Dallo stupro (vero) allo stuprazionismo

Ciò che separa l’uomo dalla donna è una montagna disseminata di mine.

.

Mine antiuomo.

.

Gli stupri veri esistono, come gli abusi veri e le molestie vere. Anche i mariti-padri violenti esistono. Ne ho conosciuti di violentissimi di fronte ai quali alla famiglia non restava che subire, subire l’inferno senza protezione, senza difesa, senza fine.

Il male compiuto dagli uomini contro le femmine esiste.

Non esiste invece, perché se ne nega l’esistenza, quello delle femmine contro gli uomini. Se ne ammettono solo briciole, irrilevanti, incomparabili.

Un reato senza confini

In questa V Guerra Mondiale, il crimine antifemminile par excellence ha subito la progressiva estensione a tutta la relazione fisica senza alcun limite, nel preciso senso che non è più possibile sapere se un rapporto (o un gioco erotico) sia un delitto o una festa (1). Non lo si sa prima, non lo si sa durante e non lo si può sapere nemmeno dopo. Nessuno può seriamente giurare di non aver mai violato la volontà femminile. Chi lo giura, mente, perché non sa di cosa sta parlando.

Lo stupro era un crimine oggettivo. Oggettivo nel senso che – un terzo, assistendovi – lo avrebbe subito giudicato tale: un rapporto ottenuto con la forza/violenza diretta e immediata, con le minacce di mali diretti o indiretti o con il ricatto. Gli uomini che giurano di non aver mai violato nessuna lo fanno sulla  base di quelle (ragionevolissime) considerazioni. E sbagliano.

Sbagliamo gravemente perché lo stupro non ha assolutamente più nulla di oggettivo.  Esso oggi è un evento totalmente soggettivo: è un rapporto o un gioco senza penetrazione(1)  che la D, in qualsiasi momento successivo, giudichi di non aver voluto/gradito.

I presupposti dello stupro prefemminismo, ossia dello stupro vero, erano:

1-La D non voleva 2-La D sapeva di non volerlo  3-La D manifestava in quel momento la sua opposizione/contrarietà  4-l’U superava l’opposizione con la forza (o le minacce).

Tutto questo non esiste più. Oggi vale quanto segue:

1-Non è necessario che vi siano violenza o minacce. 2-Non è necessario che la D sia cosciente di non volere (=che sappia cosa vuole).  3-Non è necessario che la D manifesti la sua opposizione. 4-Non è vincolata ad alcun significato del suo comportamento e delle sue parole. Nemmeno per pochi minuti.

Il solo fatto che qualifica un incontro come stupro è: la ricostruzione che la D fa dell’accaduto in qualsiasi momento successivo. Anche dopo decenni.

Che essa lo volesse o meno, che sapesse di volerlo o meno, che avesse o meno manifestato in qualsiasi modo la sua opposizione o la sua adesione, che ci sia stata o meno violenza/ minaccia, questo è oggi del tutto irrilevante. Questi 4 elementi possono esserci tutti o solo qualcuno oppure nessuno. Non ha rilevanza. Rileva solo ciò che alla D appare successivamente esser stata la sua volontà in quel momento.

“No matter how a woman behaves”. Non importa il come la D si comporta. Anche se si è spogliata di sua iniziativa, anche se lei stessa ti ha spogliato, anche se essa stessa ha messo il pene dove le è parso, nella tua più assoluta passività, tutto questo non ha la minima importanza. Meno ancora ha importanza – ovviamente – il tuo comportamento e men che meno le tue intenzioni (la configurazione neuronale del tuo cervello) e meno ancora se tu la amavi o la odiavi. Irrilevante.

Non importa quale fosse davvero la sua volontà, né la percezione che essa stessa ebbe di quella sua volontà, né le manifestazioni della sua contrarietà o accettazione, né il comportamento maschile.

Lo stupro nell’era femminista – era dello stuprazionismo – è ogni rapporto che venga percepito, ricostruito, narrato, descritto – a posteriori – come non voluto,  giacché la D non è tenuta a sapere che cosa essa stessa voglia, men che mai a comunicarlo. Se lo comunica non è vincolata al suo comportamento.

La D non è responsabile di ciò che fa.

Ciò impedisce ad ogni uomo di pensare e dire: non ho mai fatto sesso contro la volontà della D. Chi lo dice pensa di vivere in un’altra epoca, quando lo stupro era oggettivo. Chi lo dice oggi, non sa di cosa parla, perché parla di qualcosa che non esiste più.

Tu non puoi sapere quale sia la vera volontà della partner giacché non è tenuta a saperlo neppure lei. “I never called it rape”… “Pensavo di volerlo ma in realtà non lo volevo”.

Il principio infatti è questo: “Nelle condizioni di subordinazione in cui si trovano le DD, l’idea di “consenso” è inammissibile.” Proclamato a chiare lettere. Il significato è questo: la contrarietà deve essere presunta, il consenso dimostrato. Ma nessuno lo può dimostrare.

Siamo dunque usciti da un’era ed entrati in un’altra. Quella che il geniale Icarus qualificò appunto come “era dello stuprazionismo”.

Chi dice: “Non ho mai violato nessuna” non sa di cosa parla.


(1) Si crede che esista ancora la distinzione penale tra giochi erotici anche spinti e la penetrazione. Quando non voluti erano qualificati in modo diverso: “Atti di libidine violenti”  “Violenza carnale”. Ma dal 1996 non è più cosi. Ora sono qualificati entrambi come “Violenza sessuale”. Stesso articolo, stesse pene (art. 609-bis).

4 Responses to Dallo stupro (vero) allo stuprazionismo

  1. RDV ha detto:

    Sì, l’inverno è vicino ma non gliene importa niente a nessuno.

  2. ARMANDO ha detto:

    Tutto ciò conferisce alle donne un potere immenso mentre al tempo stesso le deresponsabilizza- Le due cose non sono in contraddizione. Il paragone da fare è quello col sovrano ab-soluto, ossia sciolto da ogni sorta di vincolo esterno a lui stesso, non responsabile verso alcuno per le sue azioni e/o parole e/o decisioni.
    La sua parola, il suo gesto, prescindono da ogni riferimento a verità, o giustizia, o realtà, o conseguenze sugli altri. Valgono per se stesse, perchè provengono da quel soggetto sovrano. Inutile dire che a lungo andare la situazione diventa insostenibile perche: 1) Una volta acquisita questa consapevolezza, e prima o poi avverrà, gli uomini saranno spinti ad “astenersi”. 2) le donne si lamenteranno allora , come già sta accadendo, della scomparsa dei maschi.
    Il giochino, spinto alle conseguenze estreme, produce esiti opposti a quelli dichiarati (dichiarati: quali siano poi gli esiti effettivamente voluti è altra faccenda). Invece di un sesso reciprocamente libero e come sempre è stato. giocato anche sul dico non dico, voglio non voglio, non voglio ma spero che tu un po’ mi forzi così salvo la coscienza, ovvero richiedente un sapere di gesti e interpretazione degli stessi, alle volte anche sottile e raffinato, in definitiva però soddisfacente per tutti, si avrà in alternativa a)il non sesso, b)davvero la violenza, c)la burocratizzazione dell’amplesso mediante moduli da far firmare “in progress”, onde non ci siano equivoci. Ogni passo in avanti una firma. Ne guadagnerà il sesso a pagamento, dove il rapporto mercantile sarà brutto, ma almeno è chiaro ed esplicito fin dall’inizio. Finchè anch’esso non sarà proibito, sempre perchè considerato in sè come un atto violento assimilibabile ad uno stupro morale. Che la signora o signorina lo faccia non perchè costretta (ma in tal caso c’è già il codice penale) ma perchè si guadagna bene, non conterà nulla di nulla. Il maschio, solo lui ovviamente, ha d essere punito.

    • RDV ha detto:

      Certo. La prospettiva trivalente è quella che hai delineato. E’ la “liberazione sessuale”.
      Va da sé che – come dici – questo non sarà gradito alla grande maggioranza delle FF.
      Ma alla “minoranza prevalente” quella a cui si deve l’elaborazione originaria e la rigenerazione diuturna del femm.mo, ciò non importa in alcun modo. Al pari di infinite altre conseguenze negative, non solo per gli UU e per la società intera, ma anche per le DD.

      • plarchitetto ha detto:

        Esistono tre femmine.
        Le femministe (le prevalenti)
        Le antifemministe (le marginali)
        Le afemministe (la moltitudine)
        Le terze sono il terreno di coltura delle prime.
        Ma non delle seconde, poco o per nulla interessate a ciò.
        Ed è a ben vedere un terreno fertilissimo, poiché riceve un potente concime da cinque decenni e più.
        Tutto ciò che viene piantato…cresce rigoglioso. Sia il grano che la gramigna.
        Incuranti dei danni della monocoltura le terze ammassano derrate.
        L’inverno è alle porte.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: