolare il lavoro femminile rendendolo sempre più compatibile con la vita familiare.
    In alcuni ospedali francesi, per esempio, le dottoresse e le infermiere hanno diritto a un servizio di lavanderia interno. Sempre più spesso, all’ufficio è annesso l’asilo nido dove portare i bambini per non avere problemi di trasporto. Tutti passi che aiutano le donne ad andare avanti: gli effetti si vedranno fra pochi anni, quando queste
    ragazze diventeranno adulte e ci sarà una nuova generazione”.

  4. Silver ha detto:

    1) Per evidenziare ancor di più la comicità di certi personaggi, basti evidenziare che qualche anno fa, il Premio Nobel Rita Levi-Montalcini ha sentenziato quanto segue:
    “«Macché genetica – ha detto la Montalcini – è l’ambiente. Il fatto che una persona sia nera non conta niente, il cervello è uguale se non migliore del nostro».
    http://www.uaar.it/news/2007/10/17/opinione-rita-levi-montalcini-sulla-teoria-dellintelligenza-watson/
    Capito? Il cervello dei neri è migliore di quello dei bianchi e consequenzialmente di quello della Montalcini.
    O no?
    ————-
    http://questionemaschile.forumfree.it/?t=9723529
    Silverback 9/8/2006

    Secondo Charles Murray e Richard J. Herrnstein* (1930-1994*), autori nel 1994 del libro “The Bell Curve” (libro che scatenò un putiferio negli Stati Uniti; 500.000 le copie vendute), le capacità mentali di un essere umano sarebbero innate all’80 per cento.
    Altri esperti, come Michael Daniels, Bernie Devlin e Kathryn Roeder, autori verso la fine degli anni ’90 del lavoro “Intelligence, Genes and Success”, che rianalizza le principali tesi riportate in “The Bell Curve”, sono dell’opinione che quella percentuale debba essere ridotta al 48 per cento.
    (Ognuno dice la sua…)

    Fonte: LE SCIENZE DOSSIER, edizione italiana di SCIENTIFIC AMERICAN, numero 1 – Primavera 1999.

    2) Il “lato divertente” della storia, è quello relativo al fatto che coloro che sostengono la tesi della “superiorità intellettiva femminile”, sono le stesse persone che poi si scandalizzano se qualcuno afferma che “i bianchi sono superiori ai negri”…
    http://www.stormfront.org/forum/t576055/

  5. Rino ha detto:

    R. Gioia:
    >>
    Ma non dimentichiamo che esiste un’aggressività positiva, nel senso etimologico del suo significato di “andare verso” che fa ancora parte, per fortuna, dell’essenza maschile e che favorisce la capacità per tutti i sessi di andare nel mondo.
    >>

    Dici benissimo.
    Il termine “aggressività” non dovrebbe ricomprendere solo la parte negativa, distruttrice e invasiva di quella che, provvisoriamente chiamerei “proiettività” in quanto carrateristica del maschile (ve n’è anche una femminile).
    Tuttavia, per ragioni storiche, è connotato solo negativamente.

    Ma in quanto negativo rappresenta solo una parte, quella minore, dello slancio tipico del maschile che nella sua essenza è positivo: è vita.
    Ottimo sarebbe avere anche una identificazione avalutativa, che comprenda i due versanti, e una che individui solo la parte positiva da contrapporre a quella negativa.
    “A” come somma di “a+” (95%) e di “a-” (5%).

    Infatti, come tu riconosci, nella proiettività (nell’andar verso e oltre, nel superare, nel contrastare etc) si manifesta un carattere assolutamente essenziale della vita, e della biologia in senso globale. A partire dalla vita vegetale. Una pianta, in quanto sale verso il cielo e contrasta la gravità, manifesta quella proiettività senza la quale non sarebbe viva. Non sarebbe e basta.

    Ora, quello slancio vitale non ha avuto fin qui un nome avalutativo (e meno ancora uno positivo) tanto che ogni volta che se ne vuol parlare bisogna usare la c.d. “aggressività” per poi indicare che non è solo negativa.
    Lo credo bene: la proiettività è positiva al 95%, come prova il fatto che esistono piante e animali e che il mondo è da millenni ricco di creazioni di ogni genere.

    Una fantasmagoria di cose meravigliose.

    RDV

  6. Alter Ille ha detto:

    Ci sono misteri che improvvisamente sembrano trovare soluzione. Il prof. Veronesi è un mistero nella sua misandria proclamata (almeno pubblicamente; chissà magari, come spesso accade, in privato non lo pensa o dice esattamente il contrario). Tanto più è un mistero perchè è scienziato di fama, e anche medico oncologo; inoltre tutti noi maschi abbiamo per lui grandissima riconoscenza; gli vogliamo davvero bene: ha infatti a cuore le malattie oncologiche femminili e in particolare è inventore di una terapia chirurgica minimamente invasiva per il cancro al seno. Pertanto, anche qui, sinceramente un doveroso sentitissimo grazie a Veronesi, un maschio che riesce a garantire tutte le nostre donne dal male oncologico.

    Riconoscenza e affetto che restano intatti anche se, almeno sui media, i suoi interventi, come si diceva, sembrano proprio ignorare che il cancro colpisce gli umani, e quindi anche i maschi e non solo le femmine. Manchevolezza mediatica o umana che sia, non da poco che però una spiegazione, un po’ “tirata”, potrebbe averla: magari è la necessità assoluta della specializzazione. Il vero mistero del prof. Veronesi è però il seguente: perchè dalla scienza e dalla medicina oncologica esclusivamente a favore del genere femminile, che ci può anche stare, passa senza soluzione di continuità anche alla ideologia e alla predicazione in base alla quale le donne sono il Bene del Mondo e i maschi il Male del Mondo?

    Ha forse avuto un mandato celeste per questa predicazione? E’ un novello Giovanni Battista che intende battezzare tutti alla nuova vita nel nome della Donna? Può anche darsi. Ma resterebe un mistero, magari glorioso, ma pur sempre un mistero.

    Tuttavia una costante nei fenomeni economici e sociali di questo tempo è la seguente: ogni attività che ha bisogno di fondi pubblici, e il conseguente imprescindibie consenso politico e sociale, si distingue per la presenza di un sintomo inequivocabile: come può e dove può chi ne è protagonista responsabile spesso inizia una straordinaria pubblica lode al genere femminile. Niente di male: le sviolinate al genere femminile, spesso sono divertenti e assai creative. Ed è un genere artistico tipicamente e comprensibilmente maschile. Ma fateci caso anche voi: è anche una costante economicosociale che io noto da un buon decennio. Talvolta accompagnata, perchè nessuno abbia a non capire, con una cupa sequenza di male-dizioni al genere maschile. Anche queste in verità non prive di una straordinaria e involontaria vis comica.

    Vengo al dunque: anche la ricerca ha bisogno di fondi pubblici e anche la sanità pubblica e privata. Ma ditemi: quale attività in Italia manca radicalmente di ogni qualsivoglia sostegno in ogni ambito della società quanto la costruzione di centrali nucleari per produrre energia elettrica? Risposta credo quasi unanime: nessuna è più maledettamente invisa a tutti e al tempo stesso nessuna ha più bisogno di soldi e consenso della costruzione di centrali nucleari.

    Ebbene: chi è stato proposto alla guida (e sembra abbia accettato) del comitato che presiederà il megaprogetto della costruzione del nucleare in Italia con centrali a un tiro di schioppo dalla casa di tutti gli Italiani? L’appassionato oncologo misandrico cantore della salvezza in chiave femminista. Capite bene che di misterioso a pensarci bene, anche se facendo peccato, resta pochino: più che un mistero pare l’adesione a una corrente di pensiero relativa a una modernissima tecnica di gestione d’impresa.

  7. Silver ha detto:

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