Il perdono: sentenza capitale

Sin dalle prime righe lanciate in rete nel 1998 ho affermato, senza mezzi termini, che i maschi nascono colpevoli, che lo sono per quel semplice fatto, che vengono accolti nel mondo sotto il segno della colpa, che sono accusati nella culla di un crimine planetario imperdonabile.

ManetteTrovavo (e trovo) del tutto ragionevole che simili affermazioni suonino deliranti. Ci mancherebbe:  parvero tali anche a me, mentre le digitavo.  Adesso “scopro” che forse non lo erano.

In un dialogo tra Barbara Mapelli e Claudio Vedovati (di Maschileplurale) su http://www.libreriadelledonne.it, la femminista finalmente offre agli uomini il perdono. Nientemeno. E lo offre proprio perché la colpa maschile è imperdonabile.

Così la Barbara:

“…()… ma io ho avuto in mente, da subito, la traduzione e la trasposizione di quanto leggevo nella storia, di millenni, del dominio maschile sulle donne. Anch’esso un imperdonabile. E mi sono intestardita sul perdono, nonostante l’evidente fastidio di alcuni e alcune del nostro gruppo.

…()… Si deve perdonare, dicevo, ciò che in realtà è imperdonabile, perché il perdono deve avvenire là dove il male è stato così grande che non esistono altre possibilità di superarlo, là dove non vi può essere alcuna forma di giustizia che possa ristabilire equilibrio ed equità, riparazione. Quale giustizia può sanare i secoli, i millenni di dominio degli uomini sulle donne, con tutto quello che hanno significato?”

Il perdono dunque, questo ancora mancava.

Ultimo tassello della sottomissione psicologica dei maschi per la cattura integrale della loro anima e l’ammanettamento dell’intero Genere.

Il perdono: terminale beffarda condanna, estremo verdetto di inferiorità Ghigliottinamorale. Soccorrevole abbraccio, ultima seduzione per la capitolazione finale.

Un magistrale intervento di psicochirurgia in corpore vili per eseguirvi la sentenza capitale sul diritto maschile ad esistere.

Dio abbia pietà di colui che si farà perdonare.

RDV

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16 Responses to Il perdono: sentenza capitale

  1. Silver ha detto:

    Rino
    “Da un paio di generazioni invece le DD sono davvero allevate nella convinzione di essere di più. Di più quasi in ogni ambito e sotto ogni aspetto”.

    Assolutamente sì.
    Per esempio, poco fa, su Radio Subasio (emittente radiofonica umbra, che trasmette da Assisi), si stava parlando del coraggio; ebbene, ti lascio immaginare quel che mi è toccato ascoltare anche in questa occasione.
    Critiche sprezzanti a go go, da parte femminile.
    In un sms spedito alla conduttrice (ovvero una femminista neanche tanto mascherata…), una tipa affermava che non solo le donne sono più coraggiose degli uomini (…), ma pure che le suddette “sono superiori agli uomini in ogni ambito della vita”.
    Un’altra “scienziatessa” sosteneva che “quando c’è da difendere i propri figli, nessuno è più coraggioso di una donna”, mentre un’altra “amazzone” del XXI secolo sentenziava che “l’uomo sarà pure uomo, ma senza la donna è perso”.
    Insomma, niente di nuovo sotto il Sole.
    Nondimeno, quello che a me fa alterare non poco (e non da oggi), è il fatto che le nostre “coraggiosissime” (a parole) donne italiane non osano mai fare discorsi del genere nei confronti degli albanesi, dei rumeni, dei marocchini, dei tunisini, dei nigeriani, dei senegalesi, dei dominicani, etc.
    Anzi…
    Il loro astio, il loro rancore, la loro misandria, sono solitamente concentrati contro i propri connazionali o, al massimo, contro gli uomini bianchi occidentali.
    Il che la dice lunga, sia sulla loro vigliaccheria, sia sul loro razzismo.
    Sì, Rino, razzismo; perché è giunta l’ora di dire e di scrivere che le nostre care appartenenti alla Razza Eletta sono anche delle sottili e formidabili razziste.

  2. Tullio ha detto:

    Gli uomini non sono inferiori, sono solo deboli nei confronti del sesso, mentre le donne no.

    E’ spesso la pochezza intellettuale femminile a confondere l’inferiorita’ con una semplice debolezza.

    Simile a quella che esse hanno per esempio nei confronti di un bel paio di scarpe, o dei capelli colorati.

    Guardandoci intorno, tutto e’ stato creato dagli uomini, perfino cio’ che e’ sotto i nostri polpastrelli e che ci consente di comunicare in questo modo via internet.

    Ora sostenere che gli artefici di tutto questo siano “inferiori” proprio da chi non sarebbe stato capace di fare altrettanto, mi sembra un po’ paradossale.

    • Rino ha detto:

      UU e DD si sono sempre rimproverati i relativi difetti, si sono sempre punzecchiati e, sotto un aspetto o l’altro, hanno sempre pensato di avere qualche cosa in più dell’altro/a. Tutto questo è inevitabile e non ha mai prodotto grossi danni.

      Da un paio di generazioni invece le DD sono davvero allevate nella convinzione di essere di più. Di più quasi in ogni ambito e sotto ogni aspetto.
      Ciò unito al loro potere sessuale e alla cavalleria che la loro importanza biologica induce negli uomini, le ha condotte ad una autovalutazione non lontana dall’autocelebrazione divina.
      E quelle creazioni maschili che erano motivo di ammirazione sono diventate oggetto di invidia.
      Anzi, prova dei privilegi maschili.
      Tutto ciò ha le sue belle conseguenze anche nella vita privata della maggior parte degli UU.

      Questo oltre al resto.

      RDV

  3. Strider ha detto:

    Riporto una sintesi di un’ intervista a Laura Chiatti, pubblicata ieri, su Il Corriere dell’ Umbria.
    Titolo:”LAURA E L’ORGOGLIO DI ESSERE DONNA”
    “CHIATTI: SONO MOLTO PROTETTIVA CON GLI UOMINI PERCHE’ SONO ESSERI INFERIORI”
    Domanda del giornalista Claudio Bianconi.
    “L’ altra sera, sei apparsa nel salotto di Vespa ‘Porta a porta’ e hai parlato di donne. Cosa intendi quando dici che le donne non hanno colpe?”
    Risposta di Chiatti.
    “Anche se abbiamo lottato per la parita’ dei sessi, questo non significa che ci si debba addossare tutte le colpe. Ormai sembra un luogo comune che se un anziano si innamora della sua badante e’ perche’ la moglie gli ha fatto mancare qualcosa. Se un uomo decide di andare a trans e’ perche’ la donna gli ha fatto mancare qualcosa. Mi sembra una irresponsabile colpevolizzazione delle donne”
    Domanda di Bianconi.
    “Pero’ mi sembra che tu sia anche particolarmente protettiva nei confronti degli uomini che, sostieni, vanno assecondati per farli sentire piu’ sicuri di se’…”
    Risposta di Chiatti:
    “Si’, in effetti sono molto protettiva nei confronti degli uomini perche’ penso che sotto certi punti di vista siano inferiori alle donne, a livello intellettivo e a livello di evoluzione biologica. Pero’ e’ giusto riconoscere qualita’ e valori diversi”.
    Domanda di Bianconi.
    “Ecco l’ uomo deve essere sicuro di se’, mentre alle donne e’ concessa qualche debolezza. Come indossare i tacchi alti per sentirsi piu’ sicura’”
    Risposta di Chiatti.
    “Ma no, e’ semplicemente un fattore estetico. Credo che la donna debba dimostrare eleganza e femminilita’ e credo che una scarpa con un tacco alto possa contribuire ad esprimere questo. Certo, un tacco a spillo non puo’ colmare le insicurezze…”

    Mi chiedo: ma se sono cosi’ “superiori”, perche’ hanno bisogno delle “quote rosa” e di tutele speciali in ogni campo ?
    Rino, provocazioni a parte, a tuo parere il livello etico e morale delle donne e’ realmente inferiore a quello degli uomini ? Oppure, molto piu’ salomonicamente, e’ “diverso” ?

  4. Luca ha detto:

    Non sono del tutto d’accordo. Per esempio, ai tempi del nazismo, il popolo tedesco fu complice dei gerarchi del Terzo Reich. Perciò quel popolo ebbe delle responsabilità nello sterminio degli ebrei: altro che!
    Che poi in altre circostanze le responsabilità siano solo individuali, sono più che d’accordo.
    Anche la questione dell’aborto è ben più complessa.
    Per esempio, quanti fra di voi condannerebbero una donna che ha abortito perché venuta a conoscenza del fatto che il figlio è down, oppure portatore di gravi malformazioni, di malattie genetiche, ecc?
    Quanti fra di voi accetterebbero di essere padri di figli così sfortunati? Quanti ne avrebbero la forza?
    Secondo me è troppo facile parlare in un certo modo, quando non si è genitori o non ci si è mai trovati in situazioni simili.

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